Il caso "Coppa Italia" e la storia "Genny a' carogna" fanno ancora discutere. Daspo di 5 anni per l'ultrà napoletano, inseguito alla maglia indossata durante la partita della "vergogna". Indubbiamente i fatti avvenuti quella sera allo stadio sono incommentabili; il problema è che come al solito i media hanno la capacità di manipolare le informazioni, decidendo di mettere in prima pagina quello che fa più notizia.Poco importa se c'è di mezzo la vita di un ragazzo, l'importante è fare ascolti, l'importante è parlarne. Ancora una volta.Giulio Golia, delle Iene, si è presentato nella curva del Napoli, per raccogliere i pareri in proposito. Una cosa è vera,l'accanimento c'è, su una cosa non posso dare loro torto, si è dato più importanza a Genny che ad un ragazzo che viene sparato per motivi calcistici, perchè alla fine come la si gira gira la verità è che Ciro, che ora è in ospedale, si è preso un proiettile in quanto tifoso napoletano, da un tifoso romanista. Perchè quando si parla di calcio, la sana rivalità tra le tifoserie non esiste più, si capisce un unico codice: la violenza. Niente giustifica l'impugnare una pistola, figuriamoci se il motivo è questo!Dal servizio delle Iene si evince che la curva è con Genny, così come si è lasciato intendere che se quel ragazzo fosse morto quella sera, la partita Genny o no, non si sarebbe giocata. E a questo punto io stessa mi domando se dare loro torto. Sarebbe cambiato qualcosa se a sparare fosse stato un tifoso fiorentino? Questo non lo capisco, non capisco perchè lo scontro tra le tifoserie delle due squadre in campo avrebbe potuto cambiare le sorti della partita,sospendendola, rispetto ad uno scontro avvenuto lontano dallo stadio. In questo mi sento di dare ragione alla curva, sebbene non ne condivida i modi. Perchè c'è un modo di protestare il proprio dissenso che non deve includere per forza scontri, invasioni di campo, fischi; forse la protesta migliore è proprio quella di prendere e decidere di lasciare lo stadio in massa, invece che aggiungere altra violenza. Per quanto rigurda la maglietta nera "speziale libero", motivo dell'allontanamento di Genny dallo stadio, in curva i napoletani dicono << Preferisco non rispondere>>, ma le loro facce, almeno degli intervistati, dicono ben altro. Qualcuno invece ammette di non condividere, forse perchè ci sono le telecamere, ma dalle espressioni sui volti è ben chiaro che quella scelta è stata infelice. Qualcuno dice che quella maglietta, se non ci fosse stato tutto quello scompiglio, non sarebbe stata nemmeno notata. Molto probabilmente è così, e questo è grave, perchè riapre una ferita dolorosa, soprattutto per la famiglia Raciti. La figlia del poliziotto ucciso, Fabiana Raciti, ha rilasciato un'intervista nella quale dichiara " Da figlia è terribile leggere su una maglietta il nome di chi ha ucciso tuo padre. Me lo hanno tolto quando avevo appena 15 anni[..]".Insomma una pagina dolorosa è stata riaperta, mentre una nuova, nella stessa sera, è stata scritta. E ancora una volta indignazione, dolore, sconfitta sono i sentimenti che animano un pò tutti. Il giorno dopo ho voluto parlare di quella serata attraverso l'immagine della speranza, quella di due bambini, che semplicemente si godono il calcio.Oggi, con le polemiche ancora forti e accese, penso che se qualcosa di concreto non verrà fatto, queste pagine dolorose continueranno ad essere scritte. “"Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio." Jorge Luis Borges
Coppa Italia: continuano le polemiche
Il caso "Coppa Italia" e la storia "Genny a' carogna" fanno ancora discutere. Daspo di 5 anni per l'ultrà napoletano, inseguito alla maglia indossata durante la partita della "vergogna". Indubbiamente i fatti avvenuti quella sera allo stadio sono incommentabili; il problema è che come al solito i media hanno la capacità di manipolare le informazioni, decidendo di mettere in prima pagina quello che fa più notizia.Poco importa se c'è di mezzo la vita di un ragazzo, l'importante è fare ascolti, l'importante è parlarne. Ancora una volta.Giulio Golia, delle Iene, si è presentato nella curva del Napoli, per raccogliere i pareri in proposito. Una cosa è vera,l'accanimento c'è, su una cosa non posso dare loro torto, si è dato più importanza a Genny che ad un ragazzo che viene sparato per motivi calcistici, perchè alla fine come la si gira gira la verità è che Ciro, che ora è in ospedale, si è preso un proiettile in quanto tifoso napoletano, da un tifoso romanista. Perchè quando si parla di calcio, la sana rivalità tra le tifoserie non esiste più, si capisce un unico codice: la violenza. Niente giustifica l'impugnare una pistola, figuriamoci se il motivo è questo!Dal servizio delle Iene si evince che la curva è con Genny, così come si è lasciato intendere che se quel ragazzo fosse morto quella sera, la partita Genny o no, non si sarebbe giocata. E a questo punto io stessa mi domando se dare loro torto. Sarebbe cambiato qualcosa se a sparare fosse stato un tifoso fiorentino? Questo non lo capisco, non capisco perchè lo scontro tra le tifoserie delle due squadre in campo avrebbe potuto cambiare le sorti della partita,sospendendola, rispetto ad uno scontro avvenuto lontano dallo stadio. In questo mi sento di dare ragione alla curva, sebbene non ne condivida i modi. Perchè c'è un modo di protestare il proprio dissenso che non deve includere per forza scontri, invasioni di campo, fischi; forse la protesta migliore è proprio quella di prendere e decidere di lasciare lo stadio in massa, invece che aggiungere altra violenza. Per quanto rigurda la maglietta nera "speziale libero", motivo dell'allontanamento di Genny dallo stadio, in curva i napoletani dicono << Preferisco non rispondere>>, ma le loro facce, almeno degli intervistati, dicono ben altro. Qualcuno invece ammette di non condividere, forse perchè ci sono le telecamere, ma dalle espressioni sui volti è ben chiaro che quella scelta è stata infelice. Qualcuno dice che quella maglietta, se non ci fosse stato tutto quello scompiglio, non sarebbe stata nemmeno notata. Molto probabilmente è così, e questo è grave, perchè riapre una ferita dolorosa, soprattutto per la famiglia Raciti. La figlia del poliziotto ucciso, Fabiana Raciti, ha rilasciato un'intervista nella quale dichiara " Da figlia è terribile leggere su una maglietta il nome di chi ha ucciso tuo padre. Me lo hanno tolto quando avevo appena 15 anni[..]".Insomma una pagina dolorosa è stata riaperta, mentre una nuova, nella stessa sera, è stata scritta. E ancora una volta indignazione, dolore, sconfitta sono i sentimenti che animano un pò tutti. Il giorno dopo ho voluto parlare di quella serata attraverso l'immagine della speranza, quella di due bambini, che semplicemente si godono il calcio.Oggi, con le polemiche ancora forti e accese, penso che se qualcosa di concreto non verrà fatto, queste pagine dolorose continueranno ad essere scritte. “"Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio." Jorge Luis Borges