Scintille

Ferragosto


Richiamata da una forza incontrastabile, come l’assassino che ritorna sul luogo del delitto, mi ritrovo, come un anno fa, seduta sui sassi accanto al molo, accoccolata, il casco stretto al grembo. Osservo il lago, ma, diversamente da allora, tutto intorno è deserto; accanto a me non c’è nessuno, solo il silenzio e la mia ombra.- Cosa ci fai ancora qui?- Aspetto.- Non è vero. Si aspetta qualcosa o qualcuno che si sa, o si spera, che tornerà. Ma per te non è così.- Lo so, hai ragione. - Non avevi forse fatto domande chiare?- Si.- E non avevi forse avuto risposte chiare?- Si. Taglienti come lame.- E allora…che ci fai ancora qui?- Non lo so, ci sono dovuta tornare. Forse sono solo una stupida. Come fa a mancarmi qualche cosa che non c’è mai stato?- E’ inutile cercare risposte che non esistono. Hai investito in sentimenti, in emozioni, senza fare calcoli, senza tirarti indietro. Hai giocato d’azzardo e hai perso. Tutto qui. Ma almeno ci hai provato. Hai vissuto. Hai sentito. Hai amato. Adesso devi semplicemente pagare il tuo debito di gioco.- Lo so.- Perché piangi ora?- Perché fa male. E non passa.- Certo che fa male. E’ un dolore. Ma tu, in questo modo, lo costringi a restare. Lo vedi il lago? L’acqua sembra immobile, tuttavia non è così: sta seguendo il suo corso. Arriverà al Ticino e da li al mare. Ci metterà il tempo necessario, ma arriverà. Che succederebbe se qualcuno costruisse una diga, proprio qui? Il lago si gonfierebbe, diventerebbe cattivo e sempre più forte. Le acque che ora ti sembrano tranquille muterebbero essenza divenendo distruttive e seppellendo queste belle isole. Lo stesso sta accadendo con il tuo dolore. Se non lo lasci andare, se continui a ripensare a quei giorni, a quegli occhi, se persisti nella ricerca di perché che non esistono gli impedirai di seguire il suo naturale cammino. E lui, prima o poi, si vendicherà, straripando. Non è il rimpianto che lega le persone, è la condivisione. E se il tuo bene non è bastato devi accettarlo. Smettila ora. Lascia questo posto. Lascia questi pensieri. Prendi il tuo dolore per mano ed incamminati. Asciugati il volto e guarda lontano.Una sensazione di calore. Il piccolo naso umido sfiora la mia guancia: Goccia vuole la pappa e mi sta svegliando con quella sua naturale dolcezza felina. Ci alziamo con calma, stiracchiandoci, facciamo colazione insieme. A ferragosto sarò al mare a cercare il punto in cui il mio dolore, prima o poi, andrà a sfociare e a guardare volare i gabbiani.