Credo si debba avere il coraggio di gridare apertamente: basta! contro le illazioni, critiche, accuse più o meno velate, dirette e/o indirette nei confronti del papa Benedetto XVI. Mi sembra che questo sia diventato un gioco al massacro. Abbiamo già dato conto degli interventi inopinati della Merkel, del cardinale Karl Leheman. Ieri è stato diffuso un sondaggio realizzato dall’Istituto demoscopico Enmnid per incarico dei vari mezzi di comunicazione tedeschi, secondo cui un 67% di cattolici tedeschi considerano che papa Benedetto avrebbe causato danni all’immagine della Chiesa con la riabilitazione dei quattro vescovi lefebvriani, tra i quali il negazionista Richard Williamson. Il 56% dei tedeschi chiederebbe che Williamson sia nuovamente scomunicato. Tale posizione il sondaggio attribuirebbe anche al presidente della Conferenza Episcopale, Robert Zöllitsch. "Il signor Williamson è un irresponsabile; ...... non vedo un posto per lui nella Chiesa Cattolica", avrebbe detto Zöllitsch in una dichiarazione al domenicale "Bild am Sonntag". La riabilitazione di Williamson ha causato grande costernazione in Germania, dove si teme che molta gente delusa possa abbandonare la Chiesa cattolica. In molte Chiese ieri si sono elevate preghiere per i "molti credenti che intenderebbero abbandonare la Chiesa". A colmare il quadro ieri in un seguito programma della Rai il teologo Hans Kung ha sparato a zero contro il Romano Pontefice invitandolo di volgersi verso il futuro e non verso il medioevo, di agire pastoralmente verso i divorziati, i preti sposati, di promuovere il dialogo con i luterani di uscire dal bozzolo degli yes men della curia, di accorgersi del deplorevole stato delle parrocchie e di molte chiese, tra scarsità di vocazioni e scandali di preti. Oltre a invitare il Papa perché torni sui suoi passi e non accolga i quattro vescovi lefebvriani nella Chiesa, Küng afferma che "è tutta la fraternità san Pio X che rinnega il Vaticano II in specie i rapporti con il giudaismo ma anche sulla libertà di religione, libertà di coscienza, la relazione positiva con i protestanti, le buone relazioni con l'Islam, le riforme liturgiche del Concilio Vaticano II". Il teologo ribelle ha parlato di "un movimento a destra nella Curia romana; il Papa ha scelto collaboratori che hanno una linea conservatrice e reazionaria, e adesso è anche un po’ isolato dal popolo cristiano". Le tesi di Küng le conosciamo tutte. E non ci spaventano. Quello che addolora profondamente è l’attacco continuo alla persona di questo Pontefice. Sembra di assistere quasi a un regolamento di conti tra poteri forti, tendenze ideologiche, prospettive future. Insomma calcoli: di carriera, di potere, di indirizzi, di orientamenti! La stampa ormai (mi piacerebbe conoscere da chi aizzata!) spara ormai a zero. In un recente articolo su un settimanale italiano l’autore esprime idee, pensieri e concetti – dandoli assolutamente per veri - senza conoscere minimamente il pensiero di Benedetto XVI. Sembra di leggere un bollettino di guerra:- crollo nell'afflusso dei pellegrini in Vaticano;- polemiche a non finire con il mondo laico e i credenti delle altre religioni; - lacerazioni sempre più vistose nel mondo cattolico; - un Papa avviato sul cammino dell'impopolarità;- un Papa tagliato fuori dalla realtà;- sollevazione di una sessantina di teologi cattolici tedeschi; - propositi di rottura delle relazioni diplomatiche di Israele con la Santa Sede; - viaggio del papa a Gerusalemme a rischio. Infine, impietoso il commento: "Il 'Ratzinger-format' segue quasi sempre un copione prevedibile: la boutade azzardata del Santo Padre, le critiche degli esperti, l'indignazione dell'opinione pubblica, lo spiazzamento della grande massa dei cattolici, la marcia indietro vaticana, l'apparente ricerca di un capro espiatorio e, come risultato finale, l'impennata nel disagio e nella disaffezione dei fedeli". E poi l’affondo: "Il capitale