una lettera all'amante, aspetto nascosto, ove la donna osa rivendicare con un elegante possesso, i suoi desideri per secoli oppressi............. non esiste vera libertà dove tutto è scontato, dove non vi è più il sapore della conquista, dove l'inizio è già fine...............dove si perde l'identità del ruolo......dove possedere non è possedersi...........così liberi da essere x questo incatenati ...........danzare senza riconoscersi........danzare da soli nel caos......IL RUMORE FEMMINILECarissimo, …..ho osato mangiare all’illecito banchetto di Lussuria, ove tu sedevi fra gli ospiti nudi e affamati, per avere i tuoi morsi sul mio collo. Non ho chiesto altro che non fosse tuo, ti ho stretto fra le carezze sussurrate del mio corpo, offrendo il seno alle tue labbra assetate e tu……….ti sei nutrito, non hai detto “no” alla perdizione dei miei morsi, smarriti sul tuo corpo eccitato, banchetto all’asta conteso dai miei sensi predatori. Poi, mi fermo, osservo passivo il tuo corpo che freme per la violenza eretta incatenata al mio volere. Sei bello, ti assaggio, ti amo. Le tue mani sul mio corpo che danza fra i veli sapienti, regalati uno ad uno alla terra, che ti libera dall’angoscia soffocante, ti libera per dannarti fra le morbide cosce della mia cella. Uno schiaffo al tuo musino di gatto, che non si lascia baciare e attento alla frusta serpentina del boa mortale, nel veleno del gioco che ti piace però e ti lasci graffiare.La pupilla si allarga nelle vedute degli orizzonti bagnati, dilatati, condiscendenti nel saper dare per avere e la fuga continua verso la meta vicina, libera oasi dell’oriente. Magicamente aggrappata m’infilo strisciante fra le labbra dei baci che dai, che do, pagando con oro zecchino ogni tocco capace che sale………..Conservati bene per la notte, mia complice amica, perché quando il lupo lancerà fra le stelle il suo richiamo, scenderò nelle prigioni, tue dimore e……..è notte buia fra i corridoi ombreggianti del mio castello, il lupo chiama la luna, pallida fanciulla. Questa è l’ora del tormento, dolce violenza della carne, affamata del sangue tuo innocente, impaziente di assaporare la tua rabbia.Gira la chiave e si ode la paura della violenza aggirarsi sui muri spettatori………Scivolo gatta in calore ai tuoi piedi incatenati e salgo verso il dramma, salgo e assaporo, giro e mordicchio, mi strofino al tuo pudore che pulsa, avanzando appiccicata alla pelle calda, fino al collo, mia preda prediletta e assaggio, gusto quella goccia calda, rossa che scivola sul mio pugnale che ha inciso la tua pelle…… Ai miei piedi è caduta l’ultima trama tessuta che era sul mio corpo, libero ora da ogni censura, puro nel liberarti dalla tua prigionia per frustare l’egoismo delle nostre bocche. Tu sei sotto, sotto al mio potere ed io sono scesa umile e sottomessa, afferrata dal tuo orgoglio, padrone del furto concesso. Le parole al limite non han resistenza, bramano nell’onore l’umida punta del tuo parlare e ora, naufraghi salvati dalla tempesta scatenata, giacciamo inerti e felici e quieta la fame assetata, per ora si è addormentata….. Per condividere con te il rumore dei ricordi e continuare a sopravvivere……… Elen Tratto dal libro “Salette di prova” Narratori a Villa Nevicati a cura di Guido Conti
RICERCANDO ELEN.....SCRITTO, PUBBLICATO E LETTO A TEATRO..
una lettera all'amante, aspetto nascosto, ove la donna osa rivendicare con un elegante possesso, i suoi desideri per secoli oppressi............. non esiste vera libertà dove tutto è scontato, dove non vi è più il sapore della conquista, dove l'inizio è già fine...............dove si perde l'identità del ruolo......dove possedere non è possedersi...........così liberi da essere x questo incatenati ...........danzare senza riconoscersi........danzare da soli nel caos......IL RUMORE FEMMINILECarissimo, …..ho osato mangiare all’illecito banchetto di Lussuria, ove tu sedevi fra gli ospiti nudi e affamati, per avere i tuoi morsi sul mio collo. Non ho chiesto altro che non fosse tuo, ti ho stretto fra le carezze sussurrate del mio corpo, offrendo il seno alle tue labbra assetate e tu……….ti sei nutrito, non hai detto “no” alla perdizione dei miei morsi, smarriti sul tuo corpo eccitato, banchetto all’asta conteso dai miei sensi predatori. Poi, mi fermo, osservo passivo il tuo corpo che freme per la violenza eretta incatenata al mio volere. Sei bello, ti assaggio, ti amo. Le tue mani sul mio corpo che danza fra i veli sapienti, regalati uno ad uno alla terra, che ti libera dall’angoscia soffocante, ti libera per dannarti fra le morbide cosce della mia cella. Uno schiaffo al tuo musino di gatto, che non si lascia baciare e attento alla frusta serpentina del boa mortale, nel veleno del gioco che ti piace però e ti lasci graffiare.La pupilla si allarga nelle vedute degli orizzonti bagnati, dilatati, condiscendenti nel saper dare per avere e la fuga continua verso la meta vicina, libera oasi dell’oriente. Magicamente aggrappata m’infilo strisciante fra le labbra dei baci che dai, che do, pagando con oro zecchino ogni tocco capace che sale………..Conservati bene per la notte, mia complice amica, perché quando il lupo lancerà fra le stelle il suo richiamo, scenderò nelle prigioni, tue dimore e……..è notte buia fra i corridoi ombreggianti del mio castello, il lupo chiama la luna, pallida fanciulla. Questa è l’ora del tormento, dolce violenza della carne, affamata del sangue tuo innocente, impaziente di assaporare la tua rabbia.Gira la chiave e si ode la paura della violenza aggirarsi sui muri spettatori………Scivolo gatta in calore ai tuoi piedi incatenati e salgo verso il dramma, salgo e assaporo, giro e mordicchio, mi strofino al tuo pudore che pulsa, avanzando appiccicata alla pelle calda, fino al collo, mia preda prediletta e assaggio, gusto quella goccia calda, rossa che scivola sul mio pugnale che ha inciso la tua pelle…… Ai miei piedi è caduta l’ultima trama tessuta che era sul mio corpo, libero ora da ogni censura, puro nel liberarti dalla tua prigionia per frustare l’egoismo delle nostre bocche. Tu sei sotto, sotto al mio potere ed io sono scesa umile e sottomessa, afferrata dal tuo orgoglio, padrone del furto concesso. Le parole al limite non han resistenza, bramano nell’onore l’umida punta del tuo parlare e ora, naufraghi salvati dalla tempesta scatenata, giacciamo inerti e felici e quieta la fame assetata, per ora si è addormentata….. Per condividere con te il rumore dei ricordi e continuare a sopravvivere……… Elen Tratto dal libro “Salette di prova” Narratori a Villa Nevicati a cura di Guido Conti