E' finito il mito di "papà Beppino", il povero padre lacerato dal dolore, ed è nato Englaro, il testimonial dell'eutanasia, pronto a battersi contro leggi del parlamento, a chiamare in causa la Corte Costituzionale, ad evocare scenari referendari. Un nuovo Englaro, apparentemente, ma in realtà l'Englaro di sempre, quello smascherato da Pietro Crisafulli nella sua intervista shock. Proprio oggi Avvenire ha pubblicato un compendio di tutte le "balle" che sono state raccontate sul "caso Englaro"; un omicidio legalizzato con complicità dei politici che non hanno fatto niente per impedire che avvenisse. Oltre alla strumentalizzazione che hanno fatto i vari radicali e/o comunisti massimalisti e/o "cristiani tiepidi" i media hanno dato una dimostrazione di "ignoranza assoluta" sia sui concetti medici che giuridici, aiutando in maniera "bieca" a sostenere le tesi dei fautori della morte di Eluana. Le pagine in allegato (Avvenire È Vita 19febbraio2009), finalmente, spiegano in maniera chiara ed inequivocabile tutti gli aspetti sia medici che giuridici che hanno accompagnato il caso in questione. Per gli aspetti morali ed etici rinvio alla dottrina della chiesa cattolica. «Resterò in disparte». Aveva detto, rilasciando l’ultima intervista, ben sapendo che non sarebbe stata l’ultima: «Da adesso in poi non parlo più». Era diventata, ammettiamolo, quasi una gag tra i giornalisti quel suo «da adesso in poi non parlo più». Ma una gag sulla quale, intendiamoci, nessuno ha mai osato scherzare. Perché su Beppino Englaro non si può scherzare. Perché sui tormenti di un padre che decide, con il coraggio della coerenza o della disperazione o dell’incoscienza di far morire di fame e sete una figlia, ridotta a uno stato vegetativo permanente da 17 anni, non sono ammesse ironie. Bisogna solo tacere. Come forse davvero, una volta per tutte, avrebbe dovuto fare lui, papà Beppino. Dopo quel furtivo addio alla sua Eluana nell’obitorio di Udine, prima che sua figlia avesse quella sepoltura pietosa, sì, ma senza genitori dietro il feretro, tra le montagne della Carnia. Invece no, Englaro parla e forse, ci perdoni, straparla anche. Non tanto per quello che dice, che è libero ovviamente di pensare e di dire, ma per come lo dice. Avvalorando così sospetti, insinuazioni. Facendo credere, perché in Italia si è liberi ancora di credere, oltre che di parlare, di aver ceduto a certe tentazioni di certe sirene della politica da barricate. Arriva il primo sì al disegno di legge sul testamento biologico e Beppino Englaro che fa? Scende in campo con tutta la rabbia accumulata in questi anni, trascorsi tra carte bollate e aule di giustizia, e urla all’Italia e al mondo che il provvedimento è una vera e propria «barbarie» incitando la gente a scendere in piazza. Lecito. Ancora una volta siamo nel lecito quando si dice ciò che si pensa e si è pensato per anni. Solo che prendere in mano un megafono, nel caso specifico un megafono che induce a qualche sospetto, come quello di Micromega, per urlare all’Italia e al mondo questo concetto non dà proprio l’impressione di essere, come dire, equidistanti dal problema. Per dirla tutta, oggi Beppino Englaro parteciperà con un collegamento telefonico alla manifestazione organizzata dalla rivista succitata, in piazza Farnese a Roma, denominata «Per la vita contro la tortura di Stato». Della serie, un titolo, un programma. «Invito tutti i cittadini - dirà Beppino Englaro - a far sentire la propria voce, a scendere in piazza contro un provvedimento incostituzionale che mette in discussione i diritti fondamentali, ponendo le basi per uno Stato etico». Il nocciolo della questione è sempre quello: Englaro, condividendo la posizione già puntualmente espressa da qualche maitre à penser della sinistra, ritiene inammissibile che il disegno di legge presentato