Calitri Calitri sorge su un colle che domina gran parte del corso superiore dell’Ofanto. Gli studi paleoliticie neolitici, ancora oggi, non riescono a restituire un quadro chiaro e completo della vita di questiluoghi a quel tempo, ma è certo, come lo è per quasi tutto il territorio italiano132, che queste terrefurono abitate in quelle epoche, così come in modo empirico si deduce anche da diversiritrovamenti. E proprio nei territori di cui si parla si stabilirono primitivi nuclei che andarono adabitare le cavee naturali di cui proprio il monte, su cui Calitri sorge, abbonda.La stessa Calitri odierna è un alveare di grotte di diversa dimensione modificate ed adattatedall’uomo per i propri molteplici bisogni133. Come ci dice lo stesso Giulio Acocella, studioso estorico locale, fino agli anni ‘50 del secolo scorso le grotte erano occupate dalla parte più poveradella popolazione calitrana che le usava come abitazione; più tardi sono divenute cantine, stalle,legnaie e oggi sono utilizzate come ambienti particolarmente adatti alla conservazione di prodottienogastronomici di nicchia che traggono le caratteristiche organolettiche proprio dalle particolaricondizioni termo-igrometriche delle grotte. La formazione di tali antri fu facilitata dalla natura delmonte, di arenaria dell’epoca terziaria di poca consistenza, la cui compattezza è dovuta più apressione degli strati superiori che a cementificazione. Il banco di arenaria poggia poi su un bancodi argilla.Testimonianza di un passato antichissimo è sicuramente il primitivo nome di Calitri, Aletriom134, ilcui suffisso ne ricorda distintamente altri relativi a città di chiara origine pre-indo-europea,probabilmente etrusca, mentre al prefisso ala, o ale, non è dato attribuirvi un significato piùpreciso135. E’ certo però che essendo il significato di –triom noto come “luogo” o “sito”, il prefissodoveva indicare una caratteristica propria del territorio stesso. Successivamente, come spessoaccade, mentre mutano i popoli, i toponimi restano e più tardi il nome Aletriom, si trasformò nel più“corrente” Aletrion, al quale si volle coniugare una influenza greca136. Sul periodo di appartenenzae di nascita dell’antica Calitri, sono testimonianza ritrovamenti di fittili studiati dalla Regia scuoladelle ceramiche di Grottaglie che li ha datati al periodo al IV-III sec. a.C.137. E’ poi accreditata latestimonianza di Plinio il Vecchio che narra della presenza di Aletrini138 tra le civiltà irpine132G. Nicolucci., L’età della pietra nelle province napoletane, in «Rendiconto dell’Accademia delle scienze», Napoli1872.133 V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921.134 “La forma primitiva del nome era, dunque, Alatriom,con accento iniziale tirreno-etrusco; in seguito l’indebolimentodi a in e in sillaba seguente, non aperta presso gli italici, che ne ereditarono il paese e il nome, diede luogo adAletriom.”(V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921, pg.10).135 Ivi, pg.10136 Ivi, pg.13137 Ivi, pg.14138 “Plinio, adunque, elencando le popolazioni dell’Italia, secondo la divisione fatta sotto Augusto, allorchè gli Irpinifuron separati dagli altri Sanniti e congiunti, nella seconda regione, con l’Apulia e la Calabria, colloca gli Aletrini subitoaggregate alle colonie romane e abitanti della città di Aletrium, secondo il Cassitto139, studioso diciviltà irpine, corrispondente all’odierna Calitri. Se la vita antichissima di Calitri non è risolta inmaniera definitiva dal suo toponimo sicuramente può esserlo dalla conformazione della cittadinastessa e dal disseppellimento di armi, vasi fittili e altri utensili che confermano la conformazione dioppidum che la città aveva sin dai tempi precedenti la conquista romana, così come moltissimedelle conformazioni urbane della penisola che essendo attraversata dalla catena appenninica, ben siprestava a questo tipo di formazioni che divennero peculiarità propria