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La vedova di Gino Tommasino: «La città non è stata liberata»


Ci sarà nuovamente un’organizzazione che continuerà a decidere tuttoCiro Saccardi CASTELLAMMARE DI STABIA. «Il maestro è cambiato ma la musica è rimasta sempre la stessa». A poche ore dalla chiusura delle urne, a criticare il risultato della tornata elettorale per il rinnovo del consiglio comunale è Libera Vingiani, vedova di Gino Tommasino, il consigliere comunale in quota Pd ucciso barbaramente il 3 febbraio del 2009 da killer del clan D'Alessandro. Un omicidio eccellente che ha profondamente condizionato l'ultimo anno di politica nella città delle acque. «Anche questa volta i cittadini non hanno avuto la possibilità di un voto alternativo – spiega Libera -. A Castellammare non ha vinto la destra né ha perso il centrosinistra. Ha vinto ancora una volta quel partito trasversale che soffoca la città da almeno dieci anni e che in quest'ultima tornata elettorale ha saputo trovare un nuovo assetto organizzativo, che vedrà protagonisti gli stessi che hanno fatto e disfatto le maggioranze a Castellammare». Una posizione condivisa anche da Giovanni Tommasino, il fratello del consigliere trucidato dalla camorra. «La tornata elettorale è stata decisamente inquietante – sottolinea –, con presenze pesanti nei pressi dei seggi, e addirittura qualcuno ha avuto il coraggio di dichiarare che a Castellammare la camorra non esiste. Siamo di fronte ad un atteggiamento arrogante che va fermato, il trasformismo indecente di queste persone è un male per l'intera città». A pochi mesi dall'omicidio, in seguito alle serrate indagini condotte da forze dell'ordine e magistratura, il Pd è stato poi investito dalla devastante polemica in merito alle tessere di partito rilasciate a due killer del consigliere, di cui uno è risultato addirittura iscritto in una delle liste per la corsa alle primarie del partito. Una questione che provocò dure critiche da parte della famiglia Tommasino. «A fronte anche di quegli episodi – spiega – ancora oggi nessuno ha mai chiarito le responsabilità per la presenza dei camorristi nello stesso partito di Gino». Critiche dure, ma i familiari del consigliere non parlano ancora degli eletti. «È ancora presto – chiariscono – attendiamo di conoscere i nomi, comprendere in che modo sono stati distribuiti i voti nei seggi. Soltanto allora daremo la nostra lettura e faremo conoscere le nostre valutazioni». Infine, evidenziando come la tornata elettorale avrebbe potuto assumere contorni decisamente differenti con la presenza del fratello assassinato, Tommasino lancia ulteriori gravi accuse sulla classe politica locale. «In quest'ultimo mese siamo stati in silenzio per rispetto degli stabiesi – aggiunge – anche se qualcuno ha cercato di gestire questo nostro silenzio promettendo assessorati e facendo altri tipi di pressione». Il Mattino