In Italia, si osserva, in merito, un certo ritardo; già differita rispetto alle rivoluzioni industriali e aicambiamenti sociali, la cultura borghese si affrettò a prendere dalla Mitteleuropa i modelli di piùfacile interpretazione, introducendo nella progettazione delle trasformazioni necessarie all’internodelle città i boulevard parigini e le demolizioni, più spesso funzionali solo ad una certa speculazioneedilizia, interesse di una classe media commerciale ed agricola arricchitasi grazie al maggiormercato disponibile dopo un’unità nazionale forzata, ed aiutata in questo dalla legge n.2359sull’esproprio dei beni immobili per pubblica utilità, emanata il 25 giugno 1865, poi fortementecriticata anche dallo stesso Giovannoni202. Nel corso della seconda metà del XIX secolo, questaurbanistica priva di regole, ma mirata all’acquisizione e alla realizzazione di nuovi spazi utili, neicentri antichi aveva portato al riempimento delle aree interne, le corti e i giardini, e a superfetazioniche snaturavano proporzioni e rapporti tra strade, edifici e zone libere. Sicché, quando si fecerostrada le teorie igieniste intorno alla metà degli anni ottanta del secolo, l’antidoto alla malattia,ovvero gli sventramenti usati per bonificare i quartieri malsani e affollati, che spesso coincidevanocon le parti più antiche della città, si rivelò più deleterio del morbo stesso203. I piani di Risanamentofurono dei veri e propri piani di demolizione del tessuto urbano esistente, tra questi il Piano diRisanamento di Napoli (1885) è un esempio paradigmatico204. Contro questi interventi, attuati innome di una città più salubre, e in favore di una conservazione dell’architettura minore, dell’ensemble rappresentato dalle citta antiche, in Italia, si costituirono associazioni e comitati,azioni di protesta e dibattiti, ospitati da riviste205, che però non assunsero ancora il valore ampio diuna teoria affiancata alla riflessione sull’urbanistica se non, qualche anno più tardi, già nel XXsecolo, con la traduzione italiana dei trattati stranieri in materia206 e le esperienze di interventi nellecittà europee e con l’opera di Gustavo Giovannoni. L’interdisciplinarietà degli studi di quest’ultimogli conferì una formazione tale da avvicinarsi con particolare sensibilità, ma soprattutto conmaggior competenza al tema dei centri storici, comprendendo il nesso tra i problemi cheaffliggevano le città, la contemporanea necessità di espansione e di riorganizzazione dei sistemiresidenziali e stradali, e le conseguenze che questi inevitabili adattamenti alle esigenze moderneavrebbero comportato sulle architetture storiche. L’avvicinamento alle teorie dei trattatisti europeicome Sitte, o alle esperienze di Buls, la lettura e la critica ai Piani Regolatori per Roma (1873, 1883e 1908)207 influenzarono decisamente il suo pensiero tanto da approfondire le teorie deldiradamento e trarne una sua propria visione, formulata e pubblicata per la prima volta in Vecchiecittà ed Edilizia nuova, nel 1913208 e in Il diradamento edilizio dei vecchi centri. Il quartiere dellaRinascenza a Roma209. In questi due scritti vi è tutta la teoria giovannoniana del rapporto trainnovazione e conservazione nelle vecchie città e dell’approccio al centro antico. Egli parte senzadubbio dal considerare il monumento sia in forma individuale che di insieme edilizio e in tutti i casi,indipendentemente dai modi del restauro, collocato in un contesto adatto a valorizzare la suafunzione di testimone del passato, in un’azione di ambientamento che sarà la fusione tra restauroarchitettonico e risoluzione di problemi legati alla sistemazione dei vecchi centri210, liberandolidalla necessità di avere le funzioni della città moderna, allontanando i flussi di