In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».Lo spezzone di Vangelo che Giovanni oggi ci racconta è di una intensissima profondità. Accade tutto in pochi metri quadri, su un’altura poco distante dalle mura di Gerusalemme. E’ il luogo delle crocifissioni, luogo di morte e di tortura che i romani usano per le condanne esemplari. Appeso al centro di questa macabra scena c’è un uomo di nome di Gesù. Su quel legno è appesa la sua predicazione, le sue parole forti e vere che urtava i poteri forti della politica e della religione. Gesù muore perchè perturba gli intrallazzi dei violenti e dei furbi. Il mondo è dominato da chi urla di più, da chi si impone con la violenza, anche quella silenziosa che confabula per tirare l’audience della folla verso le decisioni più utili. Poche ore prima la stessa folla che osannante lo aveva accolto a Gerusalemme gli aveva urlato contro Crocifiggilo, Crocifiggilo!! Ma nessuno si immagina che l’opera e le parole di quest’uomo possano durare di più di una semplice vita biologica, di un semplice corpo martoriato da colpi e sputi, da cadute e spine. Una volta, Egli stesso aveva raccontato la storia del seme, che soltanto morendo porta frutto, diventa spiga. Ora è Lui quel seme, è Lui che sta morendo e sta per portare frutto. Tutti gli altri, gli apparenti vincitori, moriranno senza lasciar traccia, Lui invece continuerà a vivere in maniera duplice. Vivrà nella vita di chi prenderà sul serio il Suo insegnamento e cercherà di metterlo in pratica, e continuerà a vivere di una vita nuova, una vita ri-data, ri-sorta. Gli occhi dei presenti vedono un uomo sconfitto. Ma in quell’uomo sconfitto c’è il re dell’universo, Colui che domina a partire da quella grande sconfitta che è la Croce. Poichè il Suo regno è più forte della morte. Il Suo regno non è violenza, sopraffazione, conquista. Il Suo regno è Amore, è Senso, è Verità, è Vita vera. Tutto quello che abbiamo adesso è come la scorsa di un seme. Quando moriamo dobbiamo lasciare questa scorsa, perchè noi non siamo questa scorsa, siamo molto di più, siamo questo frutto potenziale che spinge continuamente e vuole venire fuori. Siamo questo bisogno di felicità e di infinito che non lascia in pace il seme finchè non raggiunge il proprio compimento. Accontentarsi del seme significa rimanere soli. Per sempre. Di questo si era accorto il “buon ladrone”, crocifisso accanto a Cristo. Da buon ladro cerca di rubare un pass per il cielo, cerca di farsi raccomandare dal padrone di casa. E la cosa più straordinaria è che ci riesce, perchè questo ladro, esperto in cose preziose, è il primo ad accorgersi del valore di quell’uomo, di quel Re crocifisso. Quel ladro è il primo a fare la professione di fede davanti a quell’apparente sconfitta. Quel ladro è il primo ad essere esaudito. «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». - Don Luigi Maria Epicoco - egioiasia -
LA SOLENNITA' DI CRISTO RE DELL'UNIVERSO E IL LADRO ESPERTO IN COSE PREZIOSE
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».Lo spezzone di Vangelo che Giovanni oggi ci racconta è di una intensissima profondità. Accade tutto in pochi metri quadri, su un’altura poco distante dalle mura di Gerusalemme. E’ il luogo delle crocifissioni, luogo di morte e di tortura che i romani usano per le condanne esemplari. Appeso al centro di questa macabra scena c’è un uomo di nome di Gesù. Su quel legno è appesa la sua predicazione, le sue parole forti e vere che urtava i poteri forti della politica e della religione. Gesù muore perchè perturba gli intrallazzi dei violenti e dei furbi. Il mondo è dominato da chi urla di più, da chi si impone con la violenza, anche quella silenziosa che confabula per tirare l’audience della folla verso le decisioni più utili. Poche ore prima la stessa folla che osannante lo aveva accolto a Gerusalemme gli aveva urlato contro Crocifiggilo, Crocifiggilo!! Ma nessuno si immagina che l’opera e le parole di quest’uomo possano durare di più di una semplice vita biologica, di un semplice corpo martoriato da colpi e sputi, da cadute e spine. Una volta, Egli stesso aveva raccontato la storia del seme, che soltanto morendo porta frutto, diventa spiga. Ora è Lui quel seme, è Lui che sta morendo e sta per portare frutto. Tutti gli altri, gli apparenti vincitori, moriranno senza lasciar traccia, Lui invece continuerà a vivere in maniera duplice. Vivrà nella vita di chi prenderà sul serio il Suo insegnamento e cercherà di metterlo in pratica, e continuerà a vivere di una vita nuova, una vita ri-data, ri-sorta. Gli occhi dei presenti vedono un uomo sconfitto. Ma in quell’uomo sconfitto c’è il re dell’universo, Colui che domina a partire da quella grande sconfitta che è la Croce. Poichè il Suo regno è più forte della morte. Il Suo regno non è violenza, sopraffazione, conquista. Il Suo regno è Amore, è Senso, è Verità, è Vita vera. Tutto quello che abbiamo adesso è come la scorsa di un seme. Quando moriamo dobbiamo lasciare questa scorsa, perchè noi non siamo questa scorsa, siamo molto di più, siamo questo frutto potenziale che spinge continuamente e vuole venire fuori. Siamo questo bisogno di felicità e di infinito che non lascia in pace il seme finchè non raggiunge il proprio compimento. Accontentarsi del seme significa rimanere soli. Per sempre. Di questo si era accorto il “buon ladrone”, crocifisso accanto a Cristo. Da buon ladro cerca di rubare un pass per il cielo, cerca di farsi raccomandare dal padrone di casa. E la cosa più straordinaria è che ci riesce, perchè questo ladro, esperto in cose preziose, è il primo ad accorgersi del valore di quell’uomo, di quel Re crocifisso. Quel ladro è il primo a fare la professione di fede davanti a quell’apparente sconfitta. Quel ladro è il primo ad essere esaudito. «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». - Don Luigi Maria Epicoco - egioiasia -