di fiducia e ammirazione che Wojtyla aveva accumulato in 27 anni di pontificato viene bruciato. Certo, Ratzinger non è Wojtyla, quanto a presenza scenica: tanto era naturale il papa polacco, quanto è rigido e impettito quello tedesco. Per non parlare dello stile dell'abbigliamento: dal pastore sportivo e casual, si è passati al pontefice paludato in vecchie mise tridentine, con copricapo desueti, pianete dimenticate e vanitose scarpette rosse". Perché non si ha il coraggio di riferire ciò che il Papa dice di sé? Alla Curia Romana, alla presenza dei Cardinali residenti nell’Urbe Egli ha dichiarato senza alcun complesso: Il mistero si allontana se si perde la capacità di rimando ad una realtà «Altra», se l’intorno immediato è così denso da non richiamare ad un orizzonte trascendente. «Il Papa non è una star», ha detto Benedetto XVI. Si tratta di parole atte a recuperare la sacralità religiosa: solo Dio conta! Niente può essere anteposto all’amore di Cristo! Papa Benedetto vuole edificare la Chiesa e non fare notizia. Ciò che preoccupa maggiormente sono le dichiarazioni provenienti addirittura dal mondo cattolico, come questa: "Non riesco a capire, sinceramente, se coloro che portano nella Chiesa le maggiori responsabilità abbiano una percezione realistica della delusione, e dei severi giudizi che sono ormai molto diffusi tra i credenti, soprattutto fra quelli che un tempo si sarebbero chiamati impegnati", avrebbe scritto l'ex vicedirettore di Famiglia Cristiana. E Benedetto XVI appare sempre più solo a difendere l’ortodossia senza per questo essere medioevale. All’inizio del suo ministero di Pastore Universale aveva presagito la sua solitudine e la difficoltà del pontificato. Aveva detto: « Ed ora, in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? Voi tutti, cari amici, avete appena invocato l'intera schiera dei santi, rappresentata da alcuni dei grandi nomi della storia di Dio con gli uomini. In tal modo, anche in me si ravviva questa consapevolezza: non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta. E la Vostra preghiera, cari amici, la Vostra indulgenza, il Vostro amore, la Vostra fede e la Vostra speranza mi accompagnano ». Benedetto XVI, uomo di dottrina e mistica è e resta il dispensatore di certezze per l'uomo smarrito e confuso. Benedetto non è medioevale: Benedetto è colui che conferma i fratelli nella fede e chiama la Chiesa e il suo popolo a difendere i valori immutati e immutabili dell’etica, della morale; valori che fondano sull’eterna Parola di Dio contro i dis-valori imposti a tutta la società occidentale da "una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie". Contro questo "inganno degli uomini" il Papa aveva opposto in tempo non sospetto che "noi invece abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo", che è anche "la misura del vero umanesimo" e "il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità". (Omelia nella Messa pro eligendo Pontifice, 19.4.2005). Benedetto ha lanciato la grande sfida della ragione, nella convinzione che solo l'apertura della ragione porta a riconoscere la presenza del Mistero. Certamente Benedetto non propone, come non ha mai proposto comode certezze per uomini pavidi o preoccupati solo di una malcelata voglia di captatio benevolentiae; Egli ha proposto e continua a proporre come Successore di Pietro un itinerario coraggioso e arduo per uomini e donne coraggiosi, capaci di prendere sul serio la propria naturale, insopprimibile esigenza di pienezza e felicità. Benedetto XVI sa che la questione antropologica deve essere proposta, veicolata, sostenuta, sorretta dalle due ali della fede e della ragione . E’ questa la sfida, niente affatto medioevale, a un Occidente nichilista che ha fatto proprie le ragioni del relativismo fondamentalista. Per questo, nell’Omelia citata, aveva indicato un obiettivo: "essere adulti nella fede", e non "fanciulli in stato di