Creato da nina.monamour il 11/06/2010
 

Il Diavolo in Corpo

Di tutto e di piu'.....

 

Messaggi di Gennaio 2019

A che età darlo ai ragazzi?

Post n°8617 pubblicato il 31 Gennaio 2019 da nina.monamour

 

 

Sempre più bambini lo hanno già a 9-10 anni, ma secondo i pedagogisti serve solo più avanti, dalla fine delle medie, e sempre con controlli dei genitori.

La media europea è fra i 9 e i 16 anni, è la media dell'età in cui si comincia a possedere uno smartphone; circa il 46% dei ragazzini lo hanno in questi ultimi anni secondo una ricerca pubblicata nel 2015 e fatta su 3500 persone fra Belgio, Danimarca, Irlanda, Italia, Portogallo, Romania e Regno Unito, ovviamente con un collegamento al web.

Negli Usa la percentuale, rilevata in Febbraio è diversa e l'età più bassa, il 45% dei ragazzi fra i 10 e i 12 anni hanno uno smartphone; uno studio ancora più recente mostra come il 42% dei bambini americani abbia già a 8 anni un tablet.

E proprio dall'America è venuta qualche mese fa la proposta di vietare gli smartphone sotto i 13 anni. In Colorado un gruppo di genitori ha pronto un testo da presentare agli elettori in cui si chiede di non vendere smartphone a chi ha meno di 13 anni e che obblighi il negoziante a negare l’acquisto se un adulto dichiara che è per una persona al di sotto di questa età.

La Società italiana di pediatria preponeva già nel 2014 il divieto di uso del telefonino ai bambini sotto i 10 anni. Secondo una ricerca dell'anno dopo però tre quarti dei bambini italiani di 9 e 10 anni utilizzavano (non è detto lo possedessero personalmente) regolarmente uno smartphone per accedere ai social network.



Voi che ne pensate?

 
 
 

Il momento della resa..

Post n°8616 pubblicato il 30 Gennaio 2019 da nina.monamour



       

 

Il tempo farà il suo dovere.

Chi ha dato amore, amore riceverà.

Chi ha dato cattiveria, rimarrà solo.

Chi ha preso in giro, non verrà creduto.

Non è così inutile aspettare il momento della resa,

il tempo rende tutto con gli interessi e senza sforzo.



 
 
 

Diverse e isolate..

Post n°8615 pubblicato il 29 Gennaio 2019 da nina.monamour

 

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In quel lontano 3 giugno del 2014 nessuno degli abitanti di Kavumu, un piccolo villaggio poverissimo della Repubblica Democratica del Congo avrebbe potuto immaginare che stava per iniziare un incubo durato tre anni. Un tempo infinitamente lungo in cui non si è più dormito, in cui la sera ha portato con sé paura, in cui la violenza è entrata prepotentemente nella vita delle bambine di Kavumu.

Una storia che fa orrore, una vicenda aberrante che ognuno in cuor suo, vorrebbe fosse falsa, eppure in quelle case la realtà ha superato ogni tipo di immaginazione.

Di notte, quando ogni bambino si sentiva tranquillo e sicuro tra le braccia dei genitori, i miliziani entravano nelle stanze, rapivano le bambine e le violentavano, abbandonandole poi tra i campi di mais.

In tre anni, 44 bambine tra i 18 mesi e gli 11 anni sono state abusate, ferite, maltrattate e private della loro spensieratezza. Un orrore finalmente finito dopo anni di battaglie condotte dalle attiviste per i diritti umani e tra queste anche la giornalista e direttrice del progetto Women’s under siege (Donne sotto assedio), che ha raccontato questa storia di inaudita violenza.

Un padre ha passato mesi a fare la guardia alla porta di casa dopo che sua figlia era stata rapita e violentata; alcuni degli stupratori tornavano una seconda volta. È accaduto a una ragazzina di 11 anni che è stata portata via nel marzo e nell'agosto del 2015. Le vittime, poi, venivano fatte oggetto di bullismo a scuola, additate come "diverse e isolate".

La dinamica era sempre la stessa, i miliziani entravano nelle case delle vittime, narcotizzavano i genitori e rapivano le bambine che venivano anestetizzate prima delle violenza, per non sentire dolore.

Nell’area ci sono diverse milizie locali che vengono chiamate Mai-Mai (letteralmente acqua-acqua), gli uomini si drogano con delle pozioni che secondo loro dovrebbero proteggerli dai proiettili e renderli invincibili. Addirittura ci sono storie di feticisti che consigliano ai combattenti di violentare le bambine per ottenere una protezione sovrannaturale.

Eppure, nonostante nella Repubblica Domenica del Congo, si parli spesso di tolleranza zero contro gli atti di violenza sessuale, il governo ha latitato a lungo, sebbene i rapporti delle Ong e delle Nazioni Unite non lasciassero spazio a fraintendimenti. Ma solo dopo due anni dal primo stupro, si è fatto qualcosa per interrompere questo atroce circolo vizioso.

L’ultima bambina violentata era stata Denise (nome di fantasia), ritrovata come tutte le altre vittime solo il mattino dopo in un campo di mais vicino, gravemente ferita, sanguinante tra le gambe e con gli organi irrimediabilmente danneggiati. In un letto di sangue, era stata portata nell’ospedale locale e poi in una struttura più grande per essere curata.

