LE DUE PIAGHE DELL'INDIA LE DONNE SPARITE E LA VIOLENZA CONTRO I CRISTIANIL'uccisione delle bambine sia nel grembo materno sia dopo la nascita – spesso con erbe velenose o annegandole, simulando un incidente – è una pratica che in India è fortemente diffusa. In molte famiglie la nascita di una bambina è considerata un peso insopportabile, anche per la costosissima dote che dovrà accompagnare il suo futuro matrimonio. La possibilità di conoscere in anticipo il sesso del nascituro ha moltiplicato a dismisura l'aborto selettivo delle bambine. Per arginare la strage il governo indiano ha proibito l'individuazione prenatale del sesso, ma questo divieto è largamente aggirato. L'effetto è un impressionante squilibrio demografico tra i maschi e le femmine, che in alcuni luoghi raggiunte punte vertiginose. Nello stato del Madhya Pradesh, nei distretti di Bhind e Morena, vi sono oggi solo 400 donne ogni 1000 uomini. La Chiesa cattolica si batte per contrastare il fenomeno e risvegliare le coscienze, con l'accordo di altre confessioni religiose. L'ultima iniziativa in questo senso è un appello lanciato a fine gennaio da duecento leader religiosi indiani, di fede cristiana, induista, islamica e sikh, contro questo "crimine contro Dio e contro l'umanità". La seconda realtà che mette a dura prova la Chiesa in India è la violenza anticristiana di settori fanatici dell'induismo. È una violenza che ha avuto un crescendo negli ultimi anni, soprattutto in alcuni stati. Il Gujarat e l'Orissa sono tra questi. Nell'Orissa, che si affaccia sul Golfo del Bengala, a sud di Calcutta, nel 1999 furono uccisi, nella loro auto data alle fiamme, il missionario protestante australiano Graham Staines e i suoi due figli. Coloro che sono ostili ai cristiani li accusano di far proselitismo e con ciò di violare la Hindutwa, l'identificazione tra l'India e l'induismo propugnata dalle correnti intolleranti del nazionalismo indù. In realtà, su 1 miliardo e 200 milioni di indiani, i cristiani di tutte le confessioni sono poco più del 2 per cento. E non sono in espansione ma in lieve diminuzione: dal 2,6 per cento del 1971 al 2,3 per cento del 2001. Nello stesso tempo, però, i cristiani gestiscono in India una scuola elementare ogni cinque, una casa per vedove e orfani ogni quattro, un ricovero per lebbrosi e malati di AIDS ogni tre. Madre Teresa di Calcutta è una gloria nazionale. Tranne che per gli induisti fanatici. Infatti, l'ultima esplosione di violenza anticristiana che si è avuta nell'Orissa non ha risparmiato nemmeno le suore e i fratelli di Madre Teresa. Lo scorso Natale tre loro case, nel distretto di Khandhamai, sono state assaltate da una turba inferocita armata di spade, asce, spranghe di ferro e bastoni. Le suore e i fratelli hanno dovuto fuggire nei boschi. Gli aggressori si sono sfogati devastando le case e le cappelle. Questa ondata di aggressioni contro i cristiani è cominciata la vigilia di Natale ed è proseguita nei giorni successivi in varie località, assaltando chiese, bruciando case, devastando negozi. "Una distesa di cenere, questo è ciò che rimane nelle zone colpite dalle violenze anticristiane di Natale in Orissa. È qualcosa di diabolico: chiese dissacrate, case bruciate. I villaggi su cui si è abbattuta la violenza degli estremisti indù sono ora un grande forno crematorio a celo aperto".
Post N° 519
LE DUE PIAGHE DELL'INDIA LE DONNE SPARITE E LA VIOLENZA CONTRO I CRISTIANIL'uccisione delle bambine sia nel grembo materno sia dopo la nascita – spesso con erbe velenose o annegandole, simulando un incidente – è una pratica che in India è fortemente diffusa. In molte famiglie la nascita di una bambina è considerata un peso insopportabile, anche per la costosissima dote che dovrà accompagnare il suo futuro matrimonio. La possibilità di conoscere in anticipo il sesso del nascituro ha moltiplicato a dismisura l'aborto selettivo delle bambine. Per arginare la strage il governo indiano ha proibito l'individuazione prenatale del sesso, ma questo divieto è largamente aggirato. L'effetto è un impressionante squilibrio demografico tra i maschi e le femmine, che in alcuni luoghi raggiunte punte vertiginose. Nello stato del Madhya Pradesh, nei distretti di Bhind e Morena, vi sono oggi solo 400 donne ogni 1000 uomini. La Chiesa cattolica si batte per contrastare il fenomeno e risvegliare le coscienze, con l'accordo di altre confessioni religiose. L'ultima iniziativa in questo senso è un appello lanciato a fine gennaio da duecento leader religiosi indiani, di fede cristiana, induista, islamica e sikh, contro questo "crimine contro Dio e contro l'umanità". La seconda realtà che mette a dura prova la Chiesa in India è la violenza anticristiana di settori fanatici dell'induismo. È una violenza che ha avuto un crescendo negli ultimi anni, soprattutto in alcuni stati. Il Gujarat e l'Orissa sono tra questi. Nell'Orissa, che si affaccia sul Golfo del Bengala, a sud di Calcutta, nel 1999 furono uccisi, nella loro auto data alle fiamme, il missionario protestante australiano Graham Staines e i suoi due figli. Coloro che sono ostili ai cristiani li accusano di far proselitismo e con ciò di violare la Hindutwa, l'identificazione tra l'India e l'induismo propugnata dalle correnti intolleranti del nazionalismo indù. In realtà, su 1 miliardo e 200 milioni di indiani, i cristiani di tutte le confessioni sono poco più del 2 per cento. E non sono in espansione ma in lieve diminuzione: dal 2,6 per cento del 1971 al 2,3 per cento del 2001. Nello stesso tempo, però, i cristiani gestiscono in India una scuola elementare ogni cinque, una casa per vedove e orfani ogni quattro, un ricovero per lebbrosi e malati di AIDS ogni tre. Madre Teresa di Calcutta è una gloria nazionale. Tranne che per gli induisti fanatici. Infatti, l'ultima esplosione di violenza anticristiana che si è avuta nell'Orissa non ha risparmiato nemmeno le suore e i fratelli di Madre Teresa. Lo scorso Natale tre loro case, nel distretto di Khandhamai, sono state assaltate da una turba inferocita armata di spade, asce, spranghe di ferro e bastoni. Le suore e i fratelli hanno dovuto fuggire nei boschi. Gli aggressori si sono sfogati devastando le case e le cappelle. Questa ondata di aggressioni contro i cristiani è cominciata la vigilia di Natale ed è proseguita nei giorni successivi in varie località, assaltando chiese, bruciando case, devastando negozi. "Una distesa di cenere, questo è ciò che rimane nelle zone colpite dalle violenze anticristiane di Natale in Orissa. È qualcosa di diabolico: chiese dissacrate, case bruciate. I villaggi su cui si è abbattuta la violenza degli estremisti indù sono ora un grande forno crematorio a celo aperto".