Creato da RoHarLu il 01/01/2012
L'Infinito Gioco di Ciò che Sempre È [Vita].
 

Messaggi di Maggio 2019

L'interazione di Luce.. .

Post n°276 pubblicato il 26 Maggio 2019 da RoHarLu

Tutto è Luce, e ogni cosa è Amore.

Queste, che sono le prime fragranze del Creatore, infondono di se ogni elemento della manifestazione.

Pertanto, costituendo il punto di partenza e la sostanza primaria della creazione, nulla in quest'ultima può esserne sprovvisto.

Trovandoci ai confini dell'universo, e della galassia che è il nostro gruppo di Luce, forse parte di quella purezza primigenia si è, suo malgrado, dissipata. Le idee, le interpretazioni, e le invenzioni dei sub-logos succedutesi in modo diverso e divergente, hanno provocato lo snaturamento del progetto principale.

Ma nulla è veramente perduto nell'universo, e ogni cosa può ricostituita.

In queste coordinate spazio temporali che costituiscono il focus della nostra attenzione, alcuni, o forse tanti, esseri, con la libera volontà e autodeterminazione che il Creatore ha reso disponibili per ogni essere generato - ammesso che quest'ultimo termine esprima fedelmente il processo - hanno spento, ciascuno in se stesso, la fiamma che contraddistingueva, e caratterizzava, quella trama antica.

Come è stato altre volte detto, l'Amore si rivela in molti modi, e attraverso ogni ente, corpo, essenza, in maniera specifica secondo le modalità espressive di quell'ente, corpo, essenza.

Quindi, l'attrazione fisica è una forma di Amore, perché il corpo tende a palesarlo in quel modo. E così per l'attaccamento mentale, il coinvolgimento emozionale, la volontà psichica, l'unione animica.

Tuttavia, smorzando, o estinguendo, il fuoco, si può solo assistere ad una lenta ma inesorabile assenza di una qualsiasi "sacra" vibrazione.

E chi ha soppresso in se il fremito, non crede più, non risuona più, non palpita più. È solo un corpo esanime. Vive finché riesce a respirare, ma senza più riuscire a rammentare il sussulto, il fremito. Con l'ulteriore effetto di annientarlo negli altri, anche.

Però, ripristinandosi l'ardore, la Vita riprende prontamente il proprio vigore.

E l'abbraccio degli altri esseri, e dell'universo intero, ne è il subitaneo prodotto. 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.

Namasté!

 

 

 
 
 

Il gioco del Rispetto.

Post n°275 pubblicato il 25 Maggio 2019 da RoHarLu

All’inizio era l’Uno, e quell’Uno divenne i Molti.

Il processo passò attraverso i due, i quattro, gli otto, e oltre, al di là della perfetta cognizione delle cose.

Poi ci si cominciò a ritrovare sullo stesso mare a navigare, o fare altro. E, incontrandosi, nella consapevolezza delle proprie universali origini, delicatamente ci si cominciò a salutare, a scambiare le proprie peculiarità, e le insalate dei propri orti.

Tutti originiamo dalla stessa fonte. Tutti proveniamo da quello stesso Uno, che, ancora prima era una sorta di Zero [metafisico].   

La mescolanza delle energie, per un qualche decreto del Creatore, è stata lasciata alla generale autodeterminazione.

Pertanto, in completa autonomia, ci si incrocia ed unisce, memori o meno della identica derivazione, producendo i passatempi più impensati.

Nella consapevolezza della pur temporanea realtà tridimensionale che insieme ora stiamo vivendo e percependo, in effetti stiamo cercando di comprendere anche la “degradazione” dei “giochi” che congiuntamente abbiamo attivato. Qualcuno parla di “anomalie”, e avanza anche la condivisibile singolarità che ciò non rientrasse esattamente nei piani del primo Creatore di questa manifestazione.

Al di là di questo, il fatto più importante è che ciò non può certamente rientrare nei propositi di un essere che si appresti a vivere la Luce nella sua interezza, l’Amore, nella sua massima intimità, e l’unione, quale coscienza della sorgente universale, nelle forme e movenze che si estrinsecano nelle eterne rivelazioni.

