Dal 30 agosto al 5 settembre sono stato a Medjugorje per un invito, sono andato a vivere un’esperienza di preghiera. Non ero mai stato a Medjugorje, mai mi aveva incuriosito o interessato questo grande avvenimento, ma ho accettato l’invito pressante di Lilli ad andare ("Devi venire!"), come semplice pellegrino, insieme a quei più di 60 pellegrini. Conosco bene il Santuario di Fatima, perché ho avuto la grazia di viverci per tre anni. Anche a Lourdes sono stato più volte. A Medjugorje sono andato con molti punti di domanda, non dimentichiamo che lì le apparizioni sono tuttora in corso e quindi non vi è stato ancora un pronunciamento da parte della Chiesa. A Fatima le apparizioni sono avvenute dal 13 maggio 1917 al 13 ottobre dello stesso anno per sei volte ogni 13 del mese; nel mese di agosto la Madonna è apparsa il 19, perché il 13 di quel mese il sindaco aveva sequestrato i bambini. Sono andato a Medjugorje a titolo personale per vedere e per vivere quella che poi si è rivelata un’esperienza di fede. Un’esperienza di fede che può essere compresa e vissuta solo nell’ottica di un cuore docile, disponibile e attento. Anche se, bisogna riconoscerlo, chi va a Medjugorje deve mettere in conto non solo un esercizio spirituale, ma anche un esercizio fisico perché a Medjugorje c’è da camminare, ma nulla avviene per caso. Mi chiamo don Claudio, da due anni dopo l’esperienza di Fatima vivo a Roma e sono responsabile dell’emittente cattolica "Telepace". Credo sia bello il poter condividere insieme un’esperienza di fede. A Medjugorje si scopre un bisogno infinito di toccare il cielo con un dito, immergersi nel silenzio, nella preghiera, nell’abbandonarsi a Dio, portati a Lui attraverso Maria. Si approfitta per riconciliarsi e soprattutto si prega, ci si ferma, non si guarda l’orologio con la preoccupazione e la speranza che il prete la finisca in fretta. Si è lì e lì si vive un’esperienza formidabile. Non si ha paura di inginocchiarsi davanti al Santissimo, si uniscono le mani, si canta. Si ha quasi la sensazione di trovarsi buttati dentro qualcosa, un’esperienza, che nel nostro quotidiano non respiriamo più, non ci appartiene più e, se capita, succede raramente. Avvertiamo una comunità cristiana che prega insieme e che se dice "amen" , "credo", si sente che lo dice con il cuore più che con le labbra. Oggi mi trovo catapultato qui, in maniera un po’ improvvisata, a condividere con voi questo incontro di preghiera. A Medjugorje sono veramente rinato per quel contatto con una comunità che prega. Forse sono il meno indicato per commentare quello che Maria dice, ma per quanto mi suggerisce il mio essere prete, ci provo. Sia il 25 che il 2 ottobre, Maria mette al centro della sua parola la fede. "…testimoniate con gioia la vostra fede…" dice il 25 ottobre e il 2 ottobre "…nelle prove della vita la fede è l’unica a darvi la forza…" La fede: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa…, Signore aumenta la nostra fede…, La tua fede ti ha salvato…". Continuamente Gesù nel Vangelo esorta ad avere fede. A Marta, di fronte al fratello morto, chiede: "Hai fede tu nel Figlio dell’uomo?" Fratelli e sorelle, che cos’è la fede? Possiamo dare definizioni dogmatiche, possiamo raccontare la fede dei santi o pensare a quelle persone che hanno fatto della loro fede un campo di lavoro, di impegno, di battaglia, ma proviamo a chiedere ad ognuno di noi: per me prete, per me papà, per me mamma, per me giovane che cos’è la fede? Un dono? Una scoperta? Un peso? Un intralcio? Una gioia? Una marcia in più? Se oggi siamo qui, se viviamo questa vita nessuno di noi lo ha chiesto, nessuno ha deciso un giorno di nascere, ma tutti noi siamo il frutto di un atto di amore. Se giorno dopo giorno abbiamo cercato di percorrere un cammino di fede è perché Qualcuno ha voluto che potessimo ricevere il battesimo e quindi iniziare un cammino di fede. A una mamma e a un papà che portano il loro bambino al fonte battesimale il sacerdote chiede: "Siete disposti ad educare nella fede questo bambino?" Non chiede: "Siete disposti a portarlo al catechismo, a mandarlo a messa ogni tanto, a fargli fare la prima comunione?" No, ma chiede: "Siete disposti ad educarlo nella fede?" La fede non è un optional, non è qualcosa di appiccicaticcio che ci ritroviamo appresso. La fede è un dono grande che mamma e papà un giorno ci hanno fatto. Maria dice "…Testimoniate con gioia la vostra fede…". Come cristiani nell’oggi della storia che siamo chiamati a vivere, siamo testimoni credibili? E siamo testimoni che lasciano trasparire la gioia? Oh, è una grande responsabilità questa! Il cristiano è l’uomo della gioia. Io, cristiano, che vivo oggi nel 2009 sono chiamato ad essere testimone della gioia. Devo testimoniare che la fede è gioia. Gioia vera che non si compra a peso al supermercato e non si baratta con quel luccichio che spesso ci viene venduto come gioia, felicità, realizzazione….. Quando fanno la pubblicità, guarda caso, ci sono sempre famiglie con un sorriso che va da un orecchio a un altro, quasi che la gioia fosse acquistabile con un certo prodotto. La gioia non è la festa pagana di Halloween che ci porta il cuore lontano dalle nostre radici cristiane. Sotto queste proposte c’è il dio quattrino, gli interessi. Questo è quello che conta oggi. Allora è importante che ci chiediamo: "Come sta la nostra fede? Gode di buona salute o è moribonda?" Se ne vado fiero, di tanto in tanto la tolgo dalla naftalina, perché prenda un po’ di aria. Come ci misuriamo la temperatura corporea, ogni tanto dovremmo misurare il livello della nostra fede. Spesso si incontra gente che crede di credere, ma ahimè, al primo cambiamento di vento cambia la bandiera del proprio credo. Sempre la Vergine nel messaggio del 2 ottobre ci ricorda che dobbiamo "…aiutare il prossimo nella scoperta della fede…". Noi dobbiamo aiutare il nostro prossimo. Attenzione, il prossimo non è quello che abita a 100 km da noi o che abita nel continente africano. Il nostro prossimo abita sul nostro stesso pianerottolo, nello stesso ambiente di lavoro, dove vado a fare sport, dove mi incontro con altri genitori che portano i loro bambini a scuola. Quello è il mio prossimo e nel fare questo Maria ci assicura che Lei ci aiuta. Certo che se vogliamo aiutare il prossimo a scoprire la fede, prima dobbiamo riscoprire la nostra, la fede che abita nella nostra vita. Prima vi ho chiesto: "Che cos’è la fede?" Ora vi chiedo: "Come io vivo la mia fede?" Ho detto che noi siamo il frutto di un gesto d’amore e quando il papà e la mamma ci hanno accolto, dando vita a una famiglia, si sono preoccupati di noi, del nostro essere sani, sempre pronti fare qualsiasi sacrificio per noi. Vi faccio una domanda: "C’è stata la stessa preoccupazione per far crescere la vita di fede?" Oggi sembra che i genitori siano preoccupati di tutto e di più, ma ben poco della fede. Quello che importa è che il figlio cresca bello, robusto, sano, forte, un bell’armadio, ma se poi dentro è vuoto o se gli altri lo educano al posto mio, non è che mi preoccupi più di tanto, anche se poi nei confessionali si incontrano dei genitori che dicono: "Padre non conosco più mio figlio." "E’ chiaro, se te l’hanno educato gli altri!" C’è in noi la preoccupazione che la fede possa crescere e possa essere alimentata? Maria dice "…preghiera e digiuno…". Dobbiamo irrobustirci nella fede con i Sacramenti, con il riflettere, col dedicare tempo ai ritiri, con gli esercizi spirituali, con i pellegrinaggi. Vi chiedo ancora: "Esiste la preoccupazione per tutto questo?" Ancorati come siamo su questa terra quasi fossimo eterni, difficilmente ci si preoccupa con la stessa passione, anche nei confronti delle giovani generazioni, della vita che verrà, quella che conta veramente. Noi possiamo dedicarci per tutta la vita ad accumulare cose materiali; ma quando Dio ci chiama nessuno di noi porterà con sé quello che ha messo da parte in questa vita, Dio ci chiederà conto della carità che abbiamo vissuto. La Vergine Maria ci vuole richiamare a questo. Avere fede, vivere la fede vuol dire anzitutto aver scoperto una Persona, vuol dire costruire un rapporto d’amore con questa Persona. Quando si è innamorati, all’amato o all’amata non si danno i ritagli di tempo, gli scarti, quando si è innamorati il cuore si surriscalda e la mente si incolla su ciò