NAPOLI (30 novembre) - Tre biglietti. Tre messaggi d’amore dedicati a chi si lascia per sempre. "Ti affido la mia famiglia. Da oggi prenditi cura di mia moglie e dei miei figli, fai in modo che crescano sani e vivano nel migliore dei modi. Io non posso più andare avanti. Perdonatemi. Giorgio". Questo uno dei tre messaggi scritto con mano ferma e grafia chiara. Sulla busta il nome del cognato di Giorgio Nugnes. La prima delle tre lettere lasciate dall’ex assessore era sistemata in modo che venisse subito trovata: non lontana dalla sedia sulla quale Nugnes ha trovato il coraggio di salire per farla finita.Le missive sono ora nelle mani dei carabinieri che indagano sulle ultime ore di vita di Nugnes. Chi ha avuto modo di leggerle sa che nelle ultime parole scelte, non ha fatto altro che pensare ai suoi cari. La moglie Mimma, i due figli Tommaso e Andrea, di 18 e 12 anni, ma anche il cognato, che per lui era anche un grande amico con il quale aveva diviso infanzia e giovinezza. Chi ha letto quei tre biglietti sa che, tra le loro righe, si nasconde buona parte di una verità che Nugnes si è portato via per sempre; e che, forse, non sarebbe nemmeno giusto rendere pubblica fino in fondo. Eppure come vivesse quest’uomo dal giorno in cui era finito al centro di un’indagine giudiziaria era cosa nota a tutti. E non solo a Pinaura. «Volete sapere la verità? Non è il passato che mi fa paura - ripeteva con ossessiva frequenza negli ultimi giorni a chi gli era rimasto vicino - È il futuro, è quello che mi terrorizza».A che cosa si riferiva l’ex assessore? Probabilmente a nuovi particolari che facevano rimbalzare il suo nome tra quelli coinvolti in un’altra indagine, una vicenda giudiziaria della quale si era parlato già in occasione di alcune perquisizioni svolte dalla polizia giudiziaria proprio a palazzo San Giacomo. L’incubo ricorrente, per lui, erano «le carte», come le definiva lui. Probabilmente si riferiva anche alle intercettazioni telefoniche. O a certe intercettazioni, conversazioni anche a sfondo privato che - se confluite in una eventuale e ipotetica misura, quale che essa fosse - lo avrebbero riproiettato su una ribalta che ai suoi occhi equivaleva a una insostenibile gogna mediatica. Anche su questi aspetti misteriosi - quelli di «carte» che gli potrebbero essere state mostrate o comunque il cui contenuto gli potrebbe essere stato anticipato, dovrà ora indagare la magistratura. Ieri, sul posto, nella villetta di Pianura, era presente il pubblico ministero di turno, Monica Campese. Il pm era accompagnato dal comandante del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri, il colonnello Giancarlo Scafuri, che adesso guida le indagini. Tre biglietti e una verità. Frasi d’amore per la moglie Mimma e per i figli. «Abbiate cura di voi, mi raccomando». Giorgio Nugnes se ne va lasciando tra i suoi cari un vuoto incolmabile, ma anche una serie di domande. Interrogativi sul perché un uomo che tutto sommato aveva superato indenne la fase più acuta delle proprie disavventure giudiziarie - e per il quale valeva, come per tutti gli altri, la presunzione di innocenza - senza cedimenti possa invece aver deciso di concretizzare l’estremo di togliersi la vita. Ed ancora: c’è stata qualche circostanza o causa scatenante che possa avergli sconvolto la mente nelle ultime giornate? Per quale motivo un uomo che si era sentito abbandonato almeno da una parte del suo mondo - la politica - ha deciso di iniziare a fare il giro di alcuni «palazzi»? E alla ricerca di che cosa? Giorgio Nugnes si porta via questi interrogativi che ora potrebbero chiamare in causa qualcuno. Il resto, tutto il resto è solo lutto e dolore
