Nel bel quadretto melmoso che raffigura la società italica degli ultimi decenni (che credo siano soltanto il naturale proungamento dei decenni precedenti dai pochi indizi che mi è dato di conoscere), uno spazio importante è rappresentato dall'imprenditoria con il contorno di professioni tricolori e col condimento dei rappresentanti istituzionali dei lavoratori.Una selva di personaggio poi premiati con le onoreficenze di "cavaliere del lavoro", "commendatore" di "ufficiale", se non proprio "grand'ufficiale".Tra questi credo che pochi conserverebbero il valore loro donato dall'aura dell'onoreficenza acquisita se si guardasse più da vicino la loro attività e ancor peggio la loro vita e il rigore morale.Io tra piccole realtà che si dibattono ricorrendo a mezzi più o meno in linea con leggi, norme, imposizioni e gabelle, per restare a galla, vedo svettare poche realtà per le quali i dubbi di lealtà, di mancanza di connessioni, di connivenze, di aiuti più o meno nascosti o leciti sorgono spesso spontanei o indotti dalle circostanze e dalle voci.Corruzione, appoggi politici, finanziamenti interessati sono le realtà più evidenti, ma in generale un clima di chiusura verso il nuovo, un fitto intreccio di intrallazzi e di interessi incrociati passanti per associazioni di categoria e via via per logge più o meno massoniche o combriccole "di quartiere" sono ingredienti "naturali" dell'imprenditoria di successo italiana.La libera concorrenza è vista comeUn quarto(?) dell'imprenditoria italiana vive di commesse legate allo stato. Quasi tutte accaparrate tramite mezzi irregolari, appalti truccati, commesse create ad ok. Tangenti di 100mila euro servono a creare "esigenze" di opere più o meno inutili con costi di 2-3 milioni. Poi spesso i lavori non hanno controllori degni di questo nome e vengono realizzate in economia con materile scadente lavorazioni a dir poco affrettate. Ci troviamo un'Italia piena di opere inutili o inservibili o malfatte o decadenti ancor prima di essere usate, pagate spesos uno sproposito, con metà del debito pubblico che grava sulle spalle di noi tutti e col beneficio di pochi rottinculo.Nell'imprenditoria privata, "invece", la propensione al mancato rispetto di qualsiasi regola fa la sua parte.Gli esempi li abbiamo tutti sotto gli occhi.Dalla Fiuggi di Ciarrapico, alla Cirio alla Parmalat, Montedison, Finmeccanica, Riva, Unipol, Impregilo, Monte dei Pasc(ol)hi ................... (i puntini servono perché ogni volta che ci penso mi viene un nome nuovo)Fulgidi esempi di imprenditoria e liberismo italico da "emozioni forti".Uno dei prìncipi dell'imprenditoria italiana è un uomo non tanto alto di origini brianzole che ha saputo crescere partendo da origini quasi umili fino a diventare un uomo stimato e ammirato a livello mondiale, tra i più ricchi Italiani da oltre tre decenni.Un tempo si trovò imbarcato su una nave da crociera assieme a Fabrizio De Andrè e Paolo Villaggio dei quali era molto più abile a intrattenere il pubblico e attirare l'amore delle folle. Forte della consapevolezza ad attrarre il favore di chi lo ascoltava si è buttato nel campo imprenditoriale che nella milano degli anni 60 voleva dire partecipare all'enorme e incontrollata, in gran parte, espasione edilizia della città. Con l'appoggio del padre dirigente della banca Rasini(http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Rasini)e di vecchi compagni d'università di origini siciliane riuscì in tempi molto rapidi a trovare dei finanziamenti tali da garantirsi, in brevissimo tempo un'espasione delle sue società impensabile per quelle "normali". Se non ricordo male aveva aperto 15-16 srl e nel giro di una notte il loro capitale sociale passò dal minimo di legge, allora vigente (20 milioni di lire?), a circa un miliardo ciascuna nel giro di una notte senza che si sia mai saputa la provenienza di quei soldi.
Forte della potenza finanziaria conquistata in pochi anni in ambito edilizio si amicò la classe dirigente politica milanese per poter realizzare i progetti più ambiziosi e subito dopo conquistò l'affetto dell'appassionato di calcio acquistando la squadra del milan. Subito dopo approfittando di carenze nel sistema legislativo italiano iniziò la sua scalata all'impero mediatico privato italiano riuscendo a conquistare la maggioranza del mercato pubblicitario e una sorta di monopolio privato in certi ambiti. In questa fase fu determinante la legislazione favorevole che si è via via sviluppata negli anni apoggiata dal sig. "Bottino", poi morto esule in Tunisia, nella sua villa dopo aver sottratto circa 150 miliardi di lire allo stato (inteso come insieme di cittadini) e alla finanza italiana.Poi quando una serie di indagini della procura di Milano circa 20 anni fa iniziò a far emergere una serie di malefatte commesse dalla politica nazionale rischiò di far emergere delle vicende in cui poteva essere implicato senza avere alle spalle forti poteri politici a difenderlo nell'ombra, fondò un partito (sempre spalleggiato dagli ex compagni di origini siciliane e non) e con questo ha occupato gran parte della scena politica italiana degli ultimi 20 anni.
Il suo intento dichiarato era quello di fare una rivoluzione liberale in Italia. Dove le imprese, finalmente libere da una burocrazia asfissiante, da imposte spropositate in relazione al volume d'affarie ai profitti realizzabili e a tutta una serie di cavilli politici e di veti provenienti dalle migliaia di amministrazioni che governano la volutamente complessa macchina statale italiana. Dove la libera impresa, la concorrenza leale e libertà di operare unita la merito premiante fossero le regole fondamentali.Le punte di questa sua opera di governo si possono ravvisare nell'operato del Ministro della Funzione Pubblica Brunetta che ha cambiato volto alla pubblica amministrazione, debellando l'assenteismo ed introducendo concetti di merito e di responsabilità fino ad allora sconosciuti aumentando enormemente l'efficienza della macchina statale.
Un'altro vertice toccato è stato l'incenerimento di centinaia di scatoloni di cartone nel piazzare delal caserma dei Vigili del Fuoco del quartiere Prati di Roma da parte del Ministro per la Semplificazione: il "porcellum" Calderoli. Ha eliminato migliaia e migliaia di leggi inutili e contraddittorie che hanno portato un notevolissimo snellimento nella intricatissima giurisdizione italiana.
Un altro contributo essenziale è stato dato alla giustizia dove i numerosi interventi e soprattutto la riforma della giustizia civile ha comportato una notevole ricaduta in termini di durata dei processi e in generale dell'efficienza della giustizia.
I processi civili sono passati da una durata di 4-8 anni a 5-9, si gli stessi che nei paesi "civili" durano al massimo 1-1,5 anni e permettono, per esempio, a chi deve avere dei soldi da un cliente che non paga, di ottenere giustizia. In compenso diversi reati in cui di norma sono coinvolti i c.d. colletti bianchi sono stati depenalizzati in modo che queste persone, se beccate a delinquere, non debbano mischiarsi con gentaglia che ruba per interessi meschini e soprattutto ruba poco tanto da non potersi permettere gli avvocati capaci di farli assolvere o perlomeno dimandare il processo in prescrizione.Ma penso che il suo vero capolavoro sia stato l'affermazione dell'impresa italiana. Nel 2008 in un impeto di liberismo industriale ed economico decise di non vendere l'italica compagnia aerea Alitalia alla francese Air France per 2400 milioni di € ma la fece acquisire da una "cordata di imprenditori" (ovviamente scelti tra gli "amici" ed amanti dell'alpinismo). Per renderla appetibile (oltre a chissà quali contropartite non confessabili ai cittadini), dovette scorporare la parte più compromessa in una seconda società accollandosi debiti ed oneri per circa 3000 milioni (pagati con le tasse degli Italiani) di € e vendendo, per pochi spicci il resto, depurato pure di 3-4 mila dipendenti in eccesso, alla nuova compagnia CAI creata all'uopo. Ora questa compagnia è di nuovo sull'orlo del fallimento e sarà svenduta, con ogni probabilità ad Air France per una cifra pari a circa un decimo di quello che era disposta a spendere solo 4 anni fa (ma già si sapeva da allora).Una operazione degna erede di quelle compiute dalla democrazia cristiana di qualche decennio fa, con i salvataggi di aziende decotte come è stata più volte la Fiat nel corso dei decenni e durante le quale si regalavano migliaia di miliardi delle tasse degli italiani per guadagnarsi qualche favore, qualche appoggio e un po' di consenso politico. Nascondendo ai più che il costo lo pagavano tutti (gli altri, cioé noi).In Italia un po' di liberismo: il più deteriore, si è visto, apparentemente per assurdo, sotto i radi governi della cosiddetta centrosinistra che si sono intravisti negli ultimi decenni. Sono state regalate le Autorstrade e l'IRI in generale, pezzi di Finmeccanica, dell'Enel, della Telecom. Palazzi di proprietà dello stato e occupato da enti, istituzioni o ministeri che sono stati ripagati nel giro di 5-10 anni sottoforma di locazioni oltremodo esose ai soliti "amici" acquirenti. Le poche cose che funzionanvano e che potevano portare, se ben gestite, buone entrate per lo stato. La maggior parte di queste è stata invece spolpata e dilapidata a vantaggio dei soliti imprenditori italiani "liberali". L'unica che funziona a pieno ritmo è l'Autostrade SPA che infatti si è consolidata come una delle tasse più evidenti che grava sugli Italiani che per piacere o per lavoro si devono spostare. Quando ero piccolo si parlava ricorrentemente del fatto che un giorno sarebbero diventate gratuite o pseudo tali, come nel resto dell'Europa, nel giro di pochi anni.
Potrei parlare a lungo anche dei rapporti tra la c.d. sinistra e le cooperative, che si esprime con espressioni come: "abbiamo una banca" e altre perle assimilabili, ma l'ho già fatta molto lunga e volendo anche solo in rete si trova materiale da sbizzarrircisi per dei mesi senza arrivare ad esaurirlo. Acctto comunqu consigli ed indicazioni per dare testimonianza del malcostume generalizzato e condiviso.Io dico che destra o sinistra sono ormai dei paraventi in pratica dietro i quali ognuno si nasconde per non far vedere il proprio interesse diretto o personale.Ci sono poche regole da rispettare, devono essere chiare, rigorose, trasparenti, inflessibili. Sennò più che di imprenditori questa terra sarà il terreno fertile di personaggi come ne abbiamo conosciuti tanti in questi anni come Tarantini, Bisignani, Milanese, Lavitola (anche qui accetto suggerimenti per incrementare la lista), intermediari tra chi produce i soldi e chi li succhia facendone produtte alla spalle di chi lavora in modo più o meno onesto, senza avere nessun merito se non l'assoluta mancanza di scrupoli e un'ingordigia incommensurabile.
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