CONSERVAZIONE E URBANISTICA NEL DIBATTITO PARLAMENTARE IN ITALIA, CIT. PG.114.539 “RESTA, DUNQUE, ANCORA DI COMPETENZA DELL’URBANISTICA L’INDIVIDUAZIONE DEI TERRITORI COMUNALI DI UNO O PIÙ CENTRISTORICI NEL TERRITORIO COMUNALE ALLO SCOPO DI APPLICARE UNA DIVERSA DISCIPLINA DEGLI EVENTUALI INTERVENTI EDILIZI, COSÌ COMERESTA COMUNQUE LA PIENA DISCREZIONALITÀ DELLA MEDESIMA AUTORITÀ NEL VALUTARE GLI INTERVENTI CONSENTITI NELLLE VARIE PARTIDEL TESSUTO URBANO, POTENDOSI ANCHE IMMAGINARE RESTRIZIONI PIÙ RIGOROSE IN ZONE CONSIDERATE ESTERNE AL CENTRO STORICO. INDEFINITIVA, TRATTASI DI UNA LEGISLAZIONE CHE CONSENTIREBBE UN’AMPIA E RIGOROSA TUTELA, MA CHE – COME FORSE È INEVITABILE –LASCIA LARGO SPAZIO ALLA DISCREZIONALITÀ AMMINISTRATIVA ED HA, COMUNQUE, BISOGNO DELLA VOLONTÀ POLITICA E DEL CONSENSOSOCIALE PERCHEÈ L’INTERESSE ALLA TUTELA SIA SALVAGUARDATO.” (G. D’ANGELO, BENI CULTURALI, URBANISTICA E DEMOCRAZIAPARLAMENTARE IN «RESTAURO», N.133-134/95, PG. 75).540 CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO, CAPO II, ART. 136, COMMA 1, C).541 G. CARBONARA, TRENT’ANNI DI UNA BUONA CARTA DEL RESTAURO IN «RESTAURO» N. 131-132/95, PP. 58-59. L’APPROCCIO ALLA CONSERVAZIONE DEL CENTRO STORICO: CONSIDERAZIONI SUI CASI IRPINIVERIFICATO L’APPROFONDIMENTO, L’AGGIORNAMENTO, LA COMPLESSITÀ E LA COMPLETEZZA CON CUI LE CARTE DELRESTAURO PROVANO A DEFINIRE COSA, NEL MODO MENO RESTRITTIVO POSSIBILE, DOVESSE ESSERE SOTTOPOSTO ACONSERVAZIONE, VERIFICATO CHE NEGLI ULTIMI ANNI ’70 SI ERA RAGGIUNTO UN OTTIMO GRADO DI AFFINAMENTODEL PROGRESSO CONCETTUALE RIGUARDO LA TEORIA DEL RESTAURO542, RICONOSCIUTA LA CONNESSIONE, L’INTIMACORRELAZIONE TRA CONSERVAZIONE DEI CENTRI STORICI E URBANISTICA, APPROVATO UNO STRUMENTO CHE, BENCHÉINTERPRETABILE, COMUNQUE CONSENTIVA UN’AZIONE SU TALI PARTICOLARI “OGGETTI”, SI PUÒ RITENERE A BUONARAGIONE CHE LE BASI PER L’APPROCCIO AI PIANI DI RECUPERO POST TERREMOTO FOSSERO, ALMENO IN TEORIA,SOLIDE.CONSAPEVOLI, DUNQUE, DELLA STORIA DEI COMUNI IRPINI, DEL GRADO DI DANNO INFERTO DAL SISMA DEL 23NOVEMBRE E INFINE DELLE PRECEDENTI ESPERIENZE, SICILIANA PRIMA E FRIULANA POI, CI SI È APPROCCIATI ALRECUPERO DI OGNUNO DEI PAESI, COME ABBIAMO BEN VISTO NEL QUARTO CAPITOLO RELATIVO AI CASI STUDIO,CON UNA COMPETENZA TECNICA SENSIBILE AL TEMA.L’OGGETTO CHE SI DOVEVA TRATTARE ERANO PAESI, TUTTI DI