A.I.CE.ST. ASSOCIAZIONE ITALIANA CELLULE STAMINALIwww.aiceststaminali.it e-mail: staminali@aiceststaminali.it Gent.miEssendo da anni abbonato a PANORAMA, ho letto con interesse il Vostro articolo apparso su tale Rivista del 21.1.010 ed intitolato LADRI DI SPERANZA, nel quale, certamente non per colpa vostra, ma di chi vi ha fornito certe notizie, viene presentata una realtà non sempre corretta.Mi ritengo, al riguardo, abbastanza competente nella mia qualità di paziente perché, essendo io stato colpito nel 2002 da ictus ischemico, dopo i primi anni, nei quali ho attuato un intenso programma di fisioterapia, la mia attenzione si è volta alla terapia mediante cellule staminali, per la quale, quanto alla mia patologia, i Centri di trapianto italiani non offrono alcuna possibilità.Ho preso, perciò, contatto con la svizzera BEIKE e con il suo vice-presidente dr. Mazzoleni, che prometteva un buon esito, se mi fossi recato presso le Cliniche della Thainlandia e della Cina. Il dr. Mazzoleni non mi convinse anche perché si presentava come giornalista disinteressato, mentre era ed è vice-presidente della Beike.Successivamente, sempre tramite internet, ho contattato la Clinica NEUROVITA di Mosca, la quale, però, mi chiedeva di sottoscrivere un contratto, nel quale non si affermava che la terapia sarebbe stata tramite cellule staminali. Poiché tale ostacolo non veniva superato a causa dell’intransigenza della Clinica, ruppi i rapporti.Contattai pure la Clinica di Kiev e, con la consueta diffidenza, incaricai un’Agenzia Investigatrice di Kiev di chiedere le dovute informazioni. Ottenni anch’io una fotografia di un corridoio sporco da rifiuti, ma con la precisazione che tale corridoio non era situato nella Clinica, bensì nell’ospedale pubblico, che la ospitava. Mi si assicurò, invece, che la Clinica è pulita e decorosa. Diffidai della proposta, pensando che, poiché le staminali utilizzate provenivano da locali ospedalieri di Kiev, peggiori di quelli italiani, non si avevano sufficienti garanzie igieniche. Lo stesso trait-d’union tra il Centro ed i pazienti italiani non mi dava sufficienti garanzie di affidabilità.Mi rivolsi allora al Centro di Colonia, per il quale chiesi informazioni al Consolato Italiano di Colonia. La Clinica non era conosciuta, ma era molto apprezzato e giudicato prestigioso l’Ospedale pubblico, che la ospitava. Avendo maggior fiducia nella legislazione tedesca, facente parte della UE, vinsi le mie diffidenze e ci andai.L’ambiente era pulitissimo e decoroso. Il personale medico e paramedico dotato di alta professionalità. I benefici tratti dal trattamento furono modesti, ma concreti, per cui decisi di ritornarci. Il secondo trattamento ottenne un esito ancora inferiore perché – mi fu spiegato – le mie cellule staminali, tratte dal mio midollo osseo, erano numericamente scarse. Ritornai per un terzo trapianto con un esito ancora minore perché nel frattempo le mie staminali erano passate da 2 milioni a 890.000.Preciso che il terzo trattamento ebbe luogo non a Colonia, ma nella nuova sede, nella quale il Centro si era esteso, della vicina Dusseldorf. In tale nuova sede ho riscontrato una minore professionalità del personale paramedico e di alcuni medici.Quanto alla dr.ssa Dominique HOSSNER, che voi citate nel vostro articolo, mentre preciso che essa non è medico, posso affermare e documentare, mediante la corrispondenza professionale intercorsa in occasione delle prenotazioni, che il suo italiano non è affatto “maccheronico”, come affermate nel vostro articolo, ma è fluente ed assolutamente corretto. Perché possiate fornire ai vostri lettori un panorama di notizie corrette ed obiettive, Vi invito a pubblicare questo mio intervento.Con i miei migliori saluti.Dr. Michele Maerostaminali@aiceststaminali.it