dal senatore del Pdl Calabrò, «non preveda la possibilità di rinunciare ai trattamenti di nutrizione e idratazione artificiale e consideri, comunque, l’opinione del paziente non vincolante per il medico». Sulle barricate, dunque, tutti insieme. Sotto il segno di Micromega. Anche se non vogliamo credere alle parole del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella che bolla quella di Englaro come «una scelta politica fin dall’inizio». Per la cronaca Beppino sarà in compagnia di altri paladini della libertà di «buona morte», da Eco a Margherita Hack, da Rodotà a Camilleri. «Da ora in poi non parlo in più. Starò in disparte, perché Eluana è finalmente libera» aveva ancora un volta ripetuto, chiudendo la porta di casa a Paluzza, mentre si celebravano i funerali di sua figlia. Motivando la sua assenza ai funerali «con la necessità di sfuggire all’inevitabile assedio mediatico». Forse questa, abbiamo pensato un po’ tutti, è la volta buona. L’occasione per tacere e meditare, nel silenzio delle mura domestiche, sulla sorte della sua Eluana. L’occasione per ritrovare la voglia di combattere stando vicino a sua moglie, una donna che si sta sgretolando e, ora come non mai, ha bisogno delle attenzioni e dell’appoggio del marito. Beppino Englaro avrebbe potuto tornare a essere un uomo normale e a parlare anche di tante cose banali di cui la gente parla in tram, al bar, per strada. Persino del tempo. Invece no. Perché lui, l’uomo che ha deciso di non parlare più, sarà oggi a Raitre, ospite di Fazio a Che tempo che fa. Ma, qualcosa ci dice, che non parlerà della pioggia o del sole.«C’è una lobby che vuole l’eutanasia»Senatore Quagliariello sul testamento biologico si consuma lo scontro finale tra laici e cattolici?«Invece è proprio su questo fronte, che è diventato un nuovo terreno di incontro e non di scontro, che nel Pdl l’anima cattolica si è saldata con quella laica. I principi che uniscono prescindono da un fatto religioso ed hanno permesso di trovare un filo comune tra le varie componenti: cattolicesimo, liberalismo e socialismo umanitario. Se in passato, tra vecchia Democrazia cristiana e comunisti, era nata una collaborazione sul fronte della ricerca dell’eguaglianza in campo sociale, ora ci muoviamo in un contesto differente dove la sfida più alta è quella antropologica». Una sfida comune per laici e cattolici?«Parallelamente al progresso della tecnica e della tecnologia in medicina si afferma l’idea che l’uomo possa controllare, dominare tutta la sua vita dall’inizio alla fine. Idea inaccettabile sia per i cattolici sia per i liberali, che rifiutano il determinismo e vedono un futuro aperto. Laici e cattolici, liberali e cristiani sono ugualmente contrari all’idea che tutto sia determinabile». Non è un’illusione quella di pensare di poter regolare la morte per legge?«Per me, per un liberale, questa cosa poteva e doveva restare in ambito privato. Ma dopo Eluana questo non è più possibile. Non siamo stati noi a portare la questione nell’agone pubblico. Altri lo hanno fatto per quella che io ritengo una “cattiva” concezione dell’amore e da un caso personale è partita una campagna mediatica, tesa a stabilire un principio valido per tutti. Il legislatore deve intervenire altrimenti il rischio è che di volta in volta decidano i giudici a colpi di sentenze. La verità è che si è costituita una lobby per introdurre l’eutanasia nel nostro Paese». Sul ddl messo a punto in Senato piovono giudizi pesanti come pietre. Per D’Alema non è una legge da Paese civile. Veronesi la definisce un obbrobrio. Per Marino è incostituzionale.