LA FORZAè la capacità motoria condizionale che consente ai muscoli di esprimere un lavoro per superare una resistenza esterna o per opporsi ad essa.Quando un muscolo si contrae, infatti, si accorcia sviluppando un certo grado di tensione che viene trasmessa attraverso i tendini alle estremità delle ossa (capi articolari) determinando così un movimento. Questo movimento può vincere o contrastare una resistenza esterna che può essere costituita da un peso di qualsiasi tipo o anche dal corpo stesso (carico naturale).Da cosa dipende la forza.I fattori da cui dipende il grado di forza che può esprimere un organismo sono numerosi e non tutti completamente chiariti. I principali sono:La velocità di accorciamento delle fibre muscolari. Ogni muscolo del nostro corpo è costituito da fibre che sono principalmente di due tipi: bianche e rosse. Le prime si contraggono più velocemente, le seconde più lentamente ma per più tempo; tra due muscoli con un numero di fibre uguali, sviluppa più forza quello che ha più fibre bianche.La frequenza degli impulsi motori. I muscoli vengono attivati dagli impulsi trasmessi loro dal SNC (impulsi motori). Maggiore è la frequenza degli impulsi, maggiore è la forza che un muscolo può sviluppare.Il numero di fibre che si attivano. L’insieme formato da un neurone motore e dalle fibre di un muscolo attivate da un suo impulso si chiama unità motoria. Per ogni muscolo, quante più unità motorie vengono coinvolte nella contrazione, tanto maggiore è la forza sviluppata. I soggetti non allenati riescono ad utilizzare il 30-40% delle loro unità motorie, mentre i soggetti allenati riescono ad utilizzarle quasi tutte.La coordinazione tra muscoli sinergici (cioè tra tutti i muscoli che intervengono per permettere un movimento). Per sviluppare la maggior forza possibile questi muscoli devono agire in modo coordinato; inoltre i muscoli antagonisti (quelli che si oppongono al movimento) non devono essere eccessivamente contratti.La sezione trasversa del muscolo. Più grosso è il muscolo, maggiore è la forza che può sviluppare.La corretta esecuzione tecnica del gesto. La corretta esecuzione di un gesto che richieda l’impiego di forza è importante perché permette di evitare di disperderla in contrazioni inutili. Lo sviluppo della forza è legato all’età e al sesso.Lo sviluppo della forza, in particolare quello della forza massimale, è legato all’età e, anche se con valori di crescita diversi, procede in modo parallelo per entrambi i sessi fino agli 11-12 anni. Dopo di che nei maschi i valori continuano a crescere fino a 18-20 anni, mentre nelle femmine l’incremento si arresta prima e i valori rimangono più bassi.Tre diversi tipi di forza.Dal punto di vista fisiologico la forza può essere ricondotta a tre tipologie fondamentali:La forza massimale: è la forza più elevata che il sistema neuro-muscolare è in grado di esprimere.La forza veloce: è la capacità del sistema neuro-muscolare di superare resistenze esterne attraverso una elevata velocità di contrazione.La forza resistente: è la capacità del sistema neuro-muscolare di superare resistenze esterne per lunghi periodi di tempo.I metodi per l’allenamento della forza.Soprattutto durante l’età evolutiva, l’allenamento della forza deve essere il più generale possibile, al fine di favorire uno sviluppo armonico ed evitare danni all’apparato scheletrico o disturbi nella crescita. In questo periodo si utilizzano prevalentemente i metodi a carico naturale, cioè quelli che prevedono l’utilizzo e il superamento del peso del proprio corpo, oppure esercitazioni a coppie e ai piccoli e grandi attrezzi.Per uno sviluppo più specifico della forza si utilizzano metodi diversi in relazione al tipo di capacità che si intende allenare:metodi di allenamento per la forza massimale: si basano sulla distribuzione variata dei carichi e i più noti sono: il metodo piramidale, che prevede un aumento graduale dei pesi da sollevare fino ad arrivare al massimale, con una progressiva e parallela diminuzione del numero delle prove; il metodo delle ripetizioni, che consiste in