LETTERA A "PANORAMA" SULLE CELLULE STAMINALI
A.I.CE.ST. ASSOCIAZIONE ITALIANA CELLULE STAMINALIwww.aiceststaminali.it e-mail: staminali@aiceststaminali.it Gent.miEssendo da anni abbonato a PANORAMA, ho letto con interesse il Vostro articolo apparso su tale Rivista del 21.1.010 ed intitolato LADRI DI SPERANZA, nel quale, certamente non per colpa vostra, ma di chi vi ha fornito certe notizie, viene presentata una realtà non sempre corretta.Mi ritengo, al riguardo, abbastanza competente nella mia qualità di paziente perché, essendo io stato colpito nel 2002 da ictus ischemico, dopo i primi anni, nei quali ho attuato un intenso programma di fisioterapia, la mia attenzione si è volta alla terapia mediante cellule staminali, per la quale, quanto alla mia patologia, i Centri di trapianto italiani non offrono alcuna possibilità.Ho preso, perciò, contatto con la svizzera BEIKE e con il suo vice-presidente dr. Mazzoleni, che prometteva un buon esito, se mi fossi recato presso le Cliniche della Thainlandia e della Cina. Il dr. Mazzoleni non mi convinse anche perché si presentava come giornalista disinteressato, mentre era ed è vice-presidente della Beike.Successivamente, sempre tramite internet, ho contattato la Clinica NEUROVITA di Mosca, la quale, però, mi chiedeva di sottoscrivere un contratto, nel quale non si affermava che la terapia sarebbe stata tramite cellule staminali. Poiché tale ostacolo non veniva superato a causa dell’intransigenza della Clinica, ruppi i rapporti.Contattai pure la Clinica di Kiev e, con la consueta diffidenza, incaricai un’Agenzia Investigatrice di Kiev di chiedere le dovute informazioni. Ottenni anch’io una fotografia di un corridoio sporco da rifiuti, ma con la precisazione che tale corridoio non era situato nella Clinica, bensì nell’ospedale pubblico, che la ospitava. Mi si assicurò, invece, che la Clinica è pulita e decorosa. Diffidai della proposta, pensando che, poiché le staminali utilizzate provenivano da locali ospedalieri di Kiev, peggiori di quelli italiani, non si avevano sufficienti garanzie igieniche. Lo stesso trait-d’union tra il Centro ed i pazienti italiani non mi dava sufficienti garanzie di affidabilità.Mi rivolsi allora al Centro di Colonia, per il quale chiesi informazioni al Consolato Italiano di Colonia. La Clinica non era conosciuta, ma era molto apprezzato e giudicato prestigioso l’Ospedale pubblico, che la ospitava. Avendo maggior fiducia nella legislazione tedesca, facente parte della UE, vinsi le mie diffidenze e ci andai.L’ambiente era pulitissimo e decoroso. Il personale medico e paramedico dotato di alta professionalità. I benefici tratti dal trattamento furono modesti, ma concreti, per cui decisi di ritornarci. Il secondo trattamento ottenne un esito ancora inferiore perché – mi fu spiegato – le mie cellule staminali, tratte dal mio midollo osseo, erano numericamente scarse. Ritornai per un terzo trapianto con un esito ancora minore perché nel frattempo le mie staminali erano passate da 2 milioni a 890.000.Preciso che il terzo trattamento ebbe luogo non a Colonia, ma nella nuova sede, nella quale il Centro si era esteso, della vicina Dusseldorf. In tale nuova sede ho riscontrato una minore professionalità del personale paramedico e di alcuni medici.Quanto alla dr.ssa Dominique HOSSNER, che voi citate nel vostro articolo, mentre preciso che essa non è medico, posso affermare e documentare, mediante la corrispondenza professionale intercorsa in occasione delle prenotazioni, che il suo italiano non è affatto “maccheronico”, come affermate nel vostro articolo, ma è fluente ed assolutamente corretto. Perché possiate fornire ai vostri lettori un panorama di notizie corrette ed obiettive, Vi invito a pubblicare questo mio intervento.Con i miei migliori saluti.Dr. Michele Maerostaminali@aiceststaminali.it