minorità, sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina". E continuava: "Una fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo". E non importa se "avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo". Non è vero che il Papa sia lontano dalla Sua gente! Egli è rimasto fedele a quanto sempre ha annunciato e predicato. Egli sa cosa c’è nel cuore dell’uomo contemporaneo ed è proprio per quello che non lo illude con messaggi e parole effimere, edulcorate o edulcoranti. All’uomo contemporaneo papa Benedetto parla di Dio, parla dell’uomo immagine di Dio; ricorda che Gesù Cristo è amico dell’uomo, fonte della vera gioia. Ricorda che le cose di Dio e di Gesù Cristo vanno trattate con rispetto e decoro, a partire dalla celebrazione e dai riti della sacra liturgia. Nel famoso commento alla Via Crucis al Colosseo 2004 scrisse: "Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di Lui". E il Papa non esita a indicare che la Chiesa è la grande famiglia delle famiglie dei figli di Dio e che per far parte di questa grande famiglia che è Lumen Gentium occorre accogliere con amore il Magistero e la Grande Tradizione che dagli Apostoli e dai Padri della Chiesa è giunta sino a noi. Anche il pensiero del Papa sull'interpretazione del Concilio è chiarissima. In continuità con quanto insegnato e proclamato da teologo e da Cardinale Egli ha ripudiato quell’interpretazione che vorrebbe intendere il Vaticano II come un procedimento di rottura, rispetto alla tradizione della Chiesa. In questo senso, ha testualmente affermato l'erroneità di quell'opinione secondo la quale il Concilio Vaticano II avrebbe dato vita ad una sorta di "rivoluzione" all'interno della Chiesa che autorizzerebbe a mutare, rispetto al passato, il costante insegnamento del magistero in materia di dottrina o di fede. Di conseguenza, l'unica interpretazione lecita dei documenti del Vaticano II, deve comunque procedere in assoluto accordo, rispetto al contenuto ed allo spirito delle precedenti proposizioni che informano quel millenario "depositum Fidei" che appare proprio alla tradizione cattolica, evitando l’ermeneutica della discontinuità e della rottura e l’ermeneutica della riforma. La prima orienterebbe al rischio di finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare, asserendo che i testi del Concilio come tali non sarebbero ancora la vera espressione dello spirito del Concilio. La seconda favorirebbe il fraintendimento in radice della natura di un Concilio considerato come una specie di Costituente ... ma i Padri non avevano un tale mandato e nessuno lo aveva mai dato loro. In tutto ciò dove è le medioevalità?. Benedetto XVI è anzitutto un dottore e un padre della Chiesa; la sua è una cattedra di principi irrinunciabili. Egli difende con fermezza l'ortodossia e rivendica il primato del cattolicesimo. La Chiesa di Benedetto XVI non è quella dipinta da una certa stampa o da una certa cultura laicista che sembrano godere nel rappresentare la Chiesa che sta perennemente in guerra al suo interno e contro qualcuno o qualcosa. La Chiesa di Papa Benedetto intende essere la Comunità di fede, peccatrice ma chiamata a essere santa che annuncia la Buona Novella, battezza, confessa, praticare le opere di misericordia corporale e spirituale, ecc. La Chiesa di Benedetto XVI è la Chiesa di Gesù di Nazareth: l’uomo della storia e il Cristo della fede. E’ la Chiesa che non deflette sulla Legge di Cristo; che predica sine glossa una morale mai avulsa dalla globalità dell’insegnamento evangelico; che annuncia la vita eterna e per raggiungere la quale occorre qui vivere in grazia di Dio. A questo punto c’è solo da chiedersi: chi sta con il Papa Benedetto? Chi ha deciso di lasciarlo da solo? C’è qualcuno che ha deciso di remargli contro? Ciascuno si assuma la propria responsabilità! Nei fatti però; non con sorrisi di facciata e pugnalate alle spalle! - mons. Tommaso Stenico - Pontifex -