Coloro che sono state rapite e violentate a Kavumu sono state allontanate dalla comunità ed è per questo motivo che molte volte, le famiglie avevano taciuto anche davanti alle autorità.  Negli ultimi due anni, secondo le Nazioni Unite, il numero di donne violentate in Oriente ha toccato le 15mila, vittime che non ricevono né assistenza pubblica né risarcimenti e che vengono addirittura stigmatizzate.

Adesso l'orrore a Kavamu è finito, gli stupratori sono finiti nelle mani della giustizia, ma nessuno ridarà a queste bambine la loro spensierata infanzia.

 


 
 
 

La monnezza è oro..

Post n°8614 pubblicato il 28 Gennaio 2019 da nina.monamour

 




Il 28 gennaio (oggi) esce in libreria Bloody Money il libro che racconta i retroscena dell'inchiesta, con nuovi scoop e documenti inediti.

Bloody Money è stata una delle inchieste più esplosive degli ultimi tempi; il protagonista è Nunzio Perrella, ex boss della Camorra che per anni ha gestito il traffico dei rifiuti in tutta Italia. Dopo 21 anni passati agli arresti domiciliari, una volta tornato ad essere un cittadino libero, ha proposto allo Stato di infiltrarsi di nuovo nell’ambiente, e ha scelto un giornale per mostrare il diffuso sistema delle mazzette ai politici negli appalti per la gestione dell’immondizia.

L'inchiesta Bloody Money ha dimostrato che in Campania i rapporti tra criminalità organizzata e politica, per la gestione del business dei rifiuti, non si sono mai interrotti. Questa inchiesta nasce in un contesto disastrato di un territorio altrettanto disastrato, dopo vent'anni di crisi dei rifiuti costata venti miliardi di euro il cui unico lascito tangibile e visibile sono le montagne di ecoballe, immensi dadi di monnezza tritata, spesso senza criterio, accumulate perché impossibili da smaltire diversamente, una vera e propria miniera d'oro.

Bloody Money prende le mosse da un personaggio chiave, Nunzio Perrella, che rappresenta la storia criminale del traffico dei rifiuti in Italia, non solo a Napoli. Membro di una famiglia del Rione Traiano, negli anni '90 si pente e diventa collaboratore di giustizia. Interrogato dall'ex Procuratore nazionale antimafia all'epoca in forza alla Procura di Napoli dice una frase divenuta celebre, che descrive esattamente cosa sia il traffico dei rifiuti, "Dottore, la monnezza è oro".

Fino a quel momento non si immaginava neanche lontanamente cosa potesse davvero rappresentare quel tipo di business criminale. Quello della spazzatura era il settore più nascosto negli affari della malavita, e quindi quello sul quale si guadagnava più facilmente, tanto che la famiglia Perrella abbandona il narcotraffico per i rifiuti.

La strategia dell’inchiesta è semplice, Perrella, dopo aver scontato la pena di circa ven'anni, finge di voler rientrare nel giro. Sa che la sua collaborazione con la giustizia aveva portato all’arresto di decine di persone, imprenditori, criminali, politici, amministratori, ma è anche consapevole che i rapporti tra criminalità e politica non si sono ma interrotti, decide così di svelarne i meccanismi.

L'idea di questo azzardo nasce a Ferrara quando mostra a un giornalista dove la camorra aveva intombato rifiuti tossici.


 

 
 
 

Annoiarsi a morte..

Post n°8613 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da nina.monamour

 

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Sapere come vincere la noia è un buon passo per diventare felici; capita anche a voi di avere a che fare con delle persone che sembrano non annoiarsi mai? Che sono costantemente, perennemente, impegnate a fare qualcosa?

Alcuni individui pare che non conoscano cosa sia la noia, sono così affascinati della vita da non porsi il problema di annoiarsi, hanno sempre da spendere bene il loro tempo.

Guai a chiedere a queste persone iperattive cose del tipo "ma non ti assale mai la noia?", perché loro ti guardano come se domandassi chissà quale eresia e ti rispondono.. "ma non ti rendi conto in che mondo affascinante viviamo?”, "pensa a quanto è stupendo essere vivi!", "come fai ad annoiarti con tutte le cose che ci sono da fare?”.

E’ in questi momenti che mi verrebbe da dire.. “Beato te!”

Oscar Wilde diceva...

"C’è una sola cosa orribile al mondo, un solo peccato imperdonabile ...la noia!

Sicuramente si può essere d’accordo con il nostro amico Oscar, anche se delle volte sfuggire alla noia è quasi impossibile.

Si calcola che il 50% della popolazione mondiale si annoi spesso, anche se immaginando gli adolescenti (e qui scatta il pregiudizio), temo che questa percentuale sia sottostimata!

Alla noia non si può sfuggire facilmente, annoiarsi è un problema da affrontare seriamente. Infatti, le persone che si annoiano di più hanno probabilità più alte di morire rispetto alle altre.

Inoltre, sembra che i piloti di aerei di linea, come il personale militare, più annoiati, siano anche più propensi a commettere errori! Ah! ora ho capito del perché esista l’affermazione “annoiarsi a morte!”.


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