italiana.Calitri, dunque sorge a 665 metri sul livello del mare, su un’altura che a nord-ovest si presentacostituita da una parete tufacea a strapiombo mentre su gli altri versanti è caratterizzata da pendiierti ma poco insidiosi per chi volesse risalire la città di nascosto. L’oppidum era conformazioneutilizzata dalle antichissime popolazioni italiche per difendere i siti religiosi e anche amministrativida primitivi invasori. L’oppidum di Aletrium era occupato dall’arx, poi sempre riutilizzato neisecoli, che costituiva il centro, il nucleo principale che univa tra loro gli Aletrini sparsi nellecampagne140. Vito Acocella, letterato, storico e paleografo irpino, nota la conformazione dellacostruzione, costituita da blocchi a facce poligonali e da massi squadrati che lui fa risalire al terzotipo di costruzioni riportata dal Giovenale141. A questo poi aggiunge la presenza di toponimi,tutt’ora in uso che rimandano a nomi classici romani come quello della località Posterla,evidentemente derivata da posterula, ovvero piccola porta, che indicava una delle tantecomunicazione tra l’arx e i sui vici. La toponomastica ci viene incontro anche con i nomi dinumerose località della campagna calitrana come Ischia (insula), Luzzano (lucus Iano), Vetrano(veteranus). A questo si aggiungono poi i ritrovamenti di armi, monete romane, nonché ossacollocate in sarcofaghi con vasi lacrimatori, daghe e clipei di chiara epoca romana, ovunque si siascavato nell’agro calitrano e che, come precisa il De Simone, riportato dall’Acocella, testimonianol’usanza di seppellire fuori dal perimetro dell’arx, accreditandone ulteriormente la presenza142. Va,inoltre, ricordato il ritrovamento di diverse iscrizioni, mai perfettamente datate, che, assieme alresto, impongono la necessità di uno studio archeologico più approfondito sull’intero territorioirpino senza il quale è impossibile una completezza nel racconto della storia di questi antichissimipopoli.dopo gli Aquiloni e i Compsani” (V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano1921, pg.14).139 D. Romanelli, Antica topografia storica del regno di Napoli, Stamperia Reale, Napoli 1815.140 “E dagli Aletrini fu prescenla la vetta di un colle isolato, nell’estremo limite dell’Appennino irpino, a cavalieredell’alta valle dell’Ofanto, che servisse di fortezza (arx) a tutti i membri della colonia, distribuiti in numerosi vici, nellacircostante campagna, dediti all’agricoltura e alla pastorizia” (V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. DeRobertis e Figli, Putignano 1921, pg.18).141 Ivi, pg.23.142 Ivi, pg.24. Diversamente, la presenza di Calitri in epoca romana può essere accreditata per via indiretta,essendo limitrofa alla più importante Compsa, di cui si ha documentazione più certa circa la suastoria “romana”. Compsa difatti, dopo aver contribuito con denaro e soldati ad appoggiare Romanella seconda guerra punica aprì le porte ad Annibale che, prima di andar via, impose che venisserostabiliti presidi difensivi nelle città vicine; è probabile che tra queste vi fosse Calitri, anche perchéincontrata mentre l’esercito cartaginese risaliva il fiume Ofanto, spostandosi per la penisola, edavendo questa una strategica posizione al confine appulo-lucano.Tornando al nome, nel tempo, forse semplicemente per ragioni di fonetica143, diversa da territorio aterritorio su tutta la penisola, il nome di Aletrium si trasformò, spontaneamente, in Caletrum144,quindi Calitri.Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la storia di Caletrum si svolse in strettacorrelazione a quella della vicina e più importante Compsa (Conza), che, durante il passaggio daldissolvimento politico sociale di Roma alle nuove forme di governo barbare, seppe mantenere unaforte indipendenza, tale da costituire il centro strategico-commerciale di un territorio, incrocio dimolte strade, nella valle ofantina. Quest’ultima, per conformazione, era assai sicura, caratterizzatada monti e colline inespugnabili, già costellati di castelli, «fiori assai rigogliosi dell’antichitàremota, benché parecchi petali abbian perduto nei secoli, soggetti come erano, più di ogni altroedificio, ad incessanti minacce del tempo e degli uomini»145. Questo territorio con tutti i suoicastelli fu occupato dai Goti nel 524, poi dai Bizantini (555-591) e dei Longobardi che daBenevento, alla fine del 500, penetrarono nell’alta valle dell’Ofanto e fecero proprio di Conza ilcapoluogo di un cospicuo gastaldato. E così, come racconta anche Giustino Fortunato, Conzadivenne il centro di un territorio che andava da Teora, (alto Sele) a Bisaccia, nel quale Calitri siergeva con il suo castello a cavaliere della valle dell’Ofanto. L’esistenza della Calitri longobarda,oltre che dalla conformazione cittadina non è però testimoniata da forti fonti storiche bensì daalcune fonti religiose e di tradizione che, accompagnandosi a fonti storiche indirette, nericostruiscono un percorso che restituisce l’evidente presenza della cittadina medievale. Il santopatrono di Calitri è San Canio, di origine africana, giunto in Italia a causa delle persecuzioni,all’inizio del 400, dei Vandali in Africa146. Fuggito, il cristiano Canion si fermò ad Atella, anticacittà osca, dove divenne martire e santo, come riportato in diversi scritti. Ora, il corpo del santovenne traslato in periodo longobardo da Atella ad Acerenza, in terra lucana, poiché, si diceva che in143 Ivi, pp.32-33.144 Sempre l’Acocella lo fa risalire, in prima battuta, ad un documento diplomatico dell’alto medioevo, il Catalogo deiBaroni normanni,del 1140, deducendosi che la trasformazione si ebbe tra il sec VI e il sec. XI (V. Acocella, Storia diCalitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921, pp.31-33).145 V. Acocella, Calitri medievale, B. Johannowsky editore, Napoli 1923, pg.4.146 V. Acocella, Calitri medievale, pp.6-11.
TERREMOTO E RICOSTRUZIONI IN IRPINIA IL RESTAURO E I PIANI DI RECUPERO DEI CENTRI STORICI MINORI
Calitri Calitri sorge su un colle che domina gran parte del corso superiore dell’Ofanto. Gli studi paleoliticie neolitici, ancora oggi, non riescono a restituire un quadro chiaro e completo della vita di questiluoghi a quel tempo, ma è certo, come lo è per quasi tutto il territorio italiano132, che queste terrefurono abitate in quelle epoche, così come in modo empirico si deduce anche da diversiritrovamenti. E proprio nei territori di cui si parla si stabilirono primitivi nuclei che andarono adabitare le cavee naturali di cui proprio il monte, su cui Calitri sorge, abbonda.La stessa Calitri odierna è un alveare di grotte di diversa dimensione modificate ed adattatedall’uomo per i propri molteplici bisogni133. Come ci dice lo stesso Giulio Acocella, studioso estorico locale, fino agli anni ‘50 del secolo scorso le grotte erano occupate dalla parte più poveradella popolazione calitrana che le usava come abitazione; più tardi sono divenute cantine, stalle,legnaie e oggi sono utilizzate come ambienti particolarmente adatti alla conservazione di prodottienogastronomici di nicchia che traggono le caratteristiche organolettiche proprio dalle particolaricondizioni termo-igrometriche delle grotte. La formazione di tali antri fu facilitata dalla natura delmonte, di arenaria dell’epoca terziaria di poca consistenza, la cui compattezza è dovuta più apressione degli strati superiori che a cementificazione. Il banco di arenaria poggia poi su un bancodi argilla.Testimonianza di un passato antichissimo è sicuramente il primitivo nome di Calitri, Aletriom134, ilcui suffisso ne ricorda distintamente altri relativi a città di chiara origine pre-indo-europea,probabilmente etrusca, mentre al prefisso ala, o ale, non è dato attribuirvi un significato piùpreciso135. E’ certo però che essendo il significato di –triom noto come “luogo” o “sito”, il prefissodoveva indicare una caratteristica propria del