ROMA - Duemilacentoventisette pagine di conversazioni telefoniche che spaziano dai videogiochi contraffatti ai clienti facoltosi da procacciare al Casinò di Campione, dagli equilibri politici della Rai alle aspiranti vallette da sistemare nelle trasmissioni a premi, da Gheddafi agli affari in Bulgaria.Dove i dialoghi su denaro e affari sono inframmezzati ad apprezzamenti e consigli su prostitute e ragazze (“carne fresca”) da provare, dove discussioni minime su compensi e spese si alternano a racconti di incontri istituzionali con l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi o con il sottosegretario Gianni Letta. Dove tutti parlavano con tutti di tutto, in un italiano sbrecciato e approssimativo, e dove i richiami alla prudenza perché i telefoni potevano essere intercettati (le bustarelle chiamate dolcetti, le allusioni, i silenzi), si alternano a momenti in cui ogni cautela salta.Dall’ordinanza di applicazione delle misure cautelari sull’inchiesta che, tra gli altri, ha coinvolto il principe Vittorio Emanuele e il portavoce del leader di An Gianfranco Fini Salvatore Sottile, firmata dal Gip di Potenza Alberto Iannuzzi, esce uno spaccato vivissimo di relazioni, rapporti umani, circostanze. Solo il Tribunale potrà decidere se veramente tutto questo rivesta i contorni dell’associazione a delinquere, del pactum sceleris per corrompere, favorire la prostituzione, cercare appalti, utilizzare le istituzioni e il servizio pubblico a fini privati. Mentre si discute ancora una volta delle intercettazioni, del loro utilizzo eccessivo da parte della magistratura e della liceità di renderle note anche quando riguardino conversazioni che non presentino palesi profili di rilevanza penale – come spesso accade nei dialoghi qui a fianco - di questo enorme blob pubblichiamo un dossier, una sintesi di un centinaio di pagine, divisa nei capitoli che rappresentano i filoni principali dell’inchiesta. A cucire i dialoghi è la prosa dello stesso Gip Iannuzzi. Lo facciamo nella convinzione che, al di là dei presunti reati – tutti ancora da dimostrare - questo materiale abbia un effettivo valore giornalistico perché in quest’inizio di XXI secolo restituisce meglio di mille indagini sociologiche o ricerche di costume temperatura, stile, abitudini di un pezzo del paese. Che in questo caso si ritrova plasticamente rappresentato, quasi caratterizzato, nelle figure del figlio dell’ultimo re d’Italia, del portavoce dell’ex vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, di un imprenditore veneto, di funzionari pubblici, faccendieri, millantatori, starlette, mignotte vere e presunte, cavalieri di ordini improbabili, uomini d’affari lucani disinvolti e con frequentazioni non proprio immacolate....I “videogiochi”L’inchiesta del pubblico ministero John Woodcock parte dal tentativo di Rocco Migliardi, un imprenditore lucano, di procurasi dal Monopolio di Stato le licenze per mettere in commercio migliaia di schede contraffatte per videogiochi da bar, importate da Taiwan. Si tratta di giochi in apparenza innocui, ma in realtà taroccati, che con una combinazione di tasti si trasformano in slot machine o videopoker, e sarebbero dunque proibiti. Migliardi, in cerca di appoggi e soci, si rivolge prima all’amico imprenditore veneziano Ugo Bonazza, che a sua volta è ottimo conoscente di Vittorio Emanuele. Il principe viene coinvolto per trovare un contatto al ministero e diventa presto – stando al castello accusatorio - uno dei motori della brigata. Qui entrano in scena Gian Nicolino Narducci, uomo di fiducia del principe, e Achille De Luca, faccendiere, per gli inquirenti organizzatore materiale dell’approccio ai funzionari del Monopolio. Il casinòDa questo primo affare l’attenzione si sposta poi al casinò di Campione: Bonazza, attraverso Vittorio Emanuele, ottiene dal sindaco di Campione Roberto Salmoiraghi l’incarico ufficiale di procacciatore di clienti per i tavoli da gioco. In realtà secondo la prosa giudiziaria degli inquirenti l’uomo sarebbe un prestanome di Migliardi nei rapporti con il casinò: “il Migliardi, il Bonazza e il Savoia – previa intesa illecita con il sindaco