Sant’Andrea di Conza, sorge a ridosso di un costone roccioso detto Serra la Serpa, a sud di Conzadella Campania, tra questa e Pescopagano, nell’alta valle dell’Ofanto, tra il Monte Calvo e la CrestaCesina, lungo la via Appia 7787. Come tutti i centri trattati in questo studio e come altri, forse piùdegli altri, la sua storia è legata a quella di Conza della Campania. In particolare le notizie sullacittadina irpina si perdono nei secoli e per le guerre. Diversi autori scrissero a suo riguardo ma lefonti archivistiche dalle quali trassero i loro scritti sono andate perdute88. Nasce, S.Andrea, peremanazione da Conza: è probabile, infatti, che dopo il terremoto del 990 che devastò il territorio,alcuni conzani si trasferirono in questa zona poco lontana dalla città d’origine anche per cercare unluogo più salubre rispetto agli “stagna Aufidis”, ovvero le acque dell’Ofanto che in alcuni puntidella valle rendevano l’aria insalubre89 e per impiantarvi attività agricole, vista proprio la ricchezzadi acqua90. Quindi, è possibile che il versante della collina dove ora sorge S.Andrea fosse abitato giàalla fine del X sec.91, anche se la prima notizia ufficiale riguardante questo territorio viene dal primofeudatario di Conza, ovvero Gionata di Balvano. Questi con pubblico istrumento, nel 1161 donò aS. Maria dell’Episcopio di Conza una Chiesa dedicata all’Apostolo Andrea, posta, tra il territorio diConza e il castello di Pescopagano92. Il motivo della donazione fu di assicurare ai vescovi di Conzauna degna sede, dando loro il potere civile misto, ossia il potere temporale, sull’intero feudo diS.Andrea, nonché assicurare la rendita per il vitto di chierici al servizio della Chiesa di Conza93.Nello stesso periodo, il conte concesse, a quanti si fossero trasferiti nel territorio vicino alla chiesa,la dispensa da ogni servitù ed esazione fiscale, probabilmente per sgravare il paese da parte dellapopolazione che viveva ancora in condizioni indigenti dopo il terremoto94.Il costruendo villaggio iniziò dunque la sua vita come feudo vescovile e, a parte una breveparentesi, fu tale fino agli ultimi anni del Settecento, fino alla abolizione dei privilegi feudali, avvenuta con Dispaccio Reale del 26 novembre 1791, quando il feudo fu incorporato al RegioDemanio95.Non è certo se il Fortilizio, il castello, poi episcopio, oggi sede dell’Amministrazione comunale,fosse stato costruito dall’Arcivescovado sin dal 1161, per stabilirvisi, o se fosse successivo, del XIIIsec., ovvero dell’unico periodo in cui non furono gli arcivescovi ma famiglie di nobili a tenere ilfeudo; di certo, inizialmente, doveva avere funzione difensiva, cosa che si deduce anche dallaposizione, sommitale, che ha rispetto al paese, addossato e fortemente aderente ad uno speroneroccioso. Dopo il breve periodo, dal XIII sec. al XV sec., in cui furono feudatari prima la famigliaPoncelly di origine francese, poi gli stessi signori feudatari di Conza della Campania, i Del Balzo, iGesualdo, i Ludovisi ed, infine, i Mirelli, S. Andrea tornò nella cura degli arcivescovi che sistabilirono nell’edificio fortificato, trasformandolo in Episcopio96.Dopo il Concilio di Trento, tenutosi tra il 1545 e il 1563, S. Andrea assurse ad importante centro diformazione culturale e religiosa, per una vasta area geografica, con la costruzione ed ilpotenziamento del Seminario Arcivescovile, un ruolo che ha continuato a svolgere fino agli anni 60del XX secolo.