Runelore

Il fachiro che sapeva levitare


La meditazione trascendentale godette di una grande notorietà negli anni settanta, quando i capi del movimento sostenevano che chi si dedicava a questa pratica sarebbe stato in grado di levitare. Ma, a dispetto di tutte le assicurazioni, neppure un solo meditante fu mai visto librarsi al di sopra del suolo. Ciò non significa però che i poteri della mente non possano aiutare una persona a vincere la gravità. Testimoni oculari di casi di levitazione abbondano nella storia delle culture sia dell'Oriente sia dell'Occidente. Una delle più impressionanti di queste testimonianze di prima mano ci viene da Louis Jacolliot, un giudice francese che intorno al 1860 viaggiò in lungo e in largo in Oriente. Secondo Jacolliot, egli prese a interessarsi allo yoga quando, nel 1866, fece amicizia con un fachiro indiano di nome Covindasamy.I due cominciarono a condurre assieme esperimenti di parapsicologia, e un giorno, prima di colazione, Covindasamy decise di dare al suo amico una stupefacente dimostrazione. Lo yogi stava incamminandosi verso la porta della veranda di Jacolliot - scrisse il giudice nel suo libro Le scienze occulte in Ihdia e presso gli antichi - quando, evidentemente, cambiò idea. «Il fachiro si arrestò nell'arco della porta fra la terrazza e la scala di servizio e, a braccia conserte, fu sollevato - o così mi parve - gradualmente, senza nessun sostegno visibile, a circa due centimetri e mezzo al di sopra del terreno. Fui in grado di determinare l'esatta altezza grazie a un segno su cui fissai gli occhi nel breve tempo in cui durò il fenomeno. Dietro al fachiro era appesa una tenda di seta con delle strisce rosse, oro e bianche di uguale lunghezza, e notai che i piedi del fachiro si trovavano all'altezza della sesta striscia. Quando vidi iniziare la levitazione, estrassi il mio orologio.» Secondo Jacolliot, il fachiro rimase sospeso in aria per dieci minuti, e per cinque parve completamente immobile.