poche ripetizioni, ma tutte con carico massimale.metodi di allenamento per la forza veloce: ricercano le condizioni che consentono l’espressione rapida della forza, evitando quindi l’affaticamento e prevedendo un numero di ripetizioni non elevato, con ampi tempi di recupero. Utilizzano carichi leggermente più leggeri o pesanti delle normali condizioni di espressione della forza (ad esempio attrezzi leggermente più leggeri o leggermente più pesanti di quelli che un lanciatore usa in gara).metodi di allenamento per la forza resistente: si basano sull’utilizzo di carichi medio-elevati in condizioni di espressione prolungata della forza (ad esempio situazione di gara prolungata nel tempo o elevato numero di ripetizioni di un esercizio specifico). I parametri che determinano l’intensità dell’esercizio di potenziamento muscolare sono:il numero delle ripetizioni e delle serie (es:12x4)il carico, cioè il quantitativo dei Kg. da sollevarela velocità d’esecuzione degli esercizii tempi di recupero tra le serie Per un corretto allenamento della forza è opportuno ricordare i seguenti suggerimenti: fare un buon riscaldamento, prima generale poi specifico;fare sedute più brevi ma intense, piuttosto che poche e prolungate;fare attenzione alla respirazione, ai sintomi dell’affaticamento, alla postura corretta, specie durante le esercitazioni con sovraccarichi;utilizzare l’allenamento “centrifugo” cioè potenziare prima i muscoli vicino al baricentro (addominali, dorsali, pettorali) poi quelli degli arti;all’inizio utilizzare carichi bassi per favorire l’adattamento del muscolo, dei tendini e delle articolazioni;prima di utilizzare carichi elevati, essere certi di avere ben assimilato la tecnica esecutiva degli esercizi perché si possono avere seri danni. 4 - LA MOBILITÀ ARTICOLAREè la capacità motoria condizionale che permette di eseguire movimenti ampi sfruttando al massimo le possibilità di movimento delle articolazioni.E’ detta articolare proprio per indicare che è legata in modo particolare all’efficienza delle articolazioni. La mobilità articolare è particolarmente condizionata da tre fattori:il grado di efficienza delle articolazioni: le articolazioni sono quelle strutture che mettono a contatto due segmenti ossei. Alcune saldano semplicemente ossa deputate alla protezione di parti delicate dell’organismo (es.:suture delle ossa craniche), mentre altre sono delicati “snodi” che permettono i movimenti di flessione, estensione e, in alcuni casi di rotazione dei segmenti del nostro corpo. Esse possono essere poco efficienti in seguito a qualche malattia specifica (artrite, artrosi, ecc.), ma anche in condizioni normali hanno bisogno di essere costantemente stimolate per riuscire a raggiungere la loro massima possibilità di movimento (massima escursione articolare).l’elasticità e l’estensibilità di muscoli, tendini, legamenti: i tendini sono fasci di fibre connettive molto resistenti che collegano i muscoli alle ossa trasmettendo la trazione originata dalla contrazione muscolare. I legamenti invece uniscono saldamente i capi articolari per rendere più stabili e sicuri i movimenti delle articolazioni. Elasticità ed estensibilità indicano due caratteristiche molto diverse: l’elasticità è la capacità del tessuto muscolare di riprendere rapidamente la sua lunghezza originaria dopo un allungamento. Quanto più velocemente il muscolo recupera la sua lunghezza originaria al termine dello stimolo, tanto maggiore è la sua elasticità. L’estensibilità, invece, definisce la proprietà di muscoli, tendini e legamenti di distendersi ed allungarsi quando sono sottoposti ad uno stimolo adeguato, indipendentemente dal tempo necessario perché riprendano la lunghezza originaria.la coordinazione dei movimenti: per eseguire con scioltezza un movimento è necessario anche saper coordinare tra loro le azioni motorie dei vari distretti corporei. Un’ampia escursione articolare è il presupposto per un’esecuzione qualitativamente e quantitativamente migliore.I muscoli e la mobilitàTutti i muscoli del corpo durante il movimento lavorano in