«Sono tre i principi sui quali è imperniato il testo. Primo: la volontà deve essere certa e riconosciuta e non può essere ricostruita ex post come nel caso di Eluana. Secondo: occorre un’alleanza terapeutica tra medico e paziente, anche per non impiccare nessuno ad una volontà espressa in un dato momento e che poi potrebbe essere cambiata senza che si sappia. Si deve pure tenere conto dei progressi continui della scienza medica. Magari quello che non era possibile tre anni prima poi lo diventa. Terzo principio: lo Stato non può mai far morire qualcuno di sete. Non c’è la volontà di imporre una scelta alle persone e neppure di sottoporle a terapie inutili».In Parlamento c’è una maggioranza solida, che comprende anche i cattolici del Pd, per approvare questa legge. Ma c’è anche nel Paese?«Sono certo che il Paese è nella sua maggioranza contro l’eutanasia. L’opinione pubblica correttamente informata capirà che questa legge non intende togliere all’individuo la libertà di rinunciare alle cure ma soltanto quella di darsi la morte». Oggi a Roma si terrà la manifestazione contro il ddl e c’è già chi invoca un referendum per abolirlo...«Una situazione veramente kafkiana. È in corso la presentazione degli emendamenti. La legge sarà discussa e non c’è dubbio che sia emendabile e migliorabile. Proporre il referendum e promuovere manifestazioni contro un ddl non ancora approvato dimostra che non c’è volontà di dialogare per costruire insieme una buona legge. L’intento di chi combatte il ddl è quello di far passare il principio dell’eutanasia. Ed è inutile appellarsi all’articolo 32 della Costituzione perché la nostra Carta tutela la libertà di scelta ma non la libertà di darsi la morte. In nessun caso è possibile questa interpretazione perché la nostra Costituzione è impregnata di principi cristiani come la dignità della persona e della vita». Beppino Englaro appare deciso a proseguire la sua battaglia. «Ora che di fatto è entrato in politica gli chiediamo rispetto per le istituzioni anche nel linguaggio. E poi vorrei ricordargli che la vita vale anche quando non è perfetta». - Il giornale -
TRISTEMENTE FINITO IL MITO DI "PAPA' BEPPINO"
E' finito il mito di "papà Beppino", il povero padre lacerato dal dolore, ed è nato Englaro, il testimonial dell'eutanasia, pronto a battersi contro leggi del parlamento, a chiamare in causa la Corte Costituzionale, ad evocare scenari referendari. Un nuovo Englaro, apparentemente, ma in realtà l'Englaro di sempre, quello smascherato da Pietro Crisafulli nella sua intervista shock. Proprio oggi Avvenire ha pubblicato un compendio di tutte le "balle" che sono state raccontate sul "caso Englaro"; un omicidio legalizzato con complicità dei politici che non hanno fatto niente per impedire che avvenisse. Oltre alla strumentalizzazione che hanno fatto i vari radicali e/o comunisti massimalisti e/o "cristiani tiepidi" i media hanno dato una dimostrazione di "ignoranza assoluta" sia sui concetti medici che giuridici, aiutando in maniera "bieca" a sostenere le tesi dei fautori della morte di Eluana. Le pagine in allegato (Avvenire È Vita 19febbraio2009), finalmente, spiegano in maniera chiara ed inequivocabile tutti gli aspetti sia medici che giuridici che hanno accompagnato il caso in questione. Per gli aspetti morali ed etici rinvio alla dottrina della chiesa cattolica. «Resterò in disparte». Aveva detto, rilasciando l’ultima intervista, ben sapendo che non sarebbe stata l’ultima: «Da adesso in poi non parlo più». Era diventata, ammettiamolo, quasi una gag tra i giornalisti quel suo «da adesso in poi non parlo più». Ma una gag sulla quale, intendiamoci, nessuno ha mai osato scherzare. Perché su Beppino Englaro non si può scherzare. Perché sui tormenti di un padre che decide, con il coraggio della coerenza o della disperazione o dell’incoscienza di far morire di fame e sete una figlia, ridotta a uno stato vegetativo permanente da 17 anni, non sono ammesse ironie. Bisogna solo tacere. Come forse davvero, una volta per tutte, avrebbe dovuto fare lui, papà