traffico maggiori datrasferire all’esterno, nella zona di ampliamento organizzata attorno al nucleo storico, impostandoun sistema di collegamenti funzionali tra centro e periferia e migliorando, a questo punto, lecondizioni di igiene e la vivibilità degli antichi centri attraverso il diradamento. Con quest’ultimotermine, meglio specificato nel secondo dei suoi scritti, nel commento al piano regolatore dellacapitale, intende interventi mirati e misurati, che puntano a parziali allargamenti stradali e piccolenecessarie demolizioni all’interno dell’aggregato-bosco dell’insieme edilizio di un centro antico, nel quale, studiando il disegno di formazione e cogliendone la fibra, si può agire adattando ad essail nuovo progetto, sfoltendo e non potando di netto, rendendo più salubri i quartieri mentre siliberano le architetture più importanti, asserendo, in maniera quasi provocatoria che il monumentostesso potrebbe essere demolito se non collocato in un ambiente «adeguatamente pittoresco». Come Sitte, nel progetto di una città nuova legata all’antica, «tende verso una grande opera d’arte collettiva, oGesamtkunstwerk, (…)», che «dovrà trovare le sue origini nelle radici della tradizione e nei costumi locali», Buls ri rifàalla «essence fondamentale de l’époque» e crede che «l’arte sia radicata nel carattere di un popolo». L’espressioneartistica è «l’emanazione della civilizzazione. Profondamente determinata dai costumi e dalle condizioni locali, essariflette la sostanza stessa dello sviluppo culturale. (…) La morfologia urbana costituisce lo strumento per eccellenza peraffermare il valore spirituale dell’epoca. (…) il carattere durevole della cultura locale.», in M. Smets, Sitte e Buls: lanozione di contesto, in G. Zucconi (a cura di), Camillo Sitte e i suoi interpreti, pp.59-60.202 L. Santoro, op.cit..pag.21.203 G. Zucconi, La città contesa, pp.18-20.204 La legislazione che sottende il Piano di Risanamento di Napoli sarebbe stata il volano per un Codice di igiene esanità pubblica che inevitabilmente detterà la configurazione planovolumetrica degli isolati con le distanze tra ifabbricati, le altezze dei fronti, le caratteristiche dei cortili interni. La legge per il risanamento di Napoli, da stumentoeccezionale passa a legge ordinaria a cui tutti i comuni afflitti da problemi di igiene potevano rifarsi. La leggeconcedeva espropri facilitati con indennizzi inferiori ai prezzi di mercato e mutui statali per lavori pubblici dirisanamento. Come Napoli, vennero allora Torino, Milano, Genova. (vedi G. Zucconi, La città contesa,pp.49-60). «Nuova Antologia» è una di queste riviste, forse quella che raccoglie la più grande messe di interventi sul dibattitotra gli ingegneri igienisti “innovatori” e gli intellettuali “conservatori” del carattere della città antica. (vedi G. Zucconi,La città contesa, pp. 93-98).206 I trattati di Sitte vennero tradotti in lingua italiana solo all’inizio del 1900.207 V. Fontana, Il caso di Roma in G. Zucconi (a cura di), Camillo Sitte e i suoi interpreti, cit.208 A. Pane, Dal monumento all’ambiente urbano: La teoria del diradamento edilizio, in S. Casiello (a cura di), Lacultura del Restauro. Teoria e Fondatori, Marsilio, Venezia 2005, pp.293-314.209 «I due testi sono in un certo senso complementari. Dal loro incrocio emerge che il problema urbanistico riguardaprincipalmente i centri storici e, come tale, va ad intersecare la sfera del restauro architettonico; dall’altra parte tutela evalorizzazione dei monumenti sono questioni inscindibili dal quadro ambientale. Ognuno dei due versanti rimandaall’altro». G. Zucconi (a cura di), Dal capitello alla città, Jaca Book, Milano 1997, pp.41-42. 210 Ivi, pg. 40.