gruppi opposti e complementari: quando un qualsiasi gruppo muscolare si contrae, un altro gruppo viene allungato. Per questo motivo, a seconda dell’azione che sono chiamati a svolgere, i muscoli vengono di volta in volta detti agonisti e antagonisti. Quando un muscolo si contrae per produrre un movimento è detto agonista; la sua azione è in parte frenata e controbilanciata da un altro muscolo, situato in posizione opposta alla sua, che si allunga assumendo la funzione di antagonista. L’elasticità e l’estensibilità dei muscoli antagonisti condiziona la mobilità. Inoltre, il perfetto sincronismo tra la contrazione dei muscoli agonisti e l’allungamento dei muscoli antagonisti determina la qualità del movimento e previene le lesioni muscolari. La mobilità nell’età evolutiva.La mobilità è una delle capacità motorie più facilmente migliorabili. Deve però essere costantemente esercitata perché regredisce facilmente e uno sviluppo incompleto della mobilità, oltre a rendere difficile l’apprendimento, il perfezionamento e l’efficacia delle azioni motorie, può favorire il verificarsi di infortuni.Inoltre, la mobilità tende a diminuire con l’aumentare dell’età (quando sviluppa la forza muscolare). Infatti, l’elasticità e l’estensibilità, per esempio, sono qualità innate nel bambino, ma devono essere allenate fin dall’infanzia per essere mantenute a buoni livelli. L’età più favorevole per l’incremento della mobilità, comunque, è quella compresa tra i 10 e i 14 anni e va notato che le ragazze presentano generalmente una mobilità maggiore rispetto ai maschi anche dopo la pubertà.I metodi per allenare la mobilitàPer migliorare o mantenere, un buon livello di scioltezza articolare si possono usare tre metodi:mobilizzazione attiva (dinamica): avviene attraverso esercizi di slancio, oscillazioni, molleggi, ecc. Questi esercizi stimolano alcuni muscoli (agonisti) ma più che aumentare la mobilità articolare favoriscono la tonificazione muscolare e possono essere utili durante il riscaldamento.stretching (attivo o passivo): avviene attraverso l’azione muscolare o l’uso di una forza (la forza di gravità, le mani che spingono sulle gambe o l’aiuto di un compagno) che agisce per portare il muscolo alla massima lunghezza. La posizione di allungamento va raggiunta lentamente e con grande concentrazione perché è importante riuscire a fermarsi al limite della soglia del dolore, altrimenti i muscoli reagirebbero per difendersi da esso, accorciandosi e non allungandosi (stimolazione del fuso neuro-muscolare). La posizione va mantenuta per un tempo medio di circa 20 secondi che può variare da persona a persona e, infine, va abbandonata sempre molto lentamente.metodo PNF (Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation): fa precedere alla fase di allungamento, una fase di contrazione isometrica che allungando il tendine stimola l’apparato del Golgi e favorisce il rilassamento del corpo muscolare che successivamente sarà allungato passivamente. Questo ciclo di allungamento-contrazione-rilassamento-allungamento può essere ripetuto più volte per aumentare il grado di escursione articolare.LE CAPACITÀ COORDINATIVESono relative alla funzione che ordina e collega tutti gli elementi che concorrono alla progettazione e alla realizzazione di un’azione motoria necessaria per raggiungere un determinato scopo; E’ una competenza del Sistema Nervoso Centrale e può essere. riflessa,automaticavolontariaLa coordinazione riflessa è la funzione che interviene per prima in caso di bisogno; sono movimenti organizzati dal sistema nervoso a livello midollare e l’individuo ne diviene cosciente solo dopo la realizzazione perché al sistema nervoso centrale giungono solo gli effetti di ciò che è avvenuto.