Beppino. Dopo quel furtivo addio alla sua Eluana nell’obitorio di Udine, prima che sua figlia avesse quella sepoltura pietosa, sì, ma senza genitori dietro il feretro, tra le montagne della Carnia. Invece no, Englaro parla e forse, ci perdoni, straparla anche. Non tanto per quello che dice, che è libero ovviamente di pensare e di dire, ma per come lo dice. Avvalorando così sospetti, insinuazioni. Facendo credere, perché in Italia si è liberi ancora di credere, oltre che di parlare, di aver ceduto a certe tentazioni di certe sirene della politica da barricate. Arriva il primo sì al disegno di legge sul testamento biologico e Beppino Englaro che fa? Scende in campo con tutta la rabbia accumulata in questi anni, trascorsi tra carte bollate e aule di giustizia, e urla all’Italia e al mondo che il provvedimento è una vera e propria «barbarie» incitando la gente a scendere in piazza. Lecito. Ancora una volta siamo nel lecito quando si dice ciò che si pensa e si è pensato per anni. Solo che prendere in mano un megafono, nel caso specifico un megafono che induce a qualche sospetto, come quello di Micromega, per urlare all’Italia e al mondo questo concetto non dà proprio l’impressione di essere, come dire, equidistanti dal problema. Per dirla tutta, oggi Beppino Englaro parteciperà con un collegamento telefonico alla manifestazione organizzata dalla rivista succitata, in piazza Farnese a Roma, denominata «Per la vita contro la tortura di Stato». Della serie, un titolo, un programma. «Invito tutti i cittadini - dirà Beppino Englaro - a far sentire la propria voce, a scendere in piazza contro un provvedimento incostituzionale che mette in discussione i diritti fondamentali, ponendo le basi per uno Stato etico». Il nocciolo della questione è sempre quello: Englaro, condividendo la posizione già puntualmente espressa da qualche maitre à penser della sinistra, ritiene inammissibile che il disegno di legge presentato dal senatore del Pdl Calabrò, «non preveda la possibilità di rinunciare ai trattamenti di nutrizione e idratazione artificiale e consideri, comunque, l’opinione del paziente non vincolante per il medico». Sulle barricate, dunque, tutti insieme. Sotto il segno di Micromega. Anche se non vogliamo credere alle parole del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella che bolla quella di Englaro come «una scelta politica fin dall’inizio». Per la cronaca Beppino sarà in compagnia di altri paladini della libertà di «buona morte», da Eco a Margherita Hack, da Rodotà a Camilleri. «Da ora in poi non parlo in più. Starò in disparte, perché Eluana è finalmente libera» aveva ancora un volta ripetuto, chiudendo la porta di casa a Paluzza, mentre si celebravano i funerali di sua figlia. Motivando la sua assenza ai funerali «con la necessità di sfuggire all’inevitabile assedio mediatico». Forse questa, abbiamo pensato un po’ tutti, è la volta buona. L’occasione per tacere e meditare, nel silenzio delle mura domestiche, sulla sorte della sua Eluana. L’occasione per ritrovare la voglia di combattere stando vicino a sua moglie, una donna che si sta sgretolando e, ora come non mai, ha bisogno delle attenzioni e dell’appoggio del marito. Beppino Englaro avrebbe potuto tornare a essere un uomo normale e a parlare anche di tante cose banali di cui la gente parla in tram, al bar, per strada. Persino del tempo. Invece no. Perché lui, l’uomo che ha deciso di non parlare più, sarà oggi a Raitre, ospite di Fazio a Che tempo che fa. Ma, qualcosa ci dice, che non parlerà della pioggia o del sole.«C’è una lobby che vuole l’eutanasia»Senatore Quagliariello sul testamento biologico si consuma lo scontro finale tra laici e cattolici?