Il giorno in più

riflettiamoci su


ormai da mesi non ci sentiamo ripetere altro: precarietà, crisi e lavoro che è sempre più incerto.diciamo che molto di questo "dire" vuole necessariamente spaventare più del dovuto, e ricordiamo che alle aziende per certi versi fare cassa integrazione è più una scelta di convenienza che una necessità, ma su questo potremmo parlare per ore.io però con questo post voglio andare contro corrente. spero lo leggerete in molti perchè vorrei davvero che ci si fermasse a riflettere e ci si ricordasse che per quanto possa esserci crisi, non è certamente una soluzione quella di farsi schiavizzare per paura.sono una lavoratrice, e i soldi non bastano mai pur avendo ridotto le uscite all'osso. non sono una che ama lo shopping, non ho vizi particolarmente costosi (amo leggere ma aspetto sempre le versioni super economiche e comunque le acquisto "quando posso"). non sono una riccona. anche io come molti vivo con un semplice stipendio e nemmeno tanto consistente.ma dato che ho inziato a lavorare piuttosto giovane e con grande amore e impegno mi sono gettata a capofitto nelle mansioni che mi venivano date. a distanza di anni mi sto rendendo conto che è un'errore dare tutto di se stessi a persone che comunque non saranno mai contente, non ti diranno mai un brava e trarranno benefici dal tuo lavoro magari anche sogghignando sotto sotto pensando a qunto tu sia fessa.e allora, pur sapendo che mi pioveranno addosso molte critiche, vi invito a leggere un'articolo che riporto qui sotto e a riflettere.una piccola riflessione:  è vero che c'è la crisi, ed è vero che il lavoro a tutti noi serve per arrivare a fine mese o almeno più avanti possibile nel mese,ma ricordiamoci che gli imprenditori, le aziende, GRAZIE AL LAVORO DEI DIPENDENTI a fine anno si dividono gli utili, reinvestono e vanno avanti. quindi non perdiamo di vista il fatto che un'azienda senza lavoratori non va da nessuna parte. e che per lavorare è giusto trovarsi in condizioni quanto meno accettabili e intelligenti. un lavoratore non è solo un numero di matricola.Stress da lavoroLa parola “Stress” seconda la definizione data da Hans Selye nel 1936, si riferisce ad un’alterazione dello stato di equilibrio dell’organismo indotto da vari tipi di stimoli interni o provenienti dall’ambiente esterno.A questi stimoli, fa seguito la cosiddetta “Sindrome generale di adattamento”, che consiste nell’insieme delle risposte che permettono di adattarsi alle condizioni stressanti, in particolare attraverso l’attivazione del sistema nervoso simpatico, con liberazione di alcuni ormoni tra i quali l’adrenalina, responsabile dell’aumento della pressione arteriosa, del battito cardiaco, dell’attenzione.Lo stress entro certi limiti può essere una risorsa, che ci permette di affrontare situazioni di “emergenza” con più energie, ma quando si protrae troppo a lungo nel tempo, può causare dei disturbi, sino ad arrivare a vere e proprie malattie.Lo stress cronico da luogo a sintomi fisici e psichici.I sintomi fisici più comuni sono: mal di testa, ipertensione, tachicardia, extrasistole,aumento della sudorazione, disturbi gastro-intestinali, aumento o perdita di peso, dolori muscolari, stanchezza.Tra i sintomi psichici si ricordano: insonnia, ansia, depressione, irritabilità, insoddisfazione, diminuzione della concentrazione e della memoria.Il lavoro nelle società attuale può essere una fonte molto importante di stress, come è stato riconosciuto anche dalla Direzione Generale per l’occupazione e gli affari sociali della Commissione dell’Unione Europea.Da studi condotti su 147 milioni di lavoratori europei è emerso che il 45% svolge lavori monotoni, il 44% non può usufruire della rotazione dei compiti e il 50% è addetto a compiti ripetitivi.Tra i principali fattori di stress in ambito lavorativo compaiono:Quantità di lavoro assegnata eccessiva o insufficiente. Tempo insufficiente per portare a termine il proprio lavoro in modo soddisfacente sia per gli altri che per sé stessi. Mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o della linea gerarchica. Mancanza di riconoscimento o ricompensa per una buona prestazione professionale. Impossibilità di esprimere lamentele. Responsabilità gravose non accompagnate da un grado di autorità o di potere decisionale adeguati. Superiori, colleghi o subordinati non disponibili a collaborare o a fornire sostegno. Mancanza di controllo o di giusta fierezza per il prodotto finito del proprio lavoro. Precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata. Essere oggetto di pregiudizi riguardo all’età, al sesso, alla razza, all’appartenenza etnica o religiosa. Essere oggetto di violenza, minacce o vessazioni. Condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro fisico pericoloso. Impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali. Possibilità che un piccolo errore o una disattenzione momentanea possano avere conseguenze gravi o persino disastrose. Qualunque combinazione dei fattori summenzionati. Poichè i danni provocati dallo stress sono in continuo aumento e comportano gravi problemi sociali ed economici (è stato calcolato che in Europa i costi legati allo stress ammontino a circa 20 miliardi di euro l’anno), è necessario intervenire su vari aspetti quali l’orario di lavoro, i luoghi di lavoro, il contenuto e la quantità di lavoro, i ruoli e l’ambiente sociale.Si possono ottenere già buoni risultati adottando alcune misure, ad esempio:lasciare al lavoratore tempo sufficiente perché possa svolgere il proprio lavoro in modo soddisfacente; fornire al lavoratore una descrizione chiara del lavoro da svolgere; ricompensare il lavoratore per una buona prestazione di lavoro; prevedere modalità attraverso le quali il lavoratore possa esprimere le proprie lamentele e far sì che esse vengano prese in considerazione seriamente e tempestivamente; armonizzare il grado di responsabilità e il grado di autorità del lavoratore; esplicitare gli obiettivi e i valori dell’organizzazione del lavoro e adeguarli il più possibile agli obiettivi e valori personali del lavoratore; favorire il controllo del lavoratore sul prodotto finale del proprio lavoro e stimolare il giusto orgoglio per il risultato ottenuto; promuovere la tolleranza, la sicurezza e la giustizia sul posto di lavoro; eliminare i fattori di nocività di tipo fisico; individuare fallimenti e successi delle azioni passate e future di promozione della salute sul lavoro, le relative cause e conseguenze; imparare a evitare i fallimenti e a favorire i successi, proponendosi il graduale miglioramento dell’ambiente di lavoro e della salute.FONTE: http://www.malattieprofessionali.eu/stresslavoro.php