Strano periodo, questo. Vivo come in una doppia dimensione temporale. Da una parte ci sono le mie giornate, troppo caotiche ormai, piene di impegni e di lavoro che pochissimo spazio cedono alle passioni ed alla cura di me: giorni che fuggono veloci come saette lasciandomi l'impressione che avrei potuto fare qualche cosa di più. Dall'altra c'è la sfera del tempo che riguarda Filippo: giorni che scorrono lenti come un fiume pigro, ore di attese, speranze, studi che si dilatano lasciandomi invece convinta di non essere in grado, almeno per ora, di fare nulla di più.Strano periodo, questo. Sono fisicamente e mentalmente molto stanca ma so di non potermi ancora fermare. Mi sento un po' sola...mai come in questi giorni mi è pesato tornare tardissimo ad una casa vuota e non trovare un sorriso, una voce con la quale condividere le mie angosce. Ma, contemporaneamente, è un periodo di piccole notizie di gioia quotidiana che giungono dal mare, grandi soddisfazioni lavorative, di notevole impegno e di infinita speranza.Ho bisogno di un po' di tempo per me e non riuscendo a trovarlo la sera e nel fine settimana, come facevo fino a qualche mese fa, sfrutto quello che ho: i viaggi in macchina. So che, per molti, questo mezzo di trasporto è causa di stress ma, per me, sta diventando fonte di relax, tempo di riflessione, oasi di pace. Un po' di musica, i miei pensieri e ciò che la natura regala ai miei sensi: così vi racconto quello che la strada racconta a me.La mattina molto presto, quando sorge il sole, quelle dolci curve tra robinie in fiore che nascondono prati di primule e viole e giardini adorni di roseti e variopinte macchie di azalee parlano di un nuovo giorno che rinasce con fiduciosa speranza tra profumi e colori e mi accompagnano fino al lago il quale, nei giorni che si prospettano sereni, è tinto di rosa ed azzurro. Lui mi racconta che la vita può essere dolce e crudele al contempo, sembrare un lieve specchio d'acqua e nascondere tranelli. Mi dice che la corrente seguirà comunque il suo percorso e che nulla la potrà fermare.E le risaie: loro narrano di acqua che diventa fonte di vita e di lacrime che fertilizzano anime stanche preparandole al prossimo futuro. Ci possono essere nubi grigie all'orizzonte, vento forte, grandinate intense...ma passano, prima o poi, e, ultimamente l'ho visto ben due volte, lasciano talvolta spazio all'arcobaleno.E mi imbatto in campi di colza dal giallo accecante che mi sussurrano che anche un fiore umile e semplice può essere fonte di energia e nutrimento così come un'anima pura e leale può donare amicizia in modo discreto. E campi di grano tinto, a tratti, da papaveri che raccontano di amore e passione, prati coltivati che narrano della fatica e del sudore che portano i loro frutti.E quel grosso pioppo quasi soffocato dall'edera ad esso avvinta sembra bisbigliare che si, forse morirà regalando sé stesso, ma che la vera povertà è di quelli che sanno solo prendere senza mai riuscire a donarsi.E la sera, quando ormai al tramonto mi riavvicino a casa, dinnanzi a me si staglia la catena del Monte Rosa, perfetto rappresentante del nome che gli è stato dato...una piccola stella luminosissima brilla li accanto. Uno spettacolo che posso definire solo maestoso. Osservo entrambi e, nonostante la stanchezza, mi sento bene e mi accorgo che le mie labbra si increspano in un lieve sorriso. La grandezza della vita e la luce della speranza.Strano periodo questo, ma sono comunque conspevole di essere sulla mia strada.
Strano periodo
Strano periodo, questo. Vivo come in una doppia dimensione temporale. Da una parte ci sono le mie giornate, troppo caotiche ormai, piene di impegni e di lavoro che pochissimo spazio cedono alle passioni ed alla cura di me: giorni che fuggono veloci come saette lasciandomi l'impressione che avrei potuto fare qualche cosa di più. Dall'altra c'è la sfera del tempo che riguarda Filippo: giorni che scorrono lenti come un fiume pigro, ore di attese, speranze, studi che si dilatano lasciandomi invece convinta di non essere in grado, almeno per ora, di fare nulla di più.Strano periodo, questo. Sono fisicamente e mentalmente molto stanca ma so di non potermi ancora fermare. Mi sento un po' sola...mai come in questi giorni mi è pesato tornare tardissimo ad una casa vuota e non trovare un sorriso, una voce con la quale condividere le mie angosce. Ma, contemporaneamente, è un periodo di piccole notizie di gioia quotidiana che giungono dal mare, grandi soddisfazioni lavorative, di notevole impegno e di infinita speranza.Ho bisogno di un po' di tempo per me e non riuscendo a trovarlo la sera e nel fine settimana, come facevo fino a qualche mese fa, sfrutto quello che ho: i viaggi in macchina. So che, per molti, questo mezzo di trasporto è causa di stress ma, per me, sta diventando fonte di relax, tempo di riflessione, oasi di pace. Un po' di musica, i miei pensieri e ciò che la natura regala ai miei sensi: così vi racconto quello che la strada racconta a me.La mattina molto presto, quando sorge il sole, quelle dolci curve tra robinie in fiore che nascondono prati di primule e viole e giardini adorni di roseti e variopinte macchie di azalee parlano di un nuovo giorno che rinasce con fiduciosa speranza tra profumi e colori e mi accompagnano fino al lago il quale, nei giorni che si prospettano sereni, è tinto di rosa ed azzurro. Lui mi racconta che la vita può essere dolce e crudele al contempo, sembrare un lieve specchio d'acqua e nascondere tranelli. Mi dice che la corrente seguirà comunque il suo percorso e che nulla la potrà fermare.E le risaie: loro narrano di acqua che diventa fonte di vita e di lacrime che fertilizzano anime stanche preparandole al prossimo futuro. Ci possono essere nubi grigie all'orizzonte, vento forte, grandinate intense...ma passano, prima o poi, e, ultimamente l'ho visto ben due volte, lasciano talvolta spazio all'arcobaleno.E mi imbatto in campi di colza dal giallo accecante che mi sussurrano che anche un fiore umile e semplice può essere fonte di energia e nutrimento così come un'anima pura e leale può donare amicizia in modo discreto. E campi di grano tinto, a tratti, da papaveri che raccontano di amore e passione, prati coltivati che narrano della fatica e del sudore che portano i loro frutti.E quel grosso pioppo quasi soffocato dall'edera ad esso avvinta sembra bisbigliare che si, forse morirà regalando sé stesso, ma che la vera povertà è di quelli che sanno solo prendere senza mai riuscire a donarsi.E la sera, quando ormai al tramonto mi riavvicino a casa, dinnanzi a me si staglia la catena del Monte Rosa, perfetto rappresentante del nome che gli è stato dato...una piccola stella luminosissima brilla li accanto. Uno spettacolo che posso definire solo maestoso. Osservo entrambi e, nonostante la stanchezza, mi sento bene e mi accorgo che le mie labbra si increspano in un lieve sorriso. La grandezza della vita e la luce della speranza.Strano periodo questo, ma sono comunque conspevole di essere sulla mia strada.