FERMARE I SATRAPI

TERREMOTO E RICOSTRUZIONI IN IRPINIA IL RESTAURO E I PIANI DI RECUPERO DEI CENTRI STORICI MINORI.


MA PER TUTTI GLI ANNI’50, ILDIBATTITO SUI CENTRI STORICI, RIMASE ANCORA RETORICA DA SALOTTO, APPANNAGGIO DI INTELLETTUALI O TECNICIPARTICOLARMENTE AVVEDUTI E SENSIBILI E NON STENTAVA A SUPERARE IL PIANO PURAMENTE ESTETICO, ANCHE SE IL TEMA PRENDEVA AD ESSERE AFFRONTATO SEMPRE PIÙ SPESSO GRAZIE AD INCONTRI TEMATICI E ALLA NASCITA DINUMEROSE ASSOCIAZIONI. DEL 1950 È IL CONVEGNO, TENUTOSI A PALERMO, DI “STORIA DELL’ARCHITETTURA”,DURANTE IL QUALE LE RELAZIONI DI RENATO BONELLI, ROBERTO PANE E BRUNO ZEVI SOTTOLINEARONO DIVERSI MAIMPORTANTI ASPETTI DEL DEGRADO CULTURALE ED AMMINISTRATIVO RELATIVO ALLA TUTELA DI MONUMENTI EAMBIENTI ANTICHI, RIGUARDANTI LE GRAVI CARENZE DELLE SOPRINTENDENZE E DELLA CULTURA URBANISTICA234. NEL1955 SI SIGLA L’ATTO DI NASCITA DI “ITALIA NOSTRA” (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PER LA TUTELA DEL PATRIMONIOSTORICO, ARTISTICO E NATURALE DELLA NAZIONE) E NELLO STESSO PERIODO SI DA AMPIO SPAZIO ALLA DISCUSSIONESULLE RIVISTE TEMATICHE. DALLE PAGINE DELLA RIVISTA «MONDO» PARTE LA FORTE DENUNCIA DI ANTONIOCEDERNA, CHE PRENDENDO LE MOSSE DAGLI INTERVENTI SULLA CITTÀ DI ROMA DENUNCIA LA VULNERABILITÀ DIQUELL’INSIEME DI ARCHITETTURE NON EMERGENTI, NON MONUMENTALI, MINACCIATO DALLA SPECULAZIONEEDILIZIA DI IMPRENDITORI PER NULLA ARGINATI NÉ DALLA POLITICA DI CHI GOVERNA NÉ TANTOMENO DA UNALEGISLAZIONE URBANISTICA CHE IN QUESTO MOMENTO SEMBRAVA MESSA DA PARTE DI FRONTE ADUN’EMERGENZA, ACCANTONANDO L’ORDINARIO PER LO STRAORDINARIO E PRIVO DI REGOLE. LO STESSO ROBERTOPANE, SIA NEL CONGRESSO A PALERMO CHE IN QUELLO SUCCESSIVO A TORINO, NEL 1956, SOTTOLINEA COME «LACITTÀ CHE SI ACCOSTA E SI SOVRAPPONE ALL’ANTICA CI APPARE COME L’ESPRESSIONE DI IMPULSO ECONOMICOTROPPO FORTE PERCHÉ SIA POSSIBILE MUTARNE ED ORDINARNE I MOVIMENTI. LA CAOTICA ESPANSIONEOBBEDISCE ALLE SOLLECITAZIONI DI UN IMMEDIATO E CIECO INTERESSE PRIVATO, E QUASI MAI TROVA ASCOLTO ILRICHIAMO AD UNA ORDINATA PREDISPOSIZIONE URBANISTICA CHE FACCIA SALVI GLI INTERESSI DELLACOMUNITÀ»235, DA QUI DISCENDE LA NECESSITÀ, PIÙ VOLTE AFFERMATA DALLO STESSO PANE ANCHE NELLARELAZIONE AL CONGRESSO DI PALERMO, CHE L’ESTABLISHMENT CULTURALE SI FACESSE CARICO DELLARESPONSABILITÀ DELLA TUTELA DELLE ARCHITETTURE DEL PASSATO IN TOTO, RISPETTO ALL’IMPETO DELLARICOSTRUZIONE E DELLA SPECULAZIONE236, E LE SUCCESSIVE INTERROGAZIONI SULLA CONCILIABILITÀ TRA LA NUOVAARCHITETTURA E QUELLA STORICA ESISTENTE E QUINDI IL RUOLO CHE LO STATO, ORA PIÙ CHE MAICOSTITUZIONALMENTE RESPONSABILE, DOVESSE AVERE NELLA TUTELA NON PASSIVA DI QUEL PATRIMONIO STORICO,ARTISTICO E DEL PAESAGGIO E QUINDI DELLA RISPOSTA CHE LO STESSO ERA TENUTO A DARE, AMMETTENDOL’ASSURDO