TERREMOTO E RICOSTRUZIONI IN IRPINIA IL RESTAURO E I PIANI DI RECUPERO DEI CENTRI STORICI MINORI
In Italia, si osserva, in merito, un certo ritardo; già differita rispetto alle rivoluzioni industriali e aicambiamenti sociali, la cultura borghese si affrettò a prendere dalla Mitteleuropa i modelli di piùfacile interpretazione, introducendo nella progettazione delle trasformazioni necessarie all’internodelle città i boulevard parigini e le demolizioni, più spesso funzionali solo ad una certa speculazioneedilizia, interesse di una classe media commerciale ed agricola arricchitasi grazie al maggiormercato disponibile dopo un’unità nazionale forzata, ed aiutata in questo dalla legge n.2359sull’esproprio dei beni immobili per pubblica utilità, emanata il 25 giugno 1865, poi fortementecriticata anche dallo stesso Giovannoni202. Nel corso della seconda metà del XIX secolo, questaurbanistica priva di regole, ma mirata all’acquisizione e alla realizzazione di nuovi spazi utili, neicentri antichi aveva portato al riempimento delle aree interne, le corti e i giardini, e a superfetazioniche snaturavano proporzioni e rapporti tra strade, edifici e zone libere. Sicché, quando si fecerostrada le teorie igieniste intorno alla metà degli anni ottanta del secolo, l’antidoto alla malattia,ovvero gli sventramenti usati per bonificare i quartieri malsani e affollati, che spesso coincidevanocon le parti più antiche della città, si rivelò più deleterio del morbo stesso203. I piani di Risanamentofurono dei veri e propri piani di demolizione del tessuto urbano esistente, tra questi il Piano diRisanamento di Napoli (1885) è un esempio paradigmatico204. Contro questi interventi, attuati innome di una città più salubre, e in favore di una conservazione dell’architettura minore, dell’ensemble rappresentato dalle citta antiche, in Italia, si costituirono associazioni e comitati,azioni di protesta e dibattiti, ospitati da riviste205, che però non assunsero ancora il valore ampio diuna teoria affiancata alla riflessione sull’urbanistica se non, qualche anno più tardi, già nel XXsecolo, con la traduzione italiana dei trattati stranieri in materia206 e le esperienze di interventi nellecittà europee e con l’opera di Gustavo Giovannoni. L’interdisciplinarietà degli studi di quest’ultimogli conferì una formazione tale da avvicinarsi con particolare sensibilità, ma soprattutto conmaggior competenza al tema dei centri storici, comprendendo il nesso tra i problemi cheaffliggevano le città, la contemporanea necessità di espansione e di riorganizzazione dei sistemiresidenziali e stradali, e le conseguenze che questi inevitabili adattamenti alle esigenze moderneavrebbero comportato sulle architetture storiche. L’avvicinamento alle teorie dei trattatisti europeicome Sitte, o alle esperienze di Buls, la lettura e la critica ai Piani Regolatori per Roma (1873, 1883e 1908)207 influenzarono decisamente il suo pensiero tanto da approfondire le teorie deldiradamento e trarne una sua propria visione, formulata e pubblicata per la prima volta in Vecchiecittà ed Edilizia nuova, nel 1913208 e in Il diradamento edilizio dei vecchi centri. Il quartiere dellaRinascenza a Roma209. In questi due scritti vi è tutta la teoria giovannoniana del rapporto trainnovazione e conservazione nelle vecchie città e dell’approccio al centro antico. Egli parte senzadubbio dal considerare il monumento sia in forma individuale che di insieme edilizio e in tutti i casi,indipendentemente dai modi del restauro, collocato in un contesto adatto a valorizzare la suafunzione di testimone del passato, in un’azione di ambientamento che sarà la fusione tra restauroarchitettonico e risoluzione di problemi legati alla sistemazione dei vecchi centri210, liberandolidalla necessità di avere le funzioni