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L'Infinito Gioco di Ciò che Sempre È [Vita].
 

 

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La Condivisione dell’Essere che si È..

Post n°257 pubblicato il 19 Gennaio 2019 da RoHarLu

 

Noi siamo infinitamente liberi, fin dall’origine. Anzi, siamo al di là dello stesso concetto di libertà, che sarà poi meglio definito da noi stessi nella qualità di co-creatori dell’immensa realtà.

Comunque, quella libertà non compromette la naturale connessione tra tutti gli esseri, e l’unione che ne sta alla base.

Il modo in cui poi utilizzeremo quella libertà che è nostro diritto di essenza, sta in un certo senso a noi. Potremo limitarla per favorire una maggiore unione energetica nelle varie dimensioni, o potremo elevarla al massimo grado possibile nella perfetta identificazione con il Primo Creatore dell’universo.

In verità, quando scegliamo di condividere qualsiasi parte di noi, o noi stessi, non si può in alcun modo parlare di limitazione della propria libertà. Perché tutto nasce comunque da una scelta sovrana, quantomeno al momento iniziale, e perché la libertà, e le scelte che ne conseguono,  sono date – come rileva qualche maestro - al fine di rendere ”conosciuto” lo “sconosciuto”. Mentre, le molteplici combinazioni attivabili serviranno a garantire l’indefinita esplorazione delle potenzialità di quella specifica manifestazione, sostenendo, nei nuovi inizi, ulteriori occasioni espressive dell’Essere.

In questo piano, gravemente duale, la condivisione lamenta grosse difficoltà di attuazione e relativa concretizzazione.

Le interazioni si sono talmente complicate, partecipe una sovrastruttura di manipolazione e condizionamento non sempre percepibile, che le stesse scelte non sono più praticabili. Diventa tutto “obbligato”, ”karmico” direbbe qualcuno, anche se non esiste nulla del genere a livello del Creatore, neanche tra le “leggi” dallo stesso in qualche modo poste.

Gli esseri si incontrano, spartiscono aree, usanze, costumi, mode, azioni, movenze, la propria stessa esistenza, in maniera “costretta”, quasi avessero assunto un impegno precedente al quale non potrebbero, neanche volendo, astenersi.

Così, si dice spesso che ci si incontra magari solo per comprendere che non ci si debba, o non sia più necessario, incontrarsi, ci si sposa, o si intrattengono relazioni, solo per rendersi conto che non sia più necessario farlo, ci si ferisce, o ci si abusa o tormenta, solo per intendere che si può finalmente lasciare andare tutto, perdonare, e trasmutare quell’energia per sempre, e in tutte le direzioni e sequenze.

Al di là, come si rilevava, dell’aspetto “karmico”, che è più o meno una trovata dei cosiddetti “controllori” di questo sistema codificato che, in un qualche modo e senso, ci siamo imposti di sperimentare, e [forse] scardinare, il fatto indiscusso, che occorre sempre tenere in mente, è che le opzioni sono e saranno sempre praticabili, indipendentemente dallo stadio del processo esperienziale nel quale ci si trovi a muoversi, potendo sempre essere possibile cambiare idea, dire “basta” o “ancora”, o modificare, e controllare in tutto o in parte, l’intera estensione della manifestazione che ci compete.   

E potremo anche scegliere se condividere i presunti possedimenti, o condividere noi stessi, prima che quelli.

In effetti, la quasi totalità delle interazioni, e condivisioni, si colloca a livello di “cose”. Ci si incontra e unisce perché coinvolti in un particolare gruppo sociale, o accomunati da una qualche affinità, o, ancora meno, da una qualche opera o iniziativa, e si “condivide” quella porzione di vita che quel contesto rivendica.

Finita l’appartenenza a quel gruppo, o quell’opera, o cambiate le priorità, finisce anche il legame, il nesso, il vincolo.

Non sarebbe drammatico se non lo si rendesse il più delle volte traumatizzante e poco piacevole. E se non separasse gli individui più di quanto li abbia in principio uniti.

Ciò accade, forse, perché non si è attivata la condivisione a livello dell’essere.

Noi siamo Luce, perché questo è l’inizio, e siamo Amore, perché questo è ciò che unisce.

Se si dovesse partire da questo, e condividere innanzitutto questo, l’essere quindi, quell’Amore che non possiamo fare a meno di provare, e che non possiamo nemmeno scegliere in quanto intrinseca parte di quell’essere che noi siamo, la separazione non potrebbe più avere luogo. Potremo scegliere altre vicende e situazioni, vivere esperienze diversissime e fisicamente molto distanti gli uni dagli altri, ma quell’unione di partenza non potrebbe mai venir meno, rimanendo sempre in grado di garantirci tutto il fascino e la bellezza del percorso.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  Namasté!

 

 
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