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BALENARE DI STELLE - Capitolo 22


Mi voltai e iniziai a correre, seguendo gli altri lungo il corridoio che portava sul ponte di coperta.Raggiunta la mia postazione, accesi le luci dello schermo multilivello. Un motivo di luce atomica, variopinta, comparve davanti ai miei occhi.«E questo cos’è?», mi chiesi a voce alta.Redleigh venne dietro di me, e mi domandò: «È lei, la Grande Balena?»Il capitano si avvicinò: «No. La Balena Bianca è più avanti, ancora lontana. Manderà prima un messaggero per ammonirci. Ci lancerà contro una tempesta gravitazionale, vortici atomici, polverose tormente di meteore, bombardamenti cosmici, esplosioni solari. Ignorate tutto ciò, non è altro che un mero granello di polvere in confronto alla sua potenza.»Mi sintonizzai con i sensori sulla mia consolle, ed era proprio come aveva detto Achab. Da qualche parte, piuttosto fuori dalla nostra portata, lontano ma in rapido avvicinamento, c’era una mostruosità di dimensioni e potenza inimmaginabili.La nostra nave spaziale tremò.«Capitano», disse Redleigh. «Permesso di tornare indietro. Verremo distrutti.»«Andremo avanti, signor Redleigh», disse il capitano. «Ci sta solo mettendo alla prova.»La tempesta sullo schermo aumentava e diminuiva, e aumentava di nuovo.Una voce familiare mi fece sobbalzare. «Ci scaglierà lontano», disse Small, a voce bassa, fissando lo schermo. «Lontano, in un tempo dove non c’è tempo.»«Small!», gridai. «Sei tornato, grazie a dio.»Small non disse nulla.Calò un improvviso silenzio.«Cosa?», fece Redleigh.Il capitano esclamò: «Cosa, cosa, davvero?»«Non c’è più», dissi, controllando di nuovo lo schermo, incredulo. «La tempesta che la precedeva… E la stessa Balena non ci sono più.»Feci ancora qualche controllo, in cerca di entità ostili nell’immensa distesa che avvolgeva la nostra nave. «La Grande Cometa è scomparsa, signore. I sensori non la rilevano.»«No!», disse il capitano.«Sì», risposi. Poi mi accorsi che tutte le spie dei sensori erano spente: «Stando ai rilevatori, signore, tutto lo spazio che ci circonda è vuoto. Intendo dire che sembra non esistere più nulla. E noi ci siamo in mezzo.»«Siamo all’inizio», mormorò Small. «All’inizio di tutto, prima che l’universo avesse vita, prima ancora che il tempo incominciasse il suo eterno corso, nel nero primordiale.»«Ma perché?», strillò quasi il capitano. «I miei occhi non vedono niente, eppure… Deve essere lì! Riesco quasi a toccarla. La sento.»«La sento anch’io, signore», rispose Small. «Nel tempo che scorre, lontano da noi, la percepisco muoversi. Quella tempesta ha squarciato il Tempo. Abbiamo svoltato un angolo dell’Eternità. La vera essenza del vuoto, l’abisso... Ecco dove siamo adesso.»«Ma perché?», domandò Redleigh.«Perché possiamo redimerci» attaccò il capitano Achab. «O per avere il tempo di sussurrare dolci lusinghe: la mia promessa sposa mi concederà nuovamente la vista… E a voi che cosa sta proponendo? Per che cosa sarete disposti a cedere e a non combatterla?»Mi venne in mente Molly, che, dopo avermi baciato, mi raccomandava di essere coraggioso e forte in mezzo alle stelle. Mi vergognai quasi nel pensare che forse fuggire per tornare da lei sarebbe stato molto poco onorevole, ma tanto più saggio che non restare lì ad affrontare un’apocalisse fatta a meteora.Nessun’altro rispose. Tutti fissavamo il nero più nero della disperazione.