Al di là di come gli atomi, o i quark, o le eventuali ancora più piccole particelle, si combinino tra loro, rendendo il vuoto un apparente pieno, è il modo in cui quelle si avvicinino l’una all’altra che denota la loro distanza o meno dalla conoscenza dell’inizio.

La gentilezza, il rispetto, l’onore, che appartengono a queste dimensioni a noi, che stiamo sperimentando questo tipo di livelli, più vicine, sembrano ciò che più ricorda quel complessivo senso di appartenenza “ familiare ”. Laddove l’irruenza, la violenza, la mancanza di empatia e di considerazione, di omaggio e di attenzione, che palesano altresì una quasi assoluta amnesia di ciò che tutti insieme siamo, appaiono più da “ confini estremi ” dell’Universo osservato.      

Il processo del ricordare ciò che si è, deve servire principalmente a ristabilire le proporzioni, le misure, di se stessi e degli altri. E ha poco senso se non comprende gli [illusoriamente] distinti, che alla fine tutti in un senso o nell’altro siamo.

In verità, il ricordo del punto dal quale discendiamo comincia ad avere un valore, unicamente nel momento in cui, nell’intrattenimento collettivo, riusciamo a scorgere la stessa essenza delle altre derivazioni.

E se nella successione ascendente, cominceremo ad confortarci con la nostra famiglia d’anima, alla quale seguono nell’immediatezza, in un eterno gioco di gentilezza, abbraccio e coinvolgimento, le altre affini, in quanto frazioni di un qualche ceppo comune, è nell’anima unica del primo Creatore che alla fine ri-troveremo il nostro compimento. Seppure per quel solo accenno che serva a garantire una qualche diversa modalità espressiva.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 

La scelta di Vivere..

Post n°274 pubblicato il 24 Maggio 2019 da RoHarLu

Noi Siamo!

Quindi, ciò che noi siamo è Verità. Quella Verità che non cambia, e non può variare, al mutare di ogni cosa.

Noi siamo certezza. Non abbiamo bisogno di prove. Non abbiamo bisogno di qualcuno che ci debba in un qualche modo convincere.

Per ciò che noi siamo, per l’essenza/presenza, nessuno ha bisogno che altri si esprimano. Del resto, non potrebbe in alcun modo farci essere, o diventare, ciò, o più di quello, che già siamo.

La consapevolezza è in effetti il primo processo di “conoscenza” della manifestazione, la quale ultima inizia così solo nel momento in cui Uno si guarda ad un qualche “specchio” e inizia a scorgere nient’altro che se stesso.

Così il tutto è “prima“. Prima di ogni cosa. Anche prima di quella coscienza. Mentre ciò che è “dopo“ rimane una semplice “alterazione“ di quella verità iniziale.

Se avessimo la possibilità di poter osservare l’intero Universo, o, addirittura, la completa manifestazione con tutti i suoi spazi, varietà, arie e immensità, scorgeremo un indefinito  avvicendamento di giochi e intrattenimenti, sui quali potremo soffermarci solo se ci riuscissimo porci al di là di ogni giudizio, concetto e apprezzamento.

Spesso non comprendiamo gli esseri a noi più vicini, persino coloro che ci sono in un qualche senso affini. Eppure, se dovessimo osservare, appena un attimo, l’infinita diversità e complessità anche di una a stento percettibile frazione di cosmo, resteremmo sbalorditi di quanta fantasia e immaginazione il Creatore e i sub-creatori riescano a tirare fuori.

Siamo troppo spesso talmente concentrati sulle nostre problematiche, cosa che potrebbe avere un suo senso, visto che altrimenti potremmo non riuscire ad indagare appieno quella parte di creazione che attrae in un qualche tempo la nostra attenzione, che, ancora più di frequente, perdiamo di vista l’intero, seppur quest’ultimo, in ogni caso, in una sfera tridimensionale, ma anche fino a molto oltre, rimarrebbe estremamente arduo da afferrare.