FORMAZIONE MEDIEVALE, BENCHÉ MOLTI DI ESSIFOSSERO GIÀ IN EPOCA SANNITA LUOGO DI STANZIAMENTO DI TRIBÙ, ANDATI SVILUPPANDOSI SU LORO STESSI,DANDO ORIGINE A CENTRI PER LO PIÙ INCASTELLATI, FORTEMENTE STRATIFICATI, CON PRESENZE EDILIZIEAPPARTENENTI A TUTTI I SECOLI, FINO ALLA FINE DEL 1800. SUL FINIRE DEL 1800, CON IL FENOMENODELL’INDUSTRIALIZZAZIONE, INIZIÒ LO SPOPOLAMENTO LESIVO DI TALI AGGREGATI CHE SI PERPETUÒ,ACCENTUANDOSI DOPO LE DUE GUERRE MONDIALI, FINO AGLI ANNI SETTANTA, QUANDO UNA LIEVE RIPRESA INIZIAVAA CARATTERIZZARE QUESTE ZONE GRAZIE ALLE “RIMESSE” DEGLI EMIGRATI, PER LO PIÙ DEDICATE ALLA COSTRUZIONEDI NUOVE ABITAZIONI ALLA PERIFERIA DEI CENTRI STORICI, MA IN TALUNI CASI ANCHE A MIGLIORIE DEGLI EDIFICIESISTENTI E AD INVESTIMENTI NEL SETTORE PRODUTTIVO PER LO PIÙ AGRICOLO543. L’ABBANDONO SE DA UNA PARTEBLOCCÒ LO SVILUPPO E, IN ALCUNI CASI, LA VITA DEI CENTRI, CONSENTÌ QUASI SEMPRE LA PERSISTENZA DEICARATTERI DISTINTIVI TIPOLOGICI, FIGURATIVI E COSTRUTTIVI DELL’ARCHITETTURA ESISTENTE E IL MANTENIMENTODELL’IDENTITÀ CULTURALE.IL TERREMOTO RAPPRESENTA LA BATTUTA D’ARRESTO DELL’ “EVOLUZIONE” OMOGENEA E COSTANTE DI TALI CENTRI,INVESTENDO, DUNQUE, UN SISTEMA COSTRUITO DEBOLE A CAUSA DELLA MANCANZA DI MANUTENZIONE DELPATRIMONIO ESISTENTE E DI UNA MEDIOCRE COSTRUZIONE DEL NUOVO544, IL CHE RENDEVA MAGGIORMENTEVULNERABILE UN TERRITORIO GIÀ CARATTERIZZATO DA ELEVATA SISMICITÀ. QUESTO HA PROVOCATO GLI INGENTIDANNI CHE HANNO FATTO DEL SISMA IRPINO UNA CATASTROFE FISICA ED UMANA CHE HA ANNIENTATO UN TERRITORIOGIÀ VESSATO DA ABBANDONO E POVERTÀ545.L’AGGIORNAMENTO TEORICO, NELL’AMBITO DELLA CULTURA DEL RESTAURO, E LEGISLATIVO CONSENTIVA POSSIBILITÀDI INTERVENIRE; LA LEGGE E I FINANZIAMENTI DIEDERO L’OPPORTUNITÀ DI PENSARE AD UN FUTURO MIGLIORE, ALRECUPERO DEI CENTRI E AD UNO SVILUPPO ECONOMICO CAPACE DI FAR RIENTRARE I “PAESI-PRESEPE”NELL’AMBITO DELLA PIÙ AMPIA ECONOMIA NAZIONALE. QUESTO FU L’INTENTO DELLA LEGGE, LA 219/81, LA QUALEPREVEDEVA, APPUNTO, OLTRE CHE IL RECUPERO DEL COSTRUITO, LO SVILUPPO DELLE CITTÀ ANCHE CON L’INCENTIVOALL’INDUSTRIALIZZAZIONE PER LA RIPRESA ECONOMICA.L’ESPERIENZA SICILIANA AVEVA INSEGNATO CHE LO SRADICAMENTO DELLE COMUNITÀ DAI CENTRI DIAPPARTENENZA NON AVEVA MIGLIORATO LA VITA DEGLI ABITANTI NÉ SALVAGUARDATO LA LORO STORIA, IN PIÙ AVEVAMOSTRATO QUANTO FOSSE FALLIMENTARE NON