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FESTA DEL BEATO CARDINAL STEPANIC A MEDJUGORJE


Il Beato Cardinal Aloysius Stepinac (1898 - 1960) è stato arcivescovo di Zagabria dal 1937 al 1960. Nel 1946 è stato condannato a 16 anni di prigione da un tribunale comunista. Dopo cinque anni di detenzione nella prigione di Lepoglava, è stato messo agli arresti domiciliari nella casa della sua parrocchia di Krasi´c, dove è morto il 10 febbraio 1960. Fù nominato cardinale nel 1952 da Papa Pio XII. Nel 1998 Papa Giovanni Paolo II lo ha dichiarato martire e beato. La tomba del Cardinal Stepinac, nella cattedrale di Zagabria, è sempre stata luogo di pellegrinaggio e preghiera. Il 13 ottobre 1946 il New York Times scrisse "Il processo all'arcivescovo Stepinac fù puramente politico, con la sentenza determinata in anticipo... L'arcivescovo Stepinac è stato processato ed incarcerato nell'ambito della campagna contro la sua Chiesa, colpevole soltanto di essere nemico del comunismo". Il comitato ebreo americano ha dichiarato "Stepinac è stato uno dei rari uomini in Europa che ha alzato la voce contro la tirannia dei nazisti in un momento in cui per lui era molto difficile e pericoloso farlo". I cattolici croati hanno sempre commemorato il giorno della sua morte - il 10 febbraio. La parrocchia di Medjugorje commemora in questo giorno anche il martirio dei francescani nati a Medjugorje, e di quelli che avevano lavorato nella parrocchia. Durante, o subito dopo la seconda guerra mondiale, 66 francescani dell'Erzegovina sono morti per mano dei partigiani e dei comunisti. Dieci di loro sono collegati a Medjugorje in un modo o nell'altro... erano nati a Medjugorje, o avevano lavorato nella parrocchia. La santa messa è stata presieduta da Fra Vjekoslav Mili´cevi´c e concelebrata da Fra Petar Vlasi´c, parroco di Medjugorje, Fra Karlo Lovri´c, assistente parrocchiale a Medjugorje, Fra Miljenko Steko, vicario Provinciale, Fra Slavko Soldo, insegnante dei giovani francescani e precedente provinciale, Fra Mate Dragi´cevi´c, Superiore del monastero di Mostar, e Fra Mika Stoji´c, decano di Brotnjo.SANTA MESSA E BEATIFICAZIONE DEL SERVO DI DIO1. «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24). Le parole di Cristo, che abbiamo appena ascoltato, ci portano al cuore stesso del Mistero che stiamo celebrando. In certo qual modo esse racchiudono in sé l'intero Evento pasquale: ci orientano verso la morte del Redentore sulla Croce, nel Venerdì Santo e, nello stesso tempo, ci indirizzano verso il mattino di Pasqua. Noi facciamo riferimento a questo Mistero ogni giorno durante la Santa Messa quando, dopo la consacrazione del pane e del vino. diciamo: «Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell´attesa della tua venuta». Il "chicco di grano caduto in terra" è innanzitutto Cristo, che sul Calvario morì e fu sepolto nella terra per dare a tutti la vita. Ma questo mistero di morte e di vita trova attuazione anche nella vicenda terrena dei seguaci di Cristo: anche per loro l'essere buttati nella terra per morirvi resta la condizione di ogni autentica fecondità spirituale. Non fu forse questo il segreto anche del vostro indimenticabile e indimenticato Arcivescovo, il Card. Alojzije Stepinac, che oggi contempliamo nella gloria dei Beati? Egli partecipò in modo singolare al Mistero pasquale: come chicco di grano "cadde nella terra", in questa terra di Croazia, e morendo portò frutto, molto frutto. «Chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (cfr Gv 12, 25). Le parole della seconda lettera ai Corinzi, poc'anzi proclamate, si collegano molto bene all´Evento che stiamo celebrando. Scrive san Paolo: «Come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione» (2 Cor 1, 5). Non costituisce, forse questa affermazione un significativo commento alle parole di Cristo sul chicco che muore? Coloro che abbondano nella partecipazione alle sofferenze di Cristo, grazie a Lui sperimentano anche l'intensa consolazione che scaturisce dalla fioritura di bene a cui la Croce dà origine.2. «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24). Siamo oggi colmi di gioia nel rendere insieme grazie a Dio per il nuovo frutto di santità