SIGNIFICANDO

Partito Democratico ???


ORVIETO - Il monito di Veltroni e Amato, la difesa della struttura-partito di D'Alema, l'accelerazione di Rutelli. Confermata l'annunciata e pesante assenza della sinistra dei Ds, al seminario di Orvieto sulla nascita del nuovo Partito Democratico hanno preso la parola oggi tutti i leader dell'Unione. Tra i primi a salire sulla tribuna, per pronunciare un intervento appassionato, Walter Veltroni, indicato da molti come il futuro leader della formazione: "Questa è l'ultima chance - avvisa - se andasse perduta faremmo fatica alle prossime elezioni". Secondo il sindaco di Roma nel progetto del Pd devono convivere, "senza essere l'una contro l'altra, i partiti e la società civile". E ancora: il Pd "non nasce senza le forze politiche, ma non nasce neanche se si chiude". Concetto ripreso da Massimo D'Alema, che mette in guardia chi vuole sciogliere l'esperienza dei partiti in qualcosa di "leggero", meno attento a radicamento e organizzazione: "Non mi convince un partito di cittadini e del leader". Parla delle primarie come di "uno straordinario momento di allargamento del campo democratico" ma è consapevole che "senza le sezioni dei Ds e i circoli della Margherita non si sarebbero potute tenere". E sull'idea di Vassallo, esposta nei giorni scorsi anche da Arturo Parisi, che i partiti si sciolgano e i dirigenti entrino nel Pd "uti singuli", D'Alema è netto: "Non c'è un'ora in cui tutto si scioglie, tutti vanno al gazebo e nasce il Pd. C'è un processo, e la necessità di guidarlo, non solo un appello alla società civile". Prodi coglie il messaggio, propone un percorso a doppio binario "compatibile" con le esigenze di Ds e Margherita, proporrà dei nomi per un comitato che rediga un manifesto del futuro Pd. Nel frattempo si potrebbero tenere, in primavera, i congressi di Ds e Dl, poi un'assemblea costituente tra fine 2007 e inizio 2008. Un percorso da seguire, ha detto il premier, perché è una necessità e un progetto su cui impegnarsi. Al riguardo, Francesco Rutelli preme: "Dobbiamo prendere l'abbrivio creativo e forte di questa marea, perché così ci chiedono i nostri elettori, la loro attesa non è infinita. Indietro non torniamo". Il leader dei Dl affronta anche il tema della collocazione europea del Pd: non è "tra gli elementi caratterizzanti del progetto". Il segretario dei Ds Piero Fassino definisce "velleitaria" l'idea che il Pd "nasca a prescindere dai partiti che hanno costruito l'Ulivo", ricorda che 23 dei 25 partiti progressisti europei sono proprio nella famiglia socialista. Poi, l'appello alla sinistra Ds, al grande assente Fabio Mussi: "Vorrei dire a coloro che non ci sono, che qui ci sarebbero stati benissimo e dobbiamo fare di tutto perché domani ci siano". Ad auspicare la loro partecipazione al progetto non sono solo i dirigenti della Quercia, Fassino e D'Alema in testa, ma anche quelli della Margherita, come Beppe Fioroni. In giornata anche l'intervento del ministro dell'Interno Giuliano Amato, secondo il quale "se non dimostriamo la capacità di unirci e di ridare tessuto sociale, riceveremo discredito, perderemo consenso e rischiamo di rivivere una situazione simile ai primi anni Novanta". Se si parte, avverte a nome dell'anima cattolica dei Dl Dario Franceschini, il problema della collocazione in Europa potrebbe risolversi d'incanto da solo. L'importante è tenere a mente le priorità: "Ci sono ragioni di prospettiva ma anche ragioni urgenti, e la stabilità di questa coalizione passa per la presenza di un'area riformista molto forte che sia baricentro". (7 ottobre 2006) LA REPUBBLICA