CHI STA VERAMENTE CON PAPA BENEDETTO?
Credo si debba avere il coraggio di gridare apertamente: basta! contro le illazioni, critiche, accuse più o meno velate, dirette e/o indirette nei confronti del papa Benedetto XVI. Mi sembra che questo sia diventato un gioco al massacro. Abbiamo già dato conto degli interventi inopinati della Merkel, del cardinale Karl Leheman. Ieri è stato diffuso un sondaggio realizzato dall’Istituto demoscopico Enmnid per incarico dei vari mezzi di comunicazione tedeschi, secondo cui un 67% di cattolici tedeschi considerano che papa Benedetto avrebbe causato danni all’immagine della Chiesa con la riabilitazione dei quattro vescovi lefebvriani, tra i quali il negazionista Richard Williamson. Il 56% dei tedeschi chiederebbe che Williamson sia nuovamente scomunicato. Tale posizione il sondaggio attribuirebbe anche al presidente della Conferenza Episcopale, Robert Zöllitsch. "Il signor Williamson è un irresponsabile; ...... non vedo un posto per lui nella Chiesa Cattolica", avrebbe detto Zöllitsch in una dichiarazione al domenicale "Bild am Sonntag". La riabilitazione di Williamson ha causato grande costernazione in Germania, dove si teme che molta gente delusa possa abbandonare la Chiesa cattolica. In molte Chiese ieri si sono elevate preghiere per i "molti credenti che intenderebbero abbandonare la Chiesa". A colmare il quadro ieri in un seguito programma della Rai il teologo Hans Kung ha sparato a zero contro il Romano Pontefice invitandolo di volgersi verso il futuro e non verso il medioevo, di agire pastoralmente verso i divorziati, i preti sposati, di promuovere il dialogo con i luterani di uscire dal bozzolo degli yes men della curia, di accorgersi del deplorevole stato delle parrocchie e di molte chiese, tra scarsità di vocazioni e scandali di preti. Oltre a invitare il Papa perché torni sui suoi passi e non accolga i quattro vescovi lefebvriani nella Chiesa, Küng afferma che "è tutta la fraternità san Pio X che rinnega il Vaticano II in specie i rapporti con il giudaismo ma anche sulla libertà di religione, libertà di coscienza, la relazione positiva con i protestanti, le buone relazioni con l'Islam, le riforme liturgiche del Concilio Vaticano II". Il teologo ribelle ha parlato di "un movimento a destra nella Curia romana; il Papa ha scelto collaboratori che hanno una linea conservatrice e reazionaria, e adesso è anche un po’ isolato dal popolo cristiano". Le tesi di Küng le conosciamo tutte. E non ci spaventano. Quello che addolora profondamente è l’attacco continuo alla persona di questo Pontefice. Sembra di assistere quasi a un regolamento di conti tra poteri forti, tendenze ideologiche, prospettive future. Insomma calcoli: di carriera, di potere, di indirizzi, di orientamenti! La stampa ormai (mi piacerebbe conoscere da chi aizzata!) spara ormai a zero. In un recente articolo su un settimanale italiano l’autore esprime idee, pensieri e concetti – dandoli assolutamente per veri - senza conoscere minimamente il pensiero di Benedetto XVI. Sembra di leggere un bollettino di guerra:- crollo nell'afflusso dei pellegrini in Vaticano;- polemiche a non finire con il mondo laico e i credenti delle altre religioni; - lacerazioni sempre più vistose nel mondo cattolico; - un Papa avviato sul cammino dell'impopolarità;- un Papa tagliato fuori dalla realtà;- sollevazione di una sessantina di teologi cattolici tedeschi; - propositi di rottura delle relazioni diplomatiche di Israele con la Santa Sede; - viaggio del papa a Gerusalemme a rischio. Infine, impietoso il commento: "Il 'Ratzinger-format' segue quasi sempre un copione prevedibile: la boutade azzardata del Santo Padre, le critiche degli esperti, l'indignazione dell'opinione pubblica, lo spiazzamento della grande massa dei cattolici, la marcia indietro vaticana, l'apparente ricerca di un capro espiatorio e, come risultato finale, l'impennata nel disagio e nella disaffezione dei fedeli". E poi