Imprenditore ed ex guardia svizzera dà lezioni tratte da Giovanni Paolo IIGli imprenditori alle prime armi spesso emulano quelli più famosi come Bill Gates, Steve Jobs, o “l’Oracolo di Omaha” Warren Buffett, nella ricerca del loro successo commerciale. Per l’ex guardia svizzera Andreas Widmer, che è diventato un imprenditore di successo, la vita del grande Pontefice, che pure non ha mai gestito una società, costituisce un modello per chi è impegnato a mettere su un’impresa, a entrare nel mondo del commercio o per che dirige una qualsiasi società. “L’influenza di Giovanni Paolo II mi ha fatto capire che fede e affari vanno insieme; che non sono contrapposti” , scrive nel suo libro "The Pope and the CEO", “Il lavoro può essere una meravigliosa scuola di virtù e di fede. Ma, di più: fede e virtù rendono gli affari e l’economia veramente prosperi”.“L’ex Papa – aggiunge – è una fonte di grande ispirazione e di esempio per gli uomini d’affari”.Attraverso il suo lavoro, oggi, come cofondatore del Fondo SEVEN, una fondazione che promuove l’imprenditorialità come soluzione alla povertà, egli dice di incontrare moltissimi uomini d’affari che hanno sete di morale e di etica nel luogo di lavoro. “La coscienza morale della gente, questo desiderio di conoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, è inscritto nel cuore umano”, sostiene Widmer. “Ma poiché il mondo non dà risposta, la gente rimane confusa e per certi versi angosciata”. Per questo motivo – dice – quando parla di questo argomento “si aggrappano a ogni parola”.“Questo è ciò che mi entusiasma di Giovanni Paolo, ed è uno dei miei punti chiave: che un’azione è come un’estensione della tua anima”. La sua meraviglia su Giovanni Paolo II riguarda anche la capacità di raggiungere gli obiettivi che si poneva. “Se si legge la Redemptor hominis, si vede che nell’arco di 30 anni lui ha raggiunto tutto ciò che vi aveva scritto”, afferma.Come imprenditore è portato a sottolineare che la bellezza spirituale del lavoro e dell’imprenditoria è il fatto che rientri nella “collaborazione alla creazione di Dio”. Dio dà all’uomo il potere di continuare a creare, sostiene. Quindi “se sei un manager o un amministratore delegato di una società, hai questa grande opportunità e responsabilità di guidare un gruppo di persone che sta continuando a creare il mondo”. Il libro focalizza anche sull’importanza della vocazione e della scoperta della chiamata nella propria vita.Mettendo in luce i benefici del libero mercato, come risponde Widmer a coloro – anche interni alla Chiesa – che continuano a sostenere che il capitalismo non alimenta il comportamento morale, ma anzi promuove l’avidità e l’egoismo? “Il libero mercato è come un coltello, e non puoi accusare il coltello se questo viene usato come un’arma”, risponde. “Quindi è necessaria una morale perché il libero mercato possa funzionare e se ci basiamo solo ciò che è legale o illegale, se ci affidiamo solo a che è scritto nella legge o nel contratto, i costi delle transazioni sarebbero così alte che nessuno farebbe affari”.Per questo motivo “dobbiamo poterci fidare reciprocamente”, afferma. “Non si può avere un libero mercato e un capitalismo senza morale. Ma con la morale diventa invece il miglior sistema che esista, perché dà spazio alla libertà umana”.Widmer non è sempre stato così religioso, né ha sempre avuto questa grande devozione per Giovanni Paolo II. Ciò che ha risvegliato in lui la fede e la forza dell’esempio del Papa è quando ha attraversato un periodo difficile.Ma anziché rimanere per sempre arrabbiato e depresso, Giovanni Paolo II è “riemerso” nella sua vita. “Ero quasi arrivato alla convinzione che ci fosse qualcosa di sbagliato nel nostro sistema, nel libero mercato, nell’imprenditoria e nel capitalismo”, afferma. “Ma la visione di Giovanni Paolo II è che la prosperità poggia su tre elementi: democrazia, libertà di associazione e una cultura morale pubblica. E sapevo che ciò che mancava era questa cultura morale pubblica”.Widmer è convinto che occorre lavorare su questo punto per recuperare il mondo dalla sua attuale crisi economica e per fare in modo che le imprese siano gestite in modo corretto.“Ciò di cui c’è bisogno è una conversione dei cuori”, afferma. “Se avessimo leader, uomini d’affari e di Chiesa, con un cuore veramente convertito ad una leadership al servizio, la gran parte dei nostri problemi sparirebbe”.“Non si tratta di problemi strutturali e giuridici”, afferma. “Si tratta di problemi del cuore”.["John Paul II's Leadership Lessons to a Young Swiss Guard” è pubblicato da Emmaus Road, con una prefazione di George Weigel] -www.karol-wojtyla.org -
