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MERCOLEDI' DELLE CENERI


Le ceneri utilizzate per la celebrazione sono quelle ottenute bruciando le palme e gli ulivi benedetti l'anno prima nella Domenica delle Palme,il celebrante pronuncia inoltre la frase rituale "Ricordati, uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai".Inizia la Quaresima con un rito antico, austero, solenne, tradizionale: quello delle Ceneri."Convertitevi e credete al Vangelo"."Fate penitenza" sono le parole che ricorronocon maggior insistenza in questo giornoche apre i quaranta giorni che conducono alla Pasqua.CONVERTITEVI E CREDETE AL VANGELOIL NOSTRO IMPEGNO :¤ Iniziamo i 40 giorni della Quaresima. Come i 40 giorni di Elia verso il monte di Dio, l’Oreb. 40 giorni di penitenza come quelli degli abitanti di Ninive, che si sono vestiti di sacco e cenere e sono stati perdonati. Come quelli di Gesù all’inizio della vita pubblica. Come i 40 anni di viaggio nel deserto degli ebrei verso la terra promessa. ¤ Un viaggio penitenziale sostenuto dalla preghiera, perché è Dio il principale artefice del nostro rinnovamento, della nostra conversione. ¤ Giole: se ci rivolgiamo a Dio nulla è perduto, tutto è possibile. Dio è impegnato in quest’opera anche per fedeltà a se stesso, alle sue promesse. Anche a lui sta a cuore la nostra riuscita, il nostro cambiamento.¤ Le ceneri richiamano il digiuno e la penitenza. È un gesto di umiltà e di realismo. Un digiuno finalizzato. "Non digiuniamo per la Pasqua, né per la croce, ma per i nostri peccati, perché stiamo per accedere ai misteri" (San Giovanni Crisostomo). Sant’Agostino: "Il digiuno veramente grande è l’astinenza dalle iniquità e dai piaceri illeciti del mondo; questo è il digiuno perfetto". ¤ Oggi un po’ tutti abbiamo un rapporto diverso con il digiuno e la penitenza. Per questo, più che un fatto rituale, deve essere un impegno personale, qualitativamente adatto a noi, alla nostra crescita, a liberarci dal nostro peccato, dai nostri difetti più gravi. ¤ È un cammino di purificazione. Per arrivare all’amore, che è carità verso Dio e amore del prossimo, che può farsi anche elemosina, aiuto materiale.¤ Matteo parla di "conversione", e usa il termine ebraico shûb, che significa tornare indietro, cambiare strada. Chi si accorge di avere sbagliato strada, deve tornare sui suoi passi al più presto, perché più va avanti, e più si fa faticoso il dover ritornare sui suoi passi. ¤ È un cammino che non finisce mai, che va molto al di là dell’osservanza dei comandamenti. Dobbiamo vedere con gli occhi di Dio la preghiera, il digiuno, la liberazione dal peccato.¤ A noi il gettare il nostro granellino ogni giorno. Sul serio. Senza prenderci gioco di Dio, lasciandoci riconciliare.¤ Forse non si tratta tanto di cambiare, di aggiungere azioni speciali a quelle che già facciamo. Forse non c’è bisogno di cambiare nulla. E nello stesso tempo abbiamo l’esigenza di cambiare tutto. Cambiare la prospettiva da cui vediamo le cose, fare unità nella nostra vita, mettere Gesù al centro di tutto, mettersi a fuoco davanti a lui. ¤ C’è la penitenza del dovere di ogni giorno, della accettazione piena della quotidianità con ciò che porta con sé: la fatica di obbedire, gli amici poco simpatici, il freddo o il caldo… Non ci mancheranno le occasioni.  DALLA TESTA AI PIEDICarissimi, cenere in testa e acqua sui piedi.Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all' acqua, più che alle parole. Non c' è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito.Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un "linguaggio a lunga conservazione".È difficile, per esempio, sottrarsi all' urto di quella cenere. Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un' autentica martellata quel richiamo all' unica cosa che conta: "Convertiti e credi al Vangelo". Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale,secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d' ulivo benedetti nell' ultima domenica delle palme. Se no, le allusioni all' impegno per la pace, all' accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria,alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione. Quello "shampoo alla cenere", comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell' acqua nel catino. È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l' abbiamo "udita con gli occhi", pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente. Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l' offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana,è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell' attesa di Cristo? "Una tantum" per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane?Potenza evocatrice dei segni!Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua.La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano.  Per spegnerne l' ardore, mettiamoci alla ricerca dell' acqua da versare... sui piedi degli altri.Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi. - Don Tonino Bello -