«Invece è proprio su questo fronte, che è diventato un nuovo terreno di incontro e non di scontro, che nel Pdl l’anima cattolica si è saldata con quella laica. I principi che uniscono prescindono da un fatto religioso ed hanno permesso di trovare un filo comune tra le varie componenti: cattolicesimo, liberalismo e socialismo umanitario. Se in passato, tra vecchia Democrazia cristiana e comunisti, era nata una collaborazione sul fronte della ricerca dell’eguaglianza in campo sociale, ora ci muoviamo in un contesto differente dove la sfida più alta è quella antropologica». Una sfida comune per laici e cattolici?«Parallelamente al progresso della tecnica e della tecnologia in medicina si afferma l’idea che l’uomo possa controllare, dominare tutta la sua vita dall’inizio alla fine. Idea inaccettabile sia per i cattolici sia per i liberali, che rifiutano il determinismo e vedono un futuro aperto. Laici e cattolici, liberali e cristiani sono ugualmente contrari all’idea che tutto sia determinabile». Non è un’illusione quella di pensare di poter regolare la morte per legge?«Per me, per un liberale, questa cosa poteva e doveva restare in ambito privato. Ma dopo Eluana questo non è più possibile. Non siamo stati noi a portare la questione nell’agone pubblico. Altri lo hanno fatto per quella che io ritengo una “cattiva” concezione dell’amore e da un caso personale è partita una campagna mediatica, tesa a stabilire un principio valido per tutti. Il legislatore deve intervenire altrimenti il rischio è che di volta in volta decidano i giudici a colpi di sentenze. La verità è che si è costituita una lobby per introdurre l’eutanasia nel nostro Paese». Sul ddl messo a punto in Senato piovono giudizi pesanti come pietre. Per D’Alema non è una legge da Paese civile. Veronesi la definisce un obbrobrio. Per Marino è incostituzionale.«Sono tre i principi sui quali è imperniato il testo. Primo: la volontà deve essere certa e riconosciuta e non può essere ricostruita ex post come nel caso di Eluana. Secondo: occorre un’alleanza terapeutica tra medico e paziente, anche per non impiccare nessuno ad una volontà espressa in un dato momento e che poi potrebbe essere cambiata senza che si sappia. Si deve pure tenere conto dei progressi continui della scienza medica. Magari quello che non era possibile tre anni prima poi lo diventa. Terzo principio: lo Stato non può mai far morire qualcuno di sete. Non c’è la volontà di imporre una scelta alle persone e neppure di sottoporle a terapie inutili».In Parlamento c’è una maggioranza solida, che comprende anche i cattolici del Pd, per approvare questa legge. Ma c’è anche nel Paese?«Sono certo che il Paese è nella sua maggioranza contro l’eutanasia. L’opinione pubblica correttamente informata capirà che questa legge non intende togliere all’individuo la libertà di rinunciare alle cure ma soltanto quella di darsi la morte». Oggi a Roma si terrà la manifestazione contro il ddl e c’è già chi invoca un referendum per abolirlo...«Una situazione veramente kafkiana. È in corso la presentazione degli emendamenti. La legge sarà discussa e non c’è dubbio che sia emendabile e migliorabile. Proporre il referendum e promuovere manifestazioni contro un ddl non ancora approvato dimostra che non c’è volontà di dialogare per costruire insieme una buona legge. L’intento di chi combatte il ddl è quello di far passare il principio dell’eutanasia. Ed è inutile appellarsi all’articolo 32 della Costituzione perché la nostra Carta tutela la libertà di scelta ma non la libertà di darsi la morte. In nessun caso è possibile questa interpretazione perché la nostra Costituzione è impregnata di principi cristiani come la dignità della persona e della vita». Beppino Englaro appare deciso a proseguire la sua battaglia. «Ora che di fatto è entrato in politica gli chiediamo rispetto per le istituzioni anche nel linguaggio. E poi vorrei ricordargli che la vita vale anche quando non è perfetta». - Il giornale -