che abbiamo scoperto essere importante per noi. Vivere la fede significa aver scoperto una Persona che si chiama Gesù di Nazareth, vuol dire farLo entrare nel nostro cuore, nei nostri pensieri, nella nostra vita e nelle nostre scelte. Vuol dire che non dobbiamo dimenticare che noi Gli apparteniamo, noi siamo Suoi e Lui, Lui solo deve essere il centro della nostra vita. Certo per amare occorre conoscerLo, occorre darGli tempo, occorre reclinare il nostro capo sul petto di Gesù come fece il discepolo che Gesù amava, Giovanni. Vivere la fede con gioia vuol dire aver fatto una scoperta formidabile che risulta pressoché impossibile tenerla per sé. Dobbiamo testimoniare nella vita quotidiana la nostra appartenenza a Gesù. Se abbiamo incontrato Gesù vivo, la nostra vita cambia, non faremo più le cose meccanicamente, abbiamo incontrato la perla preziosa e non possiamo fare a meno di vendere tutto perchè quella perla ci appartenga. Se noi siamo cristiani, se noi abbiamo messo Gesù Cristo al centro della nostra vita, dovremmo infiammare il mondo, dovremmo cambiare il mondo. Perché questo non avviene? Il problema è che i cristiani non vivono il Vangelo, forse lo conoscono, forse lo ascoltano, ma purtroppo non scende nel profondo del cuore. Maria ci dice: "…dovete testimoniare con gioia la vostra fede…". Perché la nostra fede sia operante c’è bisogno di pregare, c’è bisogno di riscoprire il valore del digiuno che ci aiuti a tralasciare quanto ci può essere di ostacolo per riscoprire la priorità di seguire il Maestro. Non è detto che bisogna digiunare solo dal cibo, possiamo digiunare dalle parole, dagli sguardi, dai pensieri, dal computer, dalla televisione, dai giornali. C’è bisogno di testimoni che con la vita raccontino la bellezza di vivere la fede a 360 gradi. Quella fede che apre la via della speranza, speranza che pure siamo chiamati a donare a piene mani e lo faremo nella misura in cui ci aggrappiamo ai sacramenti, alla preghiera, alle opere di carità, al digiuno. - Don Claudio Savio -centroreginadellapace -
MEDJUGORJE: TESTIMONIANZA DI DON CLAUDIO RESPONSABILE EMITTENTE "TELEPACE"
Dal 30 agosto al 5 settembre sono stato a Medjugorje per un invito, sono andato a vivere un’esperienza di preghiera. Non ero mai stato a Medjugorje, mai mi aveva incuriosito o interessato questo grande avvenimento, ma ho accettato l’invito pressante di Lilli ad andare ("Devi venire!"), come semplice pellegrino, insieme a quei più di 60 pellegrini. Conosco bene il Santuario di Fatima, perché ho avuto la grazia di viverci per tre anni. Anche a Lourdes sono stato più volte. A Medjugorje sono andato con molti punti di domanda, non dimentichiamo che lì le apparizioni sono tuttora in corso e quindi non vi è stato ancora un pronunciamento da parte della Chiesa. A Fatima le apparizioni sono avvenute dal 13 maggio 1917 al 13 ottobre dello stesso anno per sei volte ogni 13 del mese; nel mese di agosto la Madonna è apparsa il 19, perché il 13 di quel mese il sindaco aveva sequestrato i bambini. Sono andato a Medjugorje a titolo personale per vedere e per vivere quella che poi si è rivelata un’esperienza di fede. Un’esperienza di fede che può essere compresa e vissuta solo nell’ottica di un cuore docile, disponibile e attento. Anche se, bisogna riconoscerlo, chi va a Medjugorje deve mettere in conto non solo un esercizio spirituale, ma anche un esercizio fisico perché a Medjugorje c’è da camminare, ma nulla avviene per caso. Mi chiamo don Claudio, da due anni dopo l’esperienza di Fatima vivo a Roma e sono responsabile dell’emittente cattolica "Telepace". Credo sia bello il poter condividere insieme un’esperienza di fede. A Medjugorje si scopre un bisogno infinito di toccare il cielo con un dito, immergersi nel silenzio, nella preghiera, nell’abbandonarsi a Dio, portati a Lui attraverso Maria. Si approfitta per riconciliarsi e soprattutto si prega, ci si ferma, non si guarda l’orologio con la preoccupazione e la speranza che il prete la finisca in fretta. Si è lì e lì si vive un’esperienza formidabile. Non si ha paura di inginocchiarsi davanti al Santissimo, si uniscono le mani, si canta. Si ha quasi la sensazione di