FERMARE I SATRAPI

TERREMOTO E RICOSTRUZIONI IN IRPINIA


Della originaria Lioni vi è un solo documento dell’anno 833 che attesta cheil principe Sicardo di Salerno concesse a Wilirona, Badessa di S.Sofia, una Corte in Leoni171. Ilperiodo tra l’833 e il 1100 fu un tempo tormentato per queste terre a causa di terremoti e le guerrelongobarde, terminate con la disfatta di questi eserciti da parte di Roberto il Guiscardo nel 1076, cheimpose definitivamente il dominio normanno172. Con il 1130 ha inizio il regno delle Due Sicilie adopera di Ruggiero, re dei Normanni che sottrasse Benevento ai Longobardi.Verso la metà del 1250, la popolazione ancora abitante in Oppido, a valle, iniziò a trasferirsinell’abitato collinare di Lioni che all’epoca apparteneva al feudo di Sant’Angelo, come casale. Ilfeudatario di Oppido, come era ovvio, reagì a tale allontanamento rivolgendosi alla Corte Regiadopo aver provato ad abbassare e ad eliminare alcune tasse per scoraggiarli al trasferimento. Taletrasferimento fu probabilmente dovuto ai terremoti, alle epidemie (1326, epidemia di peste) e allescorrerie dei briganti che infestavano queste zone (1300-1400), nel 1412, Oppido era praticamentedeserta.Nel 1313, quando Sant’Angelo fu istituita come Contea, fu posta nelle mani dei Joinville; centoanni più tardi, Re Ladislao la vendette alla famiglia Zurolo. Nel “Privilegio” che conteneva ilgiuramento di fedeltà173 che i vassalli erano tenuti a prestare al feudatario e al Re, si elencano iterritori appartenenti a tali signori, tra questi i casali di S.Angelo e “con Lioni”, intendendosi quindiautonomo174.Come altri feudatari prima di lui, anche Zurolo passa di frequente dalla difesa di un regnante aquella del suo avversario, e così successe nella lotta tra aragonesi e angioini. Tale comportamentofu però, in seguito, punito dalla stessa Regina Giovanna II che invitò i Caracciolo, signori diAvellino e fidati sostenitori della regina, a dichiarare decaduti i Zurolo che a quel tempo erano contidi Lioni, Monticello, Morra, Guardia, Oppido (feudo disabitato), Andretta e Rocca San Felice175.Decaduti i Conti Zurolo, le terre in loro possesso passarono ai Caracciolo, che costruirono a Lionil’edificio detto, da loro, “Forte Caracciolo”. Questi signori furono sempre fedeli agli aragonesi,anche quando, nel 1495, si riaccese la contesa con l’arrivo a Napoli di Carlo VIII, re di Francia, adifferenza degli Zurolo che passarono con i francesi tentando di riconquistare le terre perdute. Inquesti tentativi di riconquista il Forte Caracciolo e la primitiva chiesa di Lioni vennero distrutti, enel “ferro e fuoco” a cui sottoposero Lioni, molti degli antichi documenti riguardanti la città andarono persi. Su parte del suolo del Forte sorse, dopo i terremoti del 1536 e del 1561, la ChiesaMadre176, consacrata nel 1580. Lioni si stava appena riprendendo che un’epidemia di peste ladecimò, nel 1657177, e seguì poi il terribile terremoto del 1694 che distrusse molti dei paesi dellavalle ofantina178, così come quello successivo del 1732, dopo il quale, ancora una volta, la ChiesaMadre fu ricostruita (1743). Dal 1700 fino ai primi anni del 1800 la storia di Lioni si leggesoprattutto come storia delle contese tra il clero della Chiesa di Lioni e quello della Chiesa diSant’Angelo dei Lombardi179. Nel 1806 vennero aboliti i privilegi feudali e nel 1807 alcuni ordinireligiosi, con la legge del 13 febbraio che fece guadagnare al demanio regio diversi beniecclesiastici, compreso quello dell’abbazia del Goleto. Nello stesso anno, Avellino tornò ad esserecapoluogo della provincia di Principato Ultra. Il brigantaggio prosperava nelle sue campagne,benchè Gioacchino Murat tentasse di arginarlo. Restaurato il regno borbonico nel 1815, si provò adebellare il seme della libertà e dell’uguaglianza diffuso dai francesi attraverso il ripristino dellevecchie leggi e dell’oppressione delle popolazioni; la reazione a questi tentativi reazionari, frange dipopolazioni iniziarono a riunirsi segretamente in quelle che si chiamarono “vendite” dellaCarboneria; a Lioni si formò una delle prime vendite carbonare. Contro il re e contro la Chiesa simossero i ribelli lionesi, dopo che la monarchia borbonica per sedare gli animi ebbe firmato, il 16febbraio 1818, un concordato con la Chiesa per ottenere appoggio. A Lioni le opposte fazioni,repubblicana e monarchica, si combatterono aspramente e dopo il 1848, diversi furono gli arresti edi processi180. Con la cacciata dei Borboni e l’unità d’Italia, coloro che non vollero accettare laliberazione si diedero alla macchia, i più unendosi alle bande di briganti, contro i quali la stessagiunta municipale di Lioni, il 17 agosto 1872 formò il gruppo dei “Militi della Guardia Nazionaleche compongono la Squadriglia da prestare servizio per la prevenzione del brigantaggio”181,approvandone l’elenco . La fine del 1800 vide, infine, solcate queste terre dalla ferrovia chepartendo da Avellino traversava molta parte dell’Irpinia per giungere a Rocchetta S. Antonio. InLioni la stazione sorse dentro i confini del paese e da questa posizione strategica il borgo trassebeneficio per il suo commercio e quindi per l’economia intera della città. A parte le due pausedovute alle guerre mondiali, Lioni visse il XX secolo come un periodo abbastanza prospero,l’economia, come già detto, grazie alla ferrovia, non ebbe crisi, l’artigianato prima e le industriepoi, sia alimentari che edili, si svilupparono velocemente. Dotata di ogni servizio civile, compresi tutti i livelli di scuole, Lioni visse una condizione sociale ed economica forse in controtendenza conquella dei paesi limitrofi, così giungendo fino al terremoto del 1980.    171 A. Di Meo, Annali, Anno 833, Tomo III, Ed. Simoniana, pg. 365.172 F. Scandone, L’Alta Valle dell’Ofanto, Vol.I, Tipografia Pergola, Avellino 1957.173 Reg. Ang. 362, pg. 105.174 Scandone riporta: “Con privilegio del 28 settembre 1413 Re Ladislao ordinava che al R. Consigliere GiovanniZurulo, fratello del Logoteta e Gran Protonotario Bernardo, fosse prestata l’assicurazione feudale dai vassalli diS.Angelo, a lui testè venduta col titolo comitale, con i casali, con Lioni, e col castello disabitato di Monticchio” (F.Scandone, op.cit., pg.47)175 A. M. Iannacchini, Topografia storica dell’Irpinia, Vol. III, Tipografia Pergola, Avellino 1894, pg.23.176 R. Colantuono, op.cit., pg.45.177 Archivio Parrocchiale, Libro dei Morti (dal 1622 al 1718).178 F. Scandone, op.cit.,pg.330.179 R. Colantuono, op.cit., pp. 51-56.180 A. D’Amato, La verde Irpinia. Cenni storici, geografici, letterari della Provincia di Avellino, Federico e Ardia,Napoli 1924, pg. 24. 181 Cit. in R. Colantuono, op.cit., pg.58.