territorio stesso. Successivamente, come spessoaccade, mentre mutano i popoli, i toponimi restano e più tardi il nome Aletriom, si trasformò nel più“corrente” Aletrion, al quale si volle coniugare una influenza greca136. Sul periodo di appartenenzae di nascita dell’antica Calitri, sono testimonianza ritrovamenti di fittili studiati dalla Regia scuoladelle ceramiche di Grottaglie che li ha datati al periodo al IV-III sec. a.C.137. E’ poi accreditata latestimonianza di Plinio il Vecchio che narra della presenza di Aletrini138 tra le civiltà irpine132G. Nicolucci., L’età della pietra nelle province napoletane, in «Rendiconto dell’Accademia delle scienze», Napoli1872.133 V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921.134 “La forma primitiva del nome era, dunque, Alatriom,con accento iniziale tirreno-etrusco; in seguito l’indebolimentodi a in e in sillaba seguente, non aperta presso gli italici, che ne ereditarono il paese e il nome, diede luogo adAletriom.”(V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921, pg.10).135 Ivi, pg.10136 Ivi, pg.13137 Ivi, pg.14138 “Plinio, adunque, elencando le popolazioni dell’Italia, secondo la divisione fatta sotto Augusto, allorchè gli Irpinifuron separati dagli altri Sanniti e congiunti, nella seconda regione, con l’Apulia e la Calabria, colloca gli Aletrini subitoaggregate alle colonie romane e abitanti della città di Aletrium, secondo il Cassitto139, studioso diciviltà irpine, corrispondente all’odierna Calitri. Se la vita antichissima di Calitri non è risolta inmaniera definitiva dal suo toponimo sicuramente può esserlo dalla conformazione della cittadinastessa e dal disseppellimento di armi, vasi fittili e altri utensili che confermano la conformazione dioppidum che la città aveva sin dai tempi precedenti la conquista romana, così come moltissimedelle conformazioni urbane della penisola che essendo attraversata dalla catena appenninica, ben siprestava a questo tipo di formazioni che divennero peculiarità propria italiana.Calitri, dunque sorge a 665 metri sul livello del mare, su un’altura che a nord-ovest si presentacostituita da una parete tufacea a strapiombo mentre su gli altri versanti è caratterizzata da pendiierti ma poco insidiosi per chi volesse risalire la città di nascosto. L’oppidum era conformazioneutilizzata dalle antichissime popolazioni italiche per difendere i siti religiosi e anche amministrativida primitivi invasori. L’oppidum di Aletrium era occupato dall’arx, poi sempre riutilizzato neisecoli, che costituiva il centro, il nucleo principale che univa tra loro gli Aletrini sparsi nellecampagne140. Vito Acocella, letterato, storico e paleografo irpino, nota la conformazione dellacostruzione, costituita da blocchi a facce poligonali e da massi squadrati che lui fa risalire al terzotipo di costruzioni riportata dal Giovenale141. A questo poi aggiunge la presenza di toponimi,tutt’ora in uso che rimandano a nomi classici romani come quello della località Posterla,evidentemente derivata da posterula, ovvero piccola porta, che indicava una delle tantecomunicazione tra l’arx e i sui vici. La toponomastica ci viene incontro anche con i nomi dinumerose località della campagna calitrana come Ischia (insula), Luzzano (lucus Iano), Vetrano(veteranus). A questo si aggiungono poi i ritrovamenti di armi, monete romane, nonché ossacollocate in sarcofaghi con vasi lacrimatori, daghe e clipei di chiara epoca romana, ovunque si siascavato nell’agro calitrano e che, come precisa il De Simone, riportato dall’Acocella, testimonianol’usanza di seppellire fuori dal perimetro dell’arx, accreditandone ulteriormente la presenza142. Va,inoltre, ricordato il ritrovamento di diverse iscrizioni, mai perfettamente datate, che, assieme alresto, impongono la necessità di uno studio archeologico più approfondito sull’intero territorioirpino senza il quale è impossibile una completezza nel racconto della storia di