Scintille

Elucubrazione triste


L’ho visto, questa mattina. Stava in piedi, accanto al piccolo chiosco di giornali, di fronte al negozio di musica. Era un bellissimo ragazzo, mi hanno detto. Sembra un anziano, ora, un uomo strano proveniente da un altro pianeta. Il soprabito storto, il cappello con una piuma, tanti luccichini, due cd appesi, di dietro. Forse parla da solo, certamente non ha nessuno, accanto a sé. Deve essersi fumato la vita tra droghe ed alcol. Mi sono sentita un po’ simile a lui, questa sera. Un’aliena, che forse parla da sola o magari usa un linguaggio che altri non riescono a sentire. Forse me la sto fumando anche io la vita, usando come droga la fiducia in qualche cosa che davvero non c’è. Forse sono un po’ stanca di sorridere, di sperare, di lottare. Forse sono un po’ stanca dell’indifferenza, delle sportellate in faccia, della superficialità. Forse non ho davvero capito molto della vita perché è stupido aspettare una mano tesa anche quando tu non tendi la tua e credere nelle utopie, vivendo continuamente sulla propria pelle la disillusione. Vivere senza aspettative è più semplice? Si soffre meno nello stare fermi, nel non investire, nel non provare, nel non sentire? Forse allora dovrei stare ferma, come una statua, guardando questo mondo che non capisco girare attorno a me. Forse dovrei anche io imparare a costruirmi barriere sicure, nelle quali rinchiudermi, che difendano il mio stupido cuore e la mia anima insensata. Ma forse è solo una brutta serata e lo Zerinol preso per l’influenza mi sta facendo l’effetto di una sbornia triste. E forse, domani, ci sarà di nuovo il sole.