SOLO IL TENTATIVO DI CONCENTRARE NELLE MANI DELLO STATO TUTTO ILPOTERE DECISIONALE RIGUARDO LA RICOSTRUZIONE MA ANCHE IL CALARE MODELLI URBANISTICI ED EDILIZICOMPLETAMENTE NUOVI SU ANTICHE REALTÀ SEDIMENTATE; IL FRIULI, D’ALTRA PARTE AVEVA EVIDENZIATO QUANTODIRIMENTE FOSSE IL RUOLO DI PRIMO PIANO DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI E LA PARTECIPAZIONE DELLECOMUNITÀ AL PROCESSO DI RECUPERO DEGLI ABITATI E DI “RIVITALIZZAZIONE SOCIALE ED ECONOMICA” DEISINGOLI PAESI.CON QUESTI PRESUPPOSTI VENNE SCRITTA LA LEGGE E FU DEL TUTTO SPONTANEO CHIEDERE IL RECUPERODELL’ESISTENTE SIA DA PARTE DELLE COMUNITÀ CHE DELLE ÉLITE CULTURALI.IL PIANO DI RECUPERO FU, IN TUTTI I CASI, LO STRUMENTO UTILIZZATO MA IN OGNUNO L’INTERPRETAZIONE CHE SIDIEDE FU DIVERSA E DA QUI PARADIGMATICA. NE SCATURISCE UNA SORTA DI ABACO DI ESEMPI FORNITO DA ALCUNIDEI PAESI DEL CRATERE, OVVERO QUELLI CHE SUBIRONO I MAGGIORI DANNI, PARI QUASI ALLA TOTALITÀ DELCOSTRUITO. L’ANALISI DI QUESTI PERMETTE DI FOCALIZZARE CONSEGUENZE DIVERSE E DUNQUE EVENTUALIARRICCHIMENTI O PERDITE DI TESTIMONIANZE MATERIALI CHE OGGI VANNO AFFRONTATE IN SENO ALLACONSERVAZIONE DI OGNI SINGOLO AGGREGATO.I CASI ASSURGONO A PARADIGMI SIA PER LA MANIERA IN CUI SI È AFFRONTATA LA RICOSTRUZIONE CHE PER GLI ESITIRISCONTRABILI OGGI. VARI SONO I TEMI CHE SI EVINCONO DALL’ANALISI SUL CAMPO E SUI QUALI SI IMPONEATTUALMENTE UNA RIFLESSIONE AL FINE DELLA POSSIBILE CONSERVAZIONE DEI PAESI-PRESEPE DELL’IRPINIAODIERNA: TRA QUESTI QUELLO DELLA “RIPRODUZIONE DELL’IMMAGINE” NEL TENTATIVO, SPESSO, DI FERMARE UNTEMPO, QUELLO DEL PRE-SISMA, COSÌ COME SUCCESSE IN FRIULI, POCO PRIMA CHE IN IRPINIA. LA VOLONTÀ,SPESSO POPOLARE, È DI CANCELLARE IL SEGNO DELLA FERITA IMPOSTA DALLA CATASTROFE, RIPROPONENDO CANONIFORMALI PASSATI, GIUSTIFICANDOLI ATTRAVERSO IL RITORNO ALLA TRADIZIONE DEI MATERIALI E DELLE TECNICHECOSTRUTTIVE. SONO I CASI, EVIDENTI, DI SANT’ANGELO E DI CALITRI. NEL SECONDO CASO IN MANIERA PIÙ EVIDENTE RISPETTO AL PRIMO SI RISCONTRA L’USO PEDISSEQUO, QUASI “DELITTUOSO”, DELLE COSIDDETTE TECNICHETRADIZIONALI E IN PIÙ IL MANCATO STUDIO E DUNQUE LA MANCATA MESSA IN ATTO DI UNA FUNZIONECOMPATIBILE PER IL NUCLEO PIÙ ANTICO CHE RESTA UN GUSCIO VUOTO, METTENDONE A RISCHIO LA STESSACONSERVAZIONE.DUNQUE, L’ESEMPIO DI SANT’ANGELO DEI LOMBARDI SI PONE COME RIFERIMENTO