EPPURE NEGLI ANNI NORME, LEGGI E CARTE HANNO CODIFICATO CONPRECISIONE LA REGOLA DEL MINIMO INTERVENTO, DELLA RICONOSCIBILITÀ, DELLA MASSIMA REVERSIBILITÀ, DELLACOMPATIBILITÀ E DELLA SOSTENIBILITÀ560 E QUESTO, ASSIEME ALL’ORMAI MATURATO CONCETTO CHE NON ESISTEPATRIMONIO STORICO E NON STORICO E CHE, SOPRATTUTTO, IL PATRIMONIO TUTTO VA RECUPERATO NELL’OTTICA DELRISPARMIO DI TERRITORIO E DI RISORSE IN GENERALE, CI SI DOMANDA COME MAI IL DIBATTITO VENGACOSTANTEMENTE RIAPERTO.IN IRPINIA CI TROVIAMO DI FRONTE AD UN PATRIMONIO EDILIZIO STORICO CHE HA A CHE FARE CON LA DIFFICOLTÀ DIMANUTENZIONE ANCHE A CAUSA DI UN ALTRO ASPETTO CHE PONE, QUI, IL SECONDO DEI QUESITI, OVVERO LAFUNZIONE, L’USO DI QUESTO PATRIMONIO. NEI CENTRI STORICI IRPINI, IL NON UTILIZZO DEGLI EDIFICI È UNPROBLEMA CHE PORTA CON SÉ UNA MANCATA MANUTENZIONE CHE, OGGI, POTREBBE SIGNIFICARE DOVERINTERVENIRE IN MANIERA MASSICCIA.IN REALTÀ SI PROPONE PER QUESTI ESEMPI LA MEDESIMA DOMANDA CHE SI PONE OGGI DI FRONTE AI CENTRIDISTRUTTI DELL’AQUILA, DELL’EMILIA E DEL MANTOVANO, DOVE «LA RICOSTRUZIONE, E DUNQUE LARIPRESENTAZIONE DEL PASSATO, DIVIENE TOTALMENTE ILLUSORIA NELL’ESPRESSIONE DI UN’IDENTITÀ CHE NON ÈPIÙ, DI UN’AUTENTICITÀ CHE NON SI PUÒ PIÙ PERPETRARE SE NON ATTRAVERSO INTERVENTI CHE GARANTISCANO ILMANTENIMENTO DELLA PUR PICCOLA QUANTITÀ DI TESTO RIMASTO, DI ARCHIVIO MATERIALE RISPARMIATO, E LAPROGETTAZIONE DI UN NUOVO CHE ASSICURI AL CONTESTO URBANO UN SISTEMA FUNZIONALE»561È BENE, DUNQUE, PENSARE CHE L’INTERVENTO SUL COSTRUITO SI ACCOSTI O, PIUTTOSTO, SIA SUCCESSIVOALL’INTERVENTO, PIÙ AMPIO E “STRUTTURALE”, DELLA RICERCA DELLA FUNZIONE E IN QUESTO IL PROGRAMMADOVREBBE ESSERE AMPLIATO A TUTTO IL CENTRO STORICO, FORNENDO UNA POLITICA DI USO DEL PATRIMONIOOMOGENEA CHE VEDA LA PARTECIPAZIONE DELL’INTERO AGGLOMERATO, PER CONDURRE AD UN UTILIZZO COMPATIBILE DI QUESTA ENORME “RISORSA” IN MODO DA POTERLA TUTELARE, MANUTENENDOLA COSTANTEMENTE.
SISMA DEL 19800
EPPURE NEGLI ANNI NORME, LEGGI E CARTE HANNO CODIFICATO CONPRECISIONE LA REGOLA DEL MINIMO INTERVENTO, DELLA RICONOSCIBILITÀ, DELLA MASSIMA REVERSIBILITÀ, DELLACOMPATIBILITÀ E DELLA SOSTENIBILITÀ560 E QUESTO, ASSIEME ALL’ORMAI MATURATO CONCETTO CHE NON ESISTEPATRIMONIO STORICO E NON STORICO E CHE, SOPRATTUTTO, IL PATRIMONIO TUTTO VA RECUPERATO NELL’OTTICA DELRISPARMIO DI TERRITORIO E DI RISORSE IN GENERALE, CI SI DOMANDA COME MAI IL DIBATTITO VENGACOSTANTEMENTE RIAPERTO.IN IRPINIA CI TROVIAMO DI FRONTE AD UN PATRIMONIO EDILIZIO STORICO CHE HA A CHE FARE CON LA DIFFICOLTÀ DIMANUTENZIONE ANCHE A CAUSA DI UN ALTRO ASPETTO CHE PONE, QUI, IL SECONDO DEI QUESITI, OVVERO LAFUNZIONE, L’USO DI QUESTO PATRIMONIO. NEI CENTRI STORICI IRPINI, IL NON UTILIZZO DEGLI EDIFICI È UNPROBLEMA CHE PORTA CON SÉ UNA MANCATA MANUTENZIONE CHE, OGGI, POTREBBE SIGNIFICARE DOVERINTERVENIRE IN MANIERA MASSICCIA.IN REALTÀ SI PROPONE PER QUESTI ESEMPI LA MEDESIMA DOMANDA CHE SI PONE OGGI DI FRONTE AI CENTRIDISTRUTTI DELL’AQUILA, DELL’EMILIA E DEL MANTOVANO, DOVE «LA RICOSTRUZIONE, E DUNQUE LARIPRESENTAZIONE DEL PASSATO, DIVIENE TOTALMENTE ILLUSORIA NELL’ESPRESSIONE DI UN’IDENTITÀ CHE NON ÈPIÙ, DI UN’AUTENTICITÀ CHE NON SI PUÒ PIÙ PERPETRARE SE NON ATTRAVERSO INTERVENTI CHE GARANTISCANO ILMANTENIMENTO DELLA PUR PICCOLA QUANTITÀ DI TESTO RIMASTO, DI ARCHIVIO MATERIALE RISPARMIATO, E LAPROGETTAZIONE DI UN NUOVO CHE ASSICURI AL CONTESTO URBANO UN SISTEMA FUNZIONALE»561È BENE, DUNQUE, PENSARE CHE L’INTERVENTO SUL COSTRUITO SI ACCOSTI O, PIUTTOSTO, SIA SUCCESSIVOALL’INTERVENTO, PIÙ AMPIO E “STRUTTURALE”, DELLA RICERCA DELLA FUNZIONE E IN QUESTO IL PROGRAMMADOVREBBE ESSERE AMPLIATO A TUTTO IL CENTRO STORICO, FORNENDO UNA POLITICA DI USO DEL PATRIMONIOOMOGENEA CHE VEDA LA PARTECIPAZIONE DELL’INTERO AGGLOMERATO, PER CONDURRE AD UN UTILIZZO COMPATIBILE DI QUESTA ENORME “RISORSA” IN MODO DA POTERLA TUTELARE, MANUTENENDOLA COSTANTEMENTE.