questi antichissimipopoli.dopo gli Aquiloni e i Compsani” (V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano1921, pg.14).139 D. Romanelli, Antica topografia storica del regno di Napoli, Stamperia Reale, Napoli 1815.140 “E dagli Aletrini fu prescenla la vetta di un colle isolato, nell’estremo limite dell’Appennino irpino, a cavalieredell’alta valle dell’Ofanto, che servisse di fortezza (arx) a tutti i membri della colonia, distribuiti in numerosi vici, nellacircostante campagna, dediti all’agricoltura e alla pastorizia” (V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. DeRobertis e Figli, Putignano 1921, pg.18).141 Ivi, pg.23.142 Ivi, pg.24. Diversamente, la presenza di Calitri in epoca romana può essere accreditata per via indiretta,essendo limitrofa alla più importante Compsa, di cui si ha documentazione più certa circa la suastoria “romana”. Compsa difatti, dopo aver contribuito con denaro e soldati ad appoggiare Romanella seconda guerra punica aprì le porte ad Annibale che, prima di andar via, impose che venisserostabiliti presidi difensivi nelle città vicine; è probabile che tra queste vi fosse Calitri, anche perchéincontrata mentre l’esercito cartaginese risaliva il fiume Ofanto, spostandosi per la penisola, edavendo questa una strategica posizione al confine appulo-lucano.Tornando al nome, nel tempo, forse semplicemente per ragioni di fonetica143, diversa da territorio aterritorio su tutta la penisola, il nome di Aletrium si trasformò, spontaneamente, in Caletrum144,quindi Calitri.Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la storia di Caletrum si svolse in strettacorrelazione a quella della vicina e più importante Compsa (Conza), che, durante il passaggio daldissolvimento politico sociale di Roma alle nuove forme di governo barbare, seppe mantenere unaforte indipendenza, tale da costituire il centro strategico-commerciale di un territorio, incrocio dimolte strade, nella valle ofantina. Quest’ultima, per conformazione, era assai sicura, caratterizzatada monti e colline inespugnabili, già costellati di castelli, «fiori assai rigogliosi dell’antichitàremota, benché parecchi petali abbian perduto nei secoli, soggetti come erano, più di ogni altroedificio, ad incessanti minacce del tempo e degli uomini»145. Questo territorio con tutti i suoicastelli fu occupato dai Goti nel 524, poi dai Bizantini (555-591) e dei Longobardi che daBenevento, alla fine del 500, penetrarono nell’alta valle dell’Ofanto e fecero proprio di Conza ilcapoluogo di un cospicuo gastaldato. E così, come racconta anche Giustino Fortunato, Conzadivenne il centro di un territorio che andava da Teora, (alto Sele) a Bisaccia, nel quale Calitri siergeva con il suo castello a cavaliere della valle dell’Ofanto. L’esistenza della Calitri longobarda,oltre che dalla conformazione cittadina non è però testimoniata da forti fonti storiche bensì daalcune fonti religiose e di tradizione che, accompagnandosi a fonti storiche indirette, nericostruiscono un percorso che restituisce l’evidente presenza della cittadina medievale. Il santopatrono di Calitri è San Canio, di origine africana, giunto in Italia a causa delle persecuzioni,all’inizio del 400, dei Vandali in Africa146. Fuggito, il cristiano Canion si fermò ad Atella, anticacittà osca, dove divenne martire e santo, come riportato in diversi scritti. Ora, il corpo del santovenne traslato in periodo longobardo da Atella ad Acerenza, in terra lucana, poiché, si diceva che in143 Ivi, pp.32-33.144 Sempre l’Acocella lo fa risalire, in prima battuta, ad un documento diplomatico dell’alto medioevo, il Catalogo deiBaroni normanni,del 1140, deducendosi che la trasformazione si ebbe tra il sec VI e il sec. XI (V. Acocella, Storia diCalitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921, pp.31-33).145 V. Acocella, Calitri medievale, B. Johannowsky editore, Napoli 1923, pg.4.146 V. Acocella, Calitri medievale, pp.6-11.