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Salvato: "Politici lontani dai cittadini, sconfitta annunciata"


Rosa Palomba «È un risultato che non sorprende. Il verdetto di oggi è stato sfiorato già nel 2002»: Ersilia Salvato, attivista di sinistra per 25 anni, parlamentare del Pci e tra i fondatori di Rifondazione, al Senato per cinque legislature fino alla vicepresidenza, analizza l’esito elettorale che ha consegnato la sua città al centrodestra. Onorevole Salvato, un risultato epocale per Castellammare. «Una situazione radicata ormai da qualche tempo. Le chiavi di lettura di un disagio molto forte e della distanza sempre più ampia tra politica e vita reale, erano segnali concreti che annunciavano quanto accaduto». Però la sua città non è mai stata di destra. «C’è sempre stato un divario tra amministrative e politiche. Per il governo centrale Castellammare ha sempre votato a sinistra, privilegiando il Partito Comunista. Negli anni’70 è stata tra le prime città della fascia costiera a sud di Napoli a eleggere un sindaco Pci, Liberato de Filippo». Fu l’epoca della convergenza tra politiche e amministrative? «Soltanto in quel caso. Fino al ’93 è stato un feudo democristiano, poi è cominciata l’era centrosinistra». Dalle urne una sorta di condanna alla storica roccaforte rossa: cosa ha provocato questa scelta? «Nel 2002 mi fu chiesto di candidarmi a sindaco per risollevare le sorti di una sinistra cittadina già compromessa». Lei fu eletta primo cittadino ma il governo locale cadde dopo appena due anni. «Non fu gradito il tentativo di dare sostanza a una politica che tentava di ricostruire la stessa politica attraverso scelte che non lasciavano spazio a compromessi. Un’alleanza trasversale di destra e sinistra decise di far cadere l’amministrazione». Criminalità, crisi occupazionale, invivibilità: così ha reagito la città che adesso ha scelto centrodestra? «Credo che su questo risultato abbia pesato molto il modo di essere della politica stabiese, lontana dai cittadini, arrogante, incapace di dialogare». Distanza dai cittadini ma anche sfiducia: due dei quattro killer del consigliere comunale Luigi Tommasino erano iscritti al Pd, lo stesso partito della vittima. «Quello che è accaduto nell’ultimo anno ha davvero dell’inquietante. Parlare di sfiducia è un eufemismo». La sezione cittadina dei democratici è stata commissariata: in tre mesi di controlli i commissari hanno raccolto documentazioni e testimonianze. «Questo riguarda quella parte della politica legata al tesseramento e all’accesso alle liste». Onorevole Salvato, a febbraio la relazione è stata depositata al ministero dell’Interno. Nulla esclude al momento che il Comune possa essere sciolto. «Questo è un dato che lascia politicamente sconcertati. La trasparenza sarebbe stata auspicabile. Elettori, candidati e familiari del consigliere ucciso avevano il diritto di sapere prima di recarsi alle urne». Resta anche il nodo lavoro. In particolare Fincantieri. «La città ha perso la radice operaia. Quella che - appunto - dava forza alla sinistra». Cosa può fare adesso il Pd all’opposizione? «Un bagno di umiltà, a Castellammare come nel resto d’Italia».  Il Mattino