Esistono eventi che azzerano la sensibilità della maggioranza delle persone: il paventato rischio di un'epidemia d'influenza aviaria è uno di questi. Negli ultimi giorni abbiamo assistito in televisione a comportamenti che in qualsiasi altra situazione avrebbero fatto gridare allo scandalo ogni persone un minimo sensibile. Invece...20 gennaio 2006 - Stefano Cagno
La sensibilità è qualcosa di assolutamente soggettivo e quindi in grado di variare enormemente da persona a persona. Tuttavia esistono alcune situazioni che colpiscono le emozioni di quasi tutti alla stessa maniera. Se, ad esempio, un adulto picchia violentemente un bambino, il 99,9% delle persone condanna in maniera assoluta questo gesto e ne rimane turbata emotivamente. Esistono però eventi che azzerano la sensibilità della maggioranza delle persone: il paventato rischio di un'epidemia d'influenza aviaria è uno di questi eventi. Negli ultimi giorni abbiamo assistito in televisione a comportamenti che in qualsiasi altra situazione avrebbero fatto gridare allo scandalo ogni persona un minimo sensibile. Immagini con animali presi come oggetti e buttati in gabbie strapiene o sui camion, schiacciati o sotterrati ancora vivi, sono ormai all'ordine del giorno. Molti si sentono più protetti, come se il trattamento brutale di tanti esseri viventi e senzienti, in qualche modo, possa placare le loro ansie ipocondriache. O forse, quasi una vendetta verso questi animali, assolutamente incolpevoli per quanto sta succedendo. La paura planetaria verso una malattia, la cui gravità sembra più mediatica che reale, almeno nel ricco mondo occidentale, ha già stimolato comportamenti più simili alla caccia alle streghe, piuttosto che di reale prevenzione. A Bali, nel villaggio di Bolangan, sono stati bruciati vivi in piazza circa 230.000 polli. Eppure come afferma Agostino Macrì dell'Istituto Superiore di Sanità: "Bruciare i polli nelle piazze è un'assurdità, perché il trasporto di animali vivi nelle piazze e il contatto con la popolazione aumenta la diffusione del virus". Che al più presto si ritrovi un minimo di lucidità mentale e di coscienza etica, perché altrimenti l'influenza aviaria dovrà essere considerata più che una malattia infettiva, una perversione mentale.
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