l’affondo: "Il capitale di fiducia e ammirazione che Wojtyla aveva accumulato in 27 anni di pontificato viene bruciato. Certo, Ratzinger non è Wojtyla, quanto a presenza scenica: tanto era naturale il papa polacco, quanto è rigido e impettito quello tedesco. Per non parlare dello stile dell'abbigliamento: dal pastore sportivo e casual, si è passati al pontefice paludato in vecchie mise tridentine, con copricapo desueti, pianete dimenticate e vanitose scarpette rosse". Perché non si ha il coraggio di riferire ciò che il Papa dice di sé? Alla Curia Romana, alla presenza dei Cardinali residenti nell’Urbe Egli ha dichiarato senza alcun complesso: Il mistero si allontana se si perde la capacità di rimando ad una realtà «Altra», se l’intorno immediato è così denso da non richiamare ad un orizzonte trascendente. «Il Papa non è una star», ha detto Benedetto XVI. Si tratta di parole atte a recuperare la sacralità religiosa: solo Dio conta! Niente può essere anteposto all’amore di Cristo! Papa Benedetto vuole edificare la Chiesa e non fare notizia. Ciò che preoccupa maggiormente sono le dichiarazioni provenienti addirittura dal mondo cattolico, come questa: "Non riesco a capire, sinceramente, se coloro che portano nella Chiesa le maggiori responsabilità abbiano una percezione realistica della delusione, e dei severi giudizi che sono ormai molto diffusi tra i credenti, soprattutto fra quelli che un tempo si sarebbero chiamati impegnati", avrebbe scritto l'ex vicedirettore di Famiglia Cristiana. E Benedetto XVI appare sempre più solo a difendere l’ortodossia senza per questo essere medioevale. All’inizio del suo ministero di Pastore Universale aveva presagito la sua solitudine e la difficoltà del pontificato. Aveva detto: « Ed ora, in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? Voi tutti, cari amici, avete appena invocato l'intera schiera dei santi, rappresentata da alcuni dei grandi nomi della storia di Dio con gli uomini. In tal modo, anche in me si ravviva questa consapevolezza: non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta. E la Vostra preghiera, cari amici, la Vostra indulgenza, il Vostro amore, la Vostra fede e la Vostra speranza mi accompagnano ». Benedetto XVI, uomo di dottrina e mistica è e resta il dispensatore di certezze per l'uomo smarrito e confuso. Benedetto non è medioevale: Benedetto è colui che conferma i fratelli nella fede e chiama la Chiesa e il suo popolo a difendere i valori immutati e immutabili dell’etica, della morale; valori che fondano sull’eterna Parola di Dio contro i dis-valori imposti a tutta la società occidentale da "una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie". Contro questo "inganno degli uomini" il Papa aveva opposto in tempo non sospetto che "noi invece abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo", che è anche "la misura del vero umanesimo" e "il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità". (Omelia nella Messa pro eligendo Pontifice, 19.4.2005). Benedetto ha lanciato la grande sfida della ragione, nella convinzione che solo l'apertura della ragione porta a riconoscere la presenza del Mistero. Certamente Benedetto non propone, come non ha mai proposto comode certezze per uomini pavidi o preoccupati solo di una malcelata voglia di captatio benevolentiae; Egli ha proposto e continua a proporre come Successore di Pietro un itinerario coraggioso e arduo per uomini e donne coraggiosi, capaci di prendere sul serio la propria naturale, insopprimibile esigenza di pienezza e felicità. Benedetto XVI sa che la questione antropologica deve essere proposta, veicolata, sostenuta, sorretta dalle due ali della fede e della ragione . E’ questa la sfida, niente affatto medioevale, a un Occidente nichilista che ha fatto proprie le ragioni del relativismo fondamentalista. Per questo, nell’Omelia citata, aveva indicato un obiettivo: "essere adulti nella fede", e non "fanciulli in stato