DELL’INTANGIBILITÀ DELL’AMBIENTE STORICO MA SENZA CHE L’INTERVENTO SULLA CITTÀ ANTICADIVENISSE MOTIVO DI SPECULAZIONE E DISTRUZIONE, E CHE SI PERDESSE QUEL «VALORE CORALE DELLASTRATIFICAZIONE STORICA, L’INSOSTITUIBILE FASCINO DELLE STRADE E DELLE PIAZZE DEI NOSTRI CENTRI ANTICHI»237.INIZIA A CONFORMARSI, LA TUTELA DEI CENTRI STORICI, COME CULTURA CHE HA IL SUO FONDAMENTO NON PIÙ NEL VALORE ESTETICO DELLA GIUSTAPPOSIZIONE NEL TEMPO DI FORME, COLORI, PROSPETTIVE, BENSÌ PRENDENDOCOSCIENZA CHE, DA UNA PARTE, IL MONUMENTO E IL SUO AMBIENTE SONO INSCINDIBILMENTE LEGATI E CHEL’UNO NON VIVE SENZA L’ALTRO E, DALL’ALTRA, ANCHE MANCANDO UN MONUMENTO EMERGENTE, LE CITTÀSTORICHE SIANO PATRIMONIO PREZIOSO PER IL LEGAME CON IL PASSATO, PERCHÉ TESTIMONIANZA DI UN MODUSVIVENDI IN CUI ECONOMIA, LAVORO, VITA DOMESTICA, MODALITÀ COSTRUTTIVE E MATERIALI RIUSCIVANO ACONVIVERE, FONDERSI E PRODURRE ARMONICAMENTE. IN QUESTO VI È LA CONSTATAZIONE CHE LE CITTÀ,STRATIFICATE NEL TEMPO, GODEVANO DI UNA CONTINUITÀ STORICA CHE SI TENTAVA DI NEGARE, AFFERMANDOL’IMPOSSIBILITÀ DELL’ARCHITETTURA MODERNA AD ENTRARE IN CONTATTO CON QUELLA ANTICA, RIPRENDENDO UNCONCETTO GIÀ ACCENNATO NEL VIII CONGRESSO CIAM AD HODDESON NEL 1951, IL CUI TEMA ERA “IL CUOREDELLE CITTÀ” E DURANTE IL QUALE, ANCHE ATTRAVERSO L’ESAME DI PROGETTI PROPOSTI SI SOTTOLINEAVAL’IMPORTANZA DEL CENTRO COME ELEMENTO PORTATORE DI UNA CONTINUITÀ STORICA CHE ANDAVA RISPETTATA EPERSEGUITA SENZA CHE I NUOVI EDIFICI COPIASSERO PEDISSEQUAMENTE GLI ANTICHI E DANDO O LASCIANDO ALCUORE DELLA CITTÀ QUEL RUOLO DI CONTENITORE DELLE DIVERSE ATTIVITÀ COMUNITARIE EQUILIBRATAMENTE, QUI,FUSE INSIEME. SI DELINEANO, COSÌ, SUB-TEMATICHE: LA SALVAGUARDIA DEI CENTRI STORICI COME MONUMENTIAL PARI DELLE EMERGENZE ARCHITETTONICHE IN UNA VISIONE DELLA STORIA DOVE TUTTI GLI AVVENIMENTI HANNOUGUALE IMPORTANZA (QUINDI COSA SI INTENDE PER CENTRO STORICO E COSA VA TUTELATO); IL RISANAMENTO DEICENTRI STORICI IN MODO CHE POSSANO CONTINUARE A VIVERE IN CONTINUITÀ CON LA LORO STORIA, STUDIANDOFUNZIONI E INTERVENTI POSSIBILI ALL’INTERNO DI ESSI (COME SI DEVE TRATTARE L’ELEMENTO TUTELATO, QUALISONO I MODI DELLA TUTELA); INFINE, LA CONVIVENZA TRA NUOVA ARCHITETTURA E ARCHITETTURA STORICA (ÈPOSSIBILE L’INSERIMENTO DELL’ARCHITETTURA MODERNA IN UN CENTRO URBANO STORICO?238). QUESTI I TEMI CHEDAL DOPOGUERRA E FINO ALLA FINE DEGLI ANNI CINQUANTA CARATTERIZZANO UN DIBATTITO VIVACE MA ANCORAPOCO DEMOCRATICO, STRETTO, COM’ERA, NELLE MAGLIE DELL’ELÌTE CULTURALE; VI SI IMPEGNANO FIGURE DELCALIBRO DI ANTONIO CEDERNA, ROBERTO PANE, ERNESTO NATHAN ROGERS, BRUNO ZEVI, PIERO GAZZOLA.CEDERNA INIZIA DALLA CAPITALE LA SUA RIFLESSIONE SULLA SALVAGUARDIA DEI CENTRI STORICI: GLI INTERVENTI SUROMA ANTICA, GLI SVENTRAMENTI E LA CANCELLAZIONE SPESSO DI INTERI BORGHI