PER DUE RAGIONI: UN ITERFORMATIVO DEL PRIMO PIANO REDATTO, ESEMPLARE PER LA TEORIA CHE LO INFORMA E, AL CONTRARIO, UN ITER“REALIZZATIVO” CHE TENDE A CONTRADDIRE LA REGOLA INIZIALE. È CONSIDERATO “MODELLO” PER LARICOSTRUZIONE POST SISMICA PER ESSERE STATO IL PRIMO PIANO DI RECUPERO DOPO L’EMANAZIONE DELLALEGGE DI RICOSTRUZIONE E PER ESSERSI BASATO SU UN PRECEDENTE PROGETTO PILOTA STILATO DA UNACOMMISSIONE TECNICA ORGANIZZATA DAL DISTACCAMENTO APPENA FORMATOSI DELLA SOPRINTENDENZA AI BENICULTURALI IN PROVINCIA DI AVELLINO. L’IMPRINTING DEL PIANO FU SENZA DUBBIO DATO DALLA QUALITÀ DEGLIESTENSORI, OVVERO MEMBRI DELLA SOPRINTENDENZA O DI ASSOCIAZIONI QUALI ITALIA NOSTRA, CHE DA ANNIDIBATTEVANO NEL MERITO DELLA TUTELA DEI CENTRI STORICI. IL PIANO IMPOSTÒ QUINDI, IL RECUPERO SUI DETTAMIDELLE CARTE DEL RESTAURO FINO ALLORA SCRITTE, CON PARTICOLARE ATTENZIONE NEI CONFRONTI DELL’ARCHITETTURAMINORE DEI CENTRI STORICI COSÌ COME ERA VENUTA DELINEANDOSI NEGLI ULTIMI ANNI, E RIPRESE DALLAPRECEDENTE, SEBBENE RECENTISSIMA, ESPERIENZA FRIULANA ALCUNE EFFICACI PRATICHE COME LA RIMOZIONEMANUALE DELLE MACERIE E LA COSTANTE RIUNIONE IN ASSEMBLEE PER PROMUOVERE LA PARTECIPAZIONE DEICITTADINI, PROSPETTANDO LA RESTITUZIONE, ATTRAVERSO IL RECUPERO E LA PROGETTAZIONE OMOGENEA, ANCHE DIUNA DIMENSIONE UMANA E SOCIALE. TALI PREMESSE SI TRADUSSERO IN UN PIANO BASATO INNANZITUTTO SU UNATTENTO STUDIO STORICO DELL’AGGREGATO E SU UN PUNTUALE RILIEVO DI TUTTO IL CENTRO E SUCCESSIVAMENTE SUINTERVENTI RACCHIUSI NELLA DICITURA DI RESTAURO URBANISTICO, INTESO COME «QUEL COMPLESSO DI INTERVENTIVOLTI ALLA CONSERVAZIONE DELLA INSCINDIBILE UNITÀ FORMALE E STRUTTURALE DELL’ANTICO ORGANISMO URBANO,ALLA CONSERVAZIONE DELL’IMPIANTO VIARIO E DEI RAPPORTI VOLUMETRICI PREESISTENTI, ALLA RICOSTRUZIONEDELLE PARTI DEL TESSUTO EDILIZIO DISTRUTTO, MEDIANTE LA RIPROPOSIZIONE DELLA TIPOLOGIA PREVALENTE»546,CONSIDERANDO L’INTERO AGGREGATO COME UNICO MONUMENTO, I CUI SINGOLI EDIFICI SAREBBERO STATI TRATTATICON INTERVENTI PUNTUALI DI RESTAURO E RICOSTRUITI SOLO LÌ DOVE NON VI FOSSE STATA UN’ADEGUATADOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA E CATASTALE, E COMUNQUE NEL RISPETTO DELLA TIPOLOGIA ESISTENTE,NON MENZIONANDO AFFATTO LA POSSIBILITÀ DI USARE FORME CONTEMPORANEE DI ARCHITETTURA, MA LIMITANDOSI A PRESCRIVERNE LA RICONOSCIBILITÀ.
