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IL VOTO NON BASTA, LE DONNE SAUDITE DIVENTINO PERSONE


La concessione del diritto di voto alle donne in Arabia Saudita, seppure non in tempi brevissimi, non rappresenta un punto di arrivo ma un punto di partenza per l’emancipazione femminile nel mondo islamico. Per contro ci sono molte insidie che emergono nei paesi della “primavera araba” e molti punti controversi, specie in Europa, in merito alle leggi sul velo islamico. In merito a queste tematiche, l’Ottimista ha raccolto il parere di Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico all’Università Europea di Roma.In Arabia Saudita è stato sancito il diritto di voto attivo per le donne. È un segno dei tempi per l’emancipazione femminile nel mondo islamico, o soltanto una concessione di carattere “tattico”?“Innanzitutto bisogna precisare che il diritto di voto alle donne in Arabia Saudita partirà dalle elezioni municipali del 2015, quindi non si tratta di un’acquisizione immediata. I fatti che hanno registrato, a due giorni dalle dichiarazioni del monarca, la condanna a dieci frustate di una saudita rea di avere guidato nel Regno, dove invece alla donna è proibito stare al volante, non rassicurano o per lo meno devono farci riflettere. La comunità internazionale dovrebbe esercitare delle pressioni affinché prima del 2015 le donne saudite diventino persone, ovvero possano vivere senza la presenza del “guardiano”, possano guidare, possano vivere una vita sociale al pari degli uomini. Le Nazioni Unite dovrebbero rammentare all’Arabia Saudita di avere sottoscritto nel 2000 la Convenzione per l’Eliminazione della Discriminazione nei confronti delle donne che all’articolo 2 prevede l’uguaglianza tra uomini e donne, inesistente nel Regno. Non a caso l’Arabia Saudita ha ratificato la Convenzione con la riserva che qualora vi fosse contraddizione tra il documento e la sharia prevale quest’ultima. Il che corrisponde, in un paese dove il Corano (che prevede che la donna vale la metà dell’uomo) è la costituzione, a non avere firmato. Quindi la decisione di concedere il voto alle donne dovrà assolutamente essere seguita da altri provvedimenti che porteranno la società conservatrice saudita ad accettare questo cambiamento come naturale e necessario”.Le rivoluzioni dei gelsomini nel Nord Africa che novità porteranno per le donne, in particolare nell’Egitto dei Fratelli Musulmani?“In Egitto credo che la condizione della donna rimarrà immutata poiché un eventuale arrivo al potere dei Fratelli musulmani non rappresenterà nulla di nuovo in un paese dove ormai da anni il movimento è radicato a tutti i livelli della società. Il paese più a rischio è senza dubbio la Tunisia. La possibilità che il partito politico Al Nahdha, legato ai Fratelli musulmani, possa vincere le prossime elezioni mette a repentaglio i diritti acquisiti dalle donne tunisine a partire dal 1956. Il Codice dello Statuto personale tunisino, promulgato nell’agosto 1956 dall’allora presidente Habib Bourguiba, proibiva la poligamia e consentiva alla donna di potere richiedere il divorzio. Non solo: il contesto laico aveva fatto sì che l’associazionismo femminile tunisino fosse tra i più forti e evoluti nel mondo islamico. Ora l’avanzata dell’estremismo islamico potrebbe gradualmente eliminare diritti acquisiti da più di mezzo secolo”.In Europa, in particolar modo in Francia, il dibattito sul velo islamico si riaccende periodicamente. Fino a che punto è giusto concedere questo diritto? Per quale motivo negli ultimi quarant’anni è cresciuto così tanto l’uso del velo, del hijab o, addirittura del burqa? Oltretutto il Corano nemmeno lo prescrive…“È significativo il fatto che in Francia, nel 2004, sia stato messo al bando dalle scuole pubbliche – unitamente agli altri simboli religiosi – il foulard e che nel 2011 si vieti il velo integrale. In tutta Europa oggi il dibattito si concentra sul burqa, come se si trattasse dell’unico problema. Per non parlare del fatto che sul divieto del velo integrale si trovano d’accordo anche movimenti legato all’estremismo islamico, come quello dei Fratelli musulmani, che non lo ritengono un precetto coranico. Bisognerebbe ricordare le parole del teologo egiziano Gamal al-Banna, fratello del fondatore dei Fratelli musulmani, che in suo saggio dal titolo Il velo (al-hijab) rammenta che nemmeno il foulard è un precetto islamico. Quindi se il velo integrale andrebbe vietato anche per motivi legati alla sicurezza, bisogna tenere presente che il foulard più che un precetto islamico è oggi sentito soprattutto in occidente come un simbolo di appartenenza e d’identità. Rispetterei la libertà di indossare il foulard per le donne musulmane, solo qualora fossi certa che tutte lo indossino per propria libera scelta e non per costrizione. Purtroppo l’esperienza mi insegna che dietro un semplice velo possono esistere molte sofferenze e violenze”.In Occidente, paradossalmente, le donne musulmane sembrano meno sensibili al tema dell’emancipazione rispetto alle loro correligionarie d’oltremediterraneo. È un’impressione fondata o c’è un interesse da parte dei media a mostrare questa realtà?“Le donne immigrate provenienti da paesi a maggioranza islamica vivono molto spesso una situazione di segregazione e/o di chiusura rispetto al mondo esterno. Quindi non si tratta di essere meno sensibili, ma di essere più isolate. Anche se non dobbiamo dimenticare che nel nostro paese esistono attiviste, soprattutto marocchine, che lottano per aiutare le proprie connazionali a superare situazioni difficili e problematiche. Un esempio tra tutti Samira Chabib, di origine marocchina e presidente dell’Associazione Saadiya, che a Verona si prodiga per aiutare l’inserimento e l’emancipazione delle proprie connazionali. Quanto ai mezzi di comunicazione, certamente prediligono le donne velate, sottomesse, picchiate piuttosto che presentare modelli positivi, come Samira, che potrebbero essere uno stimolo per reagire a tante donne immigrate”.È vero quanto afferma l’islamologo Alexandre Del Valle, secondo il quale nelle banlieu francesi molte donne, indossando il burqa, si sentono più protette dall’invadenza maschile e dai “brutti incontri”?“Sono profondamente convinta che il burqa in occidente possa essere solo il frutto di una costrizione, motivata da un’interpretazione errata della religione e da un maschilismo imperante, e di un lavaggio del cervello che fa credere al donna musulmana, spesso una convertita, che per essere una buona credente bisogna coprirsi totalmente, laddove il testo religioso non lo prevede”.Spesso si accusano le femministe di rimanere tiepide di fronte ai temi che stiamo trattando. È anche questo un luogo comune?“Molto spesso mi stupisco del silenzio delle femministe occidentali riguardo alla condizione della donna musulmana. Si tratta di un atteggiamento che potremmo definire schizofrenico che passa dalla mobilitazione per evitare la lapidazione di una donna iraniana al silenzio totale quando si tratta di velo o burqa. Le femministe dovrebbero ricordare le battaglie da loro condotte in passato e ammettere che si tratta di battaglie che dovrebbero appartenere a tutte le donne e non solo alle donne occidentali perché i diritti dell’essere umano o sono universali o non sono diritti”. - di Luca Marcolivio - lottimista.com -