ASCOLTA TUA MADRE

PAOLO BROSIO: QUELLA NOTTE HO BALLATO CON IL DIAVOLO


Nome e cognome, Paolo Brosio da Asti e trapiantato in Versilia. Lui di vita terrena, come tutti, ne avrebbe a disposizione una. Di fatto, al giro di boa del mezzo secolo, ne ha già consumate tre. La prima lavorando al progetto di potersi sentire un padreterno al Twiga di Briatore. La seconda facendosi del male, essendo erroneamente convinto di essere stato iscritto al Club degli Intoccabili. La terza, dopo la caduta, provvedendo a rimediare recuperando l'innocenza fanciulla che ci rende tutti bambini di Dio.Nel suo caso, la fede nella Madonna per la quale si è fatto servitore dopo un viaggio in un paesino della Bosnia Erzegovina dove, forse, più che non di preghiere la gente avrebbe necessità di strumenti concreti per poter dimenticare una mattanza di centoventimila innocenti e un esodo di un milione e mezzo di esseri umani. Ma tant'è. Tutte le strade, forse, conducono all'Eden. A Medjugorje vedono il disco del sole danzare in cielo. A Visoko, trenta chilometri da Sarajevo, giurano di aver scoperto l'esistenza di tre piramidi e di una pista di atterraggio per Ufo. Dal mondo, allora, ci si mette in viaggio per verificare. Il turismo alla San Tommaso non passerà mai di moda.Dunque, Paolo. Lei quando ha visto la Santa Vergine Maria..."Falsa partenza. Non ho mai detto e neppure scritto di averla vista. Io la Madonna l'ho sentita. Prima con le mie orecchie, mentre mi parlava, e poi dentro il cuore dove si è sistemata per non lasciarmi mai più".Beh, perdoni l'imprecisione. La sostanza, in ogni caso, non dovrebbe cambiare."Invece sì. Nel senso che se mai un giorno, oltreché sentire la Madre, dovessi anche avere la fortuna di poterla ammirare con i miei occhi credo che cadrei secco e fulminato a terra. Insomma, morirei per la gioia".Mi permetto di augurarle che, se così sta scritto nel suo destino, il tutto debba accadere il più il là possibile nel tempo. Mi pare di capire che lei abbia ancora un sacco di cose da sbrigare quaggiù. Per lei e, soprattutto, per gli altri."In effetti, tra i tantissimi impegni, sto scrivendo con la collaborazione di Aldo Innocenti un secondo libro nel quale i lettori potranno trovare rivelazioni incredibili sulle apparizioni della Madonna a Mejugorje e su ciò che di miracoloso accade in quel paesino"In bocca al lupo, come si dice. Comunque già al primo tentativo, con "A un passo dal baratro", lei ha fatto bingo. Duecentocinquantamila copie vendute in un solo anno. Quello che si chiama un caso letterario."Uno spot per l'aldilà che, spero, serva a far pesare meno tutti i peccati che ho commesso. Ma Dio è misericordioso".Senta, Paolo, ma perché la Madonna non viene mai vista in una down town metropolitana, piuttosto che a Soweto o davanti a una moschea?"Non è vero. Appare anche per le strade di San Francisco, ma chi la vede poiché socialmente non conta nulla tace. Comunque non verrebbe creduto"Vabbè. E' molto lunga la sua lista dei debiti con il Padreterno?"Corta non lo è, certamente. Diciamo che sbatacchiato tra umane debolezze e virtù ne ho combinate di tutti i colori"Anche quando si limitava a esercitare la sua nobile professione di giornalista?"Era la mia vocazione. Lo è ancora. Tanta gavetta, mi creda. Questure, ospedali, milieu assortiti. La dura vita del cronista"Poi incontra Emilio Fede che la spedisce sulle strade di Manipulite. Talvolta, in diretta, la tratta come un guitto e così nasce la figura del giornalista-attore."Mai fatto l'attore. Mai recitato durante un servizio. Paolo e basta, sempre lui. Cioè io. Mi rendo conto di essere stato un antesignano del giornalismo spettacolarizzato. Tant'è che, poi, ho anche vissuto su quello. Raccontare il calcio in modo surreale, per esempio. Ma il personaggio, evidentemente, era dentro di me. Poi è venuto fuori spontaneamente. Di qui il mio primo, grande, peccato. Quello di sentirmi un fenomeno, a prescindere. Ero bravo, bravissimo. Ero il migliore".La vanità è pericolosissima. Ma c'è di peggio, credo."La vanità è la madre di tutti i peccati. Se e quando ti senti intoccabile, allora è l'inizio della fine"Il suo orlo del baratro, insomma."Già, soltanto che non mi sono fermato in tempo. Ci sono cascato dentro a quel baratro. E se non ho toccato il fondo è soltanto per grazia ricevuta".Come ha inizio questo suo viaggio nel buio?"Segnali importanti e pesanti. La morte di mio padre Domenico, per esempio. Come se venissi privato di una porzione dell'anima"Ma c'è la sua famosa mamma a farle da stampella..."C'era. Non c'è più. In quel momento, voglio dire. Litiga ferocemente con Gretel, mia moglie, e io di conseguenza con lei. L'inferno in terra"Fiamme non soltanto metaforiche. Una notte di metà maggio parte del suo celebre locale, il Twiga, va arrosto. Incendio doloso, dicono."Altro che dicono. Lo hanno preso, quel matto. Aveva ancora il lanciafiamme in mano mentre stava entrando nella sua villa di Forte dei Marmi. Un imprenditore torinese che poi hanno scoperto essere fuori di melone. Adesso è morto. Ho rischiato di lasciarci le penne io, allora"Nell'incendio?"Macchè, per infarto. La stagione estiva sull'orlo del fallimento. Ottanta dipendenti, padri di famiglia, da non lasciar sul lastrico. Eppoi la questione morale: mafia, pizzo, vendette trasversali, politica. Dissero di tutto e di più, calunniando gratuitamente"Qualcuno arrivò in suo soccorso?"Il vuoto intorno, tranne due. Briatore e Lippi. Loro mi hanno sostenuto materialmente e moralmente"La misura era colma, dunque?"Magari. Non ancora. Mancava la botta finale. Accompagno Gretel all'aeroporto per una breve vacanza. L'ho rivista due anni dopo, in tribunale, per la separazione" .Brosio, fino a questo punto mi pare che più che il peccatore lei sia la vittima."Di giorno, forse. Non di notte. Alcool, droga di ogni tipo, sesso. Soprattutto sesso, di quello sfrenato. Amore mai. Mi stavo sfondando, letteralmente"C'era un diavolo in lei, per dirla con Zucchero."Dentro no, ma sicuramente nei festini dove mi trovavo a ballare con lui e poi a fare altre cose che non si possono e per decenza non si devono descrivere".Dura la vita del drogato alcolista."Io non sono un drogato e ora bevo soltanto acqua. Mi ero messo da solo in una spirale per evitare di pensare"A me pare più una forma di suicidio inconscio, seppur premeditato."No, non volevo uccidermi. Intendevo vendicarmi. A che cosa era servito essere stato sempre altruista se ora mi ritrovavo con il vuoto intorno? Allora aprivo la valigetta con i miei strumenti personali e trovavo tre cose: lavoro, sesso e senso di infallibilità. Non sarei morto, accidenti. Ero eterno. Questo mi suggeriva il Diavolo. Fino a quando, una notte..."Continui, Brosio. Una notte..."A Torino. In una casa di vip. Di tutto e di più. Poi quella voce, dolcissima. Mi ritrovo, nel bel mezzo di un'orgia, a recitare sottovoce l'Ave Maria. Vado in bagno a vomitare. Poi scappo da quell'appartamento. Mai più rivisto il diavolo, da allora".Già il resto è storia di oggi e, chi vuole, la può leggere nelle pagine del suo bel libro in attesa del sequel natalizio. Ma domani? Il Twiga, per esempio, non è esattamente un luogo di culto mariano." E' la stessa domanda che ho rivolto a Franco Mondino, di Boves. Un sant'uomo laico che, senza un euro, ha aperto già cinque ospedali per la povera gente. Dio vuole che tu stia nel fango senza sporcarti, così mi ha risposto"La vedo buia, mi perdoni."Identica è stata la mia reazione. Poi ci ho riflettuto sopra. Il Twiga, in quanto tale, non è la casa del demonio. Rendiamola, dunque, una discoteca normale per gente normale. Che i giovani vengano per ballare e per divertirsi, non per sfondarsi. Si può fare. Si deve fare"Cosa ne dicono i suoi clienti vip?"Qualcuno mi guarda come si fa con i matti. La maggioranza, però, mi rispetta".Anche quella di Briatore non è una figura esemplare in quanto a modello di virtù."Flavio è cambiato molto, dopo l'operazione subita. E' ancora in cura. E' la sua Via Crucis. Tocca a tutti, prima o poi, espiare attraverso la sofferenza che è il sintomo inviatoci da Dio per fare in modo che ci si possa salvare"Brosio, la vedremo forse in un convento con addosso il saio?"Ci ho pensato, un giorno nell'eremo di Camaldoli. Pace, silenzio, serenità e preghiera. Troppo facile, forse persino troppo comodo. Meglio la guerra quotidiana, nel nome di una fede per la quale mi farei immolare. Eppoi, Sushi e io stiamo tanto bene qui" - di Marco Bernardini - nuovasocieta -