Certamente l’obiettivo della nostra vita è “vivere“. E l’opposto della vita è la cosiddetta “morte“.

Seppur tutto sia Vita, perché lo è il Creatore stesso, perché al di là dell’illusione, della convinzione di un ente che può immaginare tutto, quindi, anche la sua pseudo  “estinzione“, l’unica, vera “eclisse“ della vita che in questo momento vagheggiamo di conoscere, è il “non vivere“.

E questo indipendentemente da tutto. Indipendentemente dagli esseri che hanno temporaneamente scelto il non-Amore, e che vorrebbero ingarbugliarci l’esistenza e la sperimentazione, indipendentemente da qualsiasi emozione che facciamo in qualche modo nostra, anche quelle che tendono a mortificare e sconvolgere le nostre menti, e indipendentemente da quanto riteniamo di amare ed essere amati.

Perché alla fine, il nostro obiettivo più grandioso, è, per citare un maestro - “ quello di rendere conosciuto lo sconosciuto “, arricchendo in tal modo la “saggezza“ del Creatore.

Quel Creatore che noi stessi siamo.    

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 

Il gioco della consapevolezza

Post n°273 pubblicato il 12 Maggio 2019 da RoHarLu

Siamo esseri favolosi. Tutti nessuno escluso. Tutti aggiungono qualcosa alla ricchezza del Creatore, e tutti hanno qualcosa da concepire, ai fini di fare esplodere in tutte le direzioni immaginabili ogni lineamento di manifestazione.

Siamo uno. Siamo uno con il Creatore, come il Creatore, il primo Creatore di questo universo, rimane uno con ciascun Creatore di ogni universo mai ideato. E, tutti insieme, sono uno con il primo Creatore di qualunque cosa mai esistita.

Tutti siamo uno e l'essenza dell'Uno - come dice qualche essere di Luce - è che ognuno di noi è uno nell'altro. Che è ciò che dà ragione alle interazioni, all'Amore in ogni tratto, alla Luce che si infiltra ed è viva ovunque.

Non esistono maestri, non esistono discepoli. Non esiste prima e dopo. È tutto uno, simultaneamente, eternamente, in tutte le direzioni e in nessuna.

Al momento del primo "gemito", un barlume di coscienza apparve da qualche parte di quell'essere che non era neanche tale, che, nello specchiarsi, divenne "consapevole" di qualcosa che era poi una infinitesima frazione di se stesso.

Pertanto, è la consapevolezza la causa dell'inizio e di ogni cosa.

Ed è la consapevolezza a giocare ogni volta un ruolo di primo piano nel gioco infinito di ciò che sempre è.

Perché, ritornando a quanto sopra affermato, "siamo esseri favolosi.. tutti nessuno escluso", la sola differenziazione apparterrebbe proprio alla "consapevolezza", dando vita  alla "compagnia" che ne è consapevole, e a quella che non lo è [ancora].

Così, un maestro direbbe: "Sono un essere favoloso, e ne sono consapevole", laddove chi non ha al momento innescato il seme del risveglio, potrebbe anche farlo, ma suonerebbe solo come un'asserzione vuota, perché priva di intimo significato.

La consapevolezza determina anche la "presenza" di se stessi. È correlata alla "Forza", e reca in se qualsiasi potenziale opzione appaia possibile in ogni circostanza, rivelando e identificando anche la missione dell'essere. Che, nella sostanza, è appunto e precisamente la sua [della consapevolezza] diretta e libera estrinsecazione.

Perché il mandato di un essere consapevole è la naturale emanazione della propria consapevolezza, nella misura in cui tutto ciò che produce, qualsiasi atto, qualsiasi movimento, qualsiasi cenno, ne diventi intrinsecamente impregnato.

Questo potrà garantire anche il possibile "travaso" di quella consapevolezza, senza alcuna forzatura, pressione, o "effrazione", in qualsiasi altro che abbia avviato il ciclo dell'apertura, che in tal modo, quando così deciderà, quando così liberamente vorrà, con un semplice schiocco di dita, potrà farla ardere in se.