di minorità, sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina". E continuava: "Una fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo". E non importa se "avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo". Non è vero che il Papa sia lontano dalla Sua gente! Egli è rimasto fedele a quanto sempre ha annunciato e predicato. Egli sa cosa c’è nel cuore dell’uomo contemporaneo ed è proprio per quello che non lo illude con messaggi e parole effimere, edulcorate o edulcoranti. All’uomo contemporaneo papa Benedetto parla di Dio, parla dell’uomo immagine di Dio; ricorda che Gesù Cristo è amico dell’uomo, fonte della vera gioia. Ricorda che le cose di Dio e di Gesù Cristo vanno trattate con rispetto e decoro, a partire dalla celebrazione e dai riti della sacra liturgia. Nel famoso commento alla Via Crucis al Colosseo 2004 scrisse: "Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di Lui". E il Papa non esita a indicare che la Chiesa è la grande famiglia delle famiglie dei figli di Dio e che per far parte di questa grande famiglia che è Lumen Gentium occorre accogliere con amore il Magistero e la Grande Tradizione che dagli Apostoli e dai Padri della Chiesa è giunta sino a noi. Anche il pensiero del Papa sull'interpretazione del Concilio è chiarissima. In continuità con quanto insegnato e proclamato da teologo e da Cardinale Egli ha ripudiato quell’interpretazione che vorrebbe intendere il Vaticano II come un procedimento di rottura, rispetto alla tradizione della Chiesa. In questo senso, ha testualmente affermato l'erroneità di quell'opinione secondo la quale il Concilio Vaticano II avrebbe dato vita ad una sorta di "rivoluzione" all'interno della Chiesa che autorizzerebbe a mutare, rispetto al passato, il costante insegnamento del magistero in materia di dottrina o di fede. Di conseguenza, l'unica interpretazione lecita dei documenti del Vaticano II, deve comunque procedere in assoluto accordo, rispetto al contenuto ed allo spirito delle precedenti proposizioni che informano quel millenario "depositum Fidei" che appare proprio alla tradizione cattolica, evitando l’ermeneutica della discontinuità e della rottura e l’ermeneutica della riforma. La prima orienterebbe al rischio di finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare, asserendo che i testi del Concilio come tali non sarebbero ancora la vera espressione dello spirito del Concilio. La seconda favorirebbe il fraintendimento in radice della natura di un Concilio considerato come una specie di Costituente ... ma i Padri non avevano un tale mandato e nessuno lo aveva mai dato loro. In tutto ciò dove è le medioevalità?. Benedetto XVI è anzitutto un dottore e un padre della Chiesa; la sua è una cattedra di principi irrinunciabili. Egli difende con fermezza l'ortodossia e rivendica il primato del cattolicesimo. La Chiesa di Benedetto XVI non è quella dipinta da una certa stampa o da una certa cultura laicista che sembrano godere nel rappresentare la Chiesa che sta perennemente in guerra al suo interno e contro qualcuno o qualcosa. La Chiesa di Papa Benedetto intende essere la Comunità di fede, peccatrice ma chiamata a essere santa che annuncia la Buona Novella, battezza, confessa, praticare le opere di misericordia corporale e spirituale, ecc. La Chiesa di Benedetto XVI è la Chiesa di Gesù di Nazareth: l’uomo della storia e il Cristo della fede. E’ la Chiesa che non deflette sulla Legge di Cristo; che predica sine glossa una morale mai avulsa dalla globalità dell’insegnamento evangelico; che annuncia la vita eterna e per raggiungere la quale occorre qui vivere in grazia di Dio. A questo punto c’è solo da chiedersi: chi sta con il Papa Benedetto? Chi ha deciso di lasciarlo da solo? C’è qualcuno che ha deciso di remargli contro? Ciascuno si assuma la propria responsabilità! Nei fatti però; non con sorrisi di facciata e pugnalate alle spalle! - mons. Tommaso Stenico - Pontifex -