SISMA DEL 1980
CONSERVAZIONE E URBANISTICA NEL DIBATTITO PARLAMENTARE IN ITALIA, CIT. PG.114.539 “RESTA, DUNQUE, ANCORA DI COMPETENZA DELL’URBANISTICA L’INDIVIDUAZIONE DEI TERRITORI COMUNALI DI UNO O PIÙ CENTRISTORICI NEL TERRITORIO COMUNALE ALLO SCOPO DI APPLICARE UNA DIVERSA DISCIPLINA DEGLI EVENTUALI INTERVENTI EDILIZI, COSÌ COMERESTA COMUNQUE LA PIENA DISCREZIONALITÀ DELLA MEDESIMA AUTORITÀ NEL VALUTARE GLI INTERVENTI CONSENTITI NELLLE VARIE PARTIDEL TESSUTO URBANO, POTENDOSI ANCHE IMMAGINARE RESTRIZIONI PIÙ RIGOROSE IN ZONE CONSIDERATE ESTERNE AL CENTRO STORICO. INDEFINITIVA, TRATTASI DI UNA LEGISLAZIONE CHE CONSENTIREBBE UN’AMPIA E RIGOROSA TUTELA, MA CHE – COME FORSE È INEVITABILE –LASCIA LARGO SPAZIO ALLA DISCREZIONALITÀ AMMINISTRATIVA ED HA, COMUNQUE, BISOGNO DELLA VOLONTÀ POLITICA E DEL CONSENSOSOCIALE PERCHEÈ L’INTERESSE ALLA TUTELA SIA SALVAGUARDATO.” (G. D’ANGELO, BENI CULTURALI, URBANISTICA E DEMOCRAZIAPARLAMENTARE IN «RESTAURO», N.133-134/95, PG. 75).540 CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO, CAPO II, ART. 136, COMMA 1, C).541 G. CARBONARA, TRENT’ANNI DI UNA BUONA CARTA DEL RESTAURO IN «RESTAURO» N. 131-132/95, PP. 58-59. L’APPROCCIO ALLA CONSERVAZIONE DEL CENTRO STORICO: CONSIDERAZIONI SUI CASI IRPINIVERIFICATO L’APPROFONDIMENTO, L’AGGIORNAMENTO, LA COMPLESSITÀ E LA COMPLETEZZA CON CUI LE CARTE DELRESTAURO PROVANO A DEFINIRE COSA, NEL MODO MENO RESTRITTIVO POSSIBILE, DOVESSE ESSERE SOTTOPOSTO ACONSERVAZIONE, VERIFICATO CHE NEGLI ULTIMI ANNI ’70 SI ERA RAGGIUNTO UN OTTIMO GRADO DI AFFINAMENTODEL PROGRESSO CONCETTUALE RIGUARDO LA TEORIA DEL RESTAURO542, RICONOSCIUTA LA CONNESSIONE, L’INTIMACORRELAZIONE TRA CONSERVAZIONE DEI CENTRI STORICI E URBANISTICA, APPROVATO UNO STRUMENTO CHE, BENCHÉINTERPRETABILE, COMUNQUE CONSENTIVA UN’AZIONE SU TALI PARTICOLARI “OGGETTI”, SI PUÒ RITENERE A BUONARAGIONE CHE LE BASI PER L’APPROCCIO AI PIANI DI RECUPERO POST TERREMOTO FOSSERO, ALMENO IN TEORIA,SOLIDE.CONSAPEVOLI, DUNQUE, DELLA STORIA DEI COMUNI IRPINI, DEL GRADO DI DANNO INFERTO DAL SISMA DEL 23NOVEMBRE E INFINE DELLE PRECEDENTI ESPERIENZE, SICILIANA PRIMA E FRIULANA POI, CI SI È APPROCCIATI ALRECUPERO DI OGNUNO DEI PAESI, COME ABBIAMO BEN VISTO NEL QUARTO CAPITOLO RELATIVO AI CASI STUDIO,CON UNA COMPETENZA TECNICA SENSIBILE AL TEMA.L’OGGETTO CHE SI DOVEVA TRATTARE ERANO PAESI, TUTTI