Ritrovando ciascun altro in se stesso. Namasté!

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuorenel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 
 
 

Il controllo ha il solo fine di distruggere..

Post n°272 pubblicato il 11 Maggio 2019 da RoHarLu

Noi siamo infiniti. Noi siamo infinito. Da qualsiasi parte dovessimo guardare vedremmo solo infinito, che è ciò che siamo.

Nell’infinito ci esprimiamo. Nell’infinito dimoriamo.

Qualunque cosa dovessimo ritenere di dover fare, in qualunque direzione, e qualsiasi significato dovessimo attribuirle, è sempre questo che dovremmo tenere in mente, è sempre questo che dovrà supportarci e garantirci.

Ciò che noi siamo, ciò che veramente siamo, e non ciò che qualcuno o qualcosa vuole farci credere, o qualsiasi convincimento dovessimo avere in testa, o dovessero averci messo in testa, o da qualunque altra parte di ciò che riteniamo di essere in un qualche sprazzo di eternità - nessuno ce lo può togliere.

Nessuno potrà mai farlo, perché deriva, ammesso che questo termine abbia un senso, direttamente dalla Fonte/Sorgente del tutto ciò che È.

Il nostro solo scopo in questa espansione – concesso che ci si possa esprimere in questi gradi – è, come ripeteva un maestro di questi tempi, quello di “rendere conosciuto lo sconosciuto”. E di aggiungere una qualche parte di conoscenza al complesso esperienziale del Primo Creatore di questo scorcio di manifestazione.

L’illusoria realtà che stiamo ritenendo di sperimentare è in verità compromessa.

Le attività intraprese da una componente anomala del Creatore hanno messo in azione qualcosa che non era esattamente nel progetto dell’Iniziatore. Ciò che ne è derivato pertanto, è solo una indesiderata distorsione delle “distorsioni” - usando il termine di quelli della legge dell’Uno - della Sorgente.

Il controllo, le manipolazioni, le restrizioni di ogni forma di libertà, ciò non rientra nella Luce e nell’Amore, che sono i primi vagiti della consapevolezza.

E sono solo tecnologie, programmi, derivati della sub-scienza, della matrice creata al solo scopo di immaginare variegate forme di schiavitù.

Facendole in un qualche modo nostre, volontariamente o meno, coscientemente o meno, con definita disponibilità o meno, le abbiamo portato nelle nostre esistenze, e ci costringiamo in un qualche modo a viverle. Ma mai dobbiamo pensare che esse ci appartengano, al di là della nostra unità con il Tutto ciò che È.

Il controllo è solo paura. La paura è solo non Amore. E la paura non è altro che “paura” dell’Amore, visto che la natura di quest’ultimo è libertà.

Assistiamo ogni giorno ad esseri che non riescono ad incontrarsi, non riescono a accettarsi, non riescono ad incontrarsi, a stare insieme, ad interagire. E questo solo perché hanno paura. Perché lasciano che a decidere siano i ”programmi” del controllo, della gelosia, dell’aspettativa, della possessività, che nulla hanno a che fare con l’Amore, e con la Luce.

Esseri che non riescono a vivere le proprie emozioni – che sono il patrimonio di questo spazio, e per le quali riceviamo ammirazione da tutto l’Universo – e le proprie aspirazioni solo per quei “software” che hanno infestato il sistema.

E tutto questo annienta. Uccide. Uccide l’Amore, annienta gli stessi esseri. Laddove la vita, per sua stessa definizione è un perfetto inno alla libertà, all’Amore, all’espansione.

Per tale motivo, quando scegliamo la vita, anche se per l’essere di Luce il problema della scelta non ha neanche motivo di essere posto - tutto il resto – l’Amore, la libertà, la Pace, la piena sovranità e l’assoluta guarigione di ogni essere - dovrebbe essere una genuina e naturale conseguenza.

Che poi, alla fine, è quel “vivere in modo divino”, che spesso la Luce, nelle sue varie espressioni e rivelazioni, tende a ripetere.  

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 

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