trovarsi buttati dentro qualcosa, un’esperienza, che nel nostro quotidiano non respiriamo più, non ci appartiene più e, se capita, succede raramente. Avvertiamo una comunità cristiana che prega insieme e che se dice "amen" , "credo", si sente che lo dice con il cuore più che con le labbra. Oggi mi trovo catapultato qui, in maniera un po’ improvvisata, a condividere con voi questo incontro di preghiera. A Medjugorje sono veramente rinato per quel contatto con una comunità che prega. Forse sono il meno indicato per commentare quello che Maria dice, ma per quanto mi suggerisce il mio essere prete, ci provo. Sia il 25 che il 2 ottobre, Maria mette al centro della sua parola la fede. "…testimoniate con gioia la vostra fede…" dice il 25 ottobre e il 2 ottobre "…nelle prove della vita la fede è l’unica a darvi la forza…" La fede: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa…, Signore aumenta la nostra fede…, La tua fede ti ha salvato…". Continuamente Gesù nel Vangelo esorta ad avere fede. A Marta, di fronte al fratello morto, chiede: "Hai fede tu nel Figlio dell’uomo?" Fratelli e sorelle, che cos’è la fede? Possiamo dare definizioni dogmatiche, possiamo raccontare la fede dei santi o pensare a quelle persone che hanno fatto della loro fede un campo di lavoro, di impegno, di battaglia, ma proviamo a chiedere ad ognuno di noi: per me prete, per me papà, per me mamma, per me giovane che cos’è la fede? Un dono? Una scoperta? Un peso? Un intralcio? Una gioia? Una marcia in più? Se oggi siamo qui, se viviamo questa vita nessuno di noi lo ha chiesto, nessuno ha deciso un giorno di nascere, ma tutti noi siamo il frutto di un atto di amore. Se giorno dopo giorno abbiamo cercato di percorrere un cammino di fede è perché Qualcuno ha voluto che potessimo ricevere il battesimo e quindi iniziare un cammino di fede. A una mamma e a un papà che portano il loro bambino al fonte battesimale il sacerdote chiede: "Siete disposti ad educare nella fede questo bambino?" Non chiede: "Siete disposti a portarlo al catechismo, a mandarlo a messa ogni tanto, a fargli fare la prima comunione?" No, ma chiede: "Siete disposti ad educarlo nella fede?" La fede non è un optional, non è qualcosa di appiccicaticcio che ci ritroviamo appresso. La fede è un dono grande che mamma e papà un giorno ci hanno fatto. Maria dice "…Testimoniate con gioia la vostra fede…". Come cristiani nell’oggi della storia che siamo chiamati a vivere, siamo testimoni credibili? E siamo testimoni che lasciano trasparire la gioia? Oh, è una grande responsabilità questa! Il cristiano è l’uomo della gioia. Io, cristiano, che vivo oggi nel 2009 sono chiamato ad essere testimone della gioia. Devo testimoniare che la fede è gioia. Gioia vera che non si compra a peso al supermercato e non si baratta con quel luccichio che spesso ci viene venduto come gioia, felicità, realizzazione….. Quando fanno la pubblicità, guarda caso, ci sono sempre famiglie con un sorriso che va da un orecchio a un altro, quasi che la gioia fosse acquistabile con un certo prodotto. La gioia non è la festa pagana di Halloween che ci porta il cuore lontano dalle nostre radici cristiane. Sotto queste proposte c’è il dio quattrino, gli interessi. Questo è quello che conta oggi. Allora è importante che ci chiediamo: "Come sta la nostra fede? Gode di buona salute o è moribonda?" Se ne vado fiero, di tanto in tanto la tolgo dalla naftalina, perché prenda un po’ di aria. Come ci misuriamo la temperatura corporea, ogni tanto dovremmo misurare il livello della nostra fede. Spesso si incontra gente che crede di credere, ma ahimè, al primo cambiamento di vento cambia la bandiera del proprio credo. Sempre la Vergine nel messaggio del 2 ottobre ci ricorda che dobbiamo "…aiutare il prossimo nella scoperta della fede…". Noi dobbiamo aiutare il nostro prossimo. Attenzione, il prossimo non è quello che abita a 100 km da noi o che abita nel continente africano. Il nostro prossimo abita sul nostro stesso pianerottolo, nello stesso ambiente di lavoro, dove vado a fare sport, dove mi incontro con altri genitori che portano i loro bambini a scuola. Quello è il mio prossimo e nel fare questo Maria