che la terra croata offre alla Chiesa nella persona del martire Alojzije Stepinac, Arcivescovo di Zagabria e Cardinale di Santa Romana Chiesa. Numerosi sono stati, nel corso dei secoli, i martiri sbocciati in queste regioni, cominciando dai tempi dell'Impero romano con figure quali Venanzio, Domnio, Anastasia, Quirino, Eusebio, Pollione, Mauro e tanti altri. Ad essi si affiancano nei secoli successivi Nicola Tavelic e Marco di Krizevci, come pure i molti confessori della fede durante la dominazione ottomana, fino a quelli dell'epoca nostra, tra i quali si staglia la luminosa personalità del Card. Stepinac. Con il loro sacrificio unito alle sofferenze di Cristo, essi hanno offerto una straordinaria testimonianza, che col passare del tempo nulla perde della sua eloquenza, ma continua ad irradiare luce e ad infondere speranza. Accanto ad essi molti altri pastori e semplici fedeli, uomini e donne, hanno pure confermato col sangue la loro adesione a Cristo. Essi fanno parte della moltitudine di coloro che, avvolti in vesti candide e con palme nelle mani, stanno ora davanti al trono dell'Agnello (cfr Ap 7,9). Il Beato Alojzije Stepinac non ha versato il sangue nel senso stretto della parola. La sua morte è stata causata dalle lunghe sofferenze subite: gli ultimi 15 anni della sua vita furono un continuo susseguirsi di vessazioni, in mezzo alle quali egli espose con coraggio la propria vita per testimoniare il Vangelo e l'unità della Chiesa. Per usare le parole del Salmo, egli pose nelle mani di Dio la sua stessa vita (cfr Sal 16 [15], 5).3. Non molto tempo ci divide dalla vita e dalla morte del Cardinale Stepinac: appena 38 anni. Tutti conosciamo il contesto di questa morte. Molti tra i presenti possono testimoniare per esperienza diretta quanto abbiano abbondato in quegli anni le sofferenze di Cristo tra le popolazioni della Croazia e di tante altre Nazioni del Continente. Oggi, pensando alle parole dell'Apostolo, di tutto cuore vogliamo augurare a quanti abitano in queste terre che, dopo la tribolazione, abbondi in loro la consolazione di Cristo crocifisso e risorto. Un particolare motivo di consolazione per tutti noi è certo l'odierna beatificazione. Questo atto solenne avviene nel santuario nazionale croato di Marija Bistrica nel primo sabato del mese di ottobre. Sotto gli occhi della Vergine Santissima un figlio illustre di questa Terra benedetta sale alla gloria degli altari, nel centesimo anniversario della sua nascita. È un momento storico nella vita della Chiesa e della vostra Nazione. Il Cardinale Arcivescovo di Zagabria, una delle figure di spicco della Chiesa Cattolica, dopo aver subito nel proprio corpo e nel proprio spirito le atrocità del sistema comunista, è ora consegnato alla memoria dei suoi connazionali con le fulgide insegne del martirio. "Padre, glorifica il tuo nome!" (Gv 12,24.28). Con il suo itinerario umano e spirituale, il Beato Alojzije Stepinac ha offerto al suo popolo una sorta di bussola con la quale orientarsi. Eccone i punti cardinali: la fede in Dio, il rispetto dell´uomo, l´amore verso tutti spinto fino al perdono, l'unità con la Chiesa guidata dal Successore di Pietro. Egli sapeva bene che non si possono fare sconti sulla verità, perché la verità non è merce di scambio. Per questo affrontò la sofferenza piuttosto che tradire la propria coscienza e venir meno alla parola data a Cristo ed alla Chiesa. In questa coraggiosa testimonianza non fu solo. Ebbe accanto a sé altri coraggiosi che, per conservare l'unità della Chiesa e per difenderne la libertà, accettarono di pagare con lui un pesante tributo di carcere, di maltrattamenti e persino di sangue. A questa schiera di anime generose - Vescovi, sacerdoti, consacrati, consacrate, fedeli laici - va oggi la nostra ammirazione e la nostra riconoscenza. Ascoltiamone il forte invito al perdono e alla riconciliazione. Perdonare e riconciliarsi vuol dire purificare la memoria dall´odio, dai rancori, dalla voglia di vendetta; vuol dire riconoscere come fratello anche colui che ci ha fatto del male; vuol dire non farsi vincere dal male, ma vincere col bene il male(cfr Rm 12, 21). - GIOVANNI PAOLO II - Informativni centar "Mir" Medugorje -