(Es. spostare la mano se inavvertitamente tocca una fiamma)La coordinazione automatica è la capacità di compiere uno o più movimenti complessi anche in successione e per tempi lunghi. Sono gesti che ogni persona impara attraverso una loro continua ripetizione, finché il corpo li realizza in modo automatico, cioè senza pensarci. (per es. andare in bicicletta; il controllo avviene da parte dei centri sottocorticali)La coordinazione volontaria è la forma più complessa di gestione del movimento; è deputata ad affrontare situazioni nuove alle quali bisogna trovare soluzioni originali, efficaci e adattate allo scopo da raggiungere.Si distingue in: CAPACITÀ COORDINATIVE GENERALI (secondo Meinel) sonoCapacità di apprendimento motorio è l’acquisizione di gesti motori precedentemente non posseduti; è la condizione necessaria per l’assimilazione di svariati processi motori. E’ la fonte di mappe che arricchiscono la memoria motoria e che saranno la base per tutti i successivi miglioramenti coordinativi.Capacità di controllo motorio è la capacità di controllare l’esecuzione di un movimento, garantendo il raggiungimento dello scopo previsto.Capacità di adattamento o trasformazione è la capacità di modificare un movimento, adattarlo o trasformarlo in funzione di una variazione, più o meno improvvisa della situazione, senza mancare il risultato previsto. Il livello delle capacità coordinative è rapportato al costante accrescimento somatico e alle variazioni delle proporzioni corporee, per questo va continuamente sollecitato e migliorato. Questo compito non è gravoso se è supportato dallo sviluppo delle capacità condizionali e dalla regolare attività fisica. Ma non sempre è così e l’individuo sembra perdere la sua coordinazione (diventa goffo e impacciato). Questo momento critico solitamente coincide con l’inizio della pubertà ma è una condizione transitoria e tende a scomparire se l’educazione motoria di quel periodo si concentra proprio sullo sviluppo delle capacità coordinative e condizionali. CAPACITA’ COORDINATIVE SPECIALI(Vedi pag 128 da Sotgiu Pellegrini “Attività Motorie e Processo Educativo” o TAB.4 allegata) Per comodità operativa molti autori hanno differenziato e definito una serie di capacità coordinative definendole speciali (confronta: Meinel, Blume, Hirtz) ma che non sono altro che aspetti particolari della coordinazione generale, con una loro fase sensibile di sviluppo da tenere presente nella programmazione. Difficilmente sono isolabili o utilizzabili separatamente, in quanto compenetrano una nell’altra senza avere confini precisi anzi, possono essere affini e difficilmente si potranno allenare separatamente; tutte concorrono al raggiungimento della coordinazione “fine”. Le tabelle che si incontrano più frequentemente prevedono:capacità di equilibriocapacità di combinazionecapacità di orientamentocapacità di ritmocapacità di differenziazione dinamicacapacità di anticipazione e fantasia motoriacapacità di trasformazione Qualsiasi libro di testo, a cui si rimanda lo studente (vedi bibliografia allegata), riporta dettagliatamente le caratteristiche di ognuna di queste capacità e la relativa modalità di allenamento. Non va infine dimenticato che nella prima fase dell’apprendimento di ciascuna abilità motoria, il livello di coordinazione è definito “grezzo” vale a dire che il movimento è globale, impreciso e dispendioso. Anche per questo livello è tuttavia necessaria la capacità di anticipazione, cioè l’alunno deve comprendere il compito assegnatogli ed essere in grado di anticipare il modello motorio utile per arrivare a quello scopo.Successivamente attraverso la ripetizione dei gesti viene provocata un’analisi ed una sintesi più precisa delle informazioni afferenti (feedback) e la memoria unitamente alle capacità cognitive e alle spiegazioni dell’insegnante (informazioni verbali) portano ad una migliore rappresentazione mentale del gesto motorio. Il tutto sfocia quindi nella fase della coordinazione fine in cui il movimento è fluido, preciso, economico ed armonico.La terza fase, della disponibilità variabile o trasferibilità, riguarda quel processo di apprendimento delle abilità motorie che dallo stadio della coordinazione fine, cioè dal controllo e consolidamento delle abilità motorie di base conduce alla loro disponibilità, trasferibilità e fruibilità nelle più svariate situazioni e condizioni.