ci assicura che Lei ci aiuta. Certo che se vogliamo aiutare il prossimo a scoprire la fede, prima dobbiamo riscoprire la nostra, la fede che abita nella nostra vita. Prima vi ho chiesto: "Che cos’è la fede?" Ora vi chiedo: "Come io vivo la mia fede?" Ho detto che noi siamo il frutto di un gesto d’amore e quando il papà e la mamma ci hanno accolto, dando vita a una famiglia, si sono preoccupati di noi, del nostro essere sani, sempre pronti fare qualsiasi sacrificio per noi. Vi faccio una domanda: "C’è stata la stessa preoccupazione per far crescere la vita di fede?" Oggi sembra che i genitori siano preoccupati di tutto e di più, ma ben poco della fede. Quello che importa è che il figlio cresca bello, robusto, sano, forte, un bell’armadio, ma se poi dentro è vuoto o se gli altri lo educano al posto mio, non è che mi preoccupi più di tanto, anche se poi nei confessionali si incontrano dei genitori che dicono: "Padre non conosco più mio figlio." "E’ chiaro, se te l’hanno educato gli altri!" C’è in noi la preoccupazione che la fede possa crescere e possa essere alimentata? Maria dice "…preghiera e digiuno…". Dobbiamo irrobustirci nella fede con i Sacramenti, con il riflettere, col dedicare tempo ai ritiri, con gli esercizi spirituali, con i pellegrinaggi. Vi chiedo ancora: "Esiste la preoccupazione per tutto questo?" Ancorati come siamo su questa terra quasi fossimo eterni, difficilmente ci si preoccupa con la stessa passione, anche nei confronti delle giovani generazioni, della vita che verrà, quella che conta veramente. Noi possiamo dedicarci per tutta la vita ad accumulare cose materiali; ma quando Dio ci chiama nessuno di noi porterà con sé quello che ha messo da parte in questa vita, Dio ci chiederà conto della carità che abbiamo vissuto. La Vergine Maria ci vuole richiamare a questo. Avere fede, vivere la fede vuol dire anzitutto aver scoperto una Persona, vuol dire costruire un rapporto d’amore con questa Persona. Quando si è innamorati, all’amato o all’amata non si danno i ritagli di tempo, gli scarti, quando si è innamorati il cuore si surriscalda e la mente si incolla su ciò che abbiamo scoperto essere importante per noi. Vivere la fede significa aver scoperto una Persona che si chiama Gesù di Nazareth, vuol dire farLo entrare nel nostro cuore, nei nostri pensieri, nella nostra vita e nelle nostre scelte. Vuol dire che non dobbiamo dimenticare che noi Gli apparteniamo, noi siamo Suoi e Lui, Lui solo deve essere il centro della nostra vita. Certo per amare occorre conoscerLo, occorre darGli tempo, occorre reclinare il nostro capo sul petto di Gesù come fece il discepolo che Gesù amava, Giovanni. Vivere la fede con gioia vuol dire aver fatto una scoperta formidabile che risulta pressoché impossibile tenerla per sé. Dobbiamo testimoniare nella vita quotidiana la nostra appartenenza a Gesù. Se abbiamo incontrato Gesù vivo, la nostra vita cambia, non faremo più le cose meccanicamente, abbiamo incontrato la perla preziosa e non possiamo fare a meno di vendere tutto perchè quella perla ci appartenga. Se noi siamo cristiani, se noi abbiamo messo Gesù Cristo al centro della nostra vita, dovremmo infiammare il mondo, dovremmo cambiare il mondo. Perché questo non avviene? Il problema è che i cristiani non vivono il Vangelo, forse lo conoscono, forse lo ascoltano, ma purtroppo non scende nel profondo del cuore. Maria ci dice: "…dovete testimoniare con gioia la vostra fede…". Perché la nostra fede sia operante c’è bisogno di pregare, c’è bisogno di riscoprire il valore del digiuno che ci aiuti a tralasciare quanto ci può essere di ostacolo per riscoprire la priorità di seguire il Maestro. Non è detto che bisogna digiunare solo dal cibo, possiamo digiunare dalle parole, dagli sguardi, dai pensieri, dal computer, dalla televisione, dai giornali. C’è bisogno di testimoni che con la vita raccontino la bellezza di vivere la fede a 360 gradi. Quella fede che apre la via della speranza, speranza che pure siamo chiamati a donare a piene mani e lo faremo nella misura in cui ci aggrappiamo ai sacramenti, alla preghiera, alle opere di carità, al digiuno. - Don Claudio Savio -centroreginadellapace -