È tra il XVI e il XVII secolo che S. Andrea ebbe il suo maggior sviluppo urbanistico, visibileancora oggi nell’impianto e in diversi tipi edilizi. Fu il periodo in cui venne costruita anche la cintamuraria, di cui è visibile ancora una delle porta, l’Arco della Terra, aperta verso Conza.Anche S. Andrea fu sconvolto dai terremoti che colpirono tutta la valle, nel 1694 e nel 1732, e dopoquesti venne ricostruita l’antica chiesa dedicata a S. Andrea, ribattezzata Chiesa dellaCongregazione dell’Immacolata97.Come accennato, nel 1791, l’arcivescovo, allora Ignazio Andrea Sambiase98, rinunciò allagiurisdizione baronale del feudo che fu incorporato al R. Demanio e quando nel 1799 venneistaurata la Repubblica Partenopea e il regno diviso in dipartimenti e cantoni, S. Andrea andò a farparte del cantone di Pescopagano, con capitale Foggia.Il feudo derivava la sua maggiore ricchezza dall’abbondanza di acque, con la quale venivano irrigatii suoi e molti campi della valle, per la produzione di derrate per molti centri limitrofi.S.A ndrea era, ed è ancora, famosa per la presenza di cave per l’estrazione di una pietra calcareabianca, detta favaccio, estremamente resistente. Sulla stessa pietra sorge l’abitato e della stessapietra sono fatti molti dei monumenti e delle abitazioni, anche modeste, del paese. Nellalavorazione della pietra sia come materiale da costruzione che come ornamento, molti degli abitantierano esperti lapicidi, artigiani che espressero la loro maestria su moltissimi edifici del luogo. Èpossibile, infine che proprio per l’uso di tale pietra si siano attutiti i danni relativi al terremoto del1980.Il centro fin dalla fondazione rimase per lo più isolato e forse anche per questo è stato, nel suoassetto urbanistico ed edilizio, poco manomesso99; tale isolamento diminuì dapprima con larealizzazione della ferrovia Avellino-Rocchetta, poi con quella della statale Appia. Inoltre, prima laferrovia poi la creazione dell’acquedotto pugliese mitigarono parzialmente la crisi economica cheaveva provocato il fenomeno migratorio di cui soffrono la maggior parte delle zone internedell’appenino centro meridionale dalla fine dell’ottocento fino agli anni 60 del XX secolo. 9987 Preambolo storico, Statuto del Comune di Sant’Andrea di Conza, pg.1.88 Ci si riferisce qui, ad esempio, ai documenti che attestano la donazione della chiesa di S.Andrea, in loco, a S.Mariadell’Episcopio, da parte di Gionata di Balvano. Gli scrittori storici di questi luoghi, come il Castellano e il Lupoli,dichiarano, entrambi, di aver potuto leggere tali documenti originali presso l’Archivio diocesano, purtroppo andatodistrutto. Diversamente Vito Acocella afferma di averli studiati direttamente presso l’Archivio di Stato di Napoli, doveera custodita una copia andata distrutta durante l’ultimo conflitto mondiale con il complesso delle pergamene antiche(G. Mazzeo, Caratteri del centro storico di S.Andrea di Conza, pg.1)89 G. De Matteo, Viaggio in Irpinia, Vol. III, edizioni la Ginestra, pg.1002.90 Preambolo storico, Statuto del Comune di Sant’Andrea di Conza, pg.1.91 In realtà non si può escludere che il nucleo originario di S.Andrea possa essere ancor più antico e risalire allaripopolazione del territorio operata dagli stessi Longobardi, quando nel 625 conquistarono Conza. Le indagini hannonecessità di essere approfondite proprio riguardo l’alto medioevo.92 G. De Matteo, op.cit., pg.1002.93 G. Giorgio, S.Andrea di Conza. Fatti, immagini e documenti di ieri e di oggi, in «Civiltà Altirpina», suppl. fasc. I,Anno IV, gen-giu 1993, pg.1.94 G. De Matteo, op.cit., pg.1003.