di Campione – instauravano uno stabile rapporto (solo formalmente stipulato con il solo Bonazza)” con la casa da gioco “impegnandosi il Migliardi a portare presso il Casinò di Campione, con l’evidente finalità di farli giocare, facoltosi “personaggi siciliani”, amici del Migliardi medesimo, Migliardi destinato – proprio per tali motivi – a rimanere “parte occulta” della descritta pattuizione, concertata appunto dal Savoia, dal Bonazza, dal Salmoiraghi e, ovviamente, dal Migliardi Rocco medesimo”. Il tutto in rapporto con la famiglia Tancredi, secondo i magistrati “legatissima al Migliardi Rocco, vero e proprio punto di riferimento nel predetto settore del “gioco d’azzardo” in territorio lucano; dedita, altresì, alla realizzazione di operazioni di riciclaggio di danari provenienti da attività illecite effettuate tramite l’instaurazione di relazioni con casinò autorizzati”.Gli altri affariA fianco a idee per nuovi affari, come l’affidamento per appalti sanitari e di telefonia in Bulgaria, attraverso il primo ministro Simeone, cugino di Vittorio, le intercettazioni si snodano poi tra l’organizzazione di incontri tra il Principe e prostitute, le riunioni dell’ordine cavalleresco, gli appuntamenti istituzionali di Vittorio Emanuele a Palazzo Chigi. Il figlio dell'ultimo re d'Italia cercava infatti di recuperare l'eredità dei Savoia, e in cambio era pronto a offrire all'allora premier Silvio Berlusconi i voti di persone e associazioni a lui vicine.Salvatore Sottile: la Rai e il caso MussoliniTra i mediatori dei contatti con Monopolio, secondo gli inquirenti ci sarebbero anche Salvatore Sottile e Francesco Cosimi Proietti rispettivamente addetto alla segreteria del leader di An Gianfranco Fini ed esperto dell’ufficio. Ed è qui che si apre un capitolo a parte nelle intercettazioni. Molte di queste non hanno rilevanza penale, ma raccontano dei rapporti interni alla Rai o di vicende per altri versi clamorose, come l’esclusione delle liste di Alessandra Mussolini dalle ultime elezioni regionali nel Lazio. (m.r.)(20 giugno 2006)
O RRRE' ! MIGNOTTARO...
ROMA - Duemilacentoventisette pagine di conversazioni telefoniche che spaziano dai videogiochi contraffatti ai clienti facoltosi da procacciare al Casinò di Campione, dagli equilibri politici della Rai alle aspiranti vallette da sistemare nelle trasmissioni a premi, da Gheddafi agli affari in Bulgaria.Dove i dialoghi su denaro e affari sono inframmezzati ad apprezzamenti e consigli su prostitute e ragazze (“carne fresca”) da provare, dove discussioni minime su compensi e spese si alternano a racconti di incontri istituzionali con l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi o con il sottosegretario Gianni Letta. Dove tutti parlavano con tutti di tutto, in un italiano sbrecciato e approssimativo, e dove i richiami alla prudenza perché i telefoni potevano essere intercettati (le bustarelle chiamate dolcetti, le allusioni, i silenzi), si alternano a momenti in cui ogni cautela salta.Dall’ordinanza di applicazione delle misure cautelari sull’inchiesta che, tra gli altri, ha coinvolto il principe Vittorio Emanuele e il portavoce del leader di An Gianfranco Fini Salvatore Sottile, firmata dal Gip di Potenza Alberto Iannuzzi, esce uno spaccato vivissimo di relazioni, rapporti umani, circostanze. Solo il Tribunale potrà decidere se veramente tutto questo rivesta i contorni dell’associazione a delinquere, del pactum sceleris per corrompere, favorire la prostituzione, cercare appalti, utilizzare le istituzioni e il servizio pubblico a fini privati. Mentre si discute ancora una volta delle intercettazioni, del loro utilizzo eccessivo da parte della magistratura e della liceità di renderle note anche quando riguardino conversazioni che non presentino palesi profili di rilevanza penale – come spesso accade nei dialoghi qui a fianco - di questo enorme blob pubblichiamo un dossier, una sintesi di un centinaio di pagine, divisa nei capitoli che rappresentano i filoni principali dell’inchiesta. A cucire i dialoghi è la prosa dello stesso Gip Iannuzzi. Lo facciamo nella convinzione che, al di là dei presunti reati – tutti