FERMARE I SATRAPI

GUERRA, PERDONO E PACE


Non è necessaria una guerra: io chiedo perdono e pace; né per te in armi io, disarmato, potrò costituire motivo di vanto se mi vincerai. Intreccia la tua chioma col mirto, aggioga le colombe materne; il tuo stesso patrigno ti donerà un carro degno di te; e su questo carro a te donato tu starai ritto e guiderai abilmente le colombe aggiogate, mentre il popolo acclamerà il tuo trionfo.  Sfileranno i prigionieri, giovani e fanciulle: questa processione sarà per te un magnifico trionfo. Anch'io, recente preda, avrò la ferita or ora ricevuta e porterò ceppi per me nuovi con mente da prigioniero. Sfileranno con le mani legate dietro la schiena la Saggezza e il Pudore e tutto ciò che nuoce agli accampamenti di Amore.  Tutti avranno timore di te, tendendoti le braccia il popolo canterà a gran voce: «Io triumphe.» Ti saranno compagne le Lusinghe, l'Illusione e la Passione, una schiera che ha seguito assiduamente le tue parti. Con questi soldati tu vinci uomini e dèi; se queste prerogative ti fossero tolte, rimarresti nudo.  Lieta, dalla sommità dell'Olimpo, tua madre applaudirà al tuo trionfo e spargerà sul tuo viso le rose preparate vicino a lei. Tu con le ali e le chiome adorne di pietre preziose andrai sul carro dorato, biondo tu stesso come l'oro. Ma anche allora, se ben ti conosco, tu farai ardere d'amore non pochi; anche allora infliggerai passando molte ferite.  Le tue frecce non possono avere sosta nemmeno se lo volessi tu; la fiamma ardente brucia all'intorno con la sua vampa. Tale era Bacco dopo aver soggiogato la terra del Gange: tu sei un peso per gli uccelli, egli lo fu per le tigri. Poiché dunque io posso far parte del tuo sacro trionfo, non sprecare le tue forze con me, o vincitore. Guarda le armi fortunate del tuo parente Augusto: con quella stessa mano con cui li vinse egli protegge i vinti.