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THE RISING - BRUCE SPRINGSTEEN


Lanciato da una serie di iniziative promozionali mai viste in precedenza - tanto per fare un solo esempio: dibattiti a raffica nelle tre librerie Feltrinelli di Milano, Roma e Napoli, per pilotare il pubblico verso la mezzanotte di giovedì 25 luglio, l'"ora X" per l'inizio delle vendite - esce finalmente il primo album. Registrato in studio da Springsteen con la E Street Band dai tempi di "Born in the Usa". Cioè da un'eternità, visto che quella pietra miliare del rock contemporaneo è datata 1984. Questo dato, da solo, spiega dunque il perché di un'attesa tanto spasmodica e palpitante. Il resto è dato dal fatto che "The Rising", pur non essendo certo il miglior disco di Springsteen, è comunque un signor lavoro. Dove il Boss si diverte a rifare quel che ha sempre fatto - un rock vigoroso, pulsante, caliente - e i suoi compagni d'avventura a seguirlo e sostenerlo con una passione e una fede davvero degni di nota. In più ci sono i testi delle canzoni (tradotti anche in italiano nel libretto accluso) che parlano apertamente di una nazione e di un popolo in ormai evidentissima crisi di identità: altro che l'orgoglio di essere nato negli Usa! In più c'è una canzone - "Worlds Apart", certo la più bella del disco - in cui Bruce si cimenta per la prima volta con il canto "qawwali" dei discendenti dell'immenso Nusrat Fateh Ali Khan. Un'operazione coraggiosa e illuminante, che la dice lunga sullo spirito con cui è stato concepito questo disco.