Ho letto il giornale, ascoltato la radio e sono rimasta, stranamente, senza parole. Gudici e censori ... persone piene di certezze che sputano sentenze. Ancora. Non capisco. Riposto un testo che scrissi a luglio del 2008 ed una canzone sperando di non dovermi mai trovare di fronte a scelte tanto dolorose e di non permettermi mai di giudicare chi si trovi a doverle affrontare. Per quanto mi riguarda posso dire questo: se morirò con qualche organo ancora in discreto stato prendeteli tutti e donateli a chi ne ha bisogno. Se non arriverà la morte, o quella che voi giudicate tale, lasciatemi almeno libera di scegliere se restare o andare.Osservo mia madre e mio padre avvicinarsi a quel corpo, piangere, pregare, ascolto il loro dolore e la richiesta di un rispetto che non c'è. Troppi parlano d'amore, di sacralità della vita. Ma non c'è vita in quel corpo, solo un ammasso di cellule e sangue che, aiutate dall'esterno, compiono instancabili una quantità impressionante di reazioni chimiche: tutto qui. Io, la vita, o l'anima, se preferite chiamarmi così, sono uscita dal quell'involucro, tanto tempo fa, libera ma costretta a restare finché voi non capirete, prigioniera del dolore delle persone che ho amato.Ho letto il Vangelo quando stavo ancora in quel corpo e non ho mai trovato nulla che dicesse che quando è giunta la tua ora qualcuno possa decidere per te di non lasciarti andare. Molto ho trovato invece sulla pietà, sulla carità, sull'amare il tuo prossimo come te stesso, sul libero arbitrio.E allora perché tu, vestito di bianco, ti occupi di un'anima libera e di un corpo senza più vita invece che prestare il tuo servizio, come Lui avrebbe fatto, a quei monaci che hanno mischiato il rosso del loro sangue e delle loro vesti in nome della pace e della libertà, o dei bimbi che potrebbero mangiare e bere da soli, senza macchine che debbano occuparsi di ciò, ma che non hanno né cibo né acqua, o di quei milioni di persone che ogni giorno muoiono, vittime della cupidigia, del dio denaro, della cattiveria di altri uomini? E tu, uomo prepotente, simbolo palese dell'opulenza di un mondo egoista, che credevi di fare con quelle bottigliette d'acqua in una piazza? Fornire vita alle cellule di quel corpo? Chi sei tu, per arrogarti questo diritto, per intrometterti nel sacro dolore di una famiglia?E a tutti gli altri come voi, sepolcri imbiancati, che vi riempite la bocca di parole importanti, come "rispetto per la vita" io dico che non vedo rispetto, non vedo giustizia.E sto qui, fuori da quel corpo senza luce, aspettando che finalmente capiate e mi lasciate libera di volare.
Elucubrazione di un'anima
Ho letto il giornale, ascoltato la radio e sono rimasta, stranamente, senza parole. Gudici e censori ... persone piene di certezze che sputano sentenze. Ancora. Non capisco. Riposto un testo che scrissi a luglio del 2008 ed una canzone sperando di non dovermi mai trovare di fronte a scelte tanto dolorose e di non permettermi mai di giudicare chi si trovi a doverle affrontare. Per quanto mi riguarda posso dire questo: se morirò con qualche organo ancora in discreto stato prendeteli tutti e donateli a chi ne ha bisogno. Se non arriverà la morte, o quella che voi giudicate tale, lasciatemi almeno libera di scegliere se restare o andare.Osservo mia madre e mio padre avvicinarsi a quel corpo, piangere, pregare, ascolto il loro dolore e la richiesta di un rispetto che non c'è. Troppi parlano d'amore, di sacralità della vita. Ma non c'è vita in quel corpo, solo un ammasso di cellule e sangue che, aiutate dall'esterno, compiono instancabili una quantità impressionante di reazioni chimiche: tutto qui. Io, la vita, o l'anima, se preferite chiamarmi così, sono uscita dal quell'involucro, tanto tempo fa, libera ma costretta a restare finché voi non capirete, prigioniera del dolore delle persone che ho amato.Ho letto il Vangelo quando stavo ancora in quel corpo e non ho mai trovato nulla che dicesse che quando è giunta la tua ora qualcuno possa decidere per te di non lasciarti andare. Molto ho trovato invece sulla pietà, sulla carità, sull'amare il tuo prossimo come te stesso, sul libero arbitrio.E allora perché tu, vestito di bianco, ti occupi di un'anima libera e di un corpo senza più vita invece che prestare il tuo servizio, come Lui avrebbe fatto, a quei monaci che hanno mischiato il rosso del loro sangue e delle loro vesti in nome della pace e della libertà, o dei bimbi che potrebbero mangiare e bere da soli, senza macchine che debbano occuparsi di ciò, ma che non hanno né cibo né acqua, o di quei milioni di persone che ogni giorno muoiono, vittime della cupidigia, del dio denaro, della cattiveria di altri uomini? E tu, uomo prepotente, simbolo palese dell'opulenza di un mondo egoista, che credevi di fare con quelle bottigliette d'acqua in una piazza? Fornire vita alle cellule di quel corpo? Chi sei tu, per arrogarti questo diritto, per intrometterti nel sacro dolore di una famiglia?E a tutti gli altri come voi, sepolcri imbiancati, che vi riempite la bocca di parole importanti, come "rispetto per la vita" io dico che non vedo rispetto, non vedo giustizia.E sto qui, fuori da quel corpo senza luce, aspettando che finalmente capiate e mi lasciate libera di volare.