TERREMOTO E RICOSTRUZIONI IN IRPINIA IL RESTAURO E I PIANI DI RECUPERO DEI CENTRI STORICI MINORI
Sant’Andrea di Conza, sorge a ridosso di un costone roccioso detto Serra la Serpa, a sud di Conzadella Campania, tra questa e Pescopagano, nell’alta valle dell’Ofanto, tra il Monte Calvo e la CrestaCesina, lungo la via Appia 7787. Come tutti i centri trattati in questo studio e come altri, forse piùdegli altri, la sua storia è legata a quella di Conza della Campania. In particolare le notizie sullacittadina irpina si perdono nei secoli e per le guerre. Diversi autori scrissero a suo riguardo ma lefonti archivistiche dalle quali trassero i loro scritti sono andate perdute88. Nasce, S.Andrea, peremanazione da Conza: è probabile, infatti, che dopo il terremoto del 990 che devastò il territorio,alcuni conzani si trasferirono in questa zona poco lontana dalla città d’origine anche per cercare unluogo più salubre rispetto agli “stagna Aufidis”, ovvero le acque dell’Ofanto che in alcuni puntidella valle rendevano l’aria insalubre89 e per impiantarvi attività agricole, vista proprio la ricchezzadi acqua90. Quindi, è possibile che il versante della collina dove ora sorge S.Andrea fosse abitato giàalla fine del X sec.91, anche se la prima notizia ufficiale riguardante questo territorio viene dal primofeudatario di Conza, ovvero Gionata di Balvano. Questi con pubblico istrumento, nel 1161 donò aS. Maria dell’Episcopio di Conza una Chiesa dedicata all’Apostolo Andrea, posta, tra il territorio diConza e il castello di Pescopagano92. Il motivo della donazione fu di assicurare ai vescovi di Conzauna degna sede, dando loro il potere civile misto, ossia il potere temporale, sull’intero feudo diS.Andrea, nonché assicurare la rendita per il vitto di chierici al servizio della Chiesa di Conza93.Nello stesso periodo, il conte concesse, a quanti si fossero trasferiti nel territorio vicino alla chiesa,la dispensa da ogni servitù ed esazione fiscale, probabilmente per sgravare il paese da parte dellapopolazione che viveva ancora in condizioni indigenti dopo il terremoto94.Il costruendo villaggio iniziò dunque la sua vita come feudo vescovile e, a parte una breveparentesi, fu tale fino agli ultimi anni del Settecento, fino alla abolizione dei privilegi feudali, avvenuta con Dispaccio Reale del 26 novembre 1791, quando il feudo fu incorporato al RegioDemanio95.Non è certo se il Fortilizio, il castello, poi episcopio, oggi sede dell’Amministrazione comunale,fosse stato costruito dall’Arcivescovado sin dal 1161, per stabilirvisi, o se fosse successivo, del XIIIsec., ovvero dell’unico periodo in cui non furono gli arcivescovi ma famiglie di nobili a tenere ilfeudo; di certo, inizialmente, doveva avere funzione difensiva, cosa che si deduce anche dallaposizione, sommitale, che ha rispetto al paese, addossato e fortemente aderente ad uno speroneroccioso. Dopo il breve periodo, dal XIII sec. al XV sec., in cui furono feudatari prima la famigliaPoncelly di origine francese, poi gli stessi signori feudatari di Conza della Campania, i Del Balzo, iGesualdo, i Ludovisi ed, infine, i Mirelli, S. Andrea tornò nella cura degli arcivescovi che sistabilirono nell’edificio fortificato, trasformandolo in Episcopio96.Dopo il Concilio di Trento, tenutosi tra il 1545 e il 1563, S. Andrea assurse ad importante centro diformazione culturale e religiosa, per una vasta area geografica, con la costruzione ed ilpotenziamento del Seminario Arcivescovile, un ruolo che ha continuato a svolgere fino agli anni 60del XX secolo.