GIOVANNI PAOLO II: FONTE DI ISPIRAZIONE E DI ESEMPIO PER GLI UOMINI D'AFFARI
Imprenditore ed ex guardia svizzera dà lezioni tratte da Giovanni Paolo IIGli imprenditori alle prime armi spesso emulano quelli più famosi come Bill Gates, Steve Jobs, o “l’Oracolo di Omaha” Warren Buffett, nella ricerca del loro successo commerciale. Per l’ex guardia svizzera Andreas Widmer, che è diventato un imprenditore di successo, la vita del grande Pontefice, che pure non ha mai gestito una società, costituisce un modello per chi è impegnato a mettere su un’impresa, a entrare nel mondo del commercio o per che dirige una qualsiasi società. “L’influenza di Giovanni Paolo II mi ha fatto capire che fede e affari vanno insieme; che non sono contrapposti” , scrive nel suo libro "The Pope and the CEO", “Il lavoro può essere una meravigliosa scuola di virtù e di fede. Ma, di più: fede e virtù rendono gli affari e l’economia veramente prosperi”.“L’ex Papa – aggiunge – è una fonte di grande ispirazione e di esempio per gli uomini d’affari”.Attraverso il suo lavoro, oggi, come cofondatore del Fondo SEVEN, una fondazione che promuove l’imprenditorialità come soluzione alla povertà, egli dice di incontrare moltissimi uomini d’affari che hanno sete di morale e di etica nel luogo di lavoro. “La coscienza morale della gente, questo desiderio di conoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, è inscritto nel cuore umano”, sostiene Widmer. “Ma poiché il mondo non dà risposta, la gente rimane confusa e per certi versi angosciata”. Per questo motivo – dice – quando parla di questo argomento “si aggrappano a ogni parola”.“Questo è ciò che mi entusiasma di Giovanni Paolo, ed è uno dei miei punti chiave: che un’azione è come un’estensione della tua anima”. La sua meraviglia su Giovanni Paolo II riguarda anche la capacità di raggiungere gli obiettivi che si poneva. “Se si legge la Redemptor hominis, si vede che nell’arco di 30 anni lui ha raggiunto tutto ciò che vi aveva scritto”, afferma.Come imprenditore è portato a sottolineare che la bellezza spirituale del lavoro e dell’imprenditoria è il fatto che rientri nella “collaborazione alla creazione di Dio”. Dio dà all’uomo il potere di continuare a creare, sostiene. Quindi “se sei un manager o un amministratore delegato di una società, hai questa grande opportunità e responsabilità di guidare un gruppo di persone che sta continuando a creare il mondo”. Il libro focalizza anche sull’importanza della vocazione e della scoperta della chiamata nella propria vita.Mettendo in luce i benefici del libero mercato, come risponde Widmer a coloro – anche interni alla Chiesa – che continuano a sostenere che il capitalismo non alimenta il comportamento morale, ma anzi promuove l’avidità e l’egoismo? “Il libero mercato è come un coltello, e non puoi accusare il coltello se questo viene usato come un’arma”, risponde. “Quindi è necessaria una morale perché il libero mercato possa funzionare e se ci basiamo solo ciò che è legale o illegale, se ci affidiamo solo a che è scritto nella legge o nel contratto, i costi delle transazioni sarebbero così alte che nessuno farebbe affari”.Per questo motivo “dobbiamo poterci fidare reciprocamente”, afferma. “Non si può avere un libero mercato e un capitalismo senza morale. Ma con la morale diventa invece il miglior sistema che esista, perché dà spazio alla libertà umana”.Widmer non è sempre stato così religioso, né ha sempre avuto questa grande devozione per Giovanni Paolo II. Ciò che ha risvegliato in lui la fede e la forza dell’esempio del Papa è quando ha attraversato un periodo difficile.Ma anziché rimanere per sempre arrabbiato e depresso, Giovanni Paolo II è “riemerso” nella sua vita. “Ero quasi arrivato alla convinzione che ci fosse qualcosa di sbagliato nel nostro sistema, nel libero mercato, nell’imprenditoria e nel capitalismo”, afferma. “Ma la visione di Giovanni Paolo II è che la prosperità poggia su tre elementi: democrazia, libertà di associazione e una cultura morale pubblica. E sapevo che ciò che mancava era questa cultura morale pubblica”.Widmer è convinto che occorre lavorare su questo punto per recuperare il mondo dalla sua attuale crisi economica e per fare in modo che le imprese siano gestite in modo corretto.“Ciò di cui c’è bisogno è una conversione dei cuori”, afferma. “Se avessimo leader, uomini d’affari e di Chiesa, con un cuore veramente convertito ad una leadership al servizio, la gran parte dei nostri problemi sparirebbe”.“Non si tratta di problemi strutturali e giuridici”, afferma. “Si tratta di problemi del cuore”.["John Paul II's Leadership Lessons to a Young Swiss Guard” è pubblicato da Emmaus Road, con una prefazione di George Weigel] -www.karol-wojtyla.org -