Mi guardo allo specchio e mi piace ciò che vedo. Non parlo dell'aspetto esteriore, sebbene anche a quel riguardo non abbia nulla di particolare di cui lamentarmi, ma di ciò che intravedo osservando più a fondo, di ciò che leggo nei miei occhi. Mio nipote oggi compie 4 mesi e, martedì, per la prima volta, vedrà finalmente la sua casa e comincerà una nuova vita; questa notizia porta sollievo e speranza e, di colpo, molta della zavorra che mi sembrava di avere ultimamente sulle spalle, appare decisamente più leggera. In questi mesi si sono sommati molti fattori: la preoccupazione per la sua salute, ritmi di lavoro veramente pesanti, una delusione enorme nei confronti di una persona alla quale, per la prima volta dopo tanti anni, avevo regalato nuovamente il mio amore e la mia fiducia. Per qualche attimo ho pensato che non ce l'avrei fatta. L'ultima volta in cui mi sentii così stanca, disillusa ed impaurita fu sette anni fa, quando, svenendo un po' di volte in diversi aeroporti, tornai a casa ponendo le basi per la fine del mio matrimonio. Persi dodici chili in due mesi, allora, e pensai seriamente che mi sarei spezzata. Non fu così. Ho ricevuto un enorme dono dalla vita; una famiglia meravigliosa, che mi ha costantemente appoggiata, e che, oltre a sostenermi sempre, mi ha trasmesso pochi ma solidi principi che sono rimasti immutati nel tempo. Queste sono le miei radici. E sono radici forti, nonostante, a volte, ne abbia dubitato. Allora mi aggrappai a quelle fondamenta con tutte le mie forze e decisi di iniziare un percorso di conoscenza di me, eliminando ciò che non mi apparteneva e che il mondo circostante si aspettava che io fossi, ascoltando i miei bisogni, accettando i miei limiti, combattendo le mie paure. Fu come trovarsi in mezzo ad un tornado...una piantina che si sentiva tirare da ogni parte, scricchiolando, che sentiva dolore, perdeva foglie ed energie; mi piegai, fino a toccare la terra, ma le radici erano forti e da li trassi il mio nutrimento. Tra due mesi compirò 43 anni e quel percorso di crescita e di conoscenza di me che ho cominciato non è ancora terminato ma ora, finalmente, non sono più uno stelo, ma una pianta solida e robusta, che continua, certo, a soffrire in mezzo alla tempesta, ma che si piega molto meno, perché si è rafforzata e sa perfettamente quali sono le sue fonti energetiche e si fida delle sue radici che sono divenute nel frattempo più robuste e nodose. Una volta un amico mi disse che sono di una trasparenza disarmante: non è vero, la trasparenza è armante, perché ti pone in una posizione di svantaggio nei confronti di chi di essa intende approfittarsi. Ma mentre un tempo lasciavo che le persone mi ferissero al punto di fare fatica a rialzarmi, ora capisco che chi non apprezza la mia lealtà, non sa cosa sia il rispetto e tradisce la mia fiducia semplicemente muore, e morendo alimenta come humus le mie radici che diventano ancora più forti. Forse sembrerò immodesta, ma non mi importa, mi guardo allo specchio, e mi piace ciò che vedo.
Radici
Mi guardo allo specchio e mi piace ciò che vedo. Non parlo dell'aspetto esteriore, sebbene anche a quel riguardo non abbia nulla di particolare di cui lamentarmi, ma di ciò che intravedo osservando più a fondo, di ciò che leggo nei miei occhi. Mio nipote oggi compie 4 mesi e, martedì, per la prima volta, vedrà finalmente la sua casa e comincerà una nuova vita; questa notizia porta sollievo e speranza e, di colpo, molta della zavorra che mi sembrava di avere ultimamente sulle spalle, appare decisamente più leggera. In questi mesi si sono sommati molti fattori: la preoccupazione per la sua salute, ritmi di lavoro veramente pesanti, una delusione enorme nei confronti di una persona alla quale, per la prima volta dopo tanti anni, avevo regalato nuovamente il mio amore e la mia fiducia. Per qualche attimo ho pensato che non ce l'avrei fatta. L'ultima volta in cui mi sentii così stanca, disillusa ed impaurita fu sette anni fa, quando, svenendo un po' di volte in diversi aeroporti, tornai a casa ponendo le basi per la fine del mio matrimonio. Persi dodici chili in due mesi, allora, e pensai seriamente che mi sarei spezzata. Non fu così. Ho ricevuto un enorme dono dalla vita; una famiglia meravigliosa, che mi ha costantemente appoggiata, e che, oltre a sostenermi sempre, mi ha trasmesso pochi ma solidi principi che sono rimasti immutati nel tempo. Queste sono le miei radici. E sono radici forti, nonostante, a volte, ne abbia dubitato. Allora mi aggrappai a quelle fondamenta con tutte le mie forze e decisi di iniziare un percorso di conoscenza di me, eliminando ciò che non mi apparteneva e che il mondo circostante si aspettava che io fossi, ascoltando i miei bisogni, accettando i miei limiti, combattendo le mie paure. Fu come trovarsi in mezzo ad un tornado...una piantina che si sentiva tirare da ogni parte, scricchiolando, che sentiva dolore, perdeva foglie ed energie; mi piegai, fino a toccare la terra, ma le radici erano forti e da li trassi il mio nutrimento. Tra due mesi compirò 43 anni e quel percorso di crescita e di conoscenza di me che ho cominciato non è ancora terminato ma ora, finalmente, non sono più uno stelo, ma una pianta solida e robusta, che continua, certo, a soffrire in mezzo alla tempesta, ma che si piega molto meno, perché si è rafforzata e sa perfettamente quali sono le sue fonti energetiche e si fida delle sue radici che sono divenute nel frattempo più robuste e nodose. Una volta un amico mi disse che sono di una trasparenza disarmante: non è vero, la trasparenza è armante, perché ti pone in una posizione di svantaggio nei confronti di chi di essa intende approfittarsi. Ma mentre un tempo lasciavo che le persone mi ferissero al punto di fare fatica a rialzarmi, ora capisco che chi non apprezza la mia lealtà, non sa cosa sia il rispetto e tradisce la mia fiducia semplicemente muore, e morendo alimenta come humus le mie radici che diventano ancora più forti. Forse sembrerò immodesta, ma non mi importa, mi guardo allo specchio, e mi piace ciò che vedo.