È tra il XVI e il XVII secolo che S. Andrea ebbe il suo maggior sviluppo urbanistico, visibileancora oggi nell’impianto e in diversi tipi edilizi. Fu il periodo in cui venne costruita anche la cintamuraria, di cui è visibile ancora una delle porta, l’Arco della Terra, aperta verso Conza.Anche S. Andrea fu sconvolto dai terremoti che colpirono tutta la valle, nel 1694 e nel 1732, e dopoquesti venne ricostruita l’antica chiesa dedicata a S. Andrea, ribattezzata Chiesa dellaCongregazione dell’Immacolata97.Come accennato, nel 1791, l’arcivescovo, allora Ignazio Andrea Sambiase98, rinunciò allagiurisdizione baronale del feudo che fu incorporato al R. Demanio e quando nel 1799 venneistaurata la Repubblica Partenopea e il regno diviso in dipartimenti e cantoni, S. Andrea andò a farparte del cantone di Pescopagano, con capitale Foggia.Il feudo derivava la sua maggiore ricchezza dall’abbondanza di acque, con la quale venivano irrigatii suoi e molti campi della valle, per la produzione di derrate per molti centri limitrofi.S.A ndrea era, ed è ancora, famosa per la presenza di cave per l’estrazione di una pietra calcareabianca, detta favaccio, estremamente resistente. Sulla stessa pietra sorge l’abitato e della stessapietra sono fatti molti dei monumenti e delle abitazioni, anche modeste, del paese. Nellalavorazione della pietra sia come materiale da costruzione che come ornamento, molti degli abitantierano esperti lapicidi, artigiani che espressero la loro maestria su moltissimi edifici del luogo. Èpossibile, infine che proprio per l’uso di tale pietra si siano attutiti i danni relativi al terremoto del1980.Il centro fin dalla fondazione rimase per lo più isolato e forse anche per questo è stato, nel suoassetto urbanistico ed edilizio, poco manomesso99; tale isolamento diminuì dapprima con larealizzazione della ferrovia Avellino-Rocchetta, poi con quella della statale Appia. Inoltre, prima laferrovia poi la creazione dell’acquedotto pugliese mitigarono parzialmente la crisi economica cheaveva provocato il fenomeno migratorio di cui soffrono la maggior parte delle zone internedell’appenino centro meridionale dalla fine dell’ottocento fino agli anni 60 del XX secolo. 9987 Preambolo storico, Statuto del Comune di Sant’Andrea di Conza, pg.1.88 Ci si riferisce qui, ad esempio, ai documenti che attestano la donazione della chiesa di S.Andrea, in loco, a S.Mariadell’Episcopio, da parte di Gionata di Balvano. Gli scrittori storici di questi luoghi, come il Castellano e il Lupoli,dichiarano, entrambi, di aver potuto leggere tali documenti originali presso l’Archivio diocesano, purtroppo andatodistrutto. Diversamente Vito Acocella afferma di averli studiati direttamente presso l’Archivio di Stato di Napoli, doveera custodita una copia andata distrutta durante l’ultimo conflitto mondiale con il complesso delle pergamene antiche(G. Mazzeo, Caratteri del centro storico di S.Andrea di Conza, pg.1)89 G. De Matteo, Viaggio in Irpinia, Vol. III, edizioni la Ginestra, pg.1002.90 Preambolo storico, Statuto del Comune di Sant’Andrea di Conza, pg.1.91 In realtà non si può escludere che il nucleo originario di S.Andrea possa essere ancor più antico e risalire allaripopolazione del territorio operata dagli stessi Longobardi, quando nel 625 conquistarono Conza. Le indagini hannonecessità di essere approfondite proprio riguardo l’alto medioevo.92 G. De Matteo, op.cit., pg.1002.93 G. Giorgio, S.Andrea di Conza. Fatti, immagini e documenti di ieri e di oggi, in «Civiltà Altirpina», suppl. fasc. I,Anno IV, gen-giu 1993, pg.1.94 G. De Matteo, op.cit., pg.1003.