Ho letto i commenti al mio post precedente che, nonostante la mia assenza, tanto carinamente siete passati comunque a leggere. In ciascuno di essi ho trovato come al solito, delle verità. Ora vorrei spiegarvi perché l'ho scritto. Amo le parole, sono nata logorroica, sono divenuta grafomane, morirò con la gola secca ed i calli sulla dita. Amo la comunicazione in ogni forma. Ma ultimamente ho provato emozioni forti e dolorose ascoltando parole. E mi sono posta delle domande....parole stupide o cattive?L'altro giorno una persona mi ha detto: "Non so che senso abbiano la sua fiducia e testardaggine: è una cosa ingiusta ma suo nipote, comunque vadano le cose, sarà sempre un diverso, deve riconoscerlo, sarà un handicappato e non potrà che avere una vita infelice". Di primo acchito, mi sono dovuta trattenere, nonostante non abbia un'indole violenta, per evitare di emulare Moretti con due sonori ceffoni. Poi ho riflettuto...questa persona ha costruito la sua vita sui soldi. Ha un figlio sano, più o meno della mia età. Sano...che vuol dire? Che la Natura gli ha donato la salute. Questo "ragazzo" non ha mai fatto nulla in vita sua, ha sempre vissuto di espedienti, mantenuto dai genitori, drogandosi, entrando ed uscendo da comunità; non è autosufficiente, non è felice, non ha un buon rapporto con la famiglia. E' questa la normalità? Avrei voluto chiederglielo ma non l'ho fatto. Perché? Perché l'avrei ferito e non ho ancora imparato a ferire volontariamente neppure chi mi ferisce. Come si fa a pronunciare simili parole senza collegare la bocca al cervello e quest'ultimo al cuore? Forse non si ha un cuore? Ma allora se hai i soldi e un cervello ma non hai un cuore, sei una persona normale? Sei più normale di un bimbo che fa fatica a respirare ma che, crescendo amato, potrà forse avere uno splendido cuore?...parole macabre ed invadentiHo sentito giornalisti chiedere a madri piangenti che si provi a perdere un figlio, a persone senza casa perché dormissero in macchina, ho sentito TG vantarsi degli share fatti con le telecronache di un terremoto. Come si fa ad usare così le parole? E' possibile che non esista un senso di compartecipazione all'altrui dolore, di compassione, di rispetto che impedisca di usare le parole come lance per ferire ancor di più chi sta già troppo soffrendo?...parole false e vuoteHo fatto l'amore con un uomo, o almeno, questo credevo, per lui probabilmente era solo sesso. Mi ha detto "ti voglio bene". Dopo neppure un mese, nel periodo peggiore della mia vita, non ha trovato neppure la voglia, o il tempo, di darmi un colpo di telefono, per chiedermi come stessi, o se avessi bisogno qualcosa. Ma allora che cosa vuol dire "ti voglio bene"? Tre parole, vuote, una bolla di sapone, bella, colorata, luccicante, che scoppia senza lasciare assolutamente nulla dietro di sé. Perché dirle? Perché non si da loro la giusta importanza? Io non so rispondere, stiamo parlando di termini che centellino come una spezia rara e preziosissima e che escono dalla mia bocca solo se sento davvero. Per questo forse le vivo così, anche se sono gli altri a dirle a me. Ci credo, non ho ancora imparato a capire, dopo tanti anni, che le persone mentono e per farlo usano proprio le parole. Ecco...forse sto diventando vecchia, di certo mi sento sempre più aliena a questo mondo. Che dirvi, amo le parole, ma alle parole stupide, cattive, macabre, invadenti, false e vuote preferisco di gran lunga il silenzio.
Le parole sono importanti - seconda parte
Ho letto i commenti al mio post precedente che, nonostante la mia assenza, tanto carinamente siete passati comunque a leggere. In ciascuno di essi ho trovato come al solito, delle verità. Ora vorrei spiegarvi perché l'ho scritto. Amo le parole, sono nata logorroica, sono divenuta grafomane, morirò con la gola secca ed i calli sulla dita. Amo la comunicazione in ogni forma. Ma ultimamente ho provato emozioni forti e dolorose ascoltando parole. E mi sono posta delle domande....parole stupide o cattive?L'altro giorno una persona mi ha detto: "Non so che senso abbiano la sua fiducia e testardaggine: è una cosa ingiusta ma suo nipote, comunque vadano le cose, sarà sempre un diverso, deve riconoscerlo, sarà un handicappato e non potrà che avere una vita infelice". Di primo acchito, mi sono dovuta trattenere, nonostante non abbia un'indole violenta, per evitare di emulare Moretti con due sonori ceffoni. Poi ho riflettuto...questa persona ha costruito la sua vita sui soldi. Ha un figlio sano, più o meno della mia età. Sano...che vuol dire? Che la Natura gli ha donato la salute. Questo "ragazzo" non ha mai fatto nulla in vita sua, ha sempre vissuto di espedienti, mantenuto dai genitori, drogandosi, entrando ed uscendo da comunità; non è autosufficiente, non è felice, non ha un buon rapporto con la famiglia. E' questa la normalità? Avrei voluto chiederglielo ma non l'ho fatto. Perché? Perché l'avrei ferito e non ho ancora imparato a ferire volontariamente neppure chi mi ferisce. Come si fa a pronunciare simili parole senza collegare la bocca al cervello e quest'ultimo al cuore? Forse non si ha un cuore? Ma allora se hai i soldi e un cervello ma non hai un cuore, sei una persona normale? Sei più normale di un bimbo che fa fatica a respirare ma che, crescendo amato, potrà forse avere uno splendido cuore?...parole macabre ed invadentiHo sentito giornalisti chiedere a madri piangenti che si provi a perdere un figlio, a persone senza casa perché dormissero in macchina, ho sentito TG vantarsi degli share fatti con le telecronache di un terremoto. Come si fa ad usare così le parole? E' possibile che non esista un senso di compartecipazione all'altrui dolore, di compassione, di rispetto che impedisca di usare le parole come lance per ferire ancor di più chi sta già troppo soffrendo?...parole false e vuoteHo fatto l'amore con un uomo, o almeno, questo credevo, per lui probabilmente era solo sesso. Mi ha detto "ti voglio bene". Dopo neppure un mese, nel periodo peggiore della mia vita, non ha trovato neppure la voglia, o il tempo, di darmi un colpo di telefono, per chiedermi come stessi, o se avessi bisogno qualcosa. Ma allora che cosa vuol dire "ti voglio bene"? Tre parole, vuote, una bolla di sapone, bella, colorata, luccicante, che scoppia senza lasciare assolutamente nulla dietro di sé. Perché dirle? Perché non si da loro la giusta importanza? Io non so rispondere, stiamo parlando di termini che centellino come una spezia rara e preziosissima e che escono dalla mia bocca solo se sento davvero. Per questo forse le vivo così, anche se sono gli altri a dirle a me. Ci credo, non ho ancora imparato a capire, dopo tanti anni, che le persone mentono e per farlo usano proprio le parole. Ecco...forse sto diventando vecchia, di certo mi sento sempre più aliena a questo mondo. Che dirvi, amo le parole, ma alle parole stupide, cattive, macabre, invadenti, false e vuote preferisco di gran lunga il silenzio.