IL MESSAGGIO DI NUGNES
NAPOLI (30 novembre) - Tre biglietti. Tre messaggi d’amore dedicati a chi si lascia per sempre. "Ti affido la mia famiglia. Da oggi prenditi cura di mia moglie e dei miei figli, fai in modo che crescano sani e vivano nel migliore dei modi. Io non posso più andare avanti. Perdonatemi. Giorgio". Questo uno dei tre messaggi scritto con mano ferma e grafia chiara. Sulla busta il nome del cognato di Giorgio Nugnes. La prima delle tre lettere lasciate dall’ex assessore era sistemata in modo che venisse subito trovata: non lontana dalla sedia sulla quale Nugnes ha trovato il coraggio di salire per farla finita.Le missive sono ora nelle mani dei carabinieri che indagano sulle ultime ore di vita di Nugnes. Chi ha avuto modo di leggerle sa che nelle ultime parole scelte, non ha fatto altro che pensare ai suoi cari. La moglie Mimma, i due figli Tommaso e Andrea, di 18 e 12 anni, ma anche il cognato, che per lui era anche un grande amico con il quale aveva diviso infanzia e giovinezza. Chi ha letto quei tre biglietti sa che, tra le loro righe, si nasconde buona parte di una verità che Nugnes si è portato via per sempre; e che, forse, non sarebbe nemmeno giusto rendere pubblica fino in fondo. Eppure come vivesse quest’uomo dal giorno in cui era finito al centro di un’indagine giudiziaria era cosa nota a tutti. E non solo a Pinaura. «Volete sapere la verità? Non è il passato che mi fa paura - ripeteva con ossessiva frequenza negli ultimi giorni a chi gli era rimasto vicino - È il futuro, è quello che mi terrorizza».A che cosa si riferiva l’ex assessore? Probabilmente a nuovi particolari che facevano rimbalzare il suo nome tra quelli coinvolti in un’altra indagine, una vicenda giudiziaria della quale si era parlato già in occasione di alcune perquisizioni svolte dalla polizia giudiziaria proprio a palazzo San Giacomo. L’incubo ricorrente, per lui, erano «le carte», come le definiva lui. Probabilmente si riferiva anche alle intercettazioni telefoniche. O a certe intercettazioni, conversazioni anche a sfondo privato che - se confluite in una eventuale e ipotetica misura, quale che essa fosse - lo avrebbero riproiettato su una ribalta che ai suoi occhi equivaleva a una insostenibile gogna mediatica. Anche su questi aspetti misteriosi - quelli di «carte» che gli potrebbero essere state mostrate o comunque il cui contenuto gli potrebbe essere stato anticipato, dovrà ora indagare la magistratura. Ieri, sul posto, nella villetta di Pianura, era presente il pubblico ministero di turno, Monica Campese. Il pm era accompagnato dal comandante del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri, il colonnello Giancarlo Scafuri, che adesso guida le indagini. Tre biglietti e una verità. Frasi d’amore per la moglie Mimma e per i figli. «Abbiate cura di voi, mi raccomando». Giorgio Nugnes se ne va lasciando tra i suoi cari un vuoto incolmabile, ma anche una serie di domande. Interrogativi sul perché un uomo che tutto sommato aveva superato indenne la fase più acuta delle proprie disavventure giudiziarie - e per il quale valeva, come per tutti gli altri, la presunzione di innocenza - senza cedimenti possa invece aver deciso di concretizzare l’estremo di togliersi la vita. Ed ancora: c’è stata qualche circostanza o causa scatenante che possa avergli sconvolto la mente nelle ultime giornate? Per quale motivo un uomo che si era sentito abbandonato almeno da una parte del suo mondo - la politica - ha deciso di iniziare a fare il giro di alcuni «palazzi»? E alla ricerca di che cosa? Giorgio Nugnes si porta via questi interrogativi che ora potrebbero chiamare in causa qualcuno. Il resto, tutto il resto è solo lutto e dolore