TEORIA TECNICA E DIDATTICA DELL’ATTIVITÀ MOTORIA PER L'ETÀ EVOLUTIVA
LA FORZAè la capacità motoria condizionale che consente ai muscoli di esprimere un lavoro per superare una resistenza esterna o per opporsi ad essa.Quando un muscolo si contrae, infatti, si accorcia sviluppando un certo grado di tensione che viene trasmessa attraverso i tendini alle estremità delle ossa (capi articolari) determinando così un movimento. Questo movimento può vincere o contrastare una resistenza esterna che può essere costituita da un peso di qualsiasi tipo o anche dal corpo stesso (carico naturale).Da cosa dipende la forza.I fattori da cui dipende il grado di forza che può esprimere un organismo sono numerosi e non tutti completamente chiariti. I principali sono:La velocità di accorciamento delle fibre muscolari. Ogni muscolo del nostro corpo è costituito da fibre che sono principalmente di due tipi: bianche e rosse. Le prime si contraggono più velocemente, le seconde più lentamente ma per più tempo; tra due muscoli con un numero di fibre uguali, sviluppa più forza quello che ha più fibre bianche.La frequenza degli impulsi motori. I muscoli vengono attivati dagli impulsi trasmessi loro dal SNC (impulsi motori). Maggiore è la frequenza degli impulsi, maggiore è la forza che un muscolo può sviluppare.Il numero di fibre che si attivano. L’insieme formato da un neurone motore e dalle fibre di un muscolo attivate da un suo impulso si chiama unità motoria. Per ogni muscolo, quante più unità motorie vengono coinvolte nella contrazione, tanto maggiore è la forza sviluppata. I soggetti non allenati riescono ad utilizzare il 30-40% delle loro unità motorie, mentre i soggetti allenati riescono ad utilizzarle quasi tutte.La coordinazione tra muscoli sinergici (cioè tra tutti i muscoli che intervengono per permettere un movimento). Per sviluppare la maggior forza possibile questi muscoli devono agire in modo coordinato; inoltre i muscoli antagonisti (quelli che si oppongono al movimento) non devono essere eccessivamente contratti.La sezione trasversa del muscolo. Più grosso è il muscolo, maggiore è la forza che può sviluppare.La corretta esecuzione tecnica del gesto. La corretta esecuzione di un gesto che richieda l’impiego di forza è importante perché permette di evitare di disperderla in contrazioni inutili. Lo sviluppo della forza è legato all’età e al sesso.Lo sviluppo della forza, in particolare quello della forza massimale, è legato all’età e, anche se con valori di crescita diversi, procede in modo parallelo per entrambi i sessi fino agli 11-12 anni. Dopo di che nei maschi i valori continuano a crescere fino a 18-20 anni, mentre nelle femmine l’incremento si arresta prima e i valori rimangono più bassi.Tre diversi tipi di forza.Dal punto di vista fisiologico la forza può essere ricondotta a tre tipologie fondamentali:La forza massimale: è la forza più elevata che il sistema neuro-muscolare è in grado di esprimere.La forza veloce: è la capacità del sistema neuro-muscolare di superare resistenze esterne attraverso una elevata velocità di contrazione.La forza resistente: è la capacità del sistema neuro-muscolare di superare resistenze esterne per lunghi periodi di tempo.I metodi per l’allenamento della forza.Soprattutto durante l’età evolutiva, l’allenamento della forza deve essere il più generale possibile, al fine di favorire uno sviluppo armonico ed evitare danni all’apparato scheletrico o disturbi nella crescita. In questo periodo si utilizzano prevalentemente i metodi a carico naturale, cioè quelli che prevedono l’utilizzo e il superamento del peso del proprio corpo, oppure esercitazioni a coppie e ai piccoli e grandi attrezzi.Per uno sviluppo più specifico della forza si utilizzano metodi diversi in relazione al tipo di capacità che si intende allenare:metodi di allenamento per la forza massimale: si basano sulla distribuzione variata dei carichi e i più noti sono: il metodo piramidale, che prevede un aumento graduale dei pesi da sollevare fino ad arrivare al massimale, con una progressiva e parallela diminuzione del numero delle prove; il metodo