della città moderna, allontanando i flussi di traffico maggiori datrasferire all’esterno, nella zona di ampliamento organizzata attorno al nucleo storico, impostandoun sistema di collegamenti funzionali tra centro e periferia e migliorando, a questo punto, lecondizioni di igiene e la vivibilità degli antichi centri attraverso il diradamento. Con quest’ultimotermine, meglio specificato nel secondo dei suoi scritti, nel commento al piano regolatore dellacapitale, intende interventi mirati e misurati, che puntano a parziali allargamenti stradali e piccolenecessarie demolizioni all’interno dell’aggregato-bosco dell’insieme edilizio di un centro antico, nel quale, studiando il disegno di formazione e cogliendone la fibra, si può agire adattando ad essail nuovo progetto, sfoltendo e non potando di netto, rendendo più salubri i quartieri mentre siliberano le architetture più importanti, asserendo, in maniera quasi provocatoria che il monumentostesso potrebbe essere demolito se non collocato in un ambiente «adeguatamente pittoresco». Come Sitte, nel progetto di una città nuova legata all’antica, «tende verso una grande opera d’arte collettiva, oGesamtkunstwerk, (…)», che «dovrà trovare le sue origini nelle radici della tradizione e nei costumi locali», Buls ri rifàalla «essence fondamentale de l’époque» e crede che «l’arte sia radicata nel carattere di un popolo». L’espressioneartistica è «l’emanazione della civilizzazione. Profondamente determinata dai costumi e dalle condizioni locali, essariflette la sostanza stessa dello sviluppo culturale. (…) La morfologia urbana costituisce lo strumento per eccellenza peraffermare il valore spirituale dell’epoca. (…) il carattere durevole della cultura locale.», in M. Smets, Sitte e Buls: lanozione di contesto, in G. Zucconi (a cura di), Camillo Sitte e i suoi interpreti, pp.59-60.202 L. Santoro, op.cit..pag.21.203 G. Zucconi, La città contesa, pp.18-20.204 La legislazione che sottende il Piano di Risanamento di Napoli sarebbe stata il volano per un Codice di igiene esanità pubblica che inevitabilmente detterà la configurazione planovolumetrica degli isolati con le distanze tra ifabbricati, le altezze dei fronti, le caratteristiche dei cortili interni. La legge per il risanamento di Napoli, da stumentoeccezionale passa a legge ordinaria a cui tutti i comuni afflitti da problemi di igiene potevano rifarsi. La leggeconcedeva espropri facilitati con indennizzi inferiori ai prezzi di mercato e mutui statali per lavori pubblici dirisanamento. Come Napoli, vennero allora Torino, Milano, Genova. (vedi G. Zucconi, La città contesa,pp.49-60). «Nuova Antologia» è una di queste riviste, forse quella che raccoglie la più grande messe di interventi sul dibattitotra gli ingegneri igienisti “innovatori” e gli intellettuali “conservatori” del carattere della città antica. (vedi G. Zucconi,La città contesa, pp. 93-98).206 I trattati di Sitte vennero tradotti in lingua italiana solo all’inizio del 1900.207 V. Fontana, Il caso di Roma in G. Zucconi (a cura di), Camillo Sitte e i suoi interpreti, cit.208 A. Pane, Dal monumento all’ambiente urbano: La teoria del diradamento edilizio, in S. Casiello (a cura di), Lacultura del Restauro. Teoria e Fondatori, Marsilio, Venezia 2005, pp.293-314.209 «I due testi sono in un certo senso complementari. Dal loro incrocio emerge che il problema urbanistico riguardaprincipalmente i centri storici e, come tale, va ad intersecare la sfera del restauro architettonico; dall’altra parte tutela evalorizzazione dei monumenti sono questioni inscindibili dal quadro ambientale. Ognuno dei due versanti rimandaall’altro». G. Zucconi (a cura di), Dal capitello alla città, Jaca Book, Milano 1997, pp.41-42. 210 Ivi, pg. 40.