DI FORMAZIONE MEDIEVALE, BENCHÉ MOLTI DI ESSIFOSSERO GIÀ IN EPOCA SANNITA LUOGO DI STANZIAMENTO DI TRIBÙ, ANDATI SVILUPPANDOSI SU LORO STESSI,DANDO ORIGINE A CENTRI PER LO PIÙ INCASTELLATI, FORTEMENTE STRATIFICATI, CON PRESENZE EDILIZIEAPPARTENENTI A TUTTI I SECOLI, FINO ALLA FINE DEL 1800. SUL FINIRE DEL 1800, CON IL FENOMENODELL’INDUSTRIALIZZAZIONE, INIZIÒ LO SPOPOLAMENTO LESIVO DI TALI AGGREGATI CHE SI PERPETUÒ,ACCENTUANDOSI DOPO LE DUE GUERRE MONDIALI, FINO AGLI ANNI SETTANTA, QUANDO UNA LIEVE RIPRESA INIZIAVAA CARATTERIZZARE QUESTE ZONE GRAZIE ALLE “RIMESSE” DEGLI EMIGRATI, PER LO PIÙ DEDICATE ALLA COSTRUZIONEDI NUOVE ABITAZIONI ALLA PERIFERIA DEI CENTRI STORICI, MA IN TALUNI CASI ANCHE A MIGLIORIE DEGLI EDIFICIESISTENTI E AD INVESTIMENTI NEL SETTORE PRODUTTIVO PER LO PIÙ AGRICOLO543. L’ABBANDONO SE DA UNA PARTEBLOCCÒ LO SVILUPPO E, IN ALCUNI CASI, LA VITA DEI CENTRI, CONSENTÌ QUASI SEMPRE LA PERSISTENZA DEICARATTERI DISTINTIVI TIPOLOGICI, FIGURATIVI E COSTRUTTIVI DELL’ARCHITETTURA ESISTENTE E IL MANTENIMENTODELL’IDENTITÀ CULTURALE.IL TERREMOTO RAPPRESENTA LA BATTUTA D’ARRESTO DELL’ “EVOLUZIONE” OMOGENEA E COSTANTE DI TALI CENTRI,INVESTENDO, DUNQUE, UN SISTEMA COSTRUITO DEBOLE A CAUSA DELLA MANCANZA DI MANUTENZIONE DELPATRIMONIO ESISTENTE E DI UNA MEDIOCRE COSTRUZIONE DEL NUOVO544, IL CHE RENDEVA MAGGIORMENTEVULNERABILE UN TERRITORIO GIÀ CARATTERIZZATO DA ELEVATA SISMICITÀ. QUESTO HA PROVOCATO GLI INGENTIDANNI CHE HANNO FATTO DEL SISMA IRPINO UNA CATASTROFE FISICA ED UMANA CHE HA ANNIENTATO UN TERRITORIOGIÀ VESSATO DA ABBANDONO E POVERTÀ545.L’AGGIORNAMENTO TEORICO, NELL’AMBITO DELLA CULTURA DEL RESTAURO, E LEGISLATIVO CONSENTIVA POSSIBILITÀDI INTERVENIRE; LA LEGGE E I FINANZIAMENTI DIEDERO L’OPPORTUNITÀ DI PENSARE AD UN FUTURO MIGLIORE, ALRECUPERO DEI CENTRI E AD UNO SVILUPPO ECONOMICO CAPACE DI FAR RIENTRARE I “PAESI-PRESEPE”NELL’AMBITO DELLA PIÙ AMPIA ECONOMIA NAZIONALE. QUESTO FU L’INTENTO DELLA LEGGE, LA 219/81, LA QUALEPREVEDEVA, APPUNTO, OLTRE CHE IL RECUPERO DEL COSTRUITO, LO SVILUPPO DELLE CITTÀ ANCHE CON L’INCENTIVOALL’INDUSTRIALIZZAZIONE PER LA RIPRESA ECONOMICA.L’ESPERIENZA SICILIANA AVEVA INSEGNATO CHE LO SRADICAMENTO DELLE COMUNITÀ DAI CENTRI DIAPPARTENENZA NON AVEVA MIGLIORATO LA VITA DEGLI ABITANTI NÉ SALVAGUARDATO LA LORO STORIA, IN PIÙ AVEVAMOSTRATO QUANTO FOSSE FALLIMENTARE