delle ripetizioni, che consiste in poche ripetizioni, ma tutte con carico massimale.metodi di allenamento per la forza veloce: ricercano le condizioni che consentono l’espressione rapida della forza, evitando quindi l’affaticamento e prevedendo un numero di ripetizioni non elevato, con ampi tempi di recupero. Utilizzano carichi leggermente più leggeri o pesanti delle normali condizioni di espressione della forza (ad esempio attrezzi leggermente più leggeri o leggermente più pesanti di quelli che un lanciatore usa in gara).metodi di allenamento per la forza resistente: si basano sull’utilizzo di carichi medio-elevati in condizioni di espressione prolungata della forza (ad esempio situazione di gara prolungata nel tempo o elevato numero di ripetizioni di un esercizio specifico). I parametri che determinano l’intensità dell’esercizio di potenziamento muscolare sono:il numero delle ripetizioni e delle serie (es:12x4)il carico, cioè il quantitativo dei Kg. da sollevarela velocità d’esecuzione degli esercizii tempi di recupero tra le serie Per un corretto allenamento della forza è opportuno ricordare i seguenti suggerimenti: fare un buon riscaldamento, prima generale poi specifico;fare sedute più brevi ma intense, piuttosto che poche e prolungate;fare attenzione alla respirazione, ai sintomi dell’affaticamento, alla postura corretta, specie durante le esercitazioni con sovraccarichi;utilizzare l’allenamento “centrifugo” cioè potenziare prima i muscoli vicino al baricentro (addominali, dorsali, pettorali) poi quelli degli arti;all’inizio utilizzare carichi bassi per favorire l’adattamento del muscolo, dei tendini e delle articolazioni;prima di utilizzare carichi elevati, essere certi di avere ben assimilato la tecnica esecutiva degli esercizi perché si possono avere seri danni. 4 - LA MOBILITÀ ARTICOLAREè la capacità motoria condizionale che permette di eseguire movimenti ampi sfruttando al massimo le possibilità di movimento delle articolazioni.E’ detta articolare proprio per indicare che è legata in modo particolare all’efficienza delle articolazioni. La mobilità articolare è particolarmente condizionata da tre fattori:il grado di efficienza delle articolazioni: le articolazioni sono quelle strutture che mettono a contatto due segmenti ossei. Alcune saldano semplicemente ossa deputate alla protezione di parti delicate dell’organismo (es.:suture delle ossa craniche), mentre altre sono delicati “snodi” che permettono i movimenti di flessione, estensione e, in alcuni casi di rotazione dei segmenti del nostro corpo. Esse possono essere poco efficienti in seguito a qualche malattia specifica (artrite, artrosi, ecc.), ma anche in condizioni normali hanno bisogno di essere costantemente stimolate per riuscire a raggiungere la loro massima possibilità di movimento (massima escursione articolare).l’elasticità e l’estensibilità di muscoli, tendini, legamenti: i tendini sono fasci di fibre connettive molto resistenti che collegano i muscoli alle ossa trasmettendo la trazione originata dalla contrazione muscolare. I legamenti invece uniscono saldamente i capi articolari per rendere più stabili e sicuri i movimenti delle articolazioni. Elasticità ed estensibilità indicano due caratteristiche molto diverse: l’elasticità è la capacità del tessuto muscolare di riprendere rapidamente la sua lunghezza originaria dopo un allungamento. Quanto più velocemente il muscolo recupera la sua lunghezza originaria al termine dello stimolo, tanto maggiore è la sua elasticità. L’estensibilità, invece, definisce la proprietà di muscoli, tendini e legamenti di distendersi ed allungarsi quando sono sottoposti ad uno stimolo adeguato, indipendentemente dal tempo necessario perché riprendano la lunghezza originaria.la coordinazione dei movimenti: per eseguire con scioltezza un movimento è necessario anche saper coordinare tra loro le azioni motorie dei vari distretti corporei. Un’ampia escursione articolare è il presupposto per un’esecuzione qualitativamente e quantitativamente migliore.I muscoli e la mobilitàTutti i muscoli del corpo