Scintille

Neuroni morenti


Inutile attendere oltre: è ora che mi faccia vedere da uno bravo, ma bravo bravo. Settimana di fuoco, forse la più intensa di quest'ultimo anno lavorativo. Io e la mia macchinina, poverella, siamo partite lunedì, destinazione Mestre, tappe a seguire Padova, Vicenza, Verona. Ci sembrava di essere normali, compatibilmente con le nostre possibilità, io con la mia testa un po' svagata e lei con i suoi 180.000 Km sulle spalle e l'ansia di dover ascoltare per l'ennesima volta le mie esibizioni canore senza nulla poter fare per ribellarsi. C'è chi mi ha scritto: "ti invidio la tua trasferta veneta". Ma che ti invidi? Andassi a visitare ville Palladiane, a percorrere strade dei vini in Valdobbiadene, o a sognare amori impossibili sotto il balcone di Giulietta, forse, ci sarebbe qualche cosa da invidiare, ma alzarsi la mattina alle 6.30, infilarsi in un'azienda dove sarebbero più contenti di vedere il diavolo, camminare avanti e indietro per dieci ore rompendo le scatole a chicchessia per poi rimettersi in macchina ben sapendo che tutti sono molto contenti che tu ti sia tolta dai piedi non so se sia attività tanto invidiabile. A me continua a piacere, ma non ditelo a nessuno e poi questa è un'altra storia. Se ci aggiungi il fatto che, durante la giornata, ti arriva sempre qualche telefonata di qualcuno che ha bisogno urgente di qualche cosa per ieri o che ti vorrebbe da un'altra parte senza capire che, a parte il fatto che non ti piace il profumo di violetta, preferendo di gran lunga Opium di Yves Saint Laurent, non hai il dono dell'ubiquità come Padre Pio, il tutto può diventare davvero pesantuccio.Di solito l'unica vera consolazione della giornata arriva la sera quando, dopo una doccia di circa mezz'ora, sotto la quale rischi di addormentarti in piedi come i cavalli, in un albergo nuovo che stranamente sembra identico a tutti gli altri, vai a cena, nel posto più carino che riesci a trovare e, dopo aver risposto alla solita stupidissima domanda. "è sola?" (ma se entro sola e ti chiedo se posso cenare, secondo te, ho qualche amico o fidanzato nella borsetta?) scegli qualche cosa di buono da mangiare, un bicchiere di vino dal potere consolatorio e ti diletti a chiacchierare con qualche amico pietoso che, sapendo quanto ti senti sfigata  in quei frangenti, ti telefona per pura carità. Ma l'ultimo giorno, quello del rientro, la cena consolatoria non c'è. Sali in macchina, guardi l'ora, e pensi..."se faccio una tirata unica alle 21.30 sono a casa". Parti. Dopo mezz'ora ti scappa la pipì...e che cavolo. Rimugini. "Me la tengo, non sono poi tanti chilometri". Dopo un quarto d'ora la radio dice che alla barriera di Agrate c'è qualche chilometro di coda, per non parlare dell'immissione alla Laghi. E' giusto, con tutta questa crisi perchè mai la gente se ne dovrebbe stare a casa il venerdì? Dilemma. Infilarsi in una coda di durata ignota trattenendo la pipì, cantando a squarciagola per non pensarci e rischiando che la macchinina non sopportandoti davvero più decida di suicidarsi definitivamente mettendo fine alla sua difficile vita o fermarsi all'Autogrill, usare la toilette per signore, mangiare qualche cosa, drogarsi con un caffé doppio macchiato caldo e riprendere il cammino ad ora più tarda? La seconda sembra decisamente l'pozione più intelligente. Cena frugale, triste davvero: un tempo in questi posti si mangiava discretamente ma ora il rapporto qualità prezzo è divenuto veramente inquietante. Caffé. Percorso ad ostacoli:, orribili pupazzetti cantanti, alberi di natale, salumi e formaggi, libri e dischi, finalmente arrivi all'uscita. Osservi il parcheggio e, trattenendo a stento un tuffo al cuore pensi: "o cavolo (N.d.R. non pensi proprio così, questa è la versione riveduta e corretta per il post), mi hanno fregato la macchina!" E mentre fissi stordita quel buco vuoto dove sei certa meno di mezz'ora prima fosse posteggiata la tua automobile che pensiero elabora la tua mente malata? "E ora come faccio a scrivere le relazioni che non ho più gli appunti?". Assurdo!  Non pensi alla macchina, al computer, al profumo che ti è costato una schioppettata, alla crema antirughe nuova di zecca, alle scarpe rosse con il tacco alto e a quella bella gonnellina, che qualche cosa di un po' sexy è sempre meglio portarselo  dietro, non si sa mai, e no, pensi agli appunti. Ecchecacchio!! E quando dopo poche frazioni di secondo ti rendi conto che, mentre cenavi, quei burloni hanno ruotato l'Autogrill di 180 ° e tu sei scesa in direzione Brescia invece che Milano per cui la macchinina sta tranquilla dall'altra parte con appunti incorporati, pensi, con sollievo, che il lavoro è salvo senza rendersi conto che il tuo cervello non lo è, affatto.