Ho visto la fiction televisiva intitolata Sotto il cielo di Roma e imperniata sulla razzia degli ebrei da parte dei nazisti, nel ghetto di Roma, il 16 ottobre 1943. Non mi sembra che, al di là di qualche semplificazione connaturata al «genere» televisivo, meritasse le aspre rampogne del rabbino capo di Roma. Dopo avere segnalato una serie di imprecisioni, Riccardo Di Segni ha denunciato il suo tono apologetico nei confronti del Papa, definendola conclusivamente «una patacca». Al centro del dissidio stanno ovviamente i famosi silenzi di Pio XII sulla drammatica vicenda. E’ stato giusto, quanto meno opportuno, che il pontefice tacesse, oppure avrebbe dovuto alzare pubblicamente la sua voce in difesa delle vittime? Un dilemma angoscioso (che la stessa fiction non nasconde negli atteggiamenti del protagonista), sul quale ferve il dibattito tra gli studiosi. Forse è impossibile che nuovi documenti diano una risposta tranciante. Resta comunque significativa la posizione di vari intellettuali ebrei (da Arrigo Levi a Paolo Mieli), secondo i quali la protesta contro la razzia avrebbe protratto la furia nazista, esteso capillarmente la caccia e moltiplicato il numero delle vittime. Tenendo conto che chiese e conventi rigurgitavano di fuggiaschi e in particolare di ebrei, accolti su precisa istanza del papa silente. La causa di beatificazione avviata per Pio XII non riguarda i non credenti e gli ebrei, ma nessuno può esimersi da un retto giudizio, alieno da faziose intransigenze. Ammettiamo che fosse preferibile, a qualunque prezzo, in obbedienza a virtù eroiche, una aperta condanna della deportazione. Ammettiamo che il suo sia stato un errore, escludendo ovviamente che fosse dettato da inimicizia o malevolenza verso il «popolo eletto». Questo non giustificherebbe l’accanimento, quasi una damnatio memoriae, esercitato contro di lui da taluni settori dell’ebraismo. Paradossalmente, si vorrebbe dai suoi detrattori che la figura di papa Pacelli rifulgesse immacolata, manifestasse un’inattaccabile altezza morale (non a tutti richiesta), che avrebbe di per sé i contrassegni della santità. Appare una suprema ironia che, anticipando la Chiesa, lo volessero santo. Per la maggior parte dei fedeli basta ciò che rammemora la preghiera concepita per impetrare la sua beatificazione: «Ha aperto le braccia di Pietro, senza distinzione, a tutte le vittime dell’immane tragedia della seconda guerra mondiale». - Lorenzo Mondo - miradouro -
PIO XII SANTO VERO E MANCATO
Ho visto la fiction televisiva intitolata Sotto il cielo di Roma e imperniata sulla razzia degli ebrei da parte dei nazisti, nel ghetto di Roma, il 16 ottobre 1943. Non mi sembra che, al di là di qualche semplificazione connaturata al «genere» televisivo, meritasse le aspre rampogne del rabbino capo di Roma. Dopo avere segnalato una serie di imprecisioni, Riccardo Di Segni ha denunciato il suo tono apologetico nei confronti del Papa, definendola conclusivamente «una patacca». Al centro del dissidio stanno ovviamente i famosi silenzi di Pio XII sulla drammatica vicenda. E’ stato giusto, quanto meno opportuno, che il pontefice tacesse, oppure avrebbe dovuto alzare pubblicamente la sua voce in difesa delle vittime? Un dilemma angoscioso (che la stessa fiction non nasconde negli atteggiamenti del protagonista), sul quale ferve il dibattito tra gli studiosi. Forse è impossibile che nuovi documenti diano una risposta tranciante. Resta comunque significativa la posizione di vari intellettuali ebrei (da Arrigo Levi a Paolo Mieli), secondo i quali la protesta contro la razzia avrebbe protratto la furia nazista, esteso capillarmente la caccia e moltiplicato il numero delle vittime. Tenendo conto che chiese e conventi rigurgitavano di fuggiaschi e in particolare di ebrei, accolti su precisa istanza del papa silente. La causa di beatificazione avviata per Pio XII non riguarda i non credenti e gli ebrei, ma nessuno può esimersi da un retto giudizio, alieno da faziose intransigenze. Ammettiamo che fosse preferibile, a qualunque prezzo, in obbedienza a virtù eroiche, una aperta condanna della deportazione. Ammettiamo che il suo sia stato un errore, escludendo ovviamente che fosse dettato da inimicizia o malevolenza verso il «popolo eletto». Questo non giustificherebbe l’accanimento, quasi una damnatio memoriae, esercitato contro di lui da taluni settori dell’ebraismo. Paradossalmente, si vorrebbe dai suoi detrattori che la figura di papa Pacelli rifulgesse immacolata, manifestasse un’inattaccabile altezza morale (non a tutti richiesta), che avrebbe di per sé i contrassegni della santità. Appare una suprema ironia che, anticipando la Chiesa, lo volessero santo. Per la maggior parte dei fedeli basta ciò che rammemora la preghiera concepita per impetrare la sua beatificazione: «Ha aperto le braccia di Pietro, senza distinzione, a tutte le vittime dell’immane tragedia della seconda guerra mondiale». - Lorenzo Mondo - miradouro -