NON SOLO IL TENTATIVO DI CONCENTRARE NELLE MANI DELLO STATO TUTTO ILPOTERE DECISIONALE RIGUARDO LA RICOSTRUZIONE MA ANCHE IL CALARE MODELLI URBANISTICI ED EDILIZICOMPLETAMENTE NUOVI SU ANTICHE REALTÀ SEDIMENTATE; IL FRIULI, D’ALTRA PARTE AVEVA EVIDENZIATO QUANTODIRIMENTE FOSSE IL RUOLO DI PRIMO PIANO DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI E LA PARTECIPAZIONE DELLECOMUNITÀ AL PROCESSO DI RECUPERO DEGLI ABITATI E DI “RIVITALIZZAZIONE SOCIALE ED ECONOMICA” DEISINGOLI PAESI.CON QUESTI PRESUPPOSTI VENNE SCRITTA LA LEGGE E FU DEL TUTTO SPONTANEO CHIEDERE IL RECUPERODELL’ESISTENTE SIA DA PARTE DELLE COMUNITÀ CHE DELLE ÉLITE CULTURALI.IL PIANO DI RECUPERO FU, IN TUTTI I CASI, LO STRUMENTO UTILIZZATO MA IN OGNUNO L’INTERPRETAZIONE CHE SIDIEDE FU DIVERSA E DA QUI PARADIGMATICA. NE SCATURISCE UNA SORTA DI ABACO DI ESEMPI FORNITO DA ALCUNIDEI PAESI DEL CRATERE, OVVERO QUELLI CHE SUBIRONO I MAGGIORI DANNI, PARI QUASI ALLA TOTALITÀ DELCOSTRUITO. L’ANALISI DI QUESTI PERMETTE DI FOCALIZZARE CONSEGUENZE DIVERSE E DUNQUE EVENTUALIARRICCHIMENTI O PERDITE DI TESTIMONIANZE MATERIALI CHE OGGI VANNO AFFRONTATE IN SENO ALLACONSERVAZIONE DI OGNI SINGOLO AGGREGATO.I CASI ASSURGONO A PARADIGMI SIA PER LA MANIERA IN CUI SI È AFFRONTATA LA RICOSTRUZIONE CHE PER GLI ESITIRISCONTRABILI OGGI. VARI SONO I TEMI CHE SI EVINCONO DALL’ANALISI SUL CAMPO E SUI QUALI SI IMPONEATTUALMENTE UNA RIFLESSIONE AL FINE DELLA POSSIBILE CONSERVAZIONE DEI PAESI-PRESEPE DELL’IRPINIAODIERNA: TRA QUESTI QUELLO DELLA “RIPRODUZIONE DELL’IMMAGINE” NEL TENTATIVO, SPESSO, DI FERMARE UNTEMPO, QUELLO DEL PRE-SISMA, COSÌ COME SUCCESSE IN FRIULI, POCO PRIMA CHE IN IRPINIA. LA VOLONTÀ,SPESSO POPOLARE, È DI CANCELLARE IL SEGNO DELLA FERITA IMPOSTA DALLA CATASTROFE, RIPROPONENDO CANONIFORMALI PASSATI, GIUSTIFICANDOLI ATTRAVERSO IL RITORNO ALLA TRADIZIONE DEI MATERIALI E DELLE TECNICHECOSTRUTTIVE. SONO I CASI, EVIDENTI, DI SANT’ANGELO E DI CALITRI. NEL SECONDO CASO IN MANIERA PIÙ EVIDENTE RISPETTO AL PRIMO SI RISCONTRA L’USO PEDISSEQUO, QUASI “DELITTUOSO”, DELLE COSIDDETTE TECNICHETRADIZIONALI E IN PIÙ IL MANCATO STUDIO E DUNQUE LA MANCATA MESSA IN ATTO DI UNA FUNZIONECOMPATIBILE PER IL NUCLEO PIÙ ANTICO CHE RESTA UN GUSCIO VUOTO, METTENDONE A RISCHIO LA STESSACONSERVAZIONE.DUNQUE, L’ESEMPIO DI SANT’ANGELO DEI LOMBARDI SI PONE COME