IL ROMANISTA (P. BRUNI) - La trasferta di Milano è iniziata fra i tifosi romanisti. Dopo il laboriosio placet del Prefetto del capoluogo lombardo, finalmente da ieri mattina, presso le filiali della banca "Intesa SanPaolo" al prezzo di 14 euro, è cominciata la vendita dei biglietti. Non sono mancate, anche stavolta, le limitazioni: sarà possibile acquistare un solo tagliando a testa e, nel caso di impossibilità improvvisa, lo stesso non potrà essere ceduto a terzi. Almeno nelle premesse, il moto verso i punti vendita autorizzati, ha fatto registrare un buon afflusso. La voglia di Roma sta rifiorendo ma il nodo cruciale fra la tifoseria giallorossa (e non solo) è la famigerata e contestata tessera del tifoso. Prima di continuare, bisogna fare una piccola premessa. Questo nuovo strumento di garanzia, voluto fortemente dal ministro degli Interni Maroni, dovrebbe partire a pieno regime con l’anno nuovo; tutte le società professionistiche di calcio avranno obbligo di organizzare e gestire il tutto. Facciamo un esempio per capirci meglio. Se la Tessera fosse già obbligatoria, i molteplici "confini" segnati da Casms e prefetti vari verrebbero a scomparire, permettendo il flusso verso San Siro senza vincoli. Tuttavia è proprio questo, il nodo cruciale del problema: sarebbe giusto adottare la tessera del tifoso se servisse ad evitare limitazioni in trasferta? E ancora: quanto si è disposti ad essere "schedati" dalle autorità, pur di godere di qualche benefit? Come spesso accade, ognuno ha le proprie verità, ma abbiamo provato a capire qual è il vero stato d’animo fra i tifosi romanisti. Roberto, che lavora in un’agenzia di scommesse sportive è laconico: «Questa di Milano sarà la mia ultima trasferta, non farò mai la tessera del tifoso. Ricomincerò a sentire le partite in radio». Anche Fabio naviga nello stesso mare: «Milan per tradizione, poi ai più. Non siamo numeri». Barbara, al contrario, è molto entusiasta: «Ben venga la tessera, non ho nulla da nascondere». Luciano non si pone proprio il problema: «Andrò sempre dietro la mia Roma, con o senza tessera». Marco è categorico: «La tessera la facessero quelli come voi (i giornalisti - ndr)».Giulio: «Non capisco a cosa serva, tanto siamo e saremo sempre schedati».Infine Alessandro, dieci anni, mano nella mano col papà, con un filo di voce ma con grande candore, ci dice: «Ma si compra dal tabaccaio?». Evviva la sua ingenuità.
La tessera del tifoso non piace. «Se è così, mai più in trasferta»
IL ROMANISTA (P. BRUNI) - La trasferta di Milano è iniziata fra i tifosi romanisti. Dopo il laboriosio placet del Prefetto del capoluogo lombardo, finalmente da ieri mattina, presso le filiali della banca "Intesa SanPaolo" al prezzo di 14 euro, è cominciata la vendita dei biglietti. Non sono mancate, anche stavolta, le limitazioni: sarà possibile acquistare un solo tagliando a testa e, nel caso di impossibilità improvvisa, lo stesso non potrà essere ceduto a terzi. Almeno nelle premesse, il moto verso i punti vendita autorizzati, ha fatto registrare un buon afflusso. La voglia di Roma sta rifiorendo ma il nodo cruciale fra la tifoseria giallorossa (e non solo) è la famigerata e contestata tessera del tifoso. Prima di continuare, bisogna fare una piccola premessa. Questo nuovo strumento di garanzia, voluto fortemente dal ministro degli Interni Maroni, dovrebbe partire a pieno regime con l’anno nuovo; tutte le società professionistiche di calcio avranno obbligo di organizzare e gestire il tutto. Facciamo un esempio per capirci meglio. Se la Tessera fosse già obbligatoria, i molteplici "confini" segnati da Casms e prefetti vari verrebbero a scomparire, permettendo il flusso verso San Siro senza vincoli. Tuttavia è proprio questo, il nodo cruciale del problema: sarebbe giusto adottare la tessera del tifoso se servisse ad evitare limitazioni in trasferta? E ancora: quanto si è disposti ad essere "schedati" dalle autorità, pur di godere di qualche benefit? Come spesso accade, ognuno ha le proprie verità, ma abbiamo provato a capire qual è il vero stato d’animo fra i tifosi romanisti. Roberto, che lavora in un’agenzia di scommesse sportive è laconico: «Questa di Milano sarà la mia ultima trasferta, non farò mai la tessera del tifoso. Ricomincerò a sentire le partite in radio». Anche Fabio naviga nello stesso mare: «Milan per tradizione, poi ai più. Non siamo numeri». Barbara, al contrario, è molto entusiasta: «Ben venga la tessera, non ho nulla da nascondere». Luciano non si pone proprio il problema: «Andrò sempre dietro la mia Roma, con o senza tessera». Marco è categorico: «La tessera la facessero quelli come voi (i giornalisti - ndr)».Giulio: «Non capisco a cosa serva, tanto siamo e saremo sempre schedati».Infine Alessandro, dieci anni, mano nella mano col papà, con un filo di voce ma con grande candore, ci dice: «Ma si compra dal tabaccaio?». Evviva la sua ingenuità.