MOTIVANO LA SUA REQUISITORIACONTRO CHI, POLITICI E TECNICI, AMMETTE LA DISTRUZIONE DI BRANI DI CITTÀ. EGLI CONSIDERA CHE IL CARATTEREDEI CENTRI ANTICHI NON STIA NEI MONUMENTI PRINCIPALI, BENSÌ IN QUEL «COMPLESSO CONTESTO STRADALE EDEDILIZIO, NELL’ARTICOLAZIONE ORGANICA DI STRADE, CASE, PIAZZE, GIARDINI, NELLA SUCCESSIONE COMPATTA DISTILI E GUSTI DIVERSI, NELLA CONTINUITÀ DELL’ARCHITETTURA MINORE»239. A TAL PROPOSITO SI VEDA IL SAGGIO DI A. BELLINI, LA RICOSTRUZIONE: FRAMMENTI DI UN DIBATTITO. TRA TEORIE DEL RESTAURO,QUESTIONE DEI CENTRI ANTICHI, ECONOMIA IN L. DE STEFANI (A CURA DI), OP.CIT.,PP. 14-65.231 L’ORIENTAMENTO INGLESE VERSO LA CONSERVAZIONE A RUDERE, IN MODO PARTICOLARE DELLE CHIESE BOMBARDATE PESANTEMENTEDURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE DAI RAID TEDESCHI, È COMUNQUE FRUTTO SIA DI UNA PREGRESSA CULTURA CONSERVAZIONISTADERIVATA SENZA DUBBIO DALLE RIFLESSIONI OTTOCENTESCHE CHE VIDERO PROTAGONISTI J.RUSKIN E W. MORRIS, MA ANCHE DA UNDIBATTITO ACCESO CHE PRESE LE MOSSE GIÀ DOPO LE PRIME DISTRUZIONI, DURANTE IL CONFLITTO MONDIALE. L’ENORME QUANTITÀ DIRUDERI PROVOCÒ UNA REAZIONE IMMEDIATA NELL’AMBIENTE CULTURALE ED ARTISTICO TANTO CHE, IN MODO ANCHE PROVOCATORIO, SIAFFERMÒ LA BELLEZZA DEL PITTORESCO ANCHE NELLE COSTRUZIONI COSÌ DISTRUTTE, RIPRENDENDO IL CONCETTO DI SUBLIMITÀRUSKINIANA(A. PANE, LA GUERRA E LE ROVINE IN INGHILTERRA IN S. CASIELLO, I RUDERI E LA GUERRA. MEMORIA, RICOSTRUZIONI,RESTAURI, NARDINI EDITORE, FIRENZE 2011, PP.62-65). SEBBENE DIVERSI FURONO GLI ORIENTAMENTI, LA MAGGIOR PARTE DEGLIINTERVENTI SI ATTESTARONO SULLA CONSERVAZIONE DEL RUDERE, PIÙ O MENO SPINTA, SULLA SISTEMAZIONE DELL’AREA DEL RUDERE AVERDE E, MENO SPESSO, AFFIANCARDO COSTRUZIONI IN LINGUAGGIO ARCHITETTONICO MODERNO, COME NEL CASO PIÙ CELEBRE DELLACATTEDRALE DI COVENTRY (A. PANE, LA GUERRA E LE ROVINE IN INGHILTERRA IN S. CASIELLO, OP.CIT., PP.71-76). PIÙ SPESSOL’ORIENTAMENTO FU DI TRATTARE LE CHIESE «BOMBARDATE COME “WAR MEMORIALS”, SISTEMANDOLE A GIARDINO SENZA ALCUNARICOSTRUZIONE (…) “PER IL GUSTO DELL’ATMOSFERA INTENSAMENTE EVOCATIVA CHE POSSEGGONO IN COMUNE CON TUTT LE ROVINE, CHECONFERISCE LORO UNA VTALITÀ ARCHITETTONICA PROPRIA; E FRANCAMENTE PER LA LORO BELLEZZA”(…). L’AUTORE (J. M. RICHARDS) POIPROSEGUIVA OSSERVANDO CHE LA BELLEZZA DI TALI ROVINE NON SEMBRAVA AVERE ALCUNA DIRETTA RELAZIONE CON L?ORIGINARIO VALOREARCHITETTONICO DEGLI EDIFICI E CHE, AL CONTRARIO, “ALCUNE DELLE PIÙ DRAMMATICHE ED EVOCATIVE ROVINE ERANO FIORITEINASPETTATAMENTE DA UNA STRUTTURA CHE NESSUNO AVREBBE GUARDATO DUE VOLTE”». (A. PANE, LA GUERRA E LE ROVINE ININGHILTERRA, PP.66-67).232 A. PANE, LA GUERRA E LE ROVINE IN INGHILTERRA, PG.64. 233 R. PANE, CITTÀ ANTICHE EDILIZIA NUOVA(1959), EDIZIONI SCIENTIFICHE ITALIANE, NAPOLI 1959, PAG. 235-246.