RIFERIMENTO PER DUE RAGIONI: UN ITERFORMATIVO DEL PRIMO PIANO REDATTO, ESEMPLARE PER LA TEORIA CHE LO INFORMA E, AL CONTRARIO, UN ITER“REALIZZATIVO” CHE TENDE A CONTRADDIRE LA REGOLA INIZIALE. È CONSIDERATO “MODELLO” PER LARICOSTRUZIONE POST SISMICA PER ESSERE STATO IL PRIMO PIANO DI RECUPERO DOPO L’EMANAZIONE DELLALEGGE DI RICOSTRUZIONE E PER ESSERSI BASATO SU UN PRECEDENTE PROGETTO PILOTA STILATO DA UNACOMMISSIONE TECNICA ORGANIZZATA DAL DISTACCAMENTO APPENA FORMATOSI DELLA SOPRINTENDENZA AI BENICULTURALI IN PROVINCIA DI AVELLINO. L’IMPRINTING DEL PIANO FU SENZA DUBBIO DATO DALLA QUALITÀ DEGLIESTENSORI, OVVERO MEMBRI DELLA SOPRINTENDENZA O DI ASSOCIAZIONI QUALI ITALIA NOSTRA, CHE DA ANNIDIBATTEVANO NEL MERITO DELLA TUTELA DEI CENTRI STORICI. IL PIANO IMPOSTÒ QUINDI, IL RECUPERO SUI DETTAMIDELLE CARTE DEL RESTAURO FINO ALLORA SCRITTE, CON PARTICOLARE ATTENZIONE NEI CONFRONTI DELL’ARCHITETTURAMINORE DEI CENTRI STORICI COSÌ COME ERA VENUTA DELINEANDOSI NEGLI ULTIMI ANNI, E RIPRESE DALLAPRECEDENTE, SEBBENE RECENTISSIMA, ESPERIENZA FRIULANA ALCUNE EFFICACI PRATICHE COME LA RIMOZIONEMANUALE DELLE MACERIE E LA COSTANTE RIUNIONE IN ASSEMBLEE PER PROMUOVERE LA PARTECIPAZIONE DEICITTADINI, PROSPETTANDO LA RESTITUZIONE, ATTRAVERSO IL RECUPERO E LA PROGETTAZIONE OMOGENEA, ANCHE DIUNA DIMENSIONE UMANA E SOCIALE. TALI PREMESSE SI TRADUSSERO IN UN PIANO BASATO INNANZITUTTO SU UNATTENTO STUDIO STORICO DELL’AGGREGATO E SU UN PUNTUALE RILIEVO DI TUTTO IL CENTRO E SUCCESSIVAMENTE SUINTERVENTI RACCHIUSI NELLA DICITURA DI RESTAURO URBANISTICO, INTESO COME «QUEL COMPLESSO DI INTERVENTIVOLTI ALLA CONSERVAZIONE DELLA INSCINDIBILE UNITÀ FORMALE E STRUTTURALE DELL’ANTICO ORGANISMO URBANO,ALLA CONSERVAZIONE DELL’IMPIANTO VIARIO E DEI RAPPORTI VOLUMETRICI PREESISTENTI, ALLA RICOSTRUZIONEDELLE PARTI DEL TESSUTO EDILIZIO DISTRUTTO, MEDIANTE LA RIPROPOSIZIONE DELLA TIPOLOGIA PREVALENTE»546,CONSIDERANDO L’INTERO AGGREGATO COME UNICO MONUMENTO, I CUI SINGOLI EDIFICI SAREBBERO STATI TRATTATICON INTERVENTI PUNTUALI DI RESTAURO E RICOSTRUITI SOLO LÌ DOVE NON VI FOSSE STATA UN’ADEGUATADOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA E CATASTALE, E COMUNQUE NEL RISPETTO DELLA TIPOLOGIA ESISTENTE,NON MENZIONANDO AFFATTO LA POSSIBILITÀ DI USARE FORME CONTEMPORANEE DI ARCHITETTURA, MA LIMITANDOSI A PRESCRIVERNE LA RICONOSCIBILITÀ.