durante il movimento lavorano in gruppi opposti e complementari: quando un qualsiasi gruppo muscolare si contrae, un altro gruppo viene allungato. Per questo motivo, a seconda dell’azione che sono chiamati a svolgere, i muscoli vengono di volta in volta detti agonisti e antagonisti. Quando un muscolo si contrae per produrre un movimento è detto agonista; la sua azione è in parte frenata e controbilanciata da un altro muscolo, situato in posizione opposta alla sua, che si allunga assumendo la funzione di antagonista. L’elasticità e l’estensibilità dei muscoli antagonisti condiziona la mobilità. Inoltre, il perfetto sincronismo tra la contrazione dei muscoli agonisti e l’allungamento dei muscoli antagonisti determina la qualità del movimento e previene le lesioni muscolari. La mobilità nell’età evolutiva.La mobilità è una delle capacità motorie più facilmente migliorabili. Deve però essere costantemente esercitata perché regredisce facilmente e uno sviluppo incompleto della mobilità, oltre a rendere difficile l’apprendimento, il perfezionamento e l’efficacia delle azioni motorie, può favorire il verificarsi di infortuni.Inoltre, la mobilità tende a diminuire con l’aumentare dell’età (quando sviluppa la forza muscolare). Infatti, l’elasticità e l’estensibilità, per esempio, sono qualità innate nel bambino, ma devono essere allenate fin dall’infanzia per essere mantenute a buoni livelli. L’età più favorevole per l’incremento della mobilità, comunque, è quella compresa tra i 10 e i 14 anni e va notato che le ragazze presentano generalmente una mobilità maggiore rispetto ai maschi anche dopo la pubertà.I metodi per allenare la mobilitàPer migliorare o mantenere, un buon livello di scioltezza articolare si possono usare tre metodi:mobilizzazione attiva (dinamica): avviene attraverso esercizi di slancio, oscillazioni, molleggi, ecc. Questi esercizi stimolano alcuni muscoli (agonisti) ma più che aumentare la mobilità articolare favoriscono la tonificazione muscolare e possono essere utili durante il riscaldamento.stretching (attivo o passivo): avviene attraverso l’azione muscolare o l’uso di una forza (la forza di gravità, le mani che spingono sulle gambe o l’aiuto di un compagno) che agisce per portare il muscolo alla massima lunghezza. La posizione di allungamento va raggiunta lentamente e con grande concentrazione perché è importante riuscire a fermarsi al limite della soglia del dolore, altrimenti i muscoli reagirebbero per difendersi da esso, accorciandosi e non allungandosi (stimolazione del fuso neuro-muscolare). La posizione va mantenuta per un tempo medio di circa 20 secondi che può variare da persona a persona e, infine, va abbandonata sempre molto lentamente.metodo PNF (Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation): fa precedere alla fase di allungamento, una fase di contrazione isometrica che allungando il tendine stimola l’apparato del Golgi e favorisce il rilassamento del corpo muscolare che successivamente sarà allungato passivamente. Questo ciclo di allungamento-contrazione-rilassamento-allungamento può essere ripetuto più volte per aumentare il grado di escursione articolare.LE CAPACITÀ COORDINATIVESono relative alla funzione che ordina e collega tutti gli elementi che concorrono alla progettazione e alla realizzazione di un’azione motoria necessaria per raggiungere un determinato scopo; E’ una competenza del Sistema Nervoso Centrale e può essere. riflessa,automaticavolontariaLa coordinazione riflessa è la funzione che interviene per prima in caso di bisogno; sono movimenti organizzati dal sistema nervoso a livello midollare e l’individuo ne diviene cosciente solo dopo la realizzazione perché al sistema nervoso centrale giungono solo gli effetti di ciò che è avvenuto.(Es. spostare la mano se inavvertitamente tocca una fiamma)La coordinazione automatica è la capacità di compiere uno o più movimenti complessi anche in successione e per tempi lunghi. Sono gesti che ogni persona impara attraverso una loro continua ripetizione, finché il corpo li realizza in modo automatico, cioè senza pensarci. (per es. andare in bicicletta; il controllo avviene da parte dei centri sottocorticali)La coordinazione volontaria è la forma più complessa di gestione del movimento; è deputata ad affrontare situazioni nuove alle quali bisogna trovare soluzioni originali, efficaci e adattate allo scopo da raggiungere.Si distingue in: CAPACITÀ COORDINATIVE GENERALI (secondo Meinel) sonoCapacità di apprendimento motorio è l’acquisizione di gesti motori precedentemente non posseduti; è la condizione necessaria per l’assimilazione di svariati processi motori. E’ la fonte di mappe che arricchiscono la memoria motoria e che saranno la base per tutti i successivi miglioramenti coordinativi.Capacità di controllo motorio è la capacità di controllare l’esecuzione di un movimento, garantendo il raggiungimento dello scopo previsto.Capacità di adattamento o trasformazione è la capacità di modificare un movimento, adattarlo o trasformarlo in funzione di una variazione, più o meno improvvisa della situazione, senza mancare il risultato previsto. Il livello delle capacità coordinative è rapportato al costante accrescimento somatico e alle variazioni delle proporzioni corporee, per questo va continuamente sollecitato e migliorato. Questo compito non è gravoso se è supportato dallo sviluppo delle capacità condizionali e dalla regolare attività fisica. Ma non sempre è così e l’individuo sembra perdere la sua coordinazione (diventa goffo e impacciato). Questo momento critico solitamente coincide con l’inizio della pubertà ma è una condizione transitoria e tende a scomparire se l’educazione motoria di quel periodo si concentra proprio sullo sviluppo delle capacità coordinative e condizionali. CAPACITA’ COORDINATIVE SPECIALI(Vedi pag 128 da Sotgiu Pellegrini “Attività Motorie e Processo Educativo” o TAB.4 allegata) Per comodità operativa molti autori hanno differenziato e definito una serie di capacità coordinative definendole speciali (confronta: Meinel, Blume, Hirtz) ma che non sono altro che aspetti particolari della coordinazione generale, con una loro fase sensibile di sviluppo da tenere presente nella programmazione. Difficilmente sono isolabili o utilizzabili separatamente, in quanto compenetrano una nell’altra senza avere confini precisi anzi, possono essere affini e difficilmente si potranno allenare separatamente; tutte concorrono al raggiungimento della coordinazione “fine”. Le tabelle che si incontrano più frequentemente prevedono:capacità di equilibriocapacità di combinazionecapacità di orientamentocapacità di ritmocapacità di differenziazione dinamicacapacità di anticipazione e fantasia motoriacapacità di trasformazione Qualsiasi libro di testo, a cui si rimanda lo studente (vedi bibliografia allegata), riporta dettagliatamente le caratteristiche di ognuna di queste capacità e la relativa modalità di allenamento. Non va infine dimenticato che nella prima fase dell’apprendimento di ciascuna abilità motoria, il livello di coordinazione è definito “grezzo” vale a dire che il movimento è globale, impreciso e dispendioso. Anche per questo livello è tuttavia necessaria la capacità di anticipazione, cioè l’alunno deve comprendere il compito assegnatogli ed essere in grado di anticipare il modello motorio utile per arrivare a quello scopo.Successivamente attraverso la ripetizione dei gesti viene provocata un’analisi ed una sintesi più precisa delle informazioni afferenti (feedback) e la memoria unitamente alle capacità cognitive e alle spiegazioni dell’insegnante (informazioni verbali) portano ad una migliore rappresentazione mentale del gesto motorio. Il tutto sfocia quindi nella fase della coordinazione fine in cui il movimento è fluido, preciso, economico ed armonico.La terza fase, della disponibilità variabile o trasferibilità, riguarda quel processo di apprendimento delle abilità motorie che dallo stadio della coordinazione fine, cioè dal controllo e consolidamento delle abilità motorie di base conduce alla loro disponibilità, trasferibilità e fruibilità nelle più svariate situazioni e condizioni.