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PER LA QUARESIMA 2009: SOBRIETA'


La crisi economica ci lancia due sfide. Come proporre sobrietà, riduzione dei consumi, autotassazione, solidarietà a chi fa fatica ad arrivare a fine mese? Come resistere alle sirene consumistiche della pubblicità e delle stesse autorità politiche e motivare la sobrietà? Può essere utile non dimenticare che c’è qualcuno che la Quaresima la vive tutto l’anno, ieri nel Sud del mondo, oggi anche da noi: il popolo della fame, della miseria, il miliardo di uomini che vive sotto la soglia della povertà assoluta, i 600 milioni di analfabeti e di handicappati. Talvolta peraltro da queste popolazioni giungono esempi straordinari di digiuno e solidarietà: famiglie che, come la vedova evangelica, rinunciano al pasto quotidiano o condividono un piatto di riso! Come uscire dalla pazzia consumistica collettiva? Bisogna capire che è possibile vivere meglio consumando di meno. Che è possibile misurare il benessere non solo in termini di Pil, ossia di crescita delle merci, ma in termini di qualità della vita. Che è possibile governare la decrescita anziché subirla. Esiste un "Movimento per la decrescita felice" che propone la strada di uno stile di vita più sobrio, attento ad utilizzare bene le risorse, con creatività, mirando alla qualità della vita, a ciò che crea benessere interiore, legami, comunità. Perché fare scelte di sobrietà?1. Per un recupero di umanità, cercando innanzitutto di vincere la paura di essere meno ricchi. Confessiamolo: ci siano adagiati nell’abbondanza e l’idea di essere meno ricchi ci spaventa; il nostro è un mondo ricco di beni, ma poverissimo di anima, un mondo di persone a cui non si può più chiedere una rinuncia, un sacrificio, una privazione volontaria, uno sforzo serio di volontà. La Quaresima può allora essere il momento di pensare che è possibile vivere bene pur disponendo di meno: dando maggiore spazio al dialogo, all’amicizia, alla riflessione, alla meditazione. 2. Per solidarietà. La sfida per noi cristiani è quella della profezia: non predire il futuro, ma esprimere, con parole e gesti concreti, il giudizio di Dio sul presente. Tornare a parlare, facendo peraltro eco alle parole di Giovanni Paolo II, di peccato, di peccato sociale e collettivo, di "strutture di peccato", di ingiustizie che gridano vendetta. La profezia si sostanzia di gesti concreti di rinuncia e solidarietà, di digiuno dal cibo e dal divertimento, per destinare i risparmi a chi ha meno di noi. 3. Per un rapporto più profondo con Dio. Forse il digiuno più difficile, ma più urgente, è quello dalla televisione e dalle infinite distrazioni, per fermarci a pregare, a riflettere, a leggere insieme la Bibbia, per confrontarci con il progetto di Dio e trarre da lui forza per quelle scelte che ci sembrano doverose in coscienza, ma troppo ardue per noi. A gestire i momenti positivi, di crescita, sono capaci quasi tutti: è nei momenti di crisi e di difficoltà che vengono a galla le risorse della speranza e la creatività delle persone. Saremo capaci di essere tali? Con la forza che viene da Dio? - Battista Galvagno - Madre di Dio -