Le navi incrociavano sottocosta, fuori dal tiro delle batterie di cannoni della città, avanti e indietro, costituendo una minaccia costante per la guarnigione panamense. Nel frattempo il pirata Morgan, insieme a duemila combattenti, risaliva le anse del fiume Chagres, per prendere la città alle spalle. Non sentiva altro che quel richiamo, il sogno della vittoria, della conquista, del possesso carnale per quella donna che tutti adoravano. Il gruppo si spinse in mezzo alla giungla, guidato dalle tribù degli indios, schiavizzati dagli spagnoli e anch'essi in cerca di vendetta e riscatto. Henry Morgan incontrò le guarnigioni nemiche dopo un giorno di marcia, ai margini di una piana che saliva dolcemente verso la città. Il pirata diede immediatamente battaglia e la sua audacia avvinse la fortuna, che ne divenne il fianco: duecento tiratori scelti e il terreno paludoso furono sufficienti ad infrangere il centro della carica di cavalleria e a fermare la mandria di tori scatenatagli contro dai difensori. La Confraternita dilagò sulla piana, dando la caccia ai soldati in rotta e giungendo in breve tempo alle porte della città: il sogno di ogni bucaniere era davvero a portata di mano, e tutto grazie al mitico Henry Morgan. Il sacco della città avvenne rapidamente: le truppe a difesa dei bastioni si divisero per contrastare i pirati giunti da terra, il ritmo degli spari dei cannoni calò, alcune navi si infilarono sotto il fuoco nemico e riversarono palle incendiare sulla città: il panico fece il resto, l’esercito spagnolo sbandò e Panama prese fuoco.Lingue di fiamma si alzavano nel cielo del primo pomeriggio nel momento in cui il pirata Morgan, accettata la resa del Governatore Don Juan Perez de Guzman, si sedeva su un’alta poltrona a braccioli, adorna di serpi scolpite, nel Salone delle Udienze: «Qui porterete il bottino prima che sia trasferito sulla mia nave per la spartizione.»I suoi occhi lampeggiavano mentre gli uomini fremevano per depredare la città, per possedere quante più donne possibile, per cibarsi dei vini e degli arrosti serviti sotto gli eleganti patios delle case signorili.«Ma sopra ogni cosa mi dovrete portare la Santa Roja: strapperò con le mie mani il cuore a chiunque osi torcerle un capello… Ora andate, abbeveratevi da questa ultima Coppa d’Oro che il vostro capitano vi regala!»Ben presto affluì il bottino raccolto: vennero ammucchiate sul pavimento sbarre d’oro così pesanti che due uomini non riuscivano a trasportarne che una alla volta con difficoltà, e scintillanti gioielli, preziosi paramenti di chiese e cattedrali, e coppe, vassoi d’argento e vesti di seta variopinte, anelli, bracciali, collane e perle. E sacchi e casse di monete: real, dobloni, ghinee. Il capitano, con aria meditabonda, osservò l’accumularsi della smisurata ricchezza, fin quando, trascorsa qualche ora, il tesoro non assunse le sembianze di una piccola montagna.
LA SANTA ROJA - Capitolo 3
Le navi incrociavano sottocosta, fuori dal tiro delle batterie di cannoni della città, avanti e indietro, costituendo una minaccia costante per la guarnigione panamense. Nel frattempo il pirata Morgan, insieme a duemila combattenti, risaliva le anse del fiume Chagres, per prendere la città alle spalle. Non sentiva altro che quel richiamo, il sogno della vittoria, della conquista, del possesso carnale per quella donna che tutti adoravano. Il gruppo si spinse in mezzo alla giungla, guidato dalle tribù degli indios, schiavizzati dagli spagnoli e anch'essi in cerca di vendetta e riscatto. Henry Morgan incontrò le guarnigioni nemiche dopo un giorno di marcia, ai margini di una piana che saliva dolcemente verso la città. Il pirata diede immediatamente battaglia e la sua audacia avvinse la fortuna, che ne divenne il fianco: duecento tiratori scelti e il terreno paludoso furono sufficienti ad infrangere il centro della carica di cavalleria e a fermare la mandria di tori scatenatagli contro dai difensori. La Confraternita dilagò sulla piana, dando la caccia ai soldati in rotta e giungendo in breve tempo alle porte della città: il sogno di ogni bucaniere era davvero a portata di mano, e tutto grazie al mitico Henry Morgan. Il sacco della città avvenne rapidamente: le truppe a difesa dei bastioni si divisero per contrastare i pirati giunti da terra, il ritmo degli spari dei cannoni calò, alcune navi si infilarono sotto il fuoco nemico e riversarono palle incendiare sulla città: il panico fece il resto, l’esercito spagnolo sbandò e Panama prese fuoco.Lingue di fiamma si alzavano nel cielo del primo pomeriggio nel momento in cui il pirata Morgan, accettata la resa del Governatore Don Juan Perez de Guzman, si sedeva su un’alta poltrona a braccioli, adorna di serpi scolpite, nel Salone delle Udienze: «Qui porterete il bottino prima che sia trasferito sulla mia nave per la spartizione.»I suoi occhi lampeggiavano mentre gli uomini fremevano per depredare la città, per possedere quante più donne possibile, per cibarsi dei vini e degli arrosti serviti sotto gli eleganti patios delle case signorili.«Ma sopra ogni cosa mi dovrete portare la Santa Roja: strapperò con le mie mani il cuore a chiunque osi torcerle un capello… Ora andate, abbeveratevi da questa ultima Coppa d’Oro che il vostro capitano vi regala!»Ben presto affluì il bottino raccolto: vennero ammucchiate sul pavimento sbarre d’oro così pesanti che due uomini non riuscivano a trasportarne che una alla volta con difficoltà, e scintillanti gioielli, preziosi paramenti di chiese e cattedrali, e coppe, vassoi d’argento e vesti di seta variopinte, anelli, bracciali, collane e perle. E sacchi e casse di monete: real, dobloni, ghinee. Il capitano, con aria meditabonda, osservò l’accumularsi della smisurata ricchezza, fin quando, trascorsa qualche ora, il tesoro non assunse le sembianze di una piccola montagna.