ancora da dimostrare - questo materiale abbia un effettivo valore giornalistico perché in quest’inizio di XXI secolo restituisce meglio di mille indagini sociologiche o ricerche di costume temperatura, stile, abitudini di un pezzo del paese. Che in questo caso si ritrova plasticamente rappresentato, quasi caratterizzato, nelle figure del figlio dell’ultimo re d’Italia, del portavoce dell’ex vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, di un imprenditore veneto, di funzionari pubblici, faccendieri, millantatori, starlette, mignotte vere e presunte, cavalieri di ordini improbabili, uomini d’affari lucani disinvolti e con frequentazioni non proprio immacolate....I “videogiochi”L’inchiesta del pubblico ministero John Woodcock parte dal tentativo di Rocco Migliardi, un imprenditore lucano, di procurasi dal Monopolio di Stato le licenze per mettere in commercio migliaia di schede contraffatte per videogiochi da bar, importate da Taiwan. Si tratta di giochi in apparenza innocui, ma in realtà taroccati, che con una combinazione di tasti si trasformano in slot machine o videopoker, e sarebbero dunque proibiti. Migliardi, in cerca di appoggi e soci, si rivolge prima all’amico imprenditore veneziano Ugo Bonazza, che a sua volta è ottimo conoscente di Vittorio Emanuele. Il principe viene coinvolto per trovare un contatto al ministero e diventa presto – stando al castello accusatorio - uno dei motori della brigata. Qui entrano in scena Gian Nicolino Narducci, uomo di fiducia del principe, e Achille De Luca, faccendiere, per gli inquirenti organizzatore materiale dell’approccio ai funzionari del Monopolio. Il casinòDa questo primo affare l’attenzione si sposta poi al casinò di Campione: Bonazza, attraverso Vittorio Emanuele, ottiene dal sindaco di Campione Roberto Salmoiraghi l’incarico ufficiale di procacciatore di clienti per i tavoli da gioco. In realtà secondo la prosa giudiziaria degli inquirenti l’uomo sarebbe un prestanome di Migliardi nei rapporti con il casinò: “il Migliardi, il Bonazza e il Savoia – previa intesa illecita con il sindaco di Campione – instauravano uno stabile rapporto (solo formalmente stipulato con il solo Bonazza)” con la casa da gioco “impegnandosi il Migliardi a portare presso il Casinò di Campione, con l’evidente finalità di farli giocare, facoltosi “personaggi siciliani”, amici del Migliardi medesimo, Migliardi destinato – proprio per tali motivi – a rimanere “parte occulta” della descritta pattuizione, concertata appunto dal Savoia, dal Bonazza, dal Salmoiraghi e, ovviamente, dal Migliardi Rocco medesimo”. Il tutto in rapporto con la famiglia Tancredi, secondo i magistrati “legatissima al Migliardi Rocco, vero e proprio punto di riferimento nel predetto settore del “gioco d’azzardo” in territorio lucano; dedita, altresì, alla realizzazione di operazioni di riciclaggio di danari provenienti da attività illecite effettuate tramite l’instaurazione di relazioni con casinò autorizzati”.Gli altri affariA fianco a idee per nuovi affari, come l’affidamento per appalti sanitari e di telefonia in Bulgaria, attraverso il primo ministro Simeone, cugino di Vittorio, le intercettazioni si snodano poi tra l’organizzazione di incontri tra il Principe e prostitute, le riunioni dell’ordine cavalleresco, gli appuntamenti istituzionali di Vittorio Emanuele a Palazzo Chigi. Il figlio dell'ultimo re d'Italia cercava infatti di recuperare l'eredità dei Savoia, e in cambio era pronto a offrire all'allora premier Silvio Berlusconi i voti di persone e associazioni a lui vicine.Salvatore Sottile: la Rai e il caso MussoliniTra i mediatori dei contatti con Monopolio, secondo gli inquirenti ci sarebbero anche Salvatore Sottile e Francesco Cosimi Proietti rispettivamente addetto alla segreteria del leader di An Gianfranco Fini ed esperto dell’ufficio. Ed è qui che si apre un capitolo a parte nelle intercettazioni. Molte di queste non hanno rilevanza penale, ma raccontano dei rapporti interni alla Rai o di vicende per altri versi clamorose, come l’esclusione delle liste di Alessandra Mussolini dalle ultime elezioni regionali nel Lazio. (m.r.)(20 giugno 2006)