Nelle grandi città si vive immersi in un turbinio di attraenti persone dell’altro sesso che graziosamente parlano e sorridono, esibiscono i loro aspetti migliori, la loro voglia di amare ed essere amati e ammirati, e con ciò mettono in pericolo l’esistenza della coppia che con tanto amore e fiducia aveva iniziato la vita insieme. In tali concentramenti di popolazione, dove ognuno è estraneo all’altro, i rapporti interpersonali tra concittadini e colleghi sono quasi inesistenti; manca quindi l’inibitorio controllo reciproco che esiste invece nei piccoli villaggi, dove i cedimenti morali sono più rari per l’esistenza di una sorta di autoregolazione automatica dei costumi. Purtroppo, quando il legame d’una coppia comincia ad incrinarsi per l’intrusione di una di quelle persone il cui fascino misterioso la fa apparire più attraente del proprio partner, il partner colpevole comincia a fornire alla propria coscienza ogni alibi possibile per lapidare colei o colui che pur aveva fino allora condotto al suo fianco una vita irreprensibile con l’amore e l’abnegazione di cui era capace. E’ difficile capire la natura della forza distruttiva che spinge una persona a disamorarsi di un partner che finora rappresentava per lui una culla serena e ordinata e quindi generatrice di felicità, per saltare nel buio di evasioni generatrici di disordine e quindi, presto o tardi, di sofferenza.Una voce di popolo, sostenuta anche dalla Sociobiologia, sostiene che fin dagli albori della specie umana sarebbe caratteristica naturale e incoercibile del maschio andare a caccia di femmine oltre che di animali distribuendo il proprio seme a destra e a manca ad ogni buona occasione. Questa teoria però poteva valere per i tumultuosi e promiscui primordi in cui gli ominidi facevano parte di branchi non ancora organizzati, ed oggi sembra poco attendibile; da quando infatti l’Homo Sapiens si è costituito in ordinate strutture sociali gerarchiche sottoposte a regole e consuetudini col valore di leggi, si è modificato geneticamente anche il suo ruolo istituzionale nel clan e la sua responsabilità nei riguardi dei componenti; l’immagine quindi di un maschio ancestralmente cacciatore di proteine e di femmine si è molto ridimensionata e oggi sembra solo un alibi inventato dalla mascolinità per giustificare le sue fantasie erotiche e le sue scappatelle. Quanto alla femmina, tutti gli antropologi concordano che sia meno portata al tradimento a causa del suo primario interesse alla conservazione del nucleo familiare; è la donna infatti che investe tutte le sue energie per ogni singolo figlio e per la durata di quattro o cinque anni, ed è naturale che difenda con le unghie e con i denti il suo investimento genetico facendo in modo che vada a buon fine conservando l’unità della famiglia. Tale predisposizione è innata e si è mantenuta certamente anche nelle donne di oggi, nonostante la liberazione sessuale, l’interruzione di gravidanza e il controllo delle nascite, anche se la maggior parte di esse finge di non saperlo; è un dato di fatto che, salvo eccezioni perverse, la maggior parte dei tradimenti femminili è provocata dall’incuria dei maschi nei riguardi delle loro compagne o da maltrattamenti, tradimenti, e comportamenti offensivi. Resta comunque la triste realtà che quando si insinua nell’animo o nella fantasia il desiderio di liberarsi del partner, maschio o femmina che sia, non è facile per il traditore razionalizzare gli inconsci motivi abbietti del suo comportamento; è difficile giudicare con chiarezza se colei o colui di cui si era innamorati, e che ora più non si sopporta, abbia perso le sue iniziali attrattive a causa d’un oggettivo deterioramento del suo aspetto o a causa di un divergente processo evolutivo morale, oppure se a forza di guardare nei giardini degli altri reputiamo di poter aspirare ad un partner migliore di quello attuale: qualsiasi motivo si adduca, è solo un pretesto per liberarsi da ciò che si ritiene una prigione. Cercare pretesti infatti è il più comune falso salvagente cui gli esseri umani si sono da sempre aggrappati per non dover scoprire in se stessi il vero abbietto motivo del loro disamore. Guardiamola in faccia noi, allora, l’abbietta Fata Morgana: l’illusoria e consumistica convinzione che il nostro ego meriti qualcosa di meglio, un partner migliore, mentre il vero abbietto motivo è la nostra incapacità creativa di rendere interessante la nostra vita, e allora ci illudiamo che lo possa fare un “partner migliore”. Mettiamoci una mano sul petto e chiediamoci se almeno una volta non abbiamo accarezzato il pensiero che il nostro partner, per un motivo più o meno giusto, “non ci meritasse”. Questa Fata Morgana del partner migliore che ci spetta di diritto è il pensiero più deleterio che ci possa infettare, dato che offusca la capacità di vedere gli aspetti positivi che la nostra attuale compagna o compagno sicuramente possiede, se una volta ci è pur piaciuto e se nel frattempo non è diventato un mostro; ci inibisce la capacità di gioire per come egli ci ha reso finora bella e attraente la vita e di vedere chiaramente la nostra colpevole ignavia creativa. Il segreto della felicità è infatti gioire per le qualità del partner, piuttosto che stare a roderci e a soffrire per i suoi difetti; in lui ci sono certamente “in nuce” anche altri aspetti positivi meno evidenti ma che potrebbero essere scoperti e sviluppati, se si prendesse l’iniziativa di coltivarli con pazienza ed amore introducendo nuovi motivi di interesse comune; se è vero che l’essere umano oscilla continuamente fra il bisogno d’una casa sicura e il fascino di nuovi orizzonti e nuove esperienze, perché cercare queste altrove, invece di crearle nel proprio partner e nell’ambito della propria famiglia? Non si immagina, o piuttosto non si vuole immaginare, quanto la nostra innocente compagna o compagno possa essere felice di seguire il nostro entusiasmo di fare o imparare cose nuove, e allo stesso modo quanto possa anche lei trascinarci col suo entusiasmo verso nuovi interessi e nuove esperienze; ed è straordinario constatare quanto queste esperienze possano tenere felicemente unita la coppia, se il partner scontento non si chiudesse nell’alibi nichilistico del “tanto è tutto inutile”. La Fata Morgana del partner migliore di quello attuale distrugge ovviamente la base affettiva necessaria a farci compiere anche quegli atti quotidiani che servono a mantenere vivo, o a riaccendere, il piacere del contatto fisico e affettivo: gli sguardi e gli abbracci affettuosi, le carezze e i toccamenti, tutti insomma quei piccoli gesti di tenerezza e affettuosità che fanno sentire alla compagna o al compagno l’attrazione che in fondo ancora esercita su di noi e la nostra gratitudine per la sua stessa esistenza. L’affettività e la sessualità femminile è particolarmente sensibile a queste attenzioni e la donna è capace di commuoversi ed infiammarsi fino a tarda età; bisogna convincersi che amore richiama sempre amore e che è biologicamente impossibile che chi è oggetto di questi gesti diretti d’affetto non li ricambi con la stessa intensità alimentando così quel circolo virtuoso che anche Dante mostra di conoscere molto bene col suo amor che a nullo amato amar perdona. Sfortunatamente, la saggezza per capire lo stretto legame esistente fra erotismo e affettività, e la saggezza di adeguarvisi modificando e riprogrammando il proprio modo di agire adattandolo su quello del partner, si conquista spesso solo con la maturità o la vecchiaia; tuttavia non è mai troppo tardi per correggere i propri comportamenti, e a qualunque età si può constatare quanto sia facile annullare la stessa nostra percezione della vecchiaia con una sorta di ritorno di fiamma della vigoria e del giovanile ottimismo, che allontana anche il pensiero della morte attraverso una nuova gioia di vivere ed amare. Il risveglio dell’amore è infatti il miglior antidoto agli acciacchi e alla depressione della vecchiaia. Il più grande nemico d’una felice vita coniugale resta tuttavia il turbinio di attraenti figure dell’altro sesso, spesso sessualmente aggressive, offerto dalla vita sociale e lavorativa. Il loro fascino spesso consiste solo nell’aura di mistero che circonda ciò che non si conosce, oppure si è indotti ad ammirare in loro ciò che noi pusillanimi non siamo capaci di trovare in noi stessi e nel nostro partner, e allora si vive della luce con cui abbiamo rivestito quella nuova persona che ci appare immensamente superiore. Spesso contro la vuota luce riflessa di questa Fata Morgana si spunta anche la più forte determinazione a continuare ad amare il vecchio partner e coltivare e mantenere con lui consapevolmente quel tenerissimo stato di complice eccitazione che rende felice la vita. Quando sfortunatamente ciò accade, la causa non risiede in una presunta innata predisposizione dell’uomo al tradimento, bensì nell’inclinazione del singolo individuo a farsi plagiare dal gruppo sociale in cui vive e dai degradati modelli mediatici che lo assediano. L’aumento odierno dei matrimoni falliti e dei divorzi dipende dunque dalla maggiore promiscuità sociale e dal conformismo che quasi impone all’individuo di adeguarsi ai cattivi costumi imperanti; ma dipende anche dalla fragilità e labilità individuale, che soccombe davanti ai condizionamenti sociali perché incapace di affrontare e riparare la minima difficoltà coniugale. - Veniero Scarselli - (Dal volume dello stesso Autore Conservazione dell’amore coniugale, Campanotto Editore 2008)- Pontifex -
IL MALE DELLA COPPIA: L'ILLUSIONE CHE ESISTA UN " PARTNER MIGLIORE"
Nelle grandi città si vive immersi in un turbinio di attraenti persone dell’altro sesso che graziosamente parlano e sorridono, esibiscono i loro aspetti migliori, la loro voglia di amare ed essere amati e ammirati, e con ciò mettono in pericolo l’esistenza della coppia che con tanto amore e fiducia aveva iniziato la vita insieme. In tali concentramenti di popolazione, dove ognuno è estraneo all’altro, i rapporti interpersonali tra concittadini e colleghi sono quasi inesistenti; manca quindi l’inibitorio controllo reciproco che esiste invece nei piccoli villaggi, dove i cedimenti morali sono più rari per l’esistenza di una sorta di autoregolazione automatica dei costumi. Purtroppo, quando il legame d’una coppia comincia ad incrinarsi per l’intrusione di una di quelle persone il cui fascino misterioso la fa apparire più attraente del proprio partner, il partner colpevole comincia a fornire alla propria coscienza ogni alibi possibile per lapidare colei o colui che pur aveva fino allora condotto al suo fianco una vita irreprensibile con l’amore e l’abnegazione di cui era capace. E’ difficile capire la natura della forza distruttiva che spinge una persona a disamorarsi di un partner che finora rappresentava per lui una culla serena e ordinata e quindi generatrice di felicità, per saltare nel buio di evasioni generatrici di disordine e quindi, presto o tardi, di sofferenza.Una voce di popolo, sostenuta anche dalla Sociobiologia, sostiene che fin dagli albori della specie umana sarebbe caratteristica naturale e incoercibile del maschio andare a caccia di femmine oltre che di animali distribuendo il proprio seme a destra e a manca ad ogni buona occasione. Questa teoria però poteva valere per i tumultuosi e promiscui primordi in cui gli ominidi facevano parte di branchi non ancora organizzati, ed oggi sembra poco attendibile; da quando infatti l’Homo Sapiens si è costituito in ordinate strutture sociali gerarchiche sottoposte a regole e consuetudini col valore di leggi, si è modificato geneticamente anche il suo ruolo istituzionale nel clan e la sua responsabilità nei riguardi dei componenti; l’immagine quindi di un maschio ancestralmente cacciatore di proteine e di femmine si è molto ridimensionata e oggi sembra solo un alibi inventato dalla mascolinità per giustificare le sue fantasie erotiche e le sue scappatelle. Quanto alla femmina, tutti gli antropologi concordano che sia meno portata al tradimento a causa del suo primario interesse alla conservazione del nucleo familiare; è la donna infatti che investe tutte le sue energie per ogni singolo figlio e per la durata di quattro o cinque anni, ed è naturale che difenda con le unghie e con i denti il suo investimento genetico facendo in modo che vada a buon fine conservando l’unità della famiglia. Tale predisposizione è innata e si è mantenuta certamente anche nelle donne di oggi, nonostante la liberazione sessuale, l’interruzione di gravidanza e il controllo delle nascite, anche se la maggior parte di esse finge di non saperlo; è un dato di fatto che, salvo eccezioni perverse, la maggior parte dei tradimenti femminili è provocata dall’incuria dei maschi nei riguardi delle loro compagne o da maltrattamenti, tradimenti, e comportamenti offensivi. Resta comunque la triste realtà che quando si insinua nell’animo o nella fantasia il desiderio di liberarsi del partner, maschio o femmina che sia, non è facile per il traditore razionalizzare gli inconsci motivi abbietti del suo comportamento; è difficile giudicare con chiarezza se colei o colui di cui si era innamorati, e che ora più non si sopporta, abbia perso le sue iniziali attrattive a causa d’un oggettivo deterioramento del suo aspetto o a causa di un divergente processo evolutivo morale, oppure se a forza di guardare nei giardini degli altri reputiamo di poter aspirare ad un partner migliore di quello attuale: qualsiasi motivo si adduca, è solo un pretesto per liberarsi da ciò che si ritiene una prigione. Cercare pretesti infatti è il più comune falso salvagente cui gli esseri umani si sono da sempre aggrappati per non dover scoprire in se stessi il vero abbietto motivo del loro disamore. Guardiamola in faccia noi, allora, l’abbietta Fata Morgana: l’illusoria e consumistica convinzione che il nostro ego meriti qualcosa di meglio, un partner migliore, mentre il vero abbietto motivo è la nostra incapacità creativa di rendere interessante la nostra vita, e allora ci illudiamo che lo possa fare un “partner migliore”. Mettiamoci una mano sul petto e chiediamoci se almeno una volta non abbiamo accarezzato il pensiero che il nostro partner, per un motivo più o meno giusto, “non ci meritasse”. Questa Fata Morgana del partner migliore che ci spetta di diritto è il pensiero più deleterio che ci possa infettare, dato che offusca la capacità di vedere gli aspetti positivi che la nostra attuale compagna o compagno sicuramente possiede, se una volta ci è pur piaciuto e se nel frattempo non è diventato un mostro; ci inibisce la capacità di gioire per come egli ci ha reso finora bella e attraente la vita e di vedere chiaramente la nostra colpevole ignavia creativa. Il segreto della felicità è infatti gioire per le qualità del partner, piuttosto che stare a roderci e a soffrire per i suoi difetti; in lui ci sono certamente “in nuce” anche altri aspetti positivi meno evidenti ma che potrebbero essere scoperti e sviluppati, se si prendesse l’iniziativa di coltivarli con pazienza ed amore introducendo nuovi motivi di interesse comune; se è vero che l’essere umano oscilla continuamente fra il bisogno d’una casa sicura e il fascino di nuovi orizzonti e nuove esperienze, perché cercare queste altrove, invece di crearle nel proprio partner e nell’ambito della propria famiglia? Non si immagina, o piuttosto non si vuole immaginare, quanto la nostra innocente compagna o compagno possa essere felice di seguire il nostro entusiasmo di fare o imparare cose nuove, e allo stesso modo quanto possa anche lei trascinarci col suo entusiasmo verso nuovi interessi e nuove esperienze; ed è straordinario constatare quanto queste esperienze possano tenere felicemente unita la coppia, se il partner scontento non si chiudesse nell’alibi nichilistico del “tanto è tutto inutile”. La Fata Morgana del partner migliore di quello attuale distrugge ovviamente la base affettiva necessaria a farci compiere anche quegli atti quotidiani che servono a mantenere vivo, o a riaccendere, il piacere del contatto fisico e affettivo: gli sguardi e gli abbracci affettuosi, le carezze e i toccamenti, tutti insomma quei piccoli gesti di tenerezza e affettuosità che fanno sentire alla compagna o al compagno l’attrazione che in fondo ancora esercita su di noi e la nostra gratitudine per la sua stessa esistenza. L’affettività e la sessualità femminile è particolarmente sensibile a queste attenzioni e la donna è capace di commuoversi ed infiammarsi fino a tarda età; bisogna convincersi che amore richiama sempre amore e che è biologicamente impossibile che chi è oggetto di questi gesti diretti d’affetto non li ricambi con la stessa intensità alimentando così quel circolo virtuoso che anche Dante mostra di conoscere molto bene col suo amor che a nullo amato amar perdona. Sfortunatamente, la saggezza per capire lo stretto legame esistente fra erotismo e affettività, e la saggezza di adeguarvisi modificando e riprogrammando il proprio modo di agire adattandolo su quello del partner, si conquista spesso solo con la maturità o la vecchiaia; tuttavia non è mai troppo tardi per correggere i propri comportamenti, e a qualunque età si può constatare quanto sia facile annullare la stessa nostra percezione della vecchiaia con una sorta di ritorno di fiamma della vigoria e del giovanile ottimismo, che allontana anche il pensiero della morte attraverso una nuova gioia di vivere ed amare. Il risveglio dell’amore è infatti il miglior antidoto agli acciacchi e alla depressione della vecchiaia. Il più grande nemico d’una felice vita coniugale resta tuttavia il turbinio di attraenti figure dell’altro sesso, spesso sessualmente aggressive, offerto dalla vita sociale e lavorativa. Il loro fascino spesso consiste solo nell’aura di mistero che circonda ciò che non si conosce, oppure si è indotti ad ammirare in loro ciò che noi pusillanimi non siamo capaci di trovare in noi stessi e nel nostro partner, e allora si vive della luce con cui abbiamo rivestito quella nuova persona che ci appare immensamente superiore. Spesso contro la vuota luce riflessa di questa Fata Morgana si spunta anche la più forte determinazione a continuare ad amare il vecchio partner e coltivare e mantenere con lui consapevolmente quel tenerissimo stato di complice eccitazione che rende felice la vita. Quando sfortunatamente ciò accade, la causa non risiede in una presunta innata predisposizione dell’uomo al tradimento, bensì nell’inclinazione del singolo individuo a farsi plagiare dal gruppo sociale in cui vive e dai degradati modelli mediatici che lo assediano. L’aumento odierno dei matrimoni falliti e dei divorzi dipende dunque dalla maggiore promiscuità sociale e dal conformismo che quasi impone all’individuo di adeguarsi ai cattivi costumi imperanti; ma dipende anche dalla fragilità e labilità individuale, che soccombe davanti ai condizionamenti sociali perché incapace di affrontare e riparare la minima difficoltà coniugale. - Veniero Scarselli - (Dal volume dello stesso Autore Conservazione dell’amore coniugale, Campanotto Editore 2008)- Pontifex -