Creato da nina.monamour il 11/06/2010
 

Il Diavolo in Corpo

Di tutto e di piu'.....

 

Messaggi di Giugno 2018

Una vita solitaria..

Post n°8442 pubblicato il 30 Giugno 2018 da nina.monamour

 

Poiché sono single e vivo da sola, chi non mi conosce molto bene a volte si chiede se io conduca una vita solitaria. Vi posso dire esattamente quanto tempo posso passare completamente sola, senza alcun contatto faccia a faccia con un altro essere umano, prima di sentirmi sola, 15 giorni lo so perché l’ho provato. la vita di "single da sempre", in cui la solitudine è una decisione consapevole, una scelta di libertà.

Non avevo pensato di fare un esperimento sulla solitudine, ma di regalarmi un ritiro per dedicarmi alla scrittura, avevo letto di scrittori che si isolano in affascinanti case sul mare in località balneari deserte, ed è stato facile creare la mia versione di ritiro. Stavo lavorando ad uno dei miei tanti mini-racconti, e avevo già vissuto da sola in una piccola cittadina di mare.

La prima settimana è stata pura beatitudine, durante la seconda, ho iniziato a sentire la mancanza delle interazioni significative con altre persone, ma stavo ancora per la maggior parte del tempo bene.

Nella mia vita giorno per giorno, mi sento sola di rado, invece, mi diletto in solitudine, assaporando lunghe ore di immersione in lettura, scrittura, cucina, o qualsiasi altra cosa mi attragga. Mi piacciono anche i miei amici, non socializzo molto con le persone che non mi interessano, quindi la maggior parte del tempo che passo con gli altri è coinvolgente, o neutro nel peggiore dei casi. Poi, però, mi piace tornare al mio vuoto, alla mia casa tranquilla.

Poiché la solitudine è il dolore di rinunciare a esperienze relazionali che si vorrebbe vivere, il rimedio dovrebbe essere passare più tempo di qualità con le altre persone. Quando il mio ritiro per la scrittura si è trasformato in un baratro solitario, sono tornata dai miei amici per tirarmi fuori.

Eppure, per esperienze meno intense, posso recuperare bene in altri modi, una lunga passeggiata sulla spiaggia o un percorso nel verde potrebbero cominciare con tristezza o stress, ma quasi sempre terminano con tranquillità e calma. L’assorbimento intellettuale funziona anche per me.




Ho perlustrato riviste non sono riuscita a trovare solo uno studio che dimostri che le persone che si sposano diventano meno sole di quanto lo fossero quando erano single. Ma c'è una ricerca che dimostra che le persone che si sposano rimangono meno in contatto con amici e parenti di quanto non fossero prima. Anche se non sono ancora stati condotti studi definitivi a lungo termine, i dati disponibili indicano che i single si sentono sempre più a proprio agio, nel corso del tempo, con le loro vite, non meno.

Sicuramente ci sono single che sono cronicamente soli, così come ci sono persone sposate che si sentono allo stesso modo. Eppure gli stereotipi insistono sul fatto che single significhi solo. I ricercatori hanno esaminato i profili psicologici delle persone che hanno paura di essere single, e di chi ama trascorrere del tempo da solo. Entrambe le serie di studi mostrano la stessa cosa, le persone che non hanno paura di essere single e le persone che amano passare il tempo da sole hanno meno probabilità di sperimentare la solitudine. Sono psicologicamente forti anche in altri modi, ad esempio, hanno meno probabilità di essere nevrotici e più probabilità di essere aperti a nuove esperienze.

Mi sono interessata alle persone single che, senza una relazione, vivono una vita migliore, più autentica e più significativa. I miei risultati preliminari suggeriscono che queste persone non si preoccupano di essere single. Al contrario, abbracciano la solitudine e ciò che è doloroso per tutti questi diversi tipi di persone non essere soli, ma non avere abbastanza tempo.

Come il sociologo e autore Eric Klinenberg ha notato, l'ultimo mezzo secolo ha segnato "la prima volta nella storia umana in cui enormi percentuali di persone sono single". Credo che la solitudine dovrebbe essere presa sul serio, per le persone per cui è bruciante e inesorabile, è opportuno preoccuparsi. Ma bisogna essere cauti a voler salvare quelli che la gente crede siano soli perché sono single o vivono da soli. Quelle persone potrebbero già sentirsi liberate, grazie alla vita che hanno scelto di vivere..

 
 
 

Attenzioni, sogni, evasione..

Post n°8441 pubblicato il 29 Giugno 2018 da nina.monamour

 

 

Se ancora non sai quanto le persone sono tristi, quanta solitudine c’è nel mondo, quanta infelicità sicuramente i social saranno in grado di fartene accorgere di questa deludente realtà. Social e chat sono lo specchio reale e irreale della realtà, tante persone sono in cerca di attenzioni, sogni, evasione, altre sono il muro del lamento, altre ancora attori di palcoscenico.

Ci sono muri invalicabili dove le persone nascondono la propria identità solamente appaiono come vorrebbero essere mentendo a se stessi. E poi c’è quella voglia incontrollabile e davvero molto strana di comunicare sempre pubblicamente dove si trovano di amplificare ogni evento vissuto, dalla più banale uscita verso una pizzeria o un locale, atteggiamento alquanto strano quando si è inneggiato per anni alla privacy della persona.

Le persone nei social appaiono e scompaiono alla velocità della luce; la mancanza di considerazione e menefreghismo è al massimo livello in questi casi.

Se sei una persona sensibile e vera, non sei adatta per stare nei social o in chat, le delusioni saranno all’ordine del giorno vietato affezionarsi.



In mezzo a tutto questo caos mentale compaiono pagine di Psicologia o gruppi dove si tenta di far accettare i vari inaspettati addii con meditazione o individualità dell’Io.

Le chat amplificano le distanze tra persone creano illusioni, drammi, prese in giro, mancanza di rispetto, doppie personalità, bullismo, prevaricazioni.

Nessuno è veramente importante, per nessuno la superficialità è di casa, sei solo davanti ad uno schermo. Alternativa se esci di casa almeno senti i tuoi passi e magari vedi persone che ti guardano negli occhi e ti parlano.

 

 
 
 

Una spensierata giornata..

Post n°8440 pubblicato il 28 Giugno 2018 da nina.monamour

 

Capelli spettinati dal vento, occhi dal colore indefinito, ricordo di un giorno

spensierato, di un tempo mai perduto, ricordo di un amore finito,

di come era cominciato.

Di te mi resta solo un foglietto con scritto sopra "ti amo tanto" e penso a

quando ti avevo accanto quando le tue labbra mi avevano toccato con quel bacio

non voluto.

Di te mi resta qualcosa che non ho mai capito, di te mi resta soltanto

l'amicizia che mi hai donato.

 

 
 
 

Romanticismo e trepidazioni..

Post n°8439 pubblicato il 27 Giugno 2018 da nina.monamour

 

 

Ho vissuto la mia adolescenza nei mitici anni ’70… anni di cambiamento, certamente, ma anche di pomeriggi passati con gli amici nella piazza del mio rione ad ascoltare musica, a raccontare le proprie esperienze di vita, bastava un prato, e tornare a casa la sera tutta infangata, ma soddisfatta e felice, e sì ero un "maschiaccio!"

Per i nostri genitori eravamo una generazione di "bruciati, fannulloni e viziati, ricordo mio padre che mi guardava con aria di rimprovero e mi diceva: "Ai miei tempi, c’era la fame, non avevamo tutte queste cose che avete ora! E non hai voglia di fare niente,  vergogna!”.

Ora sono madre anche io e, da mentalità vecchia, ogni tanto mi trovo a ripensare le stesse parole che mi sentivo dire cinquant’anni fa.

Dove sta la verità?

Certamente la tecnologia ha migliorato il nostro tempo, ha permesso alle nostre vite di essere super connessi, sempre informati su tutto, possiamo raggiungere in un click ogni notizia o prodotto che sogniamo di avere.

Ma non siamo più capaci di comunicare!

Certe  volte leggo i commenti sui social network e mi stupisco, mi stupisco di genitori che fanno gli auguri ai propri figli per il compleanno (ma non possono farglieli direttamente?), mi stupisco della necessità di comunicare al mondo i propri stati d’animo, ogni pensiero che ci passi per la testa, addirittura le ricette di cucina con le foto dei piatti.

Tutto questo accade, senza che la gente parli più insieme.


Risultati immagini per si stava meglio quando si stava peggio immagini 


Qualche giorno fa osservavo un gruppo di ragazzetti seduti al tavolo di un bar, ognuno di loro che si estraniava dal resto, comunicando con in mano il loro smartphone di ultima generazione.

Nessuna parola, nessuna emozione se non quella regalata dal display tecnologico.

Insomma una vera tristezza!

E allora mi tornano in mente le mie giornate adolescenziali, quando per telefonare al fidanzatino, passavo ore nelle cabine telefoniche con le tasche piene di gettoni e monete (poi sono arrivate le schede telefoniche), perché a casa i miei genitori avevano messo il lucchetto al telefono dopo avermi urlato il loro disappunto: "Ma hai visto che bolletta è arrivata? Incosciente!".

Si stava meglio, quando si stava peggio?

Eravamo meno interconnessi, ma più felici e autentici?

In una società dove  il giorno passato corrisponde al passato remoto, dove non riusciamo più stare ai passi con la crescita tecnologica e la frenesia di migliorarci, la comunicazione tra noi, essere umani, come si può definire?

Sappiamo ancora emozionarci con le parole, con la lettura di un buon libro, con i racconti delle nostre esperienze di vita?

I dati sul numero di giovani lettori di libri e romanzi è davvero preoccupante.

I ragazzi non leggono più, se non obbligati dai testi scolastici.

Non leggendo più, non sanno nemmeno più comunicare.

Questo, probabilmente, è  il rammarico maggiore del nostro processo di crescita.

Siamo sempre più reattivi, computerizzati, connessi e informatici… ma abbiamo smarrito il senso della vita, dell’amicizia e, soprattutto, della condivisione.

Per molti, ormai, la parola condividere significa pubblicare una notizia su “Facebook” o “Instagram”, non certamente trascorrere una serata a chiacchierare davanti a un buon calice di vino.

Non siamo più pronti per il romanticismo e le trepidazioni.

Ci stupiamo solo di fronte alle fake-news e ci allarmiamo se non funziona la rete wireless.

Torneremo a impadronirci delle nostre emozioni?

Ai posteri l’ardua sentenza. 

 

 
 
 

Inconsapevole..

Post n°8438 pubblicato il 26 Giugno 2018 da nina.monamour

 

 

Apparteneva a quel tipo di donne malinconiche che sembravano fatte di miele scuro, liscio e dolce e incredibilmente appiccicoso, che con un gesto vischioso, una scossa di capelli, una sola lenta sferzata del loro sguardo dominano l’ambiente, e tuttavia restano imperturbabili come al centro di un uragano, apparentemente inconsapevoli della propria forza gravitazionale, con cui attraggono a sé i desideri e l’anima sia degli uomini sia delle donne.


 
 
 

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