ASCOLTA TUA MADRE

SE LE MONTAGNE NON SI SPOSTANO....DOV'E' LA FEDE SULLA TERRA?


"Se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà"Nessuna montagna si è spostata.Dov’è la fede sulla terra?? Credere è rimettere la propria vita nelle mani di un Altro.Crede chi accetta di crocifiggere le proprie attese sulla croce di Cristo e non il Cristo sulla croce delle proprie attese.  «Gli apostoli dissero al Signore: “Aumenta la nostra fede!”. Il Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”» (Lc 17, 5s).«In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile» (Mt 17, 20) Nessun gelso ci ha ascoltati.Nessuna montagna si è spostata.Dov’è la fede sulla terra?Se le montagne non si spostano È forse nel dolore straziante degli indifesi che muoiono invocando Dio, sconfitti nella dura lotta contro il male che ha devastato le loro membra? O è nel grido inarticolato di chi resta schiacciato dall’ingiustizia e dalla crudeltà dei suoi simili?Perché il silenzio di Dio davanti al dolore del mondo?Debolezza della fede o indifferenza divina?Durezza del cuore umano o durezza del cuore di Dio?Perché questa intollerabile assenza di “segni”?Perché questa dolorosa parsimonia di miracoli?Le domande potrebbero continuare, facendosi eco della fatica di credere che pesa su tanti cuori, sfidati e sfibrati dalle tante repliche della storia del mondo all’audacia della fede. Sono queste domande, però, a consentirci di dire che cosa la fede è e che cosa non è. Credere non è anzitutto assentire a una dimostrazione chiara ed evidente o a un progetto privo di incognite e di conflitti: non si crede a qualcosa che si possa possedere e gestire a propria sicurezza e a proprio piacimento.Credere è fidarsi di Qualcuno, assentire alla chiamata dello Straniero che invita, rimettere la propria vita nelle mani di un Altro perché sia lui a esserne l’unico vero Signore.Secondo una suggestiva etimologia medievale credere significherebbe “cor dare”, dare il cuore, rimetterlo incondizionatamente nelle mani di un Altro: crede chi si lascia far prigioniero dell’invisibile Dio, chi accetta di essere posseduto da lui nell’ascolto obbediente e nella docilità dal più profondo del cuore.Fede è resa, consegna, abbandono, non-possesso.«Credere significa stare sull’orlo dell’abisso oscuro, e udire una Voce che grida: gettati, ti prenderò fra le mie braccia!» (S. Kierkegaard). Ed è sull’orlo di quell’abisso che si affacciano le domande inquietanti: se invece di braccia accoglienti ci fossero soltanto rocce laceranti?E se oltre il buio ci fosse ancora nient’altro che il buio del nulla?Credere è resistere e sopportare il peso di queste domande: non pretendere segni, ma offrire segni d’amore all’invisibile Amante che chiama.Credere è abbracciare la croce della sequela, non quella comoda e gratificante che avremmo voluto, ma quella umile e oscura che ci viene donata, per completare in noi «ciò che manca alla passione di Cristo, a vantaggio del suo corpo, la Chiesa» (Col 1,24).Crede chi confessa l’amore di Dio nonostante l’inevidenza dell’amore; crede chi spera contro ogni speranza; crede chi accetta di crocefiggere le proprie attese sulla croce di Cristo, e non il Cristo sulla croce delle proprie attese.Alla fede ci si avvicina con timore e tremore, togliendosi i calzari, disposti a riconoscere un Dio che non parla nel vento, nel fuoco o nel terremoto, ma nell’umile brezza leggera, come fu per Elia sulla santa montagna ed è stato, è e sarà per tutti i santi e i profeti. E allora credere è un perdere tempo?È non avere più sicurezza, né discendenza, né patria? È un rinunciare a ogni segno e a ogni sogno di miracolo?A tal punto è geloso il Dio dei credenti?Così divorante è il suo fuoco? Così buia la sua notte? Così assoluto il suo silenzio?Dire di sì a queste domande sarebbe cadere nella seduzione opposta a quella di chi cerca segni ad ogni costo; sarebbe un dimenticare la tenerezza e la misericordia di Dio. C’è sempre un Tabor per rischiare il cammino: un grande segno ci è stato dato, il Cristo risorto, che vive nei segni della grazia e dell’amore confidati nella sua Chiesa.In essi è offerto un viatico ai pellegrini per sostenerne il